I romeni residenti in Italia nel 2006 erano circa 270.000. Con l'ingresso nell'Ue ora possono votare per le amministrative. Un'intervista a Giancarlo Germani, presidente del Partito dei romeni d'Italia

02/04/2007 -  Davide Sighele

In maggio è prevista una tornata di elezioni amministrative locali. Con una novità: avranno diritto di voto anche romeni e bulgari da poco divenuti cittadini comunitari. Lei però in queste settimane sta denunciando il rischio che questo diritto non venga adeguatamente garantito. Perché?

Perché purtroppo in Italia abbiamo tanti diritti sulla carta che poi in pratica non si realizzano. Il Garante delle Telecomunicazioni ha l'obbligo di legge di informare i cittadini sulle modalità di svolgimento delle campagne elettorali. Il trionfalismo europeista di questi giorni ha fatto sì che nessuno si sia andato a leggere la legge che regola il voto dei cittadini neocomunitari che prevede dei termini di decadenza dal diritto di voto ben precisi. Se infatti non ci si iscrive alle liste elettorali aggiunte almeno 35 giorni prima delle elezioni si perde il diritto di votare.

Lo stesso ministro Ferrero, da me interpellato personalmente il 23 marzo presso la sede del Cnel - Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, ha dovuto ammettere che non conosceva la materia e che ne avrebbe parlato con il ministro Amato chiedendomi di inviargli via fax il testo del nostro esposto al garante delle Telecomunicazioni. Dopo questo colloquio ho ricevuto una telefonata dall'Ufficio del Garante dove mi comunicavano che avrebbero monitorato l'informazione al riguardo.

Gli ho fatto presente che non devono monitorare ma informare perché le prossime elezioni amministrative hanno peculiarità del tutto nuove rispetto al passato considerando anche la forza numerica della comunità romena in Italia e se non si informano i cittadini neocomunitari sulle modalità del voto si rischia anche di falsare le stesse elezioni. La nostra denuncia comunque tende a far conoscere ai cittadini romeni e bulgari cosa debbano fare per poter esercitare il loro legittimo diritto di voto per non subire anche in questo campo l'ennesima prevaricazione. Abbiamo chiesto meno veline in televisione e più informazione seria, mai come ora se ne avverte il bisogno.

Ci può brevemente raccontare il perché del suo impegno politico e le origini del Partito dei romeni d'Italia che lei rappresenta in veste di Presidente?

L'idea di costituire un Partito è nata questa estate in Romania durante un pranzo con amici. Riflettevo sull'esperienza della immigrazione italiana e facevo notare che solo con l'unità le comunità straniere si possono integrare in una società straniera e poiché la comunità romena d'Italia era la più divisa e disunita di tutte le comunità avevo pensato all'idea di riunirla sotto una bandiera comune. Considerato che mancavano pochi mesi all'entrata della Romania nella Ue e che avrebbe comportato il diritto di voto alle elezioni comunali ho suggerito di far pesare politicamente la comunità, facendo leva sul numero ed ho proposto l'idea di costituire un partito, italiani e romeni insieme perché lo spirito comunitario non deve rimanere nelle parole ma deve riflettersi nei fatti concreti. Identità Romena è il primo partito nato realmente dallo spirito comunitario di Europa che vede insieme dalla costituzione cittadini di diversa nazionalità.

Cosa significa per la comunità romena in Italia il fatto che la Romania sia entrata a far parte dall'UE?

Dal 1° gennaio la comunità romena si è rilassata. Basti pensare che al 31 dicembre 2006 vi erano 7000 romeni nei CTP per capire che razza di stress da espulsione hanno vissuto i cittadini romeni in Italia anche grazie alla ottusità del Governo italiano che li ha perseguiti ed espulsi sino all'ultimo giorno. Infatti molti neanche credevano che la Romania sarebbe entrata veramente nella Ue. Adesso la gente è più serena e sta pianificando con calma il proprio futuro anche grazie alla normativa comunitaria sui ricongiungimenti familiari che ha fatto riunire famiglie divise per anni da leggi assurde per una Europa civile.

Cosa significa per una persona come lei che si occupa di politica e di comunità straniere in Italia la parola cittadinanza?

Per me sono cittadini tutti quelli che vivono stabilmente nello stesso territorio a prescindere dalla loro cittadinanza di origine. I latini affermavano "Ubi est bene ibi est patria" ed avevano ragione. Dove ti senti bene quella è casa tua a prescindere da nazionalità e passaporti. Questo dovrebbe essere lo spirito della comunità europea se si pensasse più ai diritti civili e meno agli interessi economici.

Il suo partito ha optato, per le prossime elezioni amministrative, per un'alleanza con i Popolari-UDEUR. Ci spiega i motivi di questa scelta?

Il Partito dei Romeni d'Italia ha avuto diverse proposte da svariati partiti italiani di collaborare e di stringere alleanze politiche. Abbiamo scelto di allearci con l'Udeur perché lo Statuto del nostro Partito ci indica una strada ben precisa : i valori del Cristianesimo, che sono ampiamente condivisi e rappresentati nello Statuto dell'Udeur. Inoltre l'Udeur ci ha proposto un progetto politico serio, da portare avanti negli anni per sostenere i diritti civili di tutte le comunità straniere d'Italia.

Il nostro rapporto infatti non nasce da contingenze elettorali ma da sintonie politiche sulla famiglia, sui valori della società, sulla necessità di integrare le comunità straniere che rappresentano i futuri cittadini italiani. Non è un caso che l'Udeur abbia diversi dirigenti locali di comunità straniere come i cinesi per esempio e quindi questa alleanza non è un caso od una necessità ma una scelta libera e ponderata. Riteniamo che un Partito anche piccolo ma serio e dalle incontestabili radici cristiane possa essere una piccola calamita di democrazia per le comunità straniere d'Italia, quella romena per prima.

C'è voglia, secondo lei, all'interno della comunità romena in Italia di partecipazione? Di essere parte attiva e di poter contribuire nell'influenzare le scelte politiche, perlomeno a livello locale?

Siamo rimasti sbalorditi dalla quantità e dalla qualità della partecipazione soprattutto dei giovani alle iniziative proposte dal partito. In effetti essendo nati da quattro mesi non pensavamo di partecipare alle elezioni comunali di maggio ma questa partecipazione, questa voglia di entrare forse veramente per la prima volta nel gioco democratico dei cittadini romeni ci hanno costretto a forzare i tempi ed ad attivarci per consentire in vari comuni la prima partecipazione attiva e passiva della comunità.

Molto c'è ancora da fare, noi contavamo molto sulla collaborazione delle associazioni romene presenti sul territorio che purtroppo non c'è stata perché la nascita del partito è stata interpretata da alcuni come una minaccia per le associazioni esistenti, ma confido che alla fine si capirà che partito ed associazioni possono interagire nell'interesse della comunità, anche perché rappresentano diverse esigenze.

E c'è la volontà, nelle istituzioni locali che lei conosce, di favorire questo percorso?

Non credo ci sia questa volontà. La comunità romena è considerata un serbatoio di voti. Noi stessi abbiamo ricevuto offerte di collaborazione elettorale da partiti che hanno sempre dimostrato ostilità verso i romeni. Mi auguro che la comunità romena non si disperda in mille rivoli elettorali con liste civiche o partitini perché solo rimanendo unita e facendo valere la forza del suo numero può acquisire rappresentatività politica e far valere i giusti diritti dei cittadini romeni che in Italia sono quelli più svantaggiati sul lavoro, nella casa, nel rapporto con le istituzioni e via dicendo.

Quali le iniziative che a suo avviso debbono essere fatte a livello istituzionale per favorire ancora di più la partecipazione politica dei cittadini stranieri residenti in Italia?

Una solo e quella prevista dalla legge. Fare informazione. E' inutile riempirsi la bocca di belle parole e di diritti se poi non si informa la gente su come possa usare questi diritti. Un tempo in Italia esisteva il servizio pubblico dell'informazione. Ora non esiste più ed i risultati sconcertanti ed assurdi si iniziano a vedere. Nelle scorse elezioni lo scarso peso numerico della comunità polacca aveva coperto queste nefandezze informative che ora purtroppo stanno emergendo e che rischiano di falsare il voto perché si impedisce a migliaia di cittadini di esercitare un loro diritto costituzionale per totale carenza di informazione.