L’Albania è pronta per l’UE, il governo non ancora
Una delegazione di membri del Parlamento Europeo si unisce alla Rivoluzione dei Fenicotteri in atto a Tirana, domandando al governo albanese maggior tutela della natura, lotta alla corruzione, più trasparenza e democrazia

La deputata olandese Anna Strolenberg
La deputata olandese Anna Strolenberg © Citizens.al
Quando migliaia di manifestanti si sono riuniti per la trentesima sera consecutiva davanti alla sede del Primo Ministro a Tirana, la folla non si aspettava solo i soliti discorsi di attivisti e cittadini. Per la prima volta dall’inizio delle proteste contro le costruzioni nell’area protetta di Pishë Poro-Narta, sul palco improvvisato sono saliti alcuni eurodeputati.
La partecipazione della delegazione europea alle proteste è stata un atto pubblico di solidarietà, arrivato pochi giorni dopo che il Parlamento europeo ha adottato, il 17 giugno, la risoluzione sulla relazione della Commissione sull’Albania del 2025.
La risoluzione esprime profonda preoccupazione per i recenti sviluppi nel paesaggio protetto di Pishë Poro-Narta. Gli eurodeputati hanno chiesto alle autorità albanesi di abrogare gli emendamenti del 2024 alla legge sulle aree protette, che consentono lo sviluppo di infrastrutture turistiche su larga scala all’interno di questi territori e indeboliscono i meccanismi di tutela ambientale.
La risoluzione chiede inoltre “una moratoria immediata sulle nuove procedure di autorizzazione, sui lavori di costruzione e sugli interventi di sviluppo all’interno delle aree protette, fino a quando non saranno abrogate le disposizioni incompatibili della legge modificata sulle aree protette e non sarà garantito il pieno rispetto degli standard UE in materia di protezione della natura”.
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La delegazione del Parlamento europeo a Tirana era guidata da Tineke Strik e comprendeva Jutta Paulus, Cristina Guarda, Anna Strolenberg, Nicolae Ștefănuță e Daniel Freund. Alla delegazione si sono uniti anche Boris Mijatović, membro del Bundestag tedesco; Jelena Miloš, membro del Parlamento croato; la consigliera comunale finlandese Hanna Partanen e Vula Tsetsi, co-presidente del Partito dei Verdi europei.
“Il popolo albanese è pronto per l’Europa, ma il governo no”
Rivolgendosi a migliaia di manifestanti, la capo-delegazione ed eurodeputata olandese Tineke Strik ha affermato che la mobilitazione civica per la protezione della natura è un segno che la società albanese condivide i valori europei.
“Siamo molto colpiti dal fatto che così tante persone affermino di non accettare la distruzione di questa preziosa area naturale a causa di ricchi investitori stranieri”, ha dichiarato.
Secondo Strik, le inchieste giornalistiche hanno dimostrato che la questione non riguarda solo un progetto turistico, ma solleva anche interrogativi su corruzione, riciclaggio di denaro e criminalità organizzata.
“Il fatto che il popolo albanese non accetti tutto ciò è un grande segno di speranza, un segno e una prova che l’Albania appartiene all’Unione europea. Porterò questo messaggio a Bruxelles: il popolo albanese è pronto per l’UE, ma il governo non ancora”, ha affermato l’eurodeputata Strik, che ha ricordato che il Parlamento europeo ha già adottato l’emendamento che chiede una moratoria sulle costruzioni nelle aree protette.
“Continueremo a lottare a Bruxelles e chiederemo alla Commissione europea di chiarire che il governo albanese deve ascoltare i suoi cittadini, non i ricchi investitori”, ha concluso Strik.
Anche l’eurodeputata Anna Strolenberg ha descritto la protesta come una difesa dei valori fondanti dell’Unione europea.
“Quello per cui state protestando è l’Europa: la tutela della natura, la lotta alla corruzione, la trasparenza e la democrazia”, ha affermato Strolenberg che ha sottolineato che l’Albania dovrebbe entrare a far parte dell’UE, ma che questi interventi ambientali potrebbero influenzare direttamente i negoziati di adesione del Paese.
“Se questi standard non vengono rispettati, qualsiasi Stato membro dell’UE può porre il veto al processo di adesione”, ha dichiarato Strolenberg.
L’eurodeputata tedesca Jutta Paulus ha dichiarato che la natura albanese è di una bellezza straordinaria e “non è in vendita”. Ha anche ricordato di aver ricevuto un’e-mail dal governo albanese in cui le si chiedeva di non sostenere gli emendamenti 4 e 17 della risoluzione, che si riferiscono specificamente alle aree protette e al progetto turistico di Zvërnec.
“Abbiamo votato a favore di quell’emendamento perché il diritto europeo non è in vendita. Continuate la vostra lotta; faremo del nostro meglio per sostenere la vostra battaglia a Bruxelles. Gli albanesi meritano di meglio”, ha dichiarato Paulus.
L’eurodeputata italiana Cristina Guarda ha detto ai cittadini che le loro proteste hanno insegnato loro a proteggere la terra, i diritti umani e a non lasciarsi inghiottire dalla politica corrotta. Ha inoltre ringraziato la diaspora albanese in Italia per la sua mobilitazione, rivolgendo un messaggio al Primo Ministro Rama.
“Grazie alla diaspora in tutta Europa che sta protestando per voi. Ho un’immagine del vostro Primo Ministro che si inchina davanti al mio Primo Ministro. Non si entra in Europa inchinandosi, servendo qualcuno; si entra a testa alta, sapendo di meritarselo”, ha dichiarato Guarda durante la protesta.
Nel frattempo, il Vicepresidente del Parlamento europeo Nicolae Ștefănuță ha paragonato la Rivoluzione dei fenicotteri alle proteste in Romania contro il progetto minerario di Roșia Montană, iniziate come protesta ambientalista e trasformatesi in un movimento nazionale contro la corruzione.
“Non è più solo una protesta per l’ambiente, è diventata una questione nazionale. Riguarda l’anima del nostro Paese, l’anima dell’Europa”, ha dichiarato Nicolae Ștefănuță, che ha detto ai manifestanti che il vero potere appartiene al popolo.
“Non sanno che fare quando il popolo è sveglio. Quindi vi chiedo: perché noi europei siamo qui, mentre Edi Rama non c’è? Perché non è qui? Perché ha paura. Ma ricordate questo: se lui ha paura, voi dovete avere coraggio. Non dovete avere paura. Ricordate, la strada può essere lunga, ma siete dalla parte giusta della storia”, ha dichiarato Ștefănuță.

Le proteste a Tirana © Foto E. Kryeziu
Dalla protesta a Zvërnec
Il giorno successivo, il 30 giugno, la delegazione si è recata a Zvërnec per constatare di persona le conseguenze dei lavori iniziati due mesi prima nell’area in cui è previsto il progetto del resort.
A seguito della visita, in un comunicato stampa di mercoledì 1 luglio, l’eurodeputata Tineke Strik ha affermato che i danni osservati sul terreno sono preoccupanti.
“È davvero triste vedere quanti danni siano già stati causati, con una strada che si estende per diversi chilometri, alberi abbattuti, il collegamento tra il mare e la laguna ristretto e di conseguenza bloccato. Il drenaggio delle zone umide era già in corso”, ha dichiarato l’eurodeputata Tineke Strik.
Per l’eurodeputata olandese, questi interventi non sono solo una questione locale.
“I progetti e i danni già causati costituiscono una palese violazione delle direttive UE Uccelli e Habitat. Ecco perché capisco perché tanti cittadini continuano a scendere in piazza”, ha dichiarato Strik.
Incontro con il ministro, nessuna garanzia sulla sospensione dei lavori
Lo stesso mercoledì mattina, la delegazione del Parlamento europeo ha incontrato il ministro dell’Ambiente Sofjan Jaupaj per chiedere chiarimenti sullo stato del progetto e sulle procedure seguite dalle autorità albanesi.
Dopo l’incontro, gli eurodeputati hanno dichiarato ai media che le loro preoccupazioni rimanevano invariate.
Tineke Strik ha affermato che il ministro ha spiegato che finora non è stato presentato alcun progetto definitivo e che, se verrà presentato, sarà sottoposto ad una valutazione di impatto ambientale, ad un processo di consultazione pubblica di 20 giorni e poi ad una decisione istituzionale.
“Come si può valutare se è legale costruire costruendo prima? Su questo punto non siamo d’accordo”, ha detto l’eurodeputata Strik. Tuttavia, secondo Strik, la domanda principale della delegazione è rimasta senza risposta. “Volevamo sapere se i lavori sarebbero stati sospesi fino al completamento di queste procedure, ma non abbiamo ricevuto tale garanzia”, ha dichiarato.
Secondo Strik, esiste il rischio che, mentre le procedure amministrative sono in corso, gli interventi sul campo possano continuare, creando situazioni irreversibili.
“Non ha tenuto conto delle nostre preoccupazioni e sono ancora preoccupata che ci sia l’intenzione di proseguire in questo quadro e poi creare fatti concreti sul campo prima che venga negoziato questo elemento del capitolo 27”.
L’eurodeputata ha annunciato che, al suo ritorno a Bruxelles, informerà la Commissaria per l’allargamento Marta Kos sui risultati della missione.
«Il Parlamento europeo è stato molto chiaro. Abbiamo chiesto una moratoria su tutte le attività nelle aree protette. Ora dobbiamo verificare che venga rispettata. Non basta avere fiducia; dobbiamo vedere cosa sta effettivamente accadendo sul campo”, ha dichiarato Strik nella sua nota.

Proteste a Tirana – Foto E. Kryeziu
Un mese di Rivoluzione dei fenicotteri
Quella che è iniziata come una reazione civica contro gli interventi e i progetti di costruzione a Pishë Poro-Narta e Zvërnec lo scorso 31 maggio si è ora trasformata in uno dei movimenti civici più duraturi in Albania dagli anni ’90.
Le richieste dei cittadini, espresse fin dal primo giorno, costituiscono oggi proposte concrete, legittime e non negoziabili elaborate dal gruppo organizzatore della protesta.
La richiesta principale è la dimissione del Primo Ministro Rama. I manifestanti chiedono la creazione di un governo di transizione, tecnico e apartitico in seguito alle dimissioni del Primo Ministro.
Tra le altre richieste, chiedono modifiche costituzionali per garantire che tutti i cittadini albanesi siano uguali davanti alla legge, nonché che tali modifiche siano approvate tramite un referendum popolare.
Le modifiche proposte comprendono anche emendamenti al codice elettorale, modifiche alla legge sul finanziamento dei partiti politici e la limitazione del mandato del Primo Ministro a non più di due mandati.
La quarta richiesta e questione chiave che inizialmente ha portato i cittadini in piazza è l’abrogazione degli emendamenti alla legge sulle aree protette, l’annullamento delle modifiche alla legge sul patrimonio culturale, l’abrogazione del pacchetto di leggi sulla montagna e l’abolizione dello status e del quadro giuridico per gli investimenti strategici.
Inoltre, i manifestanti hanno chiesto un nuovo contratto sociale tra cittadini e Stato, redatto attraverso consultazioni con intellettuali, esperti tecnici e cittadini apartitici proposti dal movimento di protesta.
Il 30 giugno, decine di manifestanti si sono radunati davanti al palazzo del Parlamento mentre era in corso una sessione plenaria. La polizia ha reagito con violenza e sei di loro sono stati arrestati.
Dall’inizio della protesta, il 31 maggio, la Polizia di Stato ha deferito alla Procura quasi 150 manifestanti, nonostante la natura pacifica delle manifestazioni.
Nel frattempo, Rama ha risposto alle proteste con attacchi sui suoi account social, prendendo di mira singoli manifestanti, pubblicando le loro foto accompagnate da messaggi ironici e descrivendo partecipanti e attivisti con termini che suggeriscono estremismo, manipolazione o mancanza di rappresentanza.
In altri post, ha deriso la protesta con meme e commenti satirici, definendola “l’immaginaria rivoluzione dei fenicotteri”, ritraendo frequentemente gli attivisti che si oppongono ai progetti turistici nelle aree protette con narrazioni sprezzanti e denigratorie.
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