La Corte europea per i diritti dell'uomo

Una recente sentenza emessa dalla Corte Europea per i diritti umani in un caso di tortura intentato da un leader dell'opposizione contro il governo azero potrebbe avere delle significative ripercussioni sulle pratiche poliziesche e sul sistema giudiziario del paese

13/02/2007 -  Anonymous User

Di Rovshan Ismayilov*, per Eurasianet , 24 gennaio 2007 (titolo originale: "Observers: European Court Ruling on Azerbaijani Torture Case Could Prompt Change")
Traduzione per Osservatorio sui Balcani: Carlo Dall'Asta

L'11 gennaio la Corte Europea di Strasburgo per i diritti umani ha inflitto al governo azero un'ammenda di 10 mila euro per le torture inflitte dalla polizia a Sardar Jalaloglu, vicepresidente del Partito democratico dell'Azerbaijan, all'opposizione, che insieme a decine di altri attivisti era stato arrestato a Baku nell'ottobre 2003 in seguito a una manifestazione di protesta contro l'elezione del presidente Ilham Aliyev. Il governo ha tempo tre mesi per pagare l'ammenda.

Nel suo ricorso Jalaloglu ha sostenuto che la polizia lo aveva picchiato brutalmente, lo aveva minacciato di abusi sessuali e aveva devastato il suo appartamento, e che era stato fatto vittima di discriminazioni politiche nelle sentenze emesse dai tribunali locali. La Corte ha ritenuto che le "violenze" perpetrate ai danni di Jalaloglu "potrebbero essere qualificate come 'tortura'".

In una conferenza stampa tenuta il 15 gennaio a Baku, Jalaloglu ha definito la decisione della Corte "una vittoria per tutte le forze democratiche dell'Azerbaijan". L'attivista politico, che era stato scarcerato nel 2005 in seguito ad un provvedimento presidenziale di clemenza, ha detto che è sua intenzione sfruttare questo caso per eliminare il "sistema della tortura" che, sostiene, è diventata "la prassi usuale per le agenzie di pubblica sicurezza del paese".

Jalaloglu ha detto che farà pressione perché si arrivi ad una incriminazione del ministro dell'Interno Ramil Usubov, del vice ministro dell'Interno Vilayat Eyvazov (ex capo del Dipartimento del ministero contro il crimine organizzato ed il terrorismo, AOCTD), del procuratore generale Zakir Garalov, come pure di vari giudici, nonché investigatori e funzionari del ministero dell'Interno connessi a questo caso. Fuad Agayev, avvocato del leader di opposizione, si è impegnato a fare pressioni per ottenere l'annullamento di tutti i pronunciamenti delle corti locali relativi alla detenzione di Jalaloglu.

Il governo dell'Azerbaijan non ha ancora risposto né alla Corte Europea, né alle accuse mosse da Jalaloglu.

Tale silenzio potrebbe però rivelarsi sempre più difficile da mantenere. Il caso Jalaloglu è il secondo recente giudizio pronunciato contro il governo azero dalla Corte europea per i diritti umani. Il 16 novembre 2006 la Corte aveva stabilito che il governo avrebbe dovuto pagare un risarcimento di 5.500 euro a Fahmin Hajiyev, attivista del Fronte popolare dell'Azerbaijan che aveva ricoperto l'incarico di capo delle forze speciali del ministero dell'Interno nel 1992-1993, nel governo del precedente presidente Abulfaz Elchibey. Dopo la caduta del governo di Elchibey, nell'agosto del 1995 Hajiyev era stato arrestato ed era stato condannato a 15 anni di prigione per omicidio e altri reati. La Corte Europea per i diritti umani stabilì che la Corte d'appello dell'Azerbaijan aveva violato i diritti di Hajiyev evitando per due anni di pronunciarsi sull'appello alla sentenza di primo grado.

Comunque alcuni osservatori a Baku sostengono che tra i due casi ci sono differenze sostanziali. "Questa è la prima volta in cui una corte europea riconosce l'esistenza della tortura nelle carceri dell'Azerbaijan e impone una sanzione al governo", ha commentato Alesker Mammadli, noto avvocato e membro dell'associazione azera Bar: "La Corte europea di fatto ha confermato ufficialmente che i tribunali dell'Azerbaijan agiscono sulla base di precisi ordini politici".

La sentenza stabilisce un precedente negativo per il governo, ha continuato Mammadli. "Non accade spesso che la Corte europea per i diritti umani usi il termine 'tortura' nei suoi pronunciamenti. Normalmente si parla di 'maltrattamento dei prigionieri'".

I gruppi internazionali per la difesa dei diritti umani sono stati espliciti nella loro condanna verso l'uso della tortura di cui sono accusate le agenzie per l'ordine pubblico azere, in particolare in seguito alle dimostrazioni dopo le elezioni del 2003. Il dipartimento contro il crimine organizzato e il terrorismo del ministero dell'Interno è stato indicato come la forza azera di pubblica sicurezza più brutale e senza scrupoli nell'uso della tortura contro gli attivisti dell'opposizione arrestati dopo le proteste dell'ottobre 2003.

Le esperienze con l'AOCTD riportate da un attivista dell'opposizione ribadiscono le stesse accuse. In un'intervista con Eurasianet, Natik Jabiyev, un attivista del Partito democratico azero arrestato lo stesso giorno di Sardar Jalaloglu, ha raccontato di essere stato ripetutamente malmenato dal capo della divisione anticrimine dell'AOCTD, Vagif Mammadov, e di essere stato minacciato di abusi sessuali se non avesse testimoniato che Jalaloglu e il presidente del Partito democratico azero Rasul Guliyev avevano organizzato le rivolte di Baku del 15 e 16 ottobre 2003 allo scopo di rovesciare il governo. Stando a quanto sostenuto da Jabiyev, solo una visita da parte di rappresentanti del Comitato internazionale della Croce rossa aveva posto fine alle violenze. Alla fine l'attivista fu accusato di "condotta turbolenta" e di "disobbedienza alla polizia" e fu condannato a 15 giorni di prigione.

I rappresentanti delle agenzie di pubblica sicurezza azere hanno respinto questi resoconti sulle passate attività dell'AOCTD. In un'intervista rilasciata in maggio 2004 alla stazione televisiva indipendente ANS, Farhad Suleymanov, capo della sezione investigativa dell'AOCTD, ha definito le accuse delle "perfide calunnie" e ha sostenuto che da parte degli agenti delle forze dell'ordine la forza era stata usata solo nei confronti di chi resisteva all'arresto.

In un'intervista con la ANS dello stesso anno, un importante funzionario della Procura azera dichiarò che un'indagine ufficiale non era riuscita a trovare fondamento nelle accuse di maltrattamento mosse dall'attivista politico Jabiyev.

Fino ad oggi il governo non ha inquisito alcun funzionario di pubblica sicurezza in merito alle accuse di tortura mosse dagli attivisti per i diritti umani e dell'opposizione. Nel 2005 al colonnello Vilayat Eyyazov, capo della AOCTD, è stato anzi dato il grado di generale ed è stato promosso a vice ministro dell'Interno.

Gli attivisti per i diritti umani e i membri dell'opposizione sperano che la sentenza della Corte Europea per i diritti umani obbligherà ad un cambiamento della situazione. L'attivista per i diritti umani Hajimurad Sadaddinov, presidente della Fondazione per la promozione della democrazia e dei diritti umani, che ha sede a Baku, e che nel 2004 ha aiutato Sardar Jalaloglu a portare il suo caso davanti alla Corte Europea, ritiene che la sentenza ha mostrato agli azeri che essi dovrebbero essere più attivi nel ricorrere alle corti europee per difendere i loro diritti.

Rena Safaraliyeva, direttrice esecutiva di Transparenzcy Azerbaijan, la locale filiale dell'agenzia internazionale anti-corruzione Transparency International, condivide questa opinione. La sentenza sul caso di Sardar Jalaloglu porterrà ad un maggior numero di appelli alla Corte europea dei diritti umani provenienti dall'Azerbaijan, ha detto. "Le persone i cui diritti sono violati in Azerbaijan capiranno che possono cercare giustizia a Strasburgo", ha detto la Safaraliyeva, aggiungendo però che "allo stesso tempo aumenterà senza dubbio anche il numero degli appelli senza fondamento".

Secondo Sadaddinov anche la qualità dei ricorsi presentati alla Corte europea dei diritti umani potrebbe giocare un ruolo nell'ottenere dei pronunciamenti su altri casi di abuso dei diritti umani in Azerbaijan. L'attivista per i diritti umani ha sostenuto che la maggior parte dei circa 1.000 ricorsi presentati recentemente alla Corte dall'Azerbaijan "non hanno alcuna possibilità di essere accolti perché questi casi sono stati istruiti in modo scorretto e non rispondono agli standard della Corte". Le prove forensi derivate da esami medici che indicavano che Jalaloglu era stato picchiato duramente hanno rafforzato considerevolmente il ricorso del politico, ha aggiunto.

La Corte ha già ricevuto diversi ricorsi di alto profilo, presentati contro il governo azero per violazioni dei diritti civili; tra i ricorrenti ci sono il presidente in esilio del Partito democratico dell'Azerbaijan, Rasul Guliyev, l'ex ministro per lo Sviluppo economico, Farhad Aliyev, e suo fratello Rafik, l'ex presidente della compagnia petrolifera statale Azpetrol, e la popolare cantante Flora Kerimova.

Gli osservatori locali però sperano anche che le sentenze della Corte europea dei diritti umani possano portare a dei cambiamenti nell'operato dei tribunali dello stesso Azerbaijan. Un terzo dei ricorsi che Transparency Azerbaijan riceve riguardano la corruzione nelle corti e le difficoltà nell'applicare le sentenze, ha dichiarato la direttrice esecutiva Rena Safaraliyeva. "Naturalmente non mi aspetto miglioramenti rivoluzionari", ha detto. "Però se noi avremo in futuro più giudizi di questo genere da parte della Corte europea dei diritti umani sull'Azerbaijan, questo renderà anche le nostre agenzie di pubblica sicurezza e i nostri giudici più attenti e più conformi alla legge".

Anche la Turchia, tradizionale alleato dell'Azerbaijan, potrebbe essere di esempio a questo riguardo, ha sostenuto Sadaddinov. Da 15 a 20 anni fa una situazione simile esisteva nelle stazioni di polizia turche, ha detto. "Però, dopo un certo numero di sentenze della Corte Europea su simili casi di tortura, il governo della Turchia comprese che ciò aveva un impatto negativo sull'immagine del paese" continua Sadaddinov. "Furono prese serie contromisure ed ora in Turchia la situazione nelle prigioni e nelle stazioni di polizia è molto migliorata".

Alcuni rapporti stilati dalla comunità internazionale hanno notato considerevoli miglioramenti nel trattamento dei prigionieri in Azerbaijan nel corso degli ultimi anni. Nondimeno il monitoraggio continua. Pochi mesi fa, a fine novembre 2006, una delegazione del Comitato del Consiglio d'Europa per la prevenzione della tortura e dei trattamenti e delle punizioni inumane o degradanti ha visitato il paese, per valutare quali passi erano stati fatti negli ultimi quattro anni per migliorare la qualità dell'operato delle agenzie di pubblica sicurezza. Le conclusioni del Comitato non sono state ancora rese pubbliche.

*Rovshan Ismayilov è giornalista freelance a Baku


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