La Bosnia di BallarĂ²

La Bosnia di BallarĂ² è a 20 minuti dall’Italia (!), costellata di campi di addestramento di Al Qaeda e abitata da mujaheddin armati fino ai denti. Non è la Bosnia che conosciamo.

15/01/2004, Redazione

Ho vissuto due anni in una zona della Bosnia Erzegovina che BallarĂ² (trasmissione di Rai3) descriveva nella puntata di martedì sera come infestata di mujaheddin armati fino ai denti, ansiosi di lanciare la guerra santa contro l’Italia.

La Bosnia, secondo il conduttore, è ad appena 20 minuti di distanza da noi (anche superando i limiti di velocitĂ , così in fretta non ce l’ho mai fatta), abitata da "musulmani con gli occhi azzurri", convertitisi negli ultimi anni all’Islam. Certo, secondo una prospettiva storica lungimirante, i secoli quattordicesimo, quindicesimo possono essere considerati "ultimi anni". Con un po’ di immaginazione.

Il contesto della trasmissione è quello dello scontro di civiltĂ . Il tentativo, riuscito, quello di creare allarme. L’effetto, anche questo riuscito, quello di stigmatizzare una popolazione (i Bosniaco Musulmani), che ospiterebbero estremisti al soldo di Al Qaeda. L’immagine della Bosnia che ne esce è inquietante.

E’ vero, durante la guerra sono stati numerosi i combattenti stranieri che sono andati in Bosnia per sostenere i Musulmani. Alcuni sono rimasti, e sposandosi hanno acquisito la cittadinanza bosniaca. Parte di loro risiedeva nel villaggio di Bocinje, tra Maglaj e Zavidovici, zona su cui si concentrava l’attenzione del filmato. Quella zona è oggi una di quelle che registra le piĂ¹ alti percentuali di ritorno (di Serbi) nell’area. Quei mujaheddin, lì, non ci sono piĂ¹ da anni. L’immagine del territorio presentata dalla trasmissione è fuorviante.

Gli effetti delle guerre producono un’onda lunga. In Bosnia, la vittoria dei nazionalisti di tutti e tre gli schieramenti, avallata dalla comunitĂ  internazionale, ha avuto come corollario la sconfitta delle opzioni laiche e volte al dialogo multietnico. Data la confusione – riuscita – imposta dai nazionalismi tra istanze etniche e religiose, uno degli effetti piĂ¹ macroscopici è stato quello di provocare una radicalizzazione del sentimento religioso. Per quanto riguarda l’Islam bosniaco, in un contesto tradizionalmente aperto data la compresenza secolare nello stesso territorio di religioni diverse, la presenza di combattenti stranieri ha senz’altro avuto un effetto. Dopo la guerra sono apparse le prime donne completamente coperte, una presenza di estremisti islamici armati anche oggi non è certamente escludibile. Come in altri Paesi europei del resto. Ma le cifre presentate da di BallarĂ² alludono ad un esercito… PerchĂ© non ricordare allora anche i mercenari stranieri (cristiani?) che sono andati in Bosnia per combattere al fianco dei Croati o dei Serbi. Quei bravi ragazzi che fine hanno fatto?

Nello scenario europeo, la Bosnia è considerata il luogo per antonomasia dove Oriente e Occidente si sono dati la mano. Il simbolo di questo incontro, il ponte di Mostar, il "bianco arcobaleno di pietra", è stato effettivamente distrutto, dieci anni fa. Non dai Musulmani perĂ². PerchĂ© oggi sarebbero loro l’ostacolo piĂ¹ forte al dialogo? PerchĂ© il fantomatico addestratore di combattenti – intervistato dalla trasmissione-choc – avrebbe reso testimonianze il cui unico effetto era quello di creare allarme stigmatizzando un intero popolo (i Bosniaco Musulmani)? Se è così facile per un giornalista entrare in contatto con questi personaggi, non lo sarebbe altrettanto per le forze internazionali presenti nel Paese (circa 12.000 uomini sotto comando Nato)?

Che in Bosnia ci siano armi (tante) non è una notizia, e neppure il fatto che la criminalitĂ  organizzata ne diriga il traffico. Rappresenta una delle voci piĂ¹ importanti del suo bilancio, insieme al traffico di persone. Ma si tratta di una mafia multietnica. Quello criminale è infatti l’unico settore nel quale le barriere nazionali non hanno mai rappresentato alcun problema. Presentare i Musulmani come unico potenziale pericolo in questo contesto non è corretto. Siamo fuori dall’informazione, dentro la politica. Quella che favorisce la paura.

A.R.