Dal logo di "Crossing Europe 2006"

A Linz, Austria, si è appena conclusa la terza edizione del filmfestival CROSSING EUROPE. Tra i film in programma molti quelli turchi. Quasi a voler sgretolare l'opposizione del governo austriaco all'ingresso della Turchia nell'UE

19/05/2006 -  Nicola Falcinella Linz

Dal logo di "Crossing Europe 2006"

Un segnale che il cinema - attraverso il festival Crossing Europe di Linz, fondato tre anni fa e diretto da Christine Dollhofer assieme allo sloveno Jurij Meden - manda al governo austriaco di destra, tra i più forti oppositori dell'ingresso della Turchia nell'Unione europea: tre film turchi nel programma dell'edizione appena chiusa, contraddistinta da sguardi incrociati e per nulla mainstream sul Vecchio continente.

"In realtà uno solo è turco, gli altri sono tedeschi di registi di origine turca - cerca di non far troppe polemiche la direttrice - certo questa scelta è una dichiarazione d'intenti. Una scelta abbastanza nascosta tra le pieghe del festival ma è un'affermazione di quel che pensiamo".

"Aus der ferne - Da lontano" di Thomas Arslan, che ha già all'attivo diversi lavori, è un viaggio da Istanbul al monte Ararat, terra dei genitori dell'autore. Poche parole, tanti sguardi seguendo da ovest a est la rotta che era in "Viaggio verso il sole" di Yesim Ustaoglu. Qui non ci sono morti da riportare a casa ma una memoria da ricomporre. Il turco di Germania Arslan può ricordare liberamente le colpe recenti e lontane del suo paese d'origine verso i curdi e verso gli armeni. Così, se nella prima parte il suo sembra un occhio da viaggiatore che va a cogliere gli aspetti più folkloristici (ma non da cartolina) di Istanbul, il proseguimento a Oriente diventa una discesa dentro la consapevolezza. E non servono tante parole a illustrarlo.

Aysun Bademsoy, altra autrice presente al festival, si è trasferita a Berlino da bambina e tra i vari lavori è stata assistente di Harun Farocki. "Am rand der städte - Sulle periferie" è una ricognizione nei quartieri residenziali cresciuti negli ultimi anni alle periferie delle città della costa meridionale del paese. Sono le case dei "tedeschi", i tanti che hanno lavorato per anni all'estero e con i risparmi hanno acquistato appartamenti in questi palazzoni anonimi.

Già premiato in vari festival è "Oyun - Lo spettacolo" di un'altra regista, Pelin Esmer. Siamo in un villaggio di montagna del sud, un gruppo di donne si unisce per raccontare da un palcoscenico, attraverso una rappresentazione che reinvesta le loro esperienze personali, le sofferenze accumulate negli anni. Le protagoniste si raccontano, lontane da ogni autocommiserazione, ne esce un ritratto di persone forti che vogliono far sentire le loro voci.

Il concorso internazionale ha proposto dieci film, tra i quali due georgiani ("13 - Tzameti" di Gela Babluani e "Tbilisi - Tbilisi" di Levan Zakareishvili) già passati a Venezia 2005. Una selezione non esaltante, nella quale spiccavano anche l'opera prima "Kontakt" del tedesco-macedone Sergej Stanojkovski. Scritto con Gordan Mihic - sceneggiatore serbo di decine di titoli importanti - è una bizzarra storia d'amore tra un crudele ex carcerato e una fragile ragazza uscita da un manicomio. Fatti incontrare dal caso, e da un albergatore un pò losco, vivono un'avventura tragicomica che li cambierà. Una "matta" (fatta internare per una brutta storia di violenze e tradimenti in famiglia) e un brutale criminale appaiono le figure più solide e oneste in una società allo sbando, anche se l'ambientazione a Skopije è solo di sfondo. Ora Stanojkovski, che vive nei pressi di Dusseldorf, sta scrivendo un nuovo film con Mihic, una commedia che sarà ambientata in una grande città, ancora da scegliere, dell'Europa occidentale.

In questa rassegna, dove l'Italia era del tutto assente, alcuni film (l'ottimo "Odgrobadogroba" di Cvitkovic o "Ljubav na granici - Amori sul confine" del bosniaco Miroslav Mandic) erano già passati in altri festival. Interessante tra gli altri un documentario rumeno ("Blestemul, ariciului" di Dimitru Budrala) su un villaggio ai confini del mondo abitato da gitani che all'epoca di Ceausescu avevano un lavoro e ora si arrangiano come possono.

Ancora una casa di cura psichiatrica nel bulgaro "Georgi i peperudite - Georgi e le farfalle" di Andrei Paounov. Una storia vera tanto folle e fiduciosa nella vita da sembrare inventata: il direttore dell'istituto ha una fantasia senza pari e una determinazione ancora superiore, non si arrende dinanzi a nessun fallimento, anzi, rilancia, investendo in imprese ancora più ambiziose e sfortunate.

Dal Kosovo arriva "Shuffle" di Edon Rizvanolli e Ylber Mehmedaliu: sei band "alternative", tra le più in vista della regione, suonano e si raccontano, rivelando sogni molto più omologati (passare su Mtv è il grande traguardo) di quel che ci si aspetterebbe.

Last but not least, "Europa preko plota - Europe Next Door" di Zelimir Zilnik, uno dei grandi del cinema serbo. Un altro documentario (il racconto del reale era la componente più forte del programma di Crossing Europe) per mostrare, attraverso un matrimonio combinato transfrontaliero, come ci si arrabatta per vivere tra Subotica e Szeged, al confine tra Serbia (Vojvodina) e Ungheria, al tempo dell'ingresso di quest'ultima nella Ue. È questione di tradizione antica e attaccamento alla terra, di sogni di Occidente e economia sommersa e illegale. Chi ha una morale tende a perdere.


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