La rivoluzione dei fenicotteri per un’Albania diversa

Dopo alcuni episodi di violenza contro i manifestanti, si intensifica la mobilitazione in difesa dell’area protetta di Pishë Poro-Nartë, in Albania. Presto sfociata in una richiesta di un’Albania diversa. Intanto, il premier Edi Rama punta il dito contro presunti nemici esterni, parlando di una guerra ibrida

09/06/2026, Erisa Kryeziu Tirana
Durante le proteste a Tirana, Albania - Foto E. Kryeziu

Durante le proteste a Tirana, Albania

Durante le proteste a Tirana, Albania - Foto E. Kryeziu

Da più di una settimana ormai, migliaia di cittadini si radunano in piazza Skanderbeg a Tirana e marciano verso l’ufficio del primo ministro in segno di protesta contro il progetto di costruzione di resort turistici nell’area protetta di Pishë Poro-Nartë a Zvërnec, nel comune di Valona.

A scatenare la protesta è stato il progetto “Penisola di Zvërnec”, che – stando alle informazioni finora pubblicate – prevede complessi residenziali, alberghi e infrastrutture turistiche in una delle aree ecologicamente più sensibili della costa albanese.

Com’è nata la protesta?

Da maggio, attivisti e organizzazioni ambientaliste lanciano l’allarme sulla presenza di macchinari pesanti nella zona di Pishë Poro-Nartë. Dopo alcune piccole proteste scoppiate a Tirana, l’area protetta è stata circondata da una recinzione di filo spinato.

Lo scorso 30 maggio, la protesta organizzata a Zvërnec è sfociata in episodi di violenza nonostante un massiccio dispiegamento di forze di polizia e la presenza di numerosi addetti alla sicurezza privata schierati all’interno delle recinzioni di filo spinato. Un manifestante è stato trascinato via dalle guardie private sotto gli occhi della polizia di stato, che non ha fatto nulla per fermare quanto stava accadendo.

Le immagini sono diventate virali sui social, scatenando l’indignazione pubblica per la mancata reazione della polizia e portando alla destituzione del capo della polizia di Valona. Un dipendente di un’azienda di vigilanza privata è stato arrestato e altri due sono indagati.

Il giorno successivo, i cittadini sono scesi in piazza a Tirana, chiedendo la sospensione del progetto nell’area protetta.

La rivolta dei fenicotteri

Dal 31 maggio, ogni giorno alle 18:00 migliaia di cittadini si radunano e riempiono le piazze con slogan come “L’Albania non è in vendita” e “L’Albania appartiene agli albanesi, non agli oligarchi”

La protesta è stata battezzata “Rivoluzione dei fenicotteri” per via della biodiversità che caratterizza la zona, ospitando oltre duecento specie, tra cui fenicotteri, tartarughe marine e pellicani ricci.

La laguna di Narta fa parte delle cosiddette aree importanti per l’avifauna (Important Bird Areas, IBA), è un’area di fondamentale importanza per la biodiversità e un sito candidato al programma Smeraldo.

Per gli ambientalisti, il modello di turismo proposto dal progetto “Penisola di Zvërnec” non è quello che gli albanesi vogliono.

“Quella di Zvërnec è una rivolta per la tutela delle aree protette. Perché dopo Zvërnec arriveranno altri progetti, Velipoja, Butrinto, Divjakë-Karavasta”, ha detto Taulant Bino, a capo dell’organizzazione ambientalista AOS, davanti a una folla che scandiva “Annullate il progetto!” .

Domenica 7 giugno, attivisti e cittadini sono tornati a protestare a Zvërnec. Questa volta la recinzione dell’area protetta è stata rimossa, ma le strade sterrate sono rimaste.

“L’intera strada sterrata è stata realizzata il mese scorso. Prima non c’era. Immaginate l’intensità con cui hanno lavorato i camion per selciare 7-8 chilometri di strada in così poco tempo”, ha commentato Aleksandër Trajçe, responsabile dell’organizzazione ambientalista PPNEA, mentre salivamo su una delle colline della spiaggia di Dalani a Zvërnec, da dove si poteva ammirare la laguna di Narta.

Il primo ministro Rama ha dichiarato che il progetto sarà realizzato su un terreno privato. Tuttavia, la recinzione installata a fine maggio ha bloccato l’accesso al terreno pubblico.

Durante le proteste a Tirana, Albania - Foto E. Kryeziu

Durante le proteste a Tirana, Albania – Foto E. Kryeziu

“Questa è la zona umida di Limopuo, una laguna d’acqua dolce situata tra il mare e la laguna principale (Narta), ed è un monumento naturale”, ha spiegato Trajçe. “In Albania, per legge, un monumento naturale non può essere proprietà privata, e ultimamente nelle trasmissioni televisive sentiamo dire che tutta quest’area sarebbe di proprietà privata. Ma non è vero, perché si tratta di una zona di quasi quindici ettari che è di proprietà pubblica”.

Rivolgendosi ai manifestanti, Joni Vorpsi, attivista per l’ambiente e membro di PPNEA, ha affermato che la protesta ha reso possibile la rimozione della recinzione a Zvërnec.

“Lì non c’è più la recinzione. Oggi [l’area] è accessibile ai cittadini, e questo non è tutto. La protesta ha anche scardinato l’idea per cui gli albanesi non sarebbero pronti a protestare, a scendere in piazza per proteggere il loro paese, la natura e i loro diritti”, ha dichiarato Vorpsi. “Le recinzioni potrebbero essere nuovamente erette non solo a Narta, ma anche in altre zone. Nessuno è contrario allo sviluppo, ma lo sviluppo deve essere sostenibile e al servizio degli albanesi”.

Protestare in difesa dell’ambiente, e non solo

Quella che era iniziata come una mobilitazione ambientalista si è trasformata in una protesta contro il governo Rama, una rivolta che riassume tutto il malcontento dei cittadini.

In primo luogo, i cittadini chiedono la sospensione del progetto Zvërnec.

“La protesta, nata dall’indignazione per l’impotenza dello stato di fronte ai criminali che trascinano a terra i cittadini, si è trasformata in una protesta nazionale di tutte le persone che desiderano un’Albania diversa”, ha dichiarato l’attivista Sidorela Vatnikaj, col megafono in mano.

I manifestanti chiedono anche l’abrogazione delle modifiche alla legge sulle aree protette. Gli emendamenti, introdotti nel 2024, hanno ridotto la superficie delle zone protette, spianando la strada allo sviluppo turistico. Un’altra richiesta riguarda l’abrogazione della legge sugli investitori strategici, adottata nel 2015 allo scopo di attrarre grandi investimenti per stimolare lo sviluppo economico del paese.

Tuttavia, durante l’attuazione della legge si è osservato che lo status di “investitore strategico” ha creato un sistema di privilegi per aziende e individui, con accesso speciale a terreni pubblici, coste, aree turistiche e beni di interesse pubblico.

A causa di questa legge, molte altre aree in Albania sono diventate zone di conflitto, tra cui Rrjoll, nella provincia di Velipoja. Si tratta di una cintura verde che collega il delta del Buna con il sistema dunale di Shëngjin, dove ora sono consentiti progetti turistici a seguito delle modifiche alla legge sulle aree protette, incluso il resort “Blue Borgo”.

Anche in quest’area la questione della proprietà sta suscitando proteste tra la popolazione. Il terreno su cui sorge il resort comprende appezzamenti appartenenti a cinque clan locali coinvolti in un procedimento penale in corso.

“Qualche giorno fa mi hanno chiesto di specificare i danni causati dalla legge sugli investitori strategici. Ho risposto molto semplicemente: quella legge ha portato via la proprietà di mio figlio. Quindi, come molti altri albanesi, sto lottando per proteggere la proprietà di mio figlio”, ha affermato Luciana Kokaj, abitante di Rrjoll, diventata simbolo della resistenza contro i progetti di sviluppo nell’area.

“Quella è stata la mia prima battaglia, ma oggi, con tutti voi qui, la protesta supera la questione di mio figlio, di una mia proprietà”, ha aggiunto Luciana.

I manifestanti sono giovani uomini e donne che denunciano la situazione dell’istruzione, pensionati che protestano contro le pensioni basse, comunità colpite dalla costruzione di centrali idroelettriche come quelle di Zall Gjoçaj, Kurdari, Thirrë e Skavica, giovani professionisti e cittadini che chiedono servizi sanitari e migliori condizioni di vita.

“Bisogna dare una risposta alla domanda di quelli che si chiedono chi si celi dietro alla protesta: dietro alla protesta c’è tutta questa piazza. Siamo qui, siamo venuti per Zvërnec, ma non ce ne andremo senza aver cambiato il regime”, ha dichiarato l’attivista Edison Lika.

Secondo Lika, l’attuale regime in Albania si basa su un’oligarchia economica, sulla criminalità organizzata e sul furto di voti.

Per Nebi Bardhoshi, antropologo e accademico, attraverso questa protesta gli albanesi hanno ritrovato se stessi, e la richiesta di una “nuova Albania” apre la strada ad una comprensione reciproca.

“Abbiamo scoperto la possibilità di stare insieme e dire no al sistema di saccheggio. No al saccheggio dei beni pubblici. No al saccheggio della natura. ‘Nuova Albania’, questo è il nostro richiamo alle armi, il nostro messaggio comune”, ha affermato Bardhoshi.

Durante le proteste a Tirana, Albania - Foto E. Kryeziu

Durante le proteste a Tirana, Albania – Foto E. Kryeziu

Il progetto Zvërnec e la mancanza di trasparenza

La protesta è legata al progetto “Penisola di Zvërnec”, che prevede edifici residenziali, alberghi fino a otto piani di altezza e un porto turistico su un’area di circa 437 ettari, all’interno del Paesaggio Protetto di Pishë Poro-Nartë.

Il nome della compagnia che sta realizzando il progetto, Zvërnec South Adriatic Development, è stato reso noto dall’Ispettorato nazionale per la tutela del territorio (IKMT) sulla scorta delle pressioni mediatiche.

Secondo quanto riferito dall’IKMT, l’azienda sta eseguendo lavori preparatori per la costruzione di recinzioni e strade sulla base di un permesso approvato dal Consiglio territoriale nazionale lo scorso 29 aprile. Tuttavia, la decisione completa non è mai stata resa pubblica e l’IKMT ha chiarito che il permesso di costruire non è stato ancora rilasciato e che i lavori in corso sono solo “preparatori”.

La proprietà dell’azienda è poco trasparente e coinvolge una rete di società registrate nei Paesi Bassi, tra cui Universal Properties Projects BV, Blue Industries Investment Holding BV e Dutch Trust Management BV. Nei documenti ufficiali quest’ultima è indicata come l’entità che “esercita il controllo ultimo sul trust”.

I terreni su cui è previsto il progetto sono di proprietà della compagnia Albania Land Development, i cui principali azionisti sono l’azienda Sazan Holding e i fratelli miliardari Al-Khayyat Sirian, naturalizzati in Qatar, comproprietari della società Power Holdin”. Il primo ministro Edi Rama ha definito i fratelli Sirian come investitori del progetto.

Al momento non è stato rilasciato alcun permesso di costruire. Secondo Rama, il progetto non è ancora stato approvato, motivo per cui il premier considera la protesta infondata.

“Sapete perché non c’è nessun progetto? Perché il progetto è in fase di sviluppo da parte di cinque tra i più prestigiosi studi al mondo! Cliccate su Kengo Kuma (Giappone), Bjarke Ingels (Danimarca), Jean Nouvel (Francia), Emre Arolat (Turchia), K-Studio (Grecia) e scoprite gli autori del progetto architettonico”, ha scritto Rama in un post sul social X.

Qual è il ruolo di Ivanka Trump e Jared Kushner?

Nel 2024, le modifiche alla legge sulle aree protette hanno creato nuove opportunità di investimento turistico in questa zona. In quel periodo, Jared Kushner, genero del presidente statunitense Donald Trump, ha espresso pubblicamente interesse per progetti di sviluppo sull’isola di Sazan – che durante l’era comunista era una zona militare – e a Zvërnec, situata di fronte all’isola.

Nel gennaio 2025, Kushner ha ottenuto lo status di “investitore strategico”. Ha affermato che l’idea di investire in quest’area gli è venuta dopo una visita turistica in Albania nel 2021. L’isola di Sazan dovrebbe diventare un resort di lusso privato.

Nel giugno 2025, il governo di Tirana ha creato un’azienda che dovrebbe stipulare accordi con Jared Kushner per lo sviluppo di un resort a Sazan. La società si chiama Albanian State Development and Real Estate.

Ivana Trump, nelle sue esternazioni pubbliche, ha più volte parlato di un’isola “scoperta” in Albania.

“Oltre all’isola, abbiamo anche circa otto chilometri di costa di fronte, una splendida penisola con una laguna da un lato e il mare dall’altro, con bellissime spiagge di sabbia bianca. Per me questa è più una sfida che un affare”, ha dichiarato Trump in un podcast pubblicato di recente.

Tuttavia, ad oggi non ci sono prove ufficiali che dimostrino che Trump e Kushner siano investitori diretti nell’area di Zvërnec e a Sazan. Con le loro azioni non hanno fatto che promuovere quel territorio, mentre il governo albanese ha agito con scarsa trasparenza, irritando ulteriormente i cittadini in protesta ormai da giorni.

Durante le proteste a Tirana, Albania - Foto E. Kryeziu

Durante le proteste a Tirana, Albania – Foto E. Kryeziu

La narrazione concentrata sugli “agenti stranieri”

Edi Rama ha cercato di focalizzare il discorso sull’identificazione degli organizzatori delle proteste, collegandoli ai paesi vicini.

“Oggi i giornali greci parlano solo della vostra protesta. C’è qualcosa che non torna, oppure cercano il traditore, colui che ha svenduto la patria, il corrotto, e quella persona è il vostro primo ministro”, ha detto Rama.

A sostegno di questa tesi, sui social è circolata una foto generata con l’intelligenza artificiale che mostra autobus provenienti dalla Grecia diretti in Albania per protestare. La foto è persino diventata oggetto di discussione in talk show trasmessi da emittenti televisive vicine al governo, che hanno avallato la narrazione secondo cui la protesta sarebbe appoggiata dai greci.

Parlando con i giornalisti stranieri durante il vertice UE-Balcani occidentali tenutosi a Tivat, in Montenegro, lo scorso 5 giugno, il primo ministro Rama ha dichiarato che quanto sta accadendo a Tirana non riguarda solo gli ambientalisti, ma è una guerra ibrida condotta dagli iraniani.

“I nemici del [nostro] paese, li conosciamo, li conosce chiunque conosca la nostra storia, gli iraniani, che da tempo ci prendono di mira con attacchi informatici e ci hanno causato danni tali da costringerci a cacciarli, fanno parte di questo [sforzo] per alimentare la narrazione secondo cui il progetto sarebbe diverso da come viene presentato”, ha affermato Rama. “Il primo giorno dell’attacco, c’è stato un aumento del numero di utenti nell’ecosistema digitale dell’Albania. Questa è una guerra ibrida”.

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