Repressione transnazionale: il caso Georgia
Anche la Georgia è entrata nel novero dei paesi che reprimono il dissenso oltre i propri confini nazionali: negli ultimi anni, si moltiplicano i casi di oppositori al Sogno Georgiano che vengono raggiunti all’estero da arresti illegali, minacce e intimidazioni. Terza e ultima puntata del nostro approfondimento

© Artmim/Shutterstock
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La Georgia è entrata nel novero dei Paesi che praticano la repressione transnazionale. Freedom House ha identificato per la prima volta il governo georgiano tra quelli che nel 2025 hanno utilizzato strumenti di repressione oltre i propri confini, attraverso rapimenti, deportazioni, aggressioni, minacce e intimidazioni, e che cooperano attivamente con i governi che a loro volta praticano la repressione transnazionale.
I georgiani all’estero
Due sono le zone geografiche dove il meccanismo repressivo pare essere in funzione: Medio Oriente ed Europa. Il caso più eclatante è quello di Giorgi Bachiashvili, ex collaboratore di Bidzina Ivanishvili e già responsabile del Co-Investment Fund. Il 24 maggio 2025 Bachiashvili è stato fermato negli Emirati Arabi Uniti.
Secondo la sua deposizione resa davanti al tribunale di Tbilisi, è stato prelevato ad Abu Dhabi e trasferito prima a Dubai, dove è stato tenuto bendato per due giorni, senza poter contattare familiari o avvocati, e poi trasferito in Georgia a bordo di un aereo della Georgian Airways. I suoi legali hanno definito l’operazione un unlawful cross-border abduction (rapimento transfrontaliero illegale), sottolineando l’assenza di una procedura formale di estradizione.
La ricostruzione di Bachiashvili è stata contestata dalle autorità georgiane. Lo State Security Service ha sostenuto che l’arresto sia avvenuto alla frontiera terrestre. L’ex alto funzionario del Ministero dell’Interno Irakli Shaishmelashvili ha contestato la versione delle autorità georgiane secondo cui Giorgi Bachiashvili sarebbe stato arrestato alla cosiddetta “green zone” di confine, affermando che trasferimenti di questo tipo avvengono “hand-to-hand”.
Ha inoltre sostenuto che i servizi di intelligence russi e bielorussi abbiano assistito il governo del Sogno Georgiano nell’individuazione e nel rapimento di Bachiashvili, dichiarando di aver visto rappresentanti di entrambi i servizi operare presso lo State Security Service.
Pur non essendo state verificate indipendentemente, tali dichiarazioni assumono rilievo alla luce del precedente incarico di Shaishmelashvili all’interno dell’apparato di sicurezza. Shaishmelashvili ha a sua volta abbandonato il paese e ha ottenuto asilo politico all’estero. Transparency International Georgia ha riportato la sua versione secondo cui Bachiashvili è stato tenuto illegalmente per due giorni e poi caricato, bendato, sull’aereo diretto in Georgia.
Il suo caso è stato descritto come una possibile rendition irregolare: un trasferimento coercitivo fuori dal normale quadro dell’estradizione, seguito dalla detenzione in Georgia.
Sono anche emerse aggressioni contro cittadini georgiani politicamente esposti che si trovavano all’estero. Il 13 gennaio 2025, ad Abu Dhabi, Lasha Gabitashvili è stato coinvolto in un’aggressione fisica con tre parlamentari del Sogno Georgiano – Irakli Zarkua, Viktor Sanikidze e Gela Samkharadze – in seguito a uno scambio di accuse di natura politica.
La vicenda ha avuto un seguito anche dopo il rientro di Gabitashvili in Georgia, dove ha denunciato di essere stato aggredito da tre uomini mascherati mentre portava a spasso il cane, e poi di essere stato privato della cittadinanza.
Levan Moseshvili, attivista di Girchi-Più Libertà – partito di opposizione – ha denunciato un’aggressione a Parigi. Mentre camminava con la moglie e il figlio, un uomo lo ha avvicinato chiedendogli “Sei Levan?”, lo ha insultato con espressioni di carattere politico e lo ha colpito al volto prima di fuggire. Moseshvili ha collegato l’aggressione alla propria attività politica e ha riferito che in precedenza alcuni utenti dei social media avevano minacciato di “scovarlo anche in Europa”.
Nello stesso periodo, Inga Tsiklauri, critica del Sogno Georgiano residente in Islanda, ha denunciato di essere stata minacciata e intimidita da un cittadino georgiano a Reykjavík, che è andato a cercarla sul posto di lavoro.
Questi episodi hanno portato la Georgia, nel 2025, nello stesso gruppo con Russia e Cecenia distinto per: esercizio della pressione politica oltre il territorio nazionale, nei confronti di persone che hanno cercato all’estero uno spazio di sicurezza o di libertà politica.
Nel caso della Georgia in particolare, rispetto alla Russia, l’Europa è una destinazione più problematica per il regime di visa-free. La facile accessibilità allo spazio Schengen incute un certo timore a chi lascia il paese per chiedere asilo all’estero, poiché si ritiene più facile essere raggiunti da missioni punitive o di rimpatrio forzato.
Cooperazione repressiva
La Georgia costituisce un caso rilevante di repressione transnazionale anche attraverso la cooperazione con altri paesi che la operano.
Nel 2017, Afgan Mukhtarli, giornalista e difensore dei diritti umani azero residente a Tbilisi, è stato rapito in Georgia e trasferito illegalmente in Azerbaijan, dove è stato arrestato e condannato. Nel 2024, la Corte europea dei diritti dell’uomo, nella causa Mukhtarli v. Azerbaijan and Georgia, ha accertato violazioni da parte della Georgia, in particolare per il mancato svolgimento di un’indagine effettiva sul rapimento, sul maltrattamento e sul trasferimento del giornalista.
Un secondo caso riguarda Afgan Sadigov, giornalista azero direttore dell’emittente azera Azel.TV, trasferitosi in Georgia dopo aver subito procedimenti penali e pressioni per la propria attività critica nei confronti delle autorità dell’Azerbaijan.
Arrestato a Tbilisi nell’agosto 2024 sulla base di una richiesta di estradizione, dopo che la CEDU ha adottato una misura provvisoria impedendone il trasferimento, Sadigov è stato rilasciato su cauzione nell’aprile 2025, ed è rimasto per mesi sotto la minaccia di trasferimento in Azerbaijan. Ha partecipato attivamente alle proteste in Georgia, che continuano ininterrottamente dal più di 600 giorni.
Dopo la chiusura, nell’aprile 2026, del procedimento penale azero sul quale si fondava la richiesta di estradizione, le autorità georgiane hanno revocato le restrizioni nei suoi confronti; pochi giorni dopo lo hanno nuovamente arrestato per un illecito amministrativo e deportato il 5 aprile 2026.
Human Rights Watch e organizzazioni georgiane per i diritti umani hanno denunciato la vicenda come indicativa di una possibile cooperazione tra le autorità dei due Paesi e di un tentativo di eludere la protezione garantita dalla CEDU.
Nel giugno 2026 Sadigov è stato nuovamente arrestato in Azerbaijan. L’8 giugno 2026 è stato fermato da uomini mascherati in abiti civili e successivamente sottoposto a custodia cautelare in relazione allo stesso procedimento che aveva originariamente costituito la base della richiesta di estradizione.
I due casi mostrano come la cooperazione tra le autorità georgiane e azere possa consentire il trasferimento oltre frontiera di oppositori e critici del governo azero, esponendoli nuovamente a detenzione, e facendo di Tbilisi parte attiva nella repressione transazionale.
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