Deindustrializzazione ieri e oggi: Zenica e Heerlen, due città a confronto

Cosa accomuna Zenica, in Bosnia Erzegovina, e Heerlen, nei Paesi Bassi? La storia di due città che con il passare del tempo hanno visto sgretolarsi la propria base industriale, trovandosi costrette ad affrontare le conseguenze di una transizione energetica socialmente iniqua

Rudnik, Zenica - foto: Anti-City-Guide

Rudnik, Zenica

Rudnik, Zenica - foto: Anti-City-Guide

Per molti abitanti dei Balcani, i Paesi Bassi appaiono come un luogo remoto e fiabesco, dove si vive liberamente e serenamente, nella sicurezza di un contesto socio-economico strutturato, che offre alternative e la possibilità di realizzare aspirazioni personali e professionali.

Durante il mio viaggio a Heerlen, nella provincia del Limburgo, ho scoperto che la trasformazione “alla maniera europea” non è infallibile e che, in questo caso particolare, non ha avuto particolare successo. Ho riconosciuto molti degli elementi presenti in numerosi centri post-industriali della Bosnia Erzegovina: l’orgoglio della città mineraria, la tragedia dei posti di lavoro persi e la ricerca di una nuova identità.

Il trauma del crollo dell’industria

Le miniere di Heerlen furono chiuse tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta del secolo scorso. In pochi anni, settantacinquemila persone persero il lavoro. La trasformazione della regione mineraria del Limburgo meridionale non fu concentrata su obiettivi di decarbonizzazione ecologica, bensì su una dura risposta alla necessità di un’alternativa energetica migliore e più economica.

Nello specifico, nel 1959, nella regione di Groningen, nel nord del paese, fu scoperto un enorme giacimento di gas naturale. La popolazione e le centrali elettriche passarono massicciamente al gas per il riscaldamento e la produzione, e le miniere del Limburgo divennero economicamente non competitive.

Il calo del prezzo dell’acciaio sul mercato mondiale, le pessime condizioni delle quattro centrali termoelettriche a carbone della Bosnia Erzegovina (Tuzla, Kakanj, Ugljevik e Gacko), gli obiettivi della transizione verde e l’incapacità dello stato di tutelare la produzione locale e i posti di lavoro, sono alcuni dei motivi per cui migliaia di minatori hanno perso il lavoro a Zenica in pochi anni.

Resta da vedere quali saranno le perdite reali, considerando i settori e i posti di lavoro coinvolti. Si cerca ora un’alternativa energetica puntando sulle rinnovabili, ma questi processi procedono molto lentamente, senza una chiara strategia e in un contesto di corruzione sistemica e scarsa attenzione ai posti di lavoro persi.

Ad accomunare le due città, Zenica e Heerlen, distanti migliaia di chilometri e situate in contesti storici e politico-economici completamente diversi, è il trauma causato dalla chiusura di un’attività fondamentale, la nostalgia per lo stile di vita industriale, la scomparsa di un ambiente che garantiva sicurezza economica e soddisfazione personale, la sensazione che il lavoro sia stato svuotato di qualsiasi significato e, infine, la ricerca di un’identità perduta.

Zenica può imparare da Heerlen?

Heerlen ha vissuto una delle prime transizioni europee. Questa piccola città, al confine tra tre potenti paesi europei, ha subito un’importante urbanizzazione nella prima metà del XX secolo. Uno sviluppo analogo si è verificato a Zenica, dove negli anni Settanta sono immigrate decine di migliaia di persone provenienti da tutta Europa, soprattutto da varie regioni dell’ex Jugoslavia.

Zenica era un crogiolo di culture diverse, che per decenni hanno contribuito a costruire un’identità unica della città industriale. La popolazione viveva secondo le regole della convivenza, del rispetto per la diversità e dei valori di solidarietà e comprensione.

La città olandese ha vissuto il crollo del paradigma industriale più di mezzo secolo fa. La Bosnia Erzegovina quindi potrebbe trarre insegnamento dall’esperienza dei Paesi Bassi e imparare dai suoi errori.

Heerlen non ha mai trovato una soluzione adeguata alla questione di identità. Per anni, un esercito di minatori disoccupati è stato abbandonato in balia della prima transizione energetica europea. Alcolismo, tossicodipendenza e prostituzione sono solo alcune delle conseguenze della chiusura delle miniere che Heerlen ha dovuto affrontare per decenni.

La memoria del passato minerario di Heerlen è ancora visibile ovunque: musei dedicati al passato industriale, vecchi edifici e miniere trasformati in attrazioni turistiche, negozi di souvenir minerari, murales e rappresentazioni teatrali che rievocano la tragedia che ha devastato un’intera regione europea, allontanando ulteriormente la provincia del Limburgo dal resto dei Paesi Bassi.

Questo dimostra come la cosiddetta transizione “giusta” possa lasciare le ex aree industriali e le comunità locali senza prospettive e meccanismi per mitigare le conseguenze della chiusura di posti di lavoro e attività industriali tradizionali.

Oggi a Heerlen, i redditi sono ancora inferiori rispetto al resto del paese, le disparità sociali sono maggiori e, nonostante il forte sviluppo del settore dei servizi, della sanità, dell’istruzione e della cooperazione economica transfrontaliera, i cittadini continuano a percepire lo stato come un’entità che ha eroso le fondamenta della loro identità locale.

Oggi, molti cittadini di Zenica soffrono per la chiusura degli stabilimenti dell’industria pesante, anche per la perdita di migliaia di posti di lavoro. È molto difficile accettare la chiusura dell’acciaieria, “madre nutrice” e simbolo centenario dell’industria della città. Zenica dovrebbe ora riflettere attentamente e individuare percorsi alternativi per lo sviluppo della comunità e dell’economia locale.

Tuttavia, in un paese, come la Bosnia Erzegovina, gravato dal debito, dalla corruzione e da una burocrazia inefficiente, la transizione potrebbe comportare conseguenze ancora più gravi di quelle viste a Heerlen.

Il paesaggio industriale del Parco Gravenrode e la discarica di Rača

Ciò che distingue Heerlen da Zenica è l’approccio alla questione dei terreni abbandonati su ex siti industriali.

Oggi, vicino a Heerlen si trova il parco sportivo e ricreativo Gravenrode, al cui interno si erge la collina artificiale Wilhelmina. Nel luogo dove oggi sorgono un ponte, un parco e la famosa scalinata, meta di passeggio per gli innamorati, e uno dei più grandi comprensori sciistici al coperto del mondo, un tempo si trovava un’enorme discarica mineraria con 36 milioni di tonnellate di pietra e scarti provenienti dalla miniera statale di Wilhelmina.

Wilhelmina Park, Heerlen, Paesi Bassi - Foto S. Mlađenović Stević

Wilhelmina Park, Heerlen, Paesi Bassi – Foto S. Mlađenović Stević

Il sito è stato trasformato in un parco turistico situato su una delle poche zone sopraelevate del Limburgo meridionale. Il paesaggio della collina di Wilhelmina è stato progettato dalle autorità regionali e locali ed è ora gestito da diversi comuni nel cui territorio ricade l’ampia area ricreativa del Parco di Gravenrode.

Nella discarica di rifiuti metallurgici di Rača, vicino a Zenica, per cento anni sono stati smaltiti rifiuti industriali pericolosi – scorie e rifiuti metallici – derivanti dall’attività dell’altoforno e di altri impianti dell’acciaieria. La discarica industriale di Rača ha coperto le sorgenti idriche dell’antico insediamento di Tetovo e il suo territorio è stato interessato da decine di miniere illegali, sfruttate per decenni dalla popolazione locale per il sostentamento delle proprie famiglie.

Oggi, Rača è oggetto di calcoli economici e di concorrenza di mercato: chi si impadronirà di questa generosa fonte di profitto, continuerà a ricavare un prezioso bottino dalla discarica.

Il fatto che quest’area industriale sia pesantemente inquinata da materiali tossici che vi sono stati scaricati per decenni, insieme ai rischi per la sicurezza derivanti dall’instabilità del terreno nelle immediate vicinanze dei centri abitati, sono percepiti come problemi secondari e di certo non verranno discussi dai decisori politici ancora per molto tempo.

La riqualificazione della discarica industriale di Rača richiede ingenti finanziamenti e un ampio progetto di chiusura e trasformazione. La questione non sembra essere una priorità per i politici, nonostante l’intera Bosnia Erzegovina si trovi ad affrontare le sfide della transizione energetica e verde.

La Bosnia Erzegovina non dispone di un quadro giuridico adeguato che permetta la realizzazione di progetti costosi e complessi per la chiusura e la bonifica dei siti industriali abbandonati. Rifiuti accumulati in vent’anni hanno rilasciato un’elevata concentrazione di inquinanti, in particolare piombo, cadmio e idrocarburi policiclici aromatici, nello strato superficiale del suolo dei centri abitati circostanti, tra cui Tetovo e Kanal.

Ad oggi, non ci sono prove sufficienti per stabilire se questi livelli si stiano riducendo naturalmente o se rimangano a livelli pericolosi nonostante la chiusura degli impianti.

Heerlen ha evitato le pericolose conseguenze di una prolungata attività industriale pesante sui terreni abbandonati e sulla superficie degli insediamenti circostanti attraverso interventi estesi per stabilizzare il terreno dell’ex discarica, ricoprendo i rifiuti con uno strato di terreno pulito, piantando nuovi alberi e implementando sistemi di controllo dell’erosione e del percolato, oltre all’introduzione di un sistema di monitoraggio a lungo termine.

Il problema della discarica industriale di Rača è molto più complesso di quello della discarica di Wilhelmina, che è costituita principalmente da scarti minerari. Il sito di Zenica contiene rifiuti metallurgici derivanti dalla lavorazione dei minerali, tra cui scorie e materiale ferroso.

La sfida del riscaldamento

Anche il futuro del sistema di riscaldamento a Zenica resta incerto, considerando che la rete di teleriscaldamento della città è legata all’attività produttiva dell’acciaieria. Con la chiusura degli stabilimenti che rifornivano la città di energia per il riscaldamento, e successivamente della cokeria e dell’altoforno che garantiva il funzionamento dalla nuova centrale termica, è stato sospeso anche il sistema di teleriscaldamento.

La centrale termica di Zenica – creata grazie ad una partnership pubblico-privata tra il comune, ArcelorMittal Zenica e partner finlandesi – da mesi lancia l’allarme sull’insostenibilità dell’attuale sistema, comprese enormi perdite e l’incertezza riguardo al passaggio a fonti energetiche alternative. È stata annunciata la possibilità di dichiarare fallimento, confermando la fondatezza del timore degli abitanti di Zenica di rimanere senza riscaldamento durante il prossimo inverno.

Il problema del teleriscaldamento per gli abitanti di Heerlen è stato risolto una ventina di anni fa, quando si è resi conto che l’energia proveniente dalle miniere dismesse poteva produrre calore sufficiente a riscaldare l’intera regione. Oggi, questo sistema copre centinaia di migliaia di metri quadrati di superficie utile ed è tuttora in espansione.

Le ex cave, riempite di acqua, fungono da fonte di energia per il riscaldamento, mentre l’acqua fredda proveniente dalle parti meno profonde della miniera viene utilizzata per raffreddare gli edifici. Si tratta della cosiddetta rete di quinta generazione, che sfrutta l’acqua calda delle miniere e il calore di scarto degli edifici e dei data center, innalzando la temperatura al livello necessario per il riscaldamento tramite pompe di calore e collegando edifici residenziali e commerciali in un’unica rete geotermica.

Il Politecnico di Zenica ha avviato un dialogo con le autorità di Heerlen per uno scambio di esperienze utili, applicabili a Zenica, in particolare per quanto riguarda l’utilizzo dell’energia proveniente da miniere di lignite dismesse.

The Anti-City Guide, foto Anti City Guide

The Anti-City Guide, foto Anti City Guide

Nel gennaio di quest’anno, a seguito dell’annuncio di un possibile fallimento dell’acciaieria, l’Università di Zenica ha organizzato un incontro pubblico sul futuro del sistema di riscaldamento della città. Durante l’evento sono state presentate al pubblico quattro soluzioni possibili. Tutte le proposte si basano su idee – realizzabili dal punto di vista tecnologico ed infrastrutturale – per la fornitura di energia termica a case e aziende. Nessuna delle proposte però ha preso in considerazione la possibilità di estrarre energia termica da impianti minerari dismessi.

La storia del legame tra due comunità che nel corso della storia hanno perso la loro funzione industriale e che oggi vivono con l’eredità del passato alla ricerca di una nuova identità, è stata rilanciata da Maurice Hermans, artista di Heerlen, nell’ambito di una singolare piattaforma denominata The Anti-City Guide.

I risultati di questo interessante progetto, che esplora il passato industriale e le conseguenze della transizione in diverse città europee, tra cui Zenica, saranno pubblicati online e in un’edizione cartacea, che sarà presto disponibile in olandese.