Serbia, sempre più lontana dall’UE
Nonostante la Serbia resti formalmente impegnata nel percorso di adesione allāUnione europea, gli eventi delle ultime settimane sollevano ancora una volta seri interrogativi sullo stato di diritto, il funzionamento delle istituzioni, i diritti e le libertĆ fondamentali e il carattere dellāattuale regime di Belgrado

Belgrado, sede del parlamento della Serbia ©ColorMaker/Shutterstock
Belgrado, sede del parlamento della Serbia ©ColorMaker/Shutterstock
Lāomicidio di Aleksandar NeÅ”oviÄ āBajaā, che i servizi segreti e i media da tempo hanno collegato alla criminalitĆ organizzata, avvenuto nel quartiere di Senjak a Belgrado, le circostanze del crimine e un incidente politico verificatosi durante il vertice UE-Balcani occidentali a Tivat, sono tutti tasselli dello stesso mosaico politico.
Parallelamente, la Commissione per gli affari esteri del Parlamento europeo ha adottato un nuovo rapporto sulla Serbia, esprimendo osservazioni critiche sullo stato della democrazia, della libertĆ di stampa e dello stato di diritto.
Il caso āSenjakā
Il caso āSenjakā ĆØ diventato molto più di una classica inchiesta giudiziaria. Oltre che sulle circostanze dellāomicidio, lāattenzione ĆØ focalizzata sulle accuse di un possibile insabbiamento, il coinvolgimento di agenti di polizia e la reazione dei funzionari delle istituzioni statali.
Aleksandar NeÅ”oviÄ, identificato come membro di un gruppo criminale guidato da Dejan StojanoviÄ Keka, ĆØ stato ucciso lo scorso 12 maggio in pieno giorno in un ristorante di lusso a Belgrado.
Secondo la procura, NeÅ”oviÄ era venuto al ristorante per incontrare SaÅ”a VukoviÄ Boske, praticamente sconosciuto allāopinione pubblica prima dellāomicidio.
NeÅ”oviÄ ĆØ stato invitato allāincontro da Veselin MiliÄ, lāormai ex capo della polizia di Belgrado, noto per essere un uomo di fiducia del presidente VuÄiÄ. Boske ĆØ accusato di omicidio e diverse persone sono state arrestate e fermate con lāaccusa di favoreggiamento.
Questo caso, di per sƩ, forse non sarebbe una notizia cosƬ rilevante se non avesse una forte connotazione politica e non fosse caratterizzato da numerose controversie.
Innanzitutto, lāopinione pubblica ĆØ venuta a conoscenza del caso āSenjakā quasi tre giorni dopo lāaccaduto, e il corpo della vittima ĆØ stato ritrovato solo undici giorni dopo. Si ipotizza che il periodo di tempo intercorso tra lāomicidio e la diffusione della notizia sia servito a depistare le indagini.
Si sa con certezza che ĆØ stato Veselin MiliÄ ā fino a poche settimane fa praticamente il secondo uomo più potente della polizia serba ā ad invitare NeÅ”oviÄ al ristorante. Si ipotizza che MiliÄ volesse appianare le divergenze tra NeÅ”oviÄ e VukoviÄ, accusato dellāomicidio. MiliÄ si trovava al ristorante con altri agenti di polizia.
Ć stato accertato che VukoviÄ ĆØ stato ucciso a colpi dāarma da fuoco allāinterno del ristorante e che il corpo ĆØ stato successivamente trasportato in una localitĆ della Vojvodina. Veselin MiliÄ ĆØ stato arrestato e accusato di occultamento di prove.
Ć curioso notare come solo il proprietario del ristorante abbia dichiarato in tribunale che lāomicidio ĆØ effettivamente avvenuto al tavolo, mentre gli altri, compresi i camerieri, hanno scelto di non parlare.
Secondo quanto riportato dai media, MiliÄ ha dichiarato di aver partecipato allāincontro con i due criminali, di aver intrattenuto ottimi rapporti con la vittima e di non aver avuto alcun movente per ucciderlo. Ha precisato di aver lasciato il ristorante prima dellāomicidio e di aver redatto un verbale ufficiale dellāaccaduto appena ha saputo che la moglie di NeÅ”oviÄ ne aveva denunciato la scomparsa.
In Serbia si parla da tempo di legami tra la polizia e la criminalitĆ organizzata. Il caso āSenjakā ĆØ particolarmente interessante perchĆ© si inserisce in una fase di grande instabilitĆ politica e sociale, ma anche per il sospetto che alcuni membri della polizia abbiano partecipato all’insabbiamento del crimine.
Veselin MiliÄ ĆØ noto come stretto collaboratore e, fino a poco tempo fa, consigliere di Aleksandar VuÄiÄ. Lāopinione pubblica ĆØ particolarmente interessata a scoprire i motivi per cui MiliÄ si trovava al ristorante con una persona finita sotto i radar dei servizi di sicurezza e quali erano i suoi legami con i gruppi della criminalitĆ organizzata.
Da tempo ormai i cittadini hanno lāimpressione che la Serbia sia diventata il set di un film poliziesco a basso budget. Pur essendo difficile tracciare parallelismi con gli anni ā90 e la dilagante criminalitĆ in Serbia, ĆØ chiaro che la criminalitĆ organizzata pervade ogni poro della societĆ , compreso il sistema politico.
Il vertice UE-Balcani occidentali a Tivat
Mentre il caso āSenjakā veniva seguito con attenzione sia in Serbia che nellāUE, si ĆØ verificato un evento che ha momentaneamente distolto lāattenzione dalle indagini.
Alla vigilia del vertice UE-Balcani occidentali a Tivat, le autoritĆ montenegrine hanno vietato lāingresso nel paese ad un gruppo di 87 cittadini serbi arrivati āācon un volo charter da Belgrado.
Come affermato dalla polizia montenegrina in un breve comunicato stampa, si riteneva che le persone fermate potessero rappresentare una minaccia per la sicurezza dellāincontro in cui erano stati annunciati alti funzionari europei.
Volendo utilizzare un lessico meno formale, gli uomini arrivati a Tivat sono ben noti in Serbia, ma non per motivi positivi. Conosciamo nomi e cognomi di molti di loro, sono noti per la loro vicinanza al Partito progressista serbo (SNS) e alcuni ā lo si sa con certezza ā hanno partecipato al pestaggio dei manifestanti e alla āmessa in sicurezza di Äacilandā.
Questo gruppo di āturistiā, vestiti con uniformi pressochĆ© identiche (magliette nere, tute da ginnastica, berretti) e pieni di tatuaggi che li hanno resi riconoscibili, aveva il compito di organizzare una manifestazione a sostegno del presidente della Serbia, che si sarebbe dovuto recare in Montenegro il giorno successivo al loro arrivo.
Non sono riusciti a portare a termine la missione, dato che la polizia montenegrina li ha trattenuti per diverse ore e li ha imbarcati su un volo per Belgrado. Addosso agli uomini sono stati trovati striscioni con la scritta āLa Serbia vinceā e dispositivi di comunicazione. Se non fosse imbarazzante, questo caso potrebbe diventare una buona parodia.
Per diversi giorni, lāopinione pubblica ĆØ rimasta allāoscuro delle dinamiche della vicenda: chi ha deciso di inviare un gruppo di uomini a Tivat, per quale scopo, chi ha organizzato e finanziato il viaggio? I dettagli sono stati rivelati dal presidente VuÄiÄ, che in precedenza aveva annunciato che avrebbe parlato dellāaccaduto in Montenegro, perchĆ©, a differenza dei suoi colleghi montenegrini, lui ĆØ coraggioso.
CosƬ abbiamo scoperto che alcuni membri del partito di VuÄiÄ avevano radunato degli uomini e li avevano mandati a Tivat per compiacere il presidente. In Montenegro, pochi giorni prima del vertice, erano comparsi striscioni con scritte āGli studenti vinconoā, āPompaā e con espliciti messaggi offensivi nei confronti di VuÄiÄ. Il presidente si ĆØ assunto la responsabilitĆ , dichiarando che avrebbe personalmente regolato i conti con gli organizzatori della gita a Tivat, aggiungendo che, nonostante le buone intenzioni, non aveva bisogno di alcun sostegno.
VuÄiÄ ha affermato che i montenegrini non sono dei buoni padroni di casa e che lui non avrebbe mai permesso che messaggi simili, offensivi nei confronti dei rappresentanti politici del Montenegro, venissero diffusi in Serbia durante una loro visita. Ha chiesto alle autoritĆ montenegrine come mai quel gruppo di uomini menzionato non fosse stato considerato sospetto quando era venuto ad aiutare a spegnere gli incendi sulla costa montenegrina.
Gli slogan studenteschi hanno da tempo oltrepassato i confini della Serbia, e il regime continua a cercare di tamponare la situazione ovunque sia possibile. Ć lo stesso copione giĆ visto durante il Campionato europeo di pallacanestro, quando la leadership di Belgrado ha mandato i propri tifosi a fermare i tifosi serbi che sostenevano gli studenti. Non sorprende quindi che la stessa strategia sia stata messa in atto a Tivat.
Il rapporto UE
Mentre la Serbia ĆØ travolta da turbolenze politiche che non si attenuano da ormai due anni, da Bruxelles giunge un rapporto estremamente critico che denuncia la stagnazione e la regressione in materia di democrazia, stato di diritto, libertĆ di stampa ed elezioni. Particolare attenzione ĆØ stata dedicata alle pressioni sulle istituzioni indipendenti, alla repressione dei media indipendenti, alla polarizzazione politica e ai problemi nel funzionamento del sistema giudiziario.
Per Bruxelles, il problema principale della Serbia non ĆØ più la mancanza di riforme formali, ma la sopravvivenza stessa di istituzioni capaci di funzionare indipendentemente dal potere politico. Pertanto, ci si aspetta che la prossima risoluzione del Parlamento europeo costituisca un serio segnale di allarme per Belgrado. Questa interpretazione ĆØ supportata dai messaggi rivolti a VuÄiÄ a Tivat.
Alcuni analisti ritengono che oggi a Bruxelles si parli molto di più del Montenegro e che la Serbia abbia perso il suo ruolo di partner più importante nella regione. Secondo alcuni media di Belgrado, il cancelliere tedesco Mertz avrebbe inviato un messaggio chiaro a VuÄiÄ: lāadesione allāUE ĆØ possibile, ma solo sulla base di riforme credibili e di progressi concreti compiuti dal paese candidato.
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