In Romania, un nuovo premier per uscire dalla crisi
Dopo oltre un mese di consultazioni, il presidente Nicușor Dan ha affidato a Eugen Tomac l’incarico di formare un nuovo governo. Europarlamentare e tra le figure più note del Partito Movimento Popolare (PMP), Tomac sarebbe una figura di mediazione accettabile ai diversi partiti. Non è però certo che il nuovo premier in pectore incassi la fiducia del parlamento

Il presidente rumeno Nicusor Dan © LCV / Shutterstock
Il presidente rumeno Nicusor Dan © LCV / Shutterstock
Dopo oltre un mese di consultazioni, incontri e negoziati tra i principali partiti politici romeni, il presidente Nicușor Dan ha deciso di affidare a Eugen Tomac l’incarico di formare un nuovo governo. Una scelta che rappresenta un tentativo di uscire dalla crisi politica che da settimane paralizza le istituzioni di Bucarest e che ha lasciato il Paese governato da un esecutivo ad interim con poteri limitati.
La missione affidata a Tomac appare tuttavia estremamente complessa. Il premier designato dovrà convincere partiti – profondamente divisi – a sostenere un governo tecnico in un Parlamento frammentato, dove ogni voto potrebbe risultare decisivo.
Nonostante la gravità della situazione politica ed economica, nessuna delle grandi forze parlamentari ha avanzato con convinzione una propria candidatura alla carica di Primo Ministro.
Ed è anche per questo motivo che alcuni analisti considerano che dietro questa apparente mancanza di iniziativa si nasconde un calcolo politico preciso. La Romania sta attraversando una fase economica difficile, caratterizzata dalla necessità di ridurre il deficit pubblico, contenere la spesa e attuare riforme richieste dall’Unione Europea. In questo senso, molti partiti sembrano preferire evitare di assumere la guida del governo per non pagare il prezzo politico di decisioni impopolari che potrebbero erodere il consenso elettorale.
La nomina di Eugen Tomac viene quindi interpretata anche come una soluzione di compromesso che consente alle principali forze politiche di mantenere una certa distanza dall’azione di governo, sostenendo eventualmente dall’esterno un esecutivo tecnico. Una strategia che potrebbe preservare il consenso dei partiti tradizionali, ma che alimenta le critiche di chi ritiene che la classe politica stia evitando di assumersi pienamente le proprie responsabilità.
Come è nata la crisi
La crisi politica è esplosa dopo il deterioramento dei rapporti tra il Partito Social Democratico (PSD) e il Partito Nazionale Liberale (PNL), che fino a poche settimane fa governavano insieme all’USR e l’UDMR.
Il punto di rottura è arrivato quando il PSD ha deciso di ritirare il proprio sostegno politico al governo guidato dal premier liberale Ilie Bolojan. La successiva mozione di censura ha provocato la caduta dell’esecutivo, aprendo una fase di incertezza istituzionale che continua ancora oggi.
Da quel momento sono iniziate lunghe trattative tra le principali forze parlamentari per trovare una nuova maggioranza. Tuttavia, i negoziati si sono scontrati con profonde divergenze politiche ed economiche. Da una parte, il PSD ha accusato il governo Bolojan di non aver affrontato adeguatamente le difficoltà economiche del Paese; dall’altra, il PNL ha accusato i socialdemocratici di aver provocato una crisi inutile e dannosa.
Chi è Eugen Tomac
In questo contesto burrascoso il presidente romeno Nicușor Dan affida l’incarico di trovare una soluzione per governare il paese a Eugen Tomac. Tomac è attualmente europarlamentare e una delle figure più note del Partito Movimento Popolare (PMP), la formazione politica fondata dall’ex presidente Traian Băsescu. Nato nel sud della Bessarabia, oggi territorio dell’Ucraina, Tomac si è trasferito giovanissimo in Romania, dove ha studiato storia e ha iniziato la propria attività politica occupandosi delle comunità romene all’estero.
Nel corso della sua carriera è stato deputato, presidente del PMP e successivamente membro del Parlamento Europeo. È considerato uno dei più stretti collaboratori politici di Băsescu e una figura fortemente orientata verso l’integrazione europea e la cooperazione euro-atlantica.
Alle elezioni europee del 2024, Tomac è stato eletto eurodeputato nelle liste dell’Alleanza Dreapta Unită, la coalizione formata da USR, PMP e Forța Dreptei. Alle elezioni politiche romene, il PMP non è riuscito ad entrare nel Parlamento di Bucarest.
Molto più limitata è invece la sua rappresentanza nel Parlamento nazionale romeno. Tomac non arriva infatti alla guida del governo come leader di uno dei grandi partiti del Paese, ma come figura di mediazione considerata accettabile da una parte delle forze politiche grazie alla sua esperienza istituzionale e ai rapporti costruiti negli anni a Bruxelles.
Cosa ha detto Tomac
Nel momento in cui ha accettato l’incarico, Eugen Tomac ha lanciato un appello alla responsabilità politica.
Tomac si aspetta “apertura e un dialogo sincero” da parte di tutte le forze politiche democratiche e filo-occidentali presenti in Parlamento, per l’insediamento di un governo che miri al “bene comune dei cittadini romeni”.
Il premier designato ha detto che la sua intenzione è costruire un governo formato da professionisti competenti e indipendenti, capace di affrontare le emergenze immediate e garantire continuità amministrativa.
Le dichiarazioni del Presidente Nicușor Dan
Il presidente Nicușor Dan ha spiegato che i romeni si aspettano la riforma delle istituzioni statali, l’accelerazione della digitalizzazione e la lotta alla corruzione, e che l’elezione di Eugen Tomac si basa sulla sua esperienza nel dialogo politico e sulla capacità di costruire maggioranze e consenso in Parlamento.
“È un atto di responsabilità da parte mia e mi aspetto la stessa responsabilità dai partiti politici. E Eugen Tomac ha l’indipendenza, l’esperienza e i valori che lo rendono adatto alla carica di primo ministro”, ha aggiunto il presidente Dan.
L’apertura del PSD
Fondamentale sarà la posizione del Partito Social Democratico, che dispone del gruppo parlamentare più numeroso.
Il leader del PSD, Sorin Grindeanu, ha lasciato aperta la porta al dialogo.
“La Romania e i cittadini hanno bisogno il più rapidamente possibile di un governo. Il PSD è disposto a discutere con il premier designato Eugen Tomac per valutare la possibilità di costruire una maggioranza parlamentare”.
Grindeanu ha però chiarito che qualsiasi sostegno dipenderà dal programma economico e dalla composizione della squadra ministeriale.
“Per noi sono essenziali gli investimenti, il sostegno alle imprese, la protezione sociale e la difesa dei posti di lavoro”, ha aggiunto.
Le riserve del PNL
Molto più prudente appare il Partito Nazionale Liberale.
Il premier uscente Ilie Bolojan ha espresso dubbi sull’efficacia di un governo formato prevalentemente da tecnici.
“Abbiamo forti riserve sulla capacità di un governo tecnocratico di produrre risultati solidi e duraturi”, ha detto.
Secondo Bolojan, un esecutivo ha bisogno di una base politica chiara per poter affrontare le difficili sfide economiche che attendono il Paese.
La questione SAFE e i fondi europei
La crisi politica arriva in un momento particolarmente delicato per la Romania.
Il Paese è infatti impegnato nella gestione di importanti programmi finanziati dall’Unione Europea, tra cui il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e il programma SAFE, che mette a disposizione circa 16,68 miliardi di euro destinati alla difesa, alla sicurezza cibernetica e alle infrastrutture strategiche.
Tra i progetti previsti figurano investimenti miliardari in sistemi di difesa, veicoli militari, droni, infrastrutture digitali e grandi opere stradali.
Una crisi politica prolungata rischierebbe di rallentare l’attuazione di questi programmi e di compromettere il rapporto con Bruxelles proprio nel momento in cui al paese serve stabilità e credibilità internazionale.
Il voto decisivo
Nei prossimi giorni Eugen Tomac dovrà presentare la lista dei ministri e il programma di governo, avviando una difficile trattativa con tutte le forze parlamentari.
Senza i voti del PSD, l’impresa di Tomac di ottenere la fiducia in Parlamento sembra impossibile.
Per il momento Tomac rappresenta l’ultima carta giocata dal presidente Nicușor Dan per evitare una paralisi prolungata delle istituzioni. Ma il vero verdetto arriverà nell’aula del Parlamento di Bucarest, dove deputati e senatori saranno chiamati a decidere se concedere o meno la fiducia a un governo tecnico che promette stabilità, ma che deve ancora dimostrare di possedere i numeri necessari per governare. Se Tomac non ottenesse la fiducia, è probabile che si tenti con un secondo candidato prima di arrivare allo scioglimento del Parlamento.
Al momento lo scenario più probabile resta un accordo tra PSD, PNL, USR e UDMR oppure un sostegno esterno del PSD a un governo tecnico, perché quasi tutti i principali partiti hanno più da perdere che da guadagnare da elezioni anticipate. Tutti i sondaggi danno al primo posto, con percentuali tra il 33% e il 40% delle preferenze i sovranisti dell’Alleanza per l’Unità dei Romeni (AUR).
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