Addio a Corax, grande artista e uomo libero

Si è spento lo scorso 16 maggio a Belgrado Predrag Koraksić Corax, uno dei più noti e brillanti vignettisti serbi. Il ritratto di un artista che ha attraversato un secolo intero raccontando con la sua penna raffinata e pungente la storia politica jugoslava e serba

20/05/2026, Radmila Stanković
Corax -uploader Dcabrilo at English Wikipedia. GPL, via Wikimedia Commons

Corax

Corax -uploader Dcabrilo at English Wikipedia. GPL, via Wikimedia Commons

(Originariamente pubblicato da Radar, il 17 maggio 2026)

Tutto il mondo lo conosce come Corax, ma per gli amici era Goga. Predrag Koraksić pensava per immagini e esprimeva le sue idee e i suoi pensieri con le immagini. Ha disegnato fino all’ultimo giorno, fino all’ultima vignetta – pubblicata nel doppio numero del quotidiano Danas dello scorso 16 maggio – lasciando dietro di sé migliaia di testimonianze da cronista ineguagliabile della nostra realtà e dei nostri difetti.

Diceva che la vignetta con cui reagiva alla realtà poteva essere uno schiaffo, ma mai un insulto. Doveva essere ironica, pungente, ma non doveva umiliare nessuno. Eseguiva i suoi disegni come se guardasse il mondo attraverso una serratura, cercando di mettere a nudo i potenti politici e leader nazionali.

Lui stesso ha spiegato questo processo.

“Mi ha sempre dato fastidio l’arroganza, che è la caratteristica principale di queste persone, come anche la mancanza di scrupoli, le menzogne, gli inganni… e soprattutto il nazionalismo. Non so se sia una conseguenza del fatto di essere nato da un matrimonio misto, ma ho sempre riconosciuto immediatamente la stupidità e la primitività del nazionalismo e dei nazionalisti”.

“Credo di essere riuscito, con i miei disegni, a smascherare queste persone, i politici e i potenti, mostrando l’essenza caricaturale del loro carattere. Li ho resi divertenti pur essendo pericolosi, e direi, a giudicare dalle reazioni che ho ricevuto, che alla gente è piaciuto”.

Aveva diciassette anni quando pubblicò la sua prima vignetta su Jež [rivista jugoslava di umorismo e satira]. Lo stipendio medio all’epoca si aggirava attorno ai 3000-4000 dinari, e Predrag Koraksić ricevette seicento dinari per quella vignetta! Portò tutta la sua compagnia di amici, erano sette o otto, alla pasticceria “Kod glumca” [Alla casa dell’attore] a Zemun. Mangiarono tutto quello che trovarono, finché non si sentirono male. Ecco come spese il suo primo compenso.

Ho conosciuto Goga quando ho cominciato a lavorare come giornalista per il quotidiano Večernje novosti, ma solo qualche anno fa gli ho chiesto come riuscisse a ideare ogni giorno vignette che venivano pubblicate sul quotidiano Danas.

“Quando leggo una notizia, rifletto subito su come la potrei commentare. La definirei una deformazione professionale, che mi impone di reagire. Un giornalista fa lo stesso quando decide di scrivere qualcosa. Mentre lavoro, penso al cosiddetto piccolo uomo che, guardando le mie vignette, dovrebbe riconoscere tutto e sentirsi bene, persino superiore rispetto a quelli che disegno e che, purtroppo, decidono il nostro destino”.

Traumi di guerra

La famiglia Koraksić è di origine greca. In Serbia, nell’area di Čačak, si trova il villaggio di Koraksići. Il padre di Goga, Stojan, era un insegnante, comunista e rivoluzionario, che accolse nel Partito Cvijetin Majo Mijatović, politico jugoslavo del dopoguerra e presidente della Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia [nel periodo 1980-81]. In Bosnia, nel villaggio di Liješan, sopra Zvornik, Stojan conobbe l’insegnante Zora, portandola nella sua città natale, Gornja Gorevnica, a nove chilometri da Čačak. Nel 1933, Zora diede alla luce Predrag.

“Pur essendo serbo, sono cresciuto e sono stato educato nello spirito jugoslavo. Mia madre era bosniaca di Fojnica, suo padre era di Spalato, la mia bisnonna materna era italiana, mio padre era serbo. Tutta la famiglia di mio padre si era unita ai partigiani, anche mia madre era membro del movimento antifascista. All’inizio della guerra, mio ​​padre venne arrestato dai crucchi e deportato in Germania. Saltò giù da un treno da qualche parte in Slovenia, fuggì e tornò nell’area di Čačak. Era il migliore amico dell’eroe nazionale Ratko Mitrović. In quella famosa fotografia conservata nel Museo della lotta di liberazione popolare, che mostra Ratko Mitrović parlare ad un raduno a Čačak, mio ​​padre è ritratto in uniforme partigiana”.

Stojan Koraksić fu catturato dai cetnici, che lo portarono a Ravna Gora, nel villaggio di Brajići, dove era la sede del movimento di Draža Mihailović. Gli tagliarono le dita e gli spararono, ma miracolosamente sopravvisse e, gravemente ferito, riuscì a raggiungere un ruscello dove le donne del villaggio attingevano acqua. Una donna di una famiglia cetnica lo vide e lo denunciò al marito. I cetnici arrivarono e lo giustiziarono. Predrag e suo fratello minore, di quattro anni più giovane, non sapevano nulla della brutale uccisione del padre. I bambini aspettavano il suo ritorno dalla guerra. Scoprirono la verità solo dopo la fine del conflitto.

“Dopo l’uccisione di mio padre, mia madre, mio ​​fratello minore ed io fummo praticamente condannati a morte dai cetnici. Un contadino che lavorava nella sede del movimento cetnico ci informò che la cosiddetta ‘crna trojka’ [formazione cetnica composta da tre membri, incaricata di eliminare chiunque il generale Mihailović ritenesse un oppositore] sarebbe venuta a liquidarci, a massacrarci, e noi fuggimmo immediatamente. Prima a Čačak dai nostri padrini, poi a Belgrado in treno. La mia madrina, che di solito contrabbandava panna e formaggio a Belgrado per venderli, portò me e mio fratello in treno. Mia madre si imbarcò di nascosto su una nave per Zemun e arrivò in via Gundulićeva 28 A. Mio fratello ed io eravamo con la zia Duda, che riuscì ad ottenere un ausweis (una sorta di lasciapassare) e ci portò a Zemun, che all’epoca era territorio croato. Lì prendemmo il nome da nubile di mia madre, così diventai Franjo Božić”.

Solo a guerra finita Predrag scoprì la dinamica della morte di sua padre. A raccontargli tutto fu un suo zio, il generale Velimir Terzić, che era sposato con la sorella di sua madre. La madre di Predrag rimase a lungo in silenzio. Gli anni della guerra furono dolorosi, la madre fu arrestata, ma suo padre riuscì a farla uscire di prigione. In quegli anni Predrag e suo fratello soffrirono la fame.

Dopo aver concluso gli studi liceali, Predrag raggiunse un compromesso con sua madre, decidendo di non diventare ingegnere come lei desiderava, ma nemmeno artista come avrebbe voluto lui, e si iscrisse quindi alla Facoltà di Architettura.

Le prime lezioni di disegno

Quando Predrag era all’ultimo anno di liceo, lo scultore Milan Besarabić visitò la scuola. Besarabić realizzava figure caricaturali in terracotta raffiguranti giudici e burocrati. Aveva uno studio a Sajmište, dove i suoi studenti più talentuosi lo andavano a trovare, e aveva allestito un laboratorio di pittura nella soffitta del liceo aperto a chiunque volesse imparare a disegnare.

Gli studenti disegnavano, Besarabić correggeva i loro lavori e, quando andavano nel suo studio, li incoraggiava a scolpire sotto la sua guida. Quelle furono le prime lezioni d’arte di Corax.

Dopo la pubblicazione della sua prima vignetta, continuò a lavorare per la rivista Jež e, dopo aver completato il terzo anno di architettura, trovò lavoro come vignettista professionista presso il quotidiano Rad, la cui redazione di trovava nella sede dell’Unione dei sindacati. Fu assunto da Ašer Deleon, uno dei redattori di Rad, che quello stesso anno ottenne un incarico presso l’ONU. Danilo Knežević fu quindi nominato caporedattore. Koraksić trascorse tre anni nella redazione di Rad. Quando venne lanciato il quotidiano Večernje novosti, Slobodan Glumac, che creò quel giornale e gli diede un’impronta particolare, invitò Predrag a lavorare con lui.

Per i successivi venticinque anni, Corax lavorò nella redazione di Večernje novosti, collaborando prima con Ranko Guzina e in seguito portando nella redazione anche Dušan Petričić. In quel periodo la caricatura divenne parte integrante di Novosti.

“Erano vignette senza un tema preciso, ricorrevamo all’umorismo di Esopo, combattevamo contro i difetti umani in generale. Trattavamo questioni quotidiane e lavoravamo ogni giorno. Nel corso degli anni, a Novosti abbiamo di fatto creato una sorta di scuola di giornalismo, pubblicando vignette diverse da tutte le altre, anche da quelle di Jež”.

“Ho lavorato occasionalmente anche per Jež, soprattutto nel 1971, durante l’era liberale, quando su questo giornale uscivano tantissimi contributi che era quasi impossibile pubblicare su Novosti. Ciononostante, Novosti si è sempre contraddistinto per il suo stile. Forse c’erano vignettisti che lavoravano anche per altre testate, ma non erano minimamente paragonabili alla qualità di Novosti a cui contribuirono Dušan Petričić, Ranko Guzina, anch’egli un bravo vignettista, Tošo Borković, e naturalmente il sottoscritto”.

Il vignettista Dragan Savić ebbe l’idea di creare un concorso per la migliore vignetta dedicato al famoso vignettista jugoslavo Pjer Križanić. Così, nel 1967, fu assegnato per la prima volta il premio per la migliore vignetta. Predrag Koraksić diede un prezioso contributo all’organizzazione dell’evento. Per dieci anni fu il curatore della mostra che rappresentava la migliore produzione annuale di vignette. Avviò anche una casa editrice, e così, quando il grande Oto Reisinger vinse il Premio Pjer Križanić venne pubblicata una raccolta di vignette di Reisinger intitolata “Visoko društvo” [Alta Società].

Koraksić non ha mai dimenticato un incontro con il famoso Pjer Križanić.

“Pjer era ancora vivo quando lavoravo come collaboratore alla rivista Jež. Indossavo i pantaloncini corti mentre lo guardavo giocare a scacchi con Toša Paranos, un famoso umorista che era una persona squisita. Stavano giocando a scacchi e io, da appassionato di scacchi, stavo lì a guardare. Pjer si voltò, mi guardò e chiese: ‘E tu, di chi sei figlio?’. Ero piccolo e magro, ma ricordo che Pjer si rivolse a me con quella domanda. Per me fu un momento molto importante”.

“Molti anni dopo, il regista Zdravko Velimirović decise di fare un documentario basato sui disegni di Pjer. Il grande vignettista aveva realizzato le sue opere migliori – che sono anche le più interessanti – tra le due monarchie, quella del re Petar e quella del re Aleksandar. A quel tempo, nella Costituzione serba c’era scritto: ‘La stampa è libera’ e le vignette di Pjer venivano pubblicate su Politika e Novi List. Zdravko Velimirović mi affidò il compito di restaurare le vignette per quel film, lo feci per ben tre mesi. Ritoccai quelle vignette per il giornale, le preparai per le riprese, e quella fu la mia migliore scuola. Il film fu girato con il titolo ‘Između dva kralja’ [Tra i due re, 1959] e quell’esperienza lasciò un segno indelebile nella mia carriera. Mi aiutò moltissimo il fatto di aver restaurato le vignette di Pjer giorno e notte per tre mesi. Un’esperienza irripetibile”.

L’ultima vignetta di Corax uscita sul quotidiano belgradese Danas (screenshot del sito web)

Amara democrazia

Si lavorava bene a Novosti fino all’ottavo congresso della Lega dei comunisti della Serbia, segnato da uno scontro interno al partito tra Ivan Stambolić e Slobodan Milošević. Koraksić comprese subito la direzione della politica avviata da Milošević.

“Non so come, ma capii subito cosa stava succedendo e cosa ci aspettava. Tuttavia, Milošević stava inebriando le masse, tutti erano con lui e lo sostenevano. Molti amici mi abbandonarono in quel periodo. Presi le distanze anche da alcuni dei miei parenti più stretti”.

Koraksić lottò contro la dirigenza di Novosti per tre anni. Volevano costringerlo ad andarsene di sua spontanea volontà, e lui voleva essere licenziato. Ma non potevano licenziarlo perché il regolamento non prevedeva una clausola che lo consentisse. Alla fine, modificarono il regolamento e introdussero una clausola che permetteva il licenziamento di chiunque non condividesse la linea editoriale. Predrag Koraksić fu quindi licenziato e passò al settimanale Vreme, dove rimase fino alla pensione.

“Ho sempre seguito un principio: non lavoro più con chi ha rifiutato di pubblicare una mia vignetta. Come ad esempio quando Dragoljub Žarković [l’ex caporedattore] di Vreme mi ha chiesto di smettere di disegnare Vojislav Koštunica. Molti anni dopo, Duško Petričić si è trovato in una situazione analoga quando il caporedattore di Politika non voleva che Petričić disegnasse Aleksandar Vučić”.

“Anche Ćuruvija, quando era caporedattore di Borba, rifiutò di pubblicare una mia vignetta e io decisi di non lavorare più per lui. È una vignetta molto famosa. Vojin Dimitrijević scrisse un lungo testo e la vignetta fu pubblicata insieme al testo di Vojin su un giornale svedese: Milošević con una zampa d’orso messa su Borba. Per tre mesi durante i bombardamenti [nel 1999], non pubblicai una sola vignetta”.

Nel 1988, il presidente austriaco Kurt Waldheim fu accusato di essere stato membro delle SS durante la Seconda guerra mondiale e di essere responsabile di crimini di guerra in Bosnia e Grecia. Due anni prima, era stato eletto presidente dell’Austria. Quando queste accuse divennero pubbliche, Waldheim rimase in silenzio e non si espresse in merito. Corax disegnò una vignetta, pubblicata dal quotidiano Duga, mostrando Waldheim con una svastica sulla bocca al posto di un cerotto. Il censore di Duga distrusse l’intera tiratura di cinquantamila copie stampate, per poi ristampare il giornale senza il disegno di Corax. “Fortunatamente, riuscii a procurarmi una copia di quella edizione con la mia vignetta”.

Per molto tempo, Corax non immaginava nemmeno che la Jugoslavia potesse crollare. La consapevolezza di tale possibilità e di tutto ciò che stava accadendo nel paese lo colpì profondamente. Ebbe – come affermò lui stesso – un’esplosione di creatività tanto che le sue vignette migliori e più famose nacquero in quegli anni. Disegnò con un istinto primordiale, spinto dal desiderio di contrastare la follia dilagante. Non temeva le conseguenze delle proprie scelte, ossia del fatto di disegnare vignette i cui protagonisti appartenevano alla leadership politica di allora.

“Non ho mai ricevuto minacce dirette, solo indirette. Tuttavia, dovevo assolutamente seguire il mio istinto, dovevo disegnare. Nonostante tutto, non mi sono lasciato intimidire. Durante la guerra avevo vissuto esperienze difficili, rischiando continuamente la vita, e questo mi aveva reso più forte. Quindi, non ho mai dato peso alle minacce, semplicemente dovevo lavorare. Poi dopo il crollo della Jugoslavia, la mia vera creatività è esplosa e non mi sono più fermato”.

La fama mondiale

Negli anni Novanta, Corax riscosse un incredibile successo a livello internazionale. Il New York Times pubblicò le sue vignette, così come tutti i principali quotidiani in Germania e in altri paesi europei. Viveva di vignette.

“Sono dovuto andare in Ungheria e aprire un conto corrente lì per poter ricevere compensi, perché tutti mi pagavano. In Serbia ho venduto gli originali delle mie vignette, che ho quasi esaurito. Giornalisti e ambasciatori stranieri venivano da me implorandomi di vendere i miei disegni”.

“In quel periodo, l’ambasciatore norvegese venne con sua moglie e litigarono per le vignette perché le volevano acquistare entrambi, dato che ognuno di loro possedeva una propria collezione. Successivamente tenni una mostra a Oslo e l’ambasciatore donò la sua collezione per essere esposta alla mostra”.

Dopo la caduta del regime di Milošević il 5 ottobre 2000, molti pensavano che Koraksić non avrebbe avuto più nulla da disegnare, ma lui continuò a disegnare senza sosta.

“C’è sempre qualcosa che mi turba ed è per questo che continuerò sempre a disegnare vignette. Ho un istinto per cui reagisco immediatamente appena qualcosa attira la mia attenzione. Oggi disegno vignette il cui protagonista principale è Aleksandar Vučić con i suoi leccapiedi. I leccapiedi sono sempre attuali, indipendentemente da chi sia al governo. Una delle caratteristiche di Vučić è quella di assumere un comportamento in Serbia e uno completamente diverso all’estero. È una tendenza molto evidente. Lui e gli altri membri dell’attuale élite politica riempiono un quarto dei miei disegni e continuerò a ritrarli”.

Predrag Koraksić è stato citato in giudizio solo una volta a causa di una sua vignetta.

Si tratta di una vignetta pubblicata all’epoca in cui Dobrica Ćosić si recava a Pale per convincere i serbo-bosniaci a firmare il piano Vance-Owen. Corax aveva disegnato la vignetta per il settimanale Vreme rappresentando Ćosić, Konstantinos Mitsotakis, Momir Bulatović, Radovan Karadžić, Biljana Plavšić, Nikola Koljević e Momčilo Krajišnik.

“Li avevo disegnati impegnati in un gioco che noi da piccoli chiamavamo ‘cavalle marce’, ma per il procuratore i protagonisti del mio disegno facevano sesso orale di gruppo! Essendosi poi reso conto che sarebbe sembrato ridicolo, il procuratore aveva ritirato l’accusa dopo tre udienze. Molti anni dopo ho scoperto che era stato Dobrica Ćosić a sporgere denuncia e non Slobodan Milošević, come credevo”.

Predrag Koraksić ha lasciato dietro di sé molti libri che raccolgono alcune delle sue migliori vignette. Tra questi spicca la raccolta “Trajno prošlo vreme: hronologija 1990-2001” [Un passato continuo: cronologia 1990-2001], pubblicata dall’editore Službeni glasnik di Belgrado.

Tra le numerose espressioni di elogio per la sua arte, va ricordata quella dello scrittore Miljenko Jergović. “Predrag Koraksić si occupa sempre ed esplicitamente della prospettiva serba. Quindi, anche della prospettiva serba sulla guerra […]. Corax disegna per i serbi e, in quella quotidiana cerimonia di autoriflessione, fa per il suo pubblico quello che Thomas Mann ha fatto per i tedeschi…”.

Durante una visita a Belgrado negli anni Novanta, Richard Holbrooke, diplomatico americano e uno degli ideatori degli Accordi di Dayton che posero fine alla guerra in Bosnia Erzegovina, criticò Slobodan Milošević per aver soffocato la libertà di stampa in Serbia. Milošević reagì tirando fuori dal cassetto il settimanale Vreme, che conteneva una vignetta di Predrag Koraksić Corax, e disse: “Guardate cosa mi stanno facendo! Questo vignettista è ancora libero!”.

Predrag Goga Koraksić è stato uno degli individui più liberi della storia della Serbia. Ho avuto l’onore di conoscerlo e di lavorare con lui.