Renate Sommer

Renate Sommer

Biography

Molti commentatori hanno fatto riferimento agli eventi in corso in Turchia e hanno interpretato le manifestazioni come segno di una vibrante gioventù che ha assimilato i valori della democrazia e della libertà di espressione.

19/06/2013 - 

Le proteste infatti mostrano che non è solo l’UE a criticare le limitazioni alla libertà di espressione e dei media, la sottile islamizzazione e la leadership autoritaria del Primo ministro Erdoğan. Sono i cittadini turchi, che hanno trattenuto la propria rabbia su queste questioni per molti anni. Gli eventi attorno alla costruzione del progetto in Gezi Park sono stati nient’altro che la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

Conclusioni del dibattito 

Ma che conclusione dovremmo trarre dagli eventi in Turchia? Dovremmo far avanzare il processo di adesione perché “molti cittadini turchi condividono i nostri valori di democrazia e diritti fondamentali”, come ha detto un commentatore? Perché allora Erdoğan è stato eletto più volte?

Innanzitutto, l’adesione all’UE richiede l’introduzione di diritti fondamentali sulla carta. Su molte questioni, le leggi turche e la costituzione della Turchia non tengono ancora in considerazione questi diritti. Come può un turco di religione protestante dichiarare il suo diritto alla costruzione di una chiesa, se la sua chiesa non gode dello status legale in Turchia e la definizione di “minoranze non musulmane”, come stipulato dal Trattato di Losanna, è estesa solo agli armeni, greci ed ebrei?

Allo stesso tempo, l’adesione all’UE implica anche la necessità di mettere in pratica i diritti scritti sulla carta. Gli eventi in corso sono una prova evidente che questo non è il caso della Turchia. Nonostante il diritto a manifestare sia sancito dalla Costituzione turca, il Primo ministro Erdoğan ha ordinato alla polizia di adottare misure drastiche, col risultato di 5 cittadini morti e centinaia di feriti. Fino ad oggi, gli aleviti sono stati costretti a ricevere l’istruzione in base alla religione sunnita, nonostante la costituzione dica chiaramente che “l’educazione religiosa e l’insegnamento devono svolgersi in base alla volontà individuale delle persone”.

Infine, le proteste in atto mostrano quanto la società turca sia profondamente divisa. Dopo tutto, il Primo ministro Erdoğan è stato eletto con una netta maggioranza per la terza volta. Ciò mostra che molti simpatizzanti condividono i valori e le tendenze all’islamizzazione rappresentate dal governo dell’AKP. Mentre oggi una studentessa in Istanbul dimostra per la libertà di espressione, domani un’altra studentessa nel sud rurale potrebbe essere vittima di un delitto d’onore. Queste realtà configgenti della Turchia devono essere superate. Per cambiare la mentalità serve tempo.

Tuttavia, gli eventi attuali mostrano anche che i negoziati svolti finora con la Turchia non sono stati vani. Il sostegno costante dell’UE alle organizzazioni della società civile turca dà i suoi frutti. I social media superano le restrizioni dei media. Il fiume di cittadini per le strade delle città turche sa che l’UE e il mondo stanno ascoltando le loro preoccupazioni. Comunque cooperiamo con la Turchia, che sia nel quadro dell’adesione all’UE o nel contesto di una partnership privilegiata, non cambieremo il nostro impegno a promuovere i diritti fondamentali e la libertà in Turchia e a fornire assistenza finanziaria e amministrativa per questo scopo. Nel frattempo spetta ai cittadini turchi richiamare il governo alla responsabilità per quanto sta accadendo e utilizzare le imminenti elezioni e il dialogo civile per realizzare il cambiamento necessario e la necessaria conciliazione della società turca. Il viaggio è la ricompensa!