Come il Montenegro si prepara a un’emergenza che non c’รจ
La percezione di un’emergenza migranti percorre come una febbre i Balcani, ma in nessun paese assume sembianze surreali come in Montenegro, dove si lavora alacremente per affrontare arrivi di massa che almeno per ora non sono ancora avvenuti
(Pubblicato originariamente da Open Migration )
La narrazione di un problema, a volte, precede il problema stesso. Sembra questo il caso del Montenegro, che negli ultimi tempi ha guadagnato gli onori delle cronache con il tema forte di stagione: i migranti. I richiedenti asilo, per la precisione.
Negli ultimi due mesi il governo di Podgorica ha prima dichiarato di valutare la costruzione di un muro al confine con lโAlbania, le cui forze dellโordine lascerebbero passare una quota crescente e preoccupante di migranti rifiutandone il respingimento. Pochi giorni dopo, lโesecutivo montenegrino ha discusso di unโadesione a Frontex, lโagenzia delle frontiere europee. Posizioni pubbliche premiate dal governo ungherese, pronto a donare a Podgorica il filo spinato necessario a mettere in โsicurezzaโ almeno 25 chilometri del proprio confine meridionale.
Al centro per richiedenti asilo di Spuลพ
La strada verso il centro per richiedenti asilo di Spuลพ, a mezzโora da Podgorica, รจ una sonnolenta statale di provincia per Nikลกiฤ e il Montenegro settentrionale. Una strada di campagna si srotola tra alberi di fichi e arbusti, prima di finire in uno spiazzo sul quale si affacciano due strutture. Entrambe recintate, simili dallโesterno, sono molto diverse allโinterno. Una delle due รจ il carcere di Podgorica, lโaltra รจ quella dove un gabbiotto di addetti alla sicurezza, disarmati, chiamano i responsabili della struttura.
โDipendiamo dal ministero degli Interni adessoโ, spiega Anฤela ล ekularac-Terziฤ, giovane psicologa del centro, mentre ci accoglie sorridente allโingresso. โPrima questo centro dipendeva dal ministero del Lavoro e da quello delle Politiche Sociali, ma il 1ยฐ gennaio 2018 cโรจ stata la riforma e da Centro per i Richiedenti Asilo abbiamo cambiato nome in Centro per Richiedenti Protezione Internazionaleโ aggiunge Tamara Lakiฤ, avvocato e consulente legale per le persone che risiedono nel centro. โNoi ci occupiamo di accoglienza, alloggio, supporto legale e sanitario, sostegno psicologico, trasporti e attivitร , mentre un nuovo dipartimento ad hoc โ sempre sotto la responsabilitร del ministero degli Interni โ si occupa di analizzare la richiesta di asilo secondo i termini di legge [21 mesi al massimo, NdA]. Qui arrivano le persone che, entrate nel paese, fanno richiesta come richiedenti asilo o protezione sussidiaria. I nostri colleghi, con interviste mensili, ricostruiscono e verificano le motivazioni della richiesta e decidono se concederla o menoโ.
Tamara e Anฤela sono professionali, preparate, disponibili. Dopo un caffรจ in un ufficio pieno del fumo di mille sigarette, ci guidano a visitare la struttura, in un tour che a tratti sembra quasi promozionale. โCi sono tre blocchi, uno per gli uomini soli, uno per le donne sole e un altro per le famiglie. In caso di necessitร , perรฒ, possiamo fare conto su strutture di emergenzaโ. Che sono dei container sistemati nel cortile del centro, ma che verranno sostituiti presto, racconta Anฤela, da casette prefabbricate dellโIkea che hanno pure vinto un premio di design. E sorride. Per i minori non accompagnati, invece? โIn quel caso viene nominato dal tribunale un tutore che si occupa di loro e delle loro necessitร โ.
Quindi nel paese che vuol costruire un muro al confine con lโAlbania, al momento, cโรจ un centro con 80 posti (57 dei quali occupati al momento della visita) che รจ piรน che sufficiente a colmare le necessitร . Ma chi sono le persone ospitate dal centro?
Matoub, Alรฌ, Mohammed
Matoub lo noti subito, per come sorride, per come cerca il tuo sguardo, per una voglia di comunicare che arriva prima di lui. โVengo dallโAlgeria, sono un cabilo [regione settentrionale a maggioranza tamazigh, di origine berbera]. Per noi arrivare a Istanbul non รจ un problema, non abbiam bisogno di visto. Poi, da lร , in Grecia, poi in Albania e ora qui. Ma appena riesco, riparto, vero?โ chiede rivolgendosi ai due amici ai suoi fianchi, algerini e cabili come lui, che annuiscono sempre. โIo voglio arrivare a Marsiglia, prima o poi ci riuscirรฒ. Lร cโรจ gente che conosco, voglio sfondare nel mondo della musica. Ho 23 anni, posso ancora farcela. DellโAlgeria mi manca la famiglia, gli amici, la mia bellissima terra. Ma non ho un futuro, perchรฉ la vita รจ dura per tutti, ma per noi cabili ancor di piรน. Un governo corrotto, una societร conservatrice. Ho una vita soltanto, giusto?โ.
Il centro รจ tenuto bene, pulito, ogni blocco รจ affidato per la gestione delle pulizie quotidiane agli ospiti stessi. Tre piani, ogni piano due spazi comuni, uno ad uso di piccola cucina, uno per la televisione e, nel blocco delle famiglie, per i bimbi. Matoub non si lamenta. โCi trattano bene, anzi, io ho sentito molte brutte storie di persone che hanno fatto un viaggio simile al mio, ma io non mi lamento. Io i problemi li ho avuti con gli arabi! Che non mi sopportano, perchรฉ bevo e fumo, ma per il resto basta pagare e si va avanti lungo la strada. I turchi sono i piรน furbi: si fan pagare dallโEuropa per fermarci, si fan pagare da noi per lasciarci passare, cosรฌ guadagnano due volte! Continuerรฒ a pagare e arriverรฒ a Marsigliaโ.
Con Matoub e i suoi amici cโรจ un gruppo di ragazzi dallโAfghanistan. Solo Alรฌ parla inglese, gli altri gli si stringono un poโ attorno, lui sembra quasi proteggerli con la sua mole imponente. โArrivo da un piccolo paese al confine tra Afghanistan e Pakistan, zone pericolose, per tutti. Prima di passare dalla Grecia e dallโAlbania sono andato in Turchia, passando dallโIran. Spero di ripartire subitoโ.
Nelle altre stanze ci sono Mohammed, libico, anche lui arrivato via Istanbul, e un ragazzo russo e un ragazzo serbo, schivi, che se ne stanno in disparte. La loro รจ una storia differente, che non hanno voglia di raccontare, ma che li ha portati nello stesso luogo di queste vite in transito.
Dal campo profughi di Yarmouk al Montenegro
Le due famiglie del centro sono siriane. โAh, beh, i siriani sono diversi, sono davvero fantasticiโ, sospira Anฤela con ammirazione. Vengono tutti da Yarmouk, il campo profughi palestinese di Damasco, devastato dalla guerra che dal 2011 distrugge la Siria. Non parlano inglese, le traduzioni sono complicate. Facile invece parlare con Ana, una giovanissima ragazza cubana, ospite del centro con i due bimbi. E non รจ un caso raro. I cubani, che non hanno bisogno di visto per Belgrado e da lร si muovono verso i paesi della frontiera orientale, non sono pochi, arrivando a rappresentare il terzo o quarto gruppo per provenienza di tutti i richiedenti asilo in Montenegro.
โAppena arrivano noi ci occupiamo di una visita medica specifica, se vengono riscontrate delle patologie particolari, vengono riferiti allโospedale statale di Podgorica. I casi piรน gravi, per noi, sono stati Aids, tubercolosi, epatite, ma davvero pochi in questi anni. Ricordo, invece, una bimba cubana, arrivata con la famiglia dallโAlbania, con un principio di assideramento. Le hanno dovuto amputare le dita dei piediโ, ricorda Anฤela, spegnendo per un attimo il suo sorriso da guida turistica. โRispetto al mio lavoro, invece, i traumi sono spesso quelli di persone che hanno subito torture e traumi: paranoia, depressione e altri disturbi, che รจ perรฒ difficile seguire a fondo, perchรฉ la maggioranza di loro va via dopo una notteโ.
Quindi รจ lecito dire che non esiste alcuna emergenza in Montenegro? โIl centro รจ sufficiente, per oraโ, ammette Anฤela senza rispondere nel merito, โma รจ in fase di progettazione un centro di transito โ al confine con lโAlbania โ per coloro che non si vogliono fermare quiโ. Che servirebbe molto di piรน, perchรฉ la maggior parte degli ospiti della struttura non resteranno oltre una buona dormita, una doccia e un pasto caldo. Quanti hanno ottenuto la protezione internazionale? โIn Montenegro la media รจ di massimo dieci persone allโannoโ.
Lโemergenza che non cโรจ
Per tornare in cittร ci chiamano un taxi, che arriva con un carico di birra per le sorridenti guardie del centro. โGiornalisti? Avete visitato il centro? Eh, purtroppo non si puรฒ accogliere tutti, sono troppi, noi siamo un paese poveroโ. Perchรฉ, appunto, la narrazione di un problema a volte arriva prima del problema stesso.
Mensur Bajramspahiฤ รจ un ragazzone dalla faccia simpatica, dai modi affabili e cordiali, che ne fanno un ottimo portavoce per lโUnhcr a Podgorica.
โIn Montenegro, dallโinizio di questโanno, sono state 1380 le persone che han fatto richiesta di asilo. Dal 2006, da quando cioรจ esiste una legge in Montenegro, il numero di richiedenti asilo nel paese รจ di circa 13mila. Un trend in crescita, sicuramente, ma non ha assunto il profilo della crisi.
In media, restano in Montenegro solo per alcuni giorni prima di dirigersi verso i paesi dell’Ue e la rotta, piรน o meno, รจ sempre quella: dallโAlbania arrivano qui, per andare in Bosnia Erzegovina e in Croazia e poi proseguireโ.
Come รจ possibile allora che si parli di emergenza? โIn linea di massima, almeno rispetto ai paesi Ueโ, spiega Mensur, โqui il dibattito รจ piรน pacato. Le notizie che riceviamo dalla Bosnia, soprattutto, ci allertano su un possibile aumento dei richiedenti asilo questโestate, perchรฉ Sarajevo e dintorni stanno vivendo un momento di pressione; noi ci stiamo preparando, ma senza allarmismiโ. Coinvolgendo anche la societร civile? โQuesto รจ un tema differente rispetto ai paesi Ue, ad esempio, perchรฉ qui รจ tutto affidato allo stato e a noiโ.
Un fattore interessante, quello del silenzio della societร civile. Si parla di muri, di filo spinato, di Frontex, ma allo stesso tempo invece, osservando la stampa locale durante le recenti elezioni presidenziali, nella campagna elettorale il tema รจ stato quasi completamente assente. Perchรฉ? Come se si volesse mandare un messaggio allโUnione europea, notoriamente sensibile allโargomento, piรน che allโinterno del paese.
I giornalisti montenegrini che si occupano di rifugiati
Perchรฉ il Montenegro, di fatto, ha ben altri problemi e uno di questi รจ con lโinformazione. Il paese, come giร รจ accaduto altre volte in passato, รจ stato scosso dallโattentato contro la giornalista investigativa del quotidiano Vijesti Olivera Lakiฤ, rimasta ferita lโ8 maggio scorso. Un caso tuttโaltro che isolato, visto che come ha scritto Damira Kalac in un articolo pubblicato da Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa, โDal 2004, quando รจ stato ucciso il caporedattore del quotidiano Dan, Duลกko Jovanoviฤ, in Montenegro sono stati registrati 76 casi di attacchi contro giornalistiโ.
Uno di questi รจ Vladimir Otaลกeviฤ, del network di giornalismo investigativo Lupa, minacciato di morte dal fratello dellโallora primo ministro Markoviฤ. Otaลกeviฤ รจ anche uno dei pochi che si รจ occupato di profughi in Montenegro.
โIl problema dei profughi in Montenegro non รจ grande come in Ungheria, Germania o Italia, e i media non sono interessati a informare su questo temaโ mi conferma Otaลกeviฤ. โOgni tanto perรฒ si possono trovare informazioni e altri dati rilevanti, per esempio rispetto al traffico che viene fatto di queste persone. Io me ne sono occupato negli anni scorsi. I profughi entrano di solito dal valico di Boลพaj. Rimangono solo alcuni giorni nel campo di Spuลพ, dopodichรฉ si dirigono verso Roลพaje, nelle cui vicinanze attraversano la frontiera con la Serbia, nella maggior parte dei casi presso il valico di Draฤenovac. Secondo i dati dei servizi di sicurezza i trafficanti utilizzano spesso i taxi, ma anche altri mezzi di trasporto. Sempre secondo quei dati, alcuni anni fa gli immigrati pagavano ai trafficanti 3.500 euro a persona per attraversare il Montenegroโ.
Il tema degli affari fatti sulla pelle dei migranti stava a cuore a Andrijana Kadija, ex direttrice della Radiotelevizija Crne Gore (RTCG), lโemittente pubblica montenegrina, silurata con la colpa di essere nel board di una Ong. Perchรฉ il Montenegro โ come ha scritto recentemente Dragoslav Dedoviฤ in un corsivo di commento alle ultime presidenziali (vinte ancora dal leader del Partito Democratico Socialista, Milo ฤukanoviฤ) โ vive dalla dissoluzione della ex-Jugoslavia una sorta di โgiorno della marmottaโ. ฤukanoviฤ governa il paese โ in pratica โ dal 1998, nonostante tre annunci di ritiro dalla politica e una serie di processi che lo vedevano coinvolto in svariati traffici, compreso il lucroso affare delle sigarette negli anni Novanta, tema sul quale indaga da tempo proprio Olivera Lakiฤ.
ฤukanoviฤ, da anni, punta tutto sulla triade Ue/Nato/Euro, tenendosi fuori dal pantano dei nazionalismi della jugosfera. A Podgorica รจ normale trovare simboli della ex-Jugoslavia che convivono con il monumento alle vittime di Goli Otok, lโisola-prigione dove venivano confinati i dissidenti politici. Un colpo al cerchio, uno alla botte. Un europeista cosรฌ convinto รจ di sicuro uno al quale non fare troppe domande in tempi cosรฌ bui per la tenuta dellโUnione. Lui e il suo entourage usano il tema migranti per mostrarsi zelanti custodi di confini minacciati. Tanto quanto, come spiegava Dedoviฤ, lโopposizione montenegrina filorussa non oppone altro che una strumentalizzazione opposta della vicenda, cavalcando lโidea dellโinvasione in salsa islamofobica e di pericolo terrorista per attaccare il governo sulla base di un problema che non cโรจ.
La giornata sta per finire, e attorno a uno dei ponti che collega la cittร a cavallo del fiume Moraฤa che lโattraversa, riappare Alรฌ, con lo sguardo dolce. Attorno a lui tutti gli altri afgani conosciuti al centro. Alรฌ ha il suo zaino, anche gli altri. Stanno parlando con un tassista, Alรฌ ci guarda, e sorride, come fosse stato sorpreso a far qualcosa che non va. Il tassista non li carica, va via, ne fermano un altro. Perchรฉ il viaggio continua, nonostante tutto.
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