Bosnia Erzegovina (PNP/flickr)

L'informalità e la corruzione non sono stati solo fenomeni negativi nel recente dopoguerra della Bosnia Erzegovina? Una tesi di laurea

07/01/2013 -  Miren Stillitani

Analizzare la transizione affrontata dalla Bosnia Erzegovina negli ultimi venti anni e' impresa non facile, considerando quanto controversa sia stata la relazione fra i tentativi di peacebuilding messi a punto dalla comunità internazionale e le spesso “oscure” dinamiche politico-economiche locali.

Si potrebbe dare inizio ad una delle varie analisi possibili chiedendocisi in quale misura la comunità internazionale abbia potuto condizionare la transizione economica del Paese a partire dagli anni del dopoguerra. Elementi quali il peacebuilding di stampo neo-liberale, la corruzione, l'informalità e la società civile assumono particolare rilievo nel tentativo di fornire una risposta.

La classe dirigente locale ha avuto (e continua ad avere) enormi responsabilità nell'ambito sia dell'impasse politico-economico, che della situazione di stallo dinnanzi alle prospettive di accesso all'Unione Europea.

In ogni caso, certo e' che gli stessi membri della comunità internazionale sono altamente responsabili di tali dinamiche. Nel corso degli anni la presenza della comunità internazionale ha sviluppato numerose disfunzionalità ed indebolito l'intero sistema bosniaco, condizionando fortemente la transizione economica e favorendo l'insinuarsi della corruzione in tutti i livelli della società. Ne è rappresentativo il fatto che, tutt'oggi, la statualità continui a costituire un problema immanente per la Bosnia: i diversi tentativi messi a punto per la formazione di uno stato efficace hanno portato ad una deformazione dello stesso, che ha reso la Bosnia uno stato dall'aspetto non finito, o forse ancora, non finibile.

Strutturalmente, il lavoro si presenta suddiviso in quattro capitoli: il primo è volto a facilitare la comprensione delle fondamenta sulle quali poggia l'attuale Bosnia, travagliata da un continuo dilemma fra transizione e stallo da una parte, e fra eredità passate e future prospettive di integrazione europea dall'altra.

Il secondo capitolo si incentra nel fenomeno della “politica economica della corruzione”, in cui corruzione ed informalità sono presentate come dinamiche separate, ma allo stesso tempo unite dal loro operare da tramite fra il contesto locale e quello internazionale. La assoluta negatività di determinati episodi di corruzione e/o pratiche informali e' un mito da sfatare. Paradossalmente, il processo di sviluppo del Paese ha avuto modo di risentire positivamente di tali fattori, sotto molteplici punti di vista.

Il terzo capitolo è un contributo empirico a quanto detto in merito alla relazione esistente fra problematiche locali e lo spesso opinabile atteggiamento della comunità internazionale sul territorio. Ognuno degli esempi forniti farà riferimento a ciascuno dei principali elementi costitutivi del sistema Bosniaco: l'operato del Primo Ministro Milorad Dodik in ambito politico, gli emblematici esempi di Arizona Market ed Aluminij Mostar in ambito economico, e legami di appartenenza sociale per quanto concerne l'ambito della società civile.

Il quarto ed ultimo capitolo prende in considerazione le attuali sfide affrontate dalla Bosnia nel suo tendere ad una stabilità futura. Due sfide emblematiche sono il commercio e l'investimento, nonché le politiche anti-corruzione. Verrà dimostrato come la tendenza da parte della comunità internazionale a conseguire risultati immediati non solo puo' aver pregiudicato lo sviluppo delle capacità locali, ma puo' essersi rivelata inadeguata e controproducente in generale.

Questa tesi non ha l'obiettivo di brevettare soluzioni ai numerosi problemi da cui è afflitta la Bosnia. Ad ogni modo, analizzare determinate strutture infra-politiche ed infra-economiche può aiutare a capire in che misura corruzione, informalità e peacebuilding “flirtino” nel processo transizionale della Bosnia verso una potenziale, futura stabilità.


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