Elezioni in Bulgaria: Radev, un Orbán moderato?

I sondaggi danno come vincitore delle elezioni di domenica 19 aprile in Bulgaria l’ex presidente Rumen Radev. Nazionalista moderato, aperto al dialogo con Mosca, in campagna elettorale Radev ha rafforzato i toni, tanto che i suoi oppositori agitano lo spettro di un nuovo Orbán

14/04/2026, Francesco Martino Sofia
Rumen Radev © Anton Chalakov/Shutterstock

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Rumen Radev © Anton Chalakov/Shutterstock

Top gun, comandante in capo dell’aviazione militare, due volte presidente e ora, con buona probabilità, prossimo vincitore delle elezioni politiche anticipate del 19 aprile in Bulgaria.

Rumen Radev, che a meno di una settimana dall’appuntamento elettorale viene dato dalla maggior parte dei sondaggi come chiaro vincitore delle ottave elezioni anticipate nel paese in appena cinque anni, è un uomo a cui piace primeggiare, a prescindere dalle sfide che decide di raccogliere.

Dopo una lunga attesa, a inizio 2026 l’ex capo dello stato ha deciso di chiudere anticipatamente il suo secondo mandato presidenziale, di creare un suo progetto politico battezzato “Bulgaria progressista” e di presentarsi all’elettorato promettendo di mettere fine al lungo periodo di instabilità politica che attanaglia la Bulgaria dagli anni della pandemia globale e che ha consumato inesorabilmente leader e movimenti, tramontati in fretta dopo una gloria effimera.

Radev spera di riuscire dove gli altri hanno fallito, e di trasformarsi nel nuovo baricentro della politica bulgara promettendo lotta senza quartiere alla corruzione, una politica economica in grado di proteggere le classi più deboli dall’inflazione, ma anche un approccio conservatore meno euro-entusiasta, il tutto strizzando l’occhio ad una possibile distensione con la Federazione russa. Quanto basta per far temere ad alcuni lo spettro di un nuovo Orbán nel cuore dell’UE, proprio quando quello originale è stato sonoramente sconfitto nelle parlamentari ungheresi.

“Radev è il primo politico che riesce ad effettuare con successo il passaggio dalla carica presidenziale ad un suo progetto politico in parlamento, mossa che in tanti prima di lui avevano tentato invano, e lo fa con un profilo da politico dal piglio deciso e moderatamente nazionalista, anche se le sue ultime dichiarazioni in campagna elettorale fanno emergere un Radev più estremo e meno rassicurante”, commenta per OBCT Anna Krasteva, professoressa di Scienze Politiche alla Nov Balgarski Universitet di Sofia.

Nel corso dei suoi due mandati presidenziali Radev, candidato la prima volta col supporto del partito socialista, si è ritagliato nel tempo uno spazio sempre più autonomo, ed ha acquisito spazi di potere e di manovra grazie ai lunghi anni di crisi politica nel paese, in cui ha potuto giocare un ruolo attivo, nominando ad esempio numerosi esecutivi tecnici, sua prerogativa come capo dello Stato.

“Quello che più ha caratterizzato il mandato presidenziale di Radev in politica interna è stata la sua coerente linea di opposizione e bilanciamento alla figura di Boyko Borisov, che in questi anni ha rappresentato, anche simbolicamente, il potere politico in Bulgaria”, sottolinea il politologo Dimitar Ganev, fondatore dell’agenzia sociologica “Trend”.

Una linea che negli anni ha portato i due leader a ripetuti momenti di scontro, anche violento. Come nel 2019, quando la ferma opposizione di Radev alla nomina del nuovo procuratore capo Ivan Geshev, sponsorizzato da Borisov, portò a proteste anti-governative nelle piazze e all’arresto di alcuni quadri dell’amministrazione presidenziale.

In politica estera, a far discutere sono state soprattutto le posizioni di Radev sull’invasione russa dell’Ucraina: pur condannando ufficialmente l’aggressione del Cremlino, Radev si è opposto senza esitazione agli aiuti militari a Kyiv e ha sostenuto la necessità di una via d’uscita dal conflitto attraverso la riapertura di canali di dialogo con Mosca. Una linea che – nell’estate 2023 – lo portò ad uno scontro diretto ed altamente emotivo col suo omologo ucraino Volodymir Zelens’kyj durante una visita ufficiale di quest’ultimo a Sofia.

Nel corso degli anni, Radev ha più volte meditato di gettare a Borisov e al suo movimento GERB il guanto di sfida. Alla fine, a convincerlo è stata la rovinosa caduta del governo Zhelyazkov, ultima creatura politica targata Borisov, sepolto l’inverno scorso dalle più grandi manifestazioni di piazza degli ultimi decenni, che hanno scosso la Bulgaria – dalla capitale Sofia ai centri minori – portando centinaia di migliaia di persone e tantissimi giovani a dire basta a corruzione e nepotismo.

A promuovere le manifestazioni è stato soprattutto il movimento liberale e riformista “Continuiamo il cambiamento”, ma è Radev che potrebbe cogliere i frutti della protesta. Dopo aver rassegnato le dimissioni da presidente, l’ex capo di stato ha lavorato alacremente per riempire le fila della sua “Bulgaria progressista”.

“Nelle liste elettorali di ‘Bulgaria progressista’ sono entrate soprattutto tre tipologie di candidati. Da una parte elementi dell’amministrazione presidenziale. Dall’altra, quadri che hanno partecipato ai numerosi governi tecnici nominati da Radev negli ultimi anni”, fa il quadro Ganev. “Per ultimi, non pochi esponenti che gravitavano nell’area del Partito socialista”.

Nella sua prima fase, la campagna elettorale di Radev è stata segnata dalla prudenza e dalla moderazione. Nessun dibattito o confronto diretto, attacchi generalizzati contro “il modello oligarchico” senza però quasi mai menzionare Borisov o il tycoon Delyan Peevski, che di questo modello rappresentano il volto per una fetta importante dell’elettorato bulgaro.

Sorprendendo non pochi analisti, i primi attacchi diretti sono arrivati ai danni di “Continuiamo il cambiamento”, la formazione più apertamente filo-europea del ventaglio politico bulgaro. La leadership del movimento è emersa proprio da uno dei governi tecnici varati da Radev, ma nel tempo i rapporti personali e politici si sono guastati. In una lunga e recente intervista, una delle poche rilasciate in campagna elettorale, Radev ha escluso apertamente ogni possibilità di collaborazione post-elettorale con questa forza politica.

Una mossa che, secondo Krasteva potrebbe aprire una finestra sulla direzione e le possibili alleanze che Radev ha in mente dopo aver contato i voti. “È presto per fare previsioni, ma dopo le ultime dichiarazioni lo sbocco più naturale sembra quello di un governo di stampo più marcatamente nazionalista e filo-russo, con i socialisti [se questi dovessero passare il quorum] e il movimento ‘Risorgimento’. Altra possibilità, vista la tregua silenziosa con Borisov, potrebbe essere un ‘governo dello status-quo’ tra i due avversari, a cui il leader di GERB sarebbe felice di partecipare per restare di nuovo al potere, fornendo in cambio a Radev la sua radicata rete di clientele”.

Una prospettiva, quest’ultima, che però dovrebbe fare i conti con il desiderio di cambiamento espresso dai cittadini bulgari con le proteste di fine anno, che hanno confermato la presenza di una società civile vitale. “Dubito che chi è sceso in strada lascerà che Radev, in caso di vittoria, possa privatizzare l’energia emersa dalle proteste per fini personali, senza reagire nel caso di soluzioni pasticciate”, conclude Krasteva.

Nella stessa intervista, l’ex presidente ha ribadito la sua posizione di riaprire il dialogo con la Russia, e di rimettere “l’economia al primo posto davanti all’ideologia”, in riferimento alle opportunità fornite dagli idrocarburi provenienti da Mosca e alla possibilità di sviluppare energia atomica, anche con la collaborazione russa. Non da ultimo, Radev ha espresso perplessità sull’ “ideologia liberale” e il “green deal” e – ad una domanda su eventuali politiche dirette alla comunità LGBT – ha parlato di “sobrio ritorno alla realtà dei due sessi”.

È quindi reale lo spettro di Radev come nuovo Orbán, a tormentare le rinnovate prospettive di una rafforzata unità europea dopo le elezioni magiare? Per Ganev, il confronto non regge e molte delle posizioni di Radev poggiano più su considerazioni di opportunità elettorale che su una solida base ideologica.

“Buona parte di queste dichiarazioni ha carattere elettorale, e guarda a quella parte dell’opinione pubblica più tradizionalista e filo-russa che orbita nell’area politica lasciata in gran parte sguarnita dal Partito socialista. Quando si passerà a decisioni pratiche, dubito che Radev prenderà posizioni che mettano veramente in discussione l’attuale posizione geo-strategica della Bulgaria. Tra l’altro”, conclude l’analista, “nonostante la retorica, anche sull’Ucraina i governi nominati da Radev non hanno cambiato rotta sul sostegno a Kyiv. Se Orban è stato l’oppositore, Radev potrebbe essere l’alleato che non rinuncia ad un punto di vista alternativo, e a volte scomodo” .

Più sfumato il commento di Krasteva. “Se devo giudicare dal suo percorso politico, direi che Radev non è Orbán, e in questi anni non ha mostrato né l’estremismo né la volontà di confronto duro con Bruxelles scelta ripetutamente dall’ex premier ungherese. Visti i recenti toni della campagna, però, non posso escludere che un governo Radev possa potenzialmente cadere nella tentazione di occupare quella nicchia politica, anti-liberale e pro-russa, che ha caratterizzato l’Ungheria di Orban negli ultimi anni”.

A pochi giorni dal voto, per vincere la nuova sfida Radev ha bisogno di convincere i tanti bulgari resi apatici dalla perdurante instabilità politica e preoccupati dalle prospettive economiche incerte, nonostante la recente adozione della moneta unica da parte della Bulgaria, su cui lo stesso Radev aveva proposto da presidente un referendum popolare, mai andato in porto. Dalle analisi effettuate finora, emerge che “Bulgaria progressista” va a raccogliere consensi che fino ad oggi sono andati a partiti di tutto lo spettro politico, ma in particolare proprio nell’area socialista e dei movimenti nazionalisti minori.

Anche in caso di largo successo elettorale, altri ostacoli potrebbero pararsi tra Radev e la poltrona da primo ministro. Da una parte i sospetti di una possibile intromissione russa sul processo elettorale, denunciata dall’attuale governo tecnico, e che hanno spinto l’ex presidente a parlare di un possibile “scenario romeno”, sul modello delle ultime controverse elezioni presidenziali nel vicino settentrionale, scenario attraverso cui – ha sostenuto Radev – potrebbe esserci un tentativo di scippare a “Bulgaria progressista” la vittoria elettorale.

Dall’altra, l’incertezza sulle forze in grado di superare lo sbarramento ed entrare nel prossimo parlamento, potrebbe rendere la creazione di una maggioranza stabile molto difficile o addirittura impossibile. Si aprirebbero allora le porte – prospettiva fin troppo realistica in Bulgaria – a nuove elezioni anticipate: un esito tutt’altro che entusiasmante per chi, come Radev, promette di aprire finalmente una nuova pagina al paese.

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