Bosnia Erzegovina: le dimissioni di Schmidt
L’annuncio di Christian Schmidt di volersi dimettere da Alto Rappresentante in Bosnia Erzegovina dopo cinque anni – segnati da interventi radicali, polemiche e scontri aperti con Milorad Dodik – solleva non pochi interrogativi sulle motivazioni delle dimissioni, ma anche sull’autorità della comunità internazionale in BiH

Christian Schmidt – Foto Aron Urb (CC 2.0)
Christian Schmidt - Foto Aron Urb (CC 2.0)
Secondo quanto riferito dall’Ufficio dell’Alto Rappresentante (OHR), Cristian Schmidt ha richiesto l’avvio del processo di elezione del suo successore, precisando che nel frattempo continuerà a svolgere le attività previste dall’incarico. Nonostante abbia precisato che vuole andarsene entro giugno.
È stato sottolineato che quello di Schmidt è il secondo mandato più lungo di un Alto rappresentante in BiH, durante il quale “sono stati compiuti progressi significativi nel miglioramento del funzionamento delle istituzioni bosniaco-erzegovesi. Tuttavia, come afferma l’OHR, è chiaro che “molto resta ancora da fare affinché la Bosnia Erzegovina possa realizzare le sue aspirazioni euro-atlantiche”.
Schmidt ha affermato di aver sperato che la fine del suo mandato di Alto Rappresentante coincidesse con il compimento della cosiddetta “Agenda 5+2” [stabilita nel 2008 dal Consiglio per l’implementazione della pace definendo i criteri che la BiH deve soddisfare prima della chiusura dell’OHR]. Tuttavia, la Bosnia Erzegovina non ha ancora attuato riforme fondamentali, motivo per cui il lavoro dell’OHR rimane essenziale.
Stando alle informazioni disponibili, il processo di elezione del successore di Schmidt potrebbe essere avviato a breve dal Consiglio per l’implementazione della pace (PIC), organismo responsabile della nomina dell’Alto Rappresentante. Schmidt ha già richiesto l’avvio della procedura, sottolineando che la Bosnia Erzegovina non è ancora capace di funzionare senza supervisione internazionale.
Non si sa ancora quando il nuovo Alto Rappresentante possa essere nominato, ma gli interessi americani potrebbero accelerare il processo, nonostante le complesse relazioni all’interno della comunità internazionale.
Un mandato dinamico
Il mandato di Christian Schmidt sarà ricordato per diversi processi chiave, dai tentativi di rafforzare l’efficienza delle istituzioni alla riforma elettorale, passando per la questione dei beni statali. Particolare attenzione è stata dedicata alla tutela dell’ordinamento costituzionale, al rafforzamento della magistratura e all’integrità delle elezioni. Tuttavia, molti di questi processi rimangono incompiuti, compreso il raggiungimento di un accordo sulla gestione del patrimonio statale, che resta una delle questioni politiche più delicate in BiH.
Durante il suo mandato, Schmidt ha preso una serie di decisioni avvalendosi dei cosiddetti poteri di Bonn. Fra i suoi interventi più controversi si citano le modifiche della legge elettorale e del sistema politico della Federazione BiH.
In questo senso, spicca la sua decisione di introdurre emendamenti alla legge elettorale e alla Costituzione della Federazione BiH il giorno delle elezioni del 2022, quando, secondo molti, Schmidt ha agito a favore dell’Unione democratica croata della BiH [il principale partito dei croato-bosniaci] e dei partiti etno-nazionali in generale.
Anche l’intervento del 2023 con cui ha sospeso temporaneamente alcuni articoli della Costituzione della Federazione BiH per consentire la formazione del governo dopo le elezioni, è considerato controverso.
Schmidt ha introdotto anche diverse misure volte a rafforzare l’integrità delle elezioni, spesso prendendo decisioni che hanno influenzato direttamente i rapporti tra i partiti politici in BiH.
A metà del 2025, Schmidt ha creato le condizioni per l’utilizzo delle nuove tecnologie nel processo elettorale, modificando la legge sul finanziamento delle istituzioni bosniaco-erzegovesi, una delle tante questioni su cui gli attori politici locali non erano riusciti a raggiungere un accordo.
Il mandato di Schmidt ha suscitato reazioni contrastanti. Se alcune forze politiche in BiH e parte della comunità internazionale lo hanno considerato un attore necessario per la stabilità e la tutela degli Accordi di Dayton, la leadership della Republika Srpska e alcuni attori politici ne hanno contestato la legittimità, sottolineando che la sua nomina non è mai stata confermata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Schmidt è stato spesso oggetto di aspre critiche, suscitando però anche reazioni di sostegno da parte dell’opinione pubblica a seconda del contesto politico e delle specifiche decisioni prese.
Se per alcuni Schmidt ha soddisfatto le aspettative, utilizzando i suoi poteri per sbloccare i processi politici e prevenire crisi istituzionali, per altri è stato un simbolo di interventismo internazionale e approccio selettivo. Durante il suo mandato, ha dovuto affrontare dure critiche, pressioni politiche e persino richieste di dimissioni, soprattutto da parte della Republika Srpska.
Le sue decisioni hanno spesso provocato reazioni aggressive, tra cui accuse di parzialità e favoritismo politico nei confronti di alcuni attori, e hanno contribuito alla polarizzazione della sfera politica e pubblica in BiH.
Si specula sull’uscita di scena di Schmidt già dallo scorso anno. L’Alto Rappresentante ha motivato la sua decisione di dimettersi citando ragioni personali. Tuttavia, le sue dimissioni sono giunte in seguito a forti pressioni esercitate dall’amministrazione statunitense, in un momento caratterizzato dall’assenza di sostegno a Schmidt da parte di importanti attori europei. Ora ci si aspetta che gli Stati Uniti si impegnino maggiormente per accelerare il processo di nomina di un nuovo Alto Rappresentante “più obbediente”.
I media vicini alla leadership della Republika Srpska hanno annunciato che il successore più probabile di Schmidt è Emanuel Giaufret, alto funzionario del Servizio europeo per l’azione esterna che sarebbe legato a John Ginkel, incaricato d’affari dell’ambasciata statunitense a Sarajevo. Un altro nome menzionato da alcune fonti della Federazione BiH è quello del diplomatico italiano Antonio Zanardi Landi.
Reazioni in BiH
Milorad Dodik e i suoi collaboratori hanno accolto l’annuncio delle dimissioni di Schmidt con toni trionfanti, dopo mesi di affermazioni secondo cui l’uscita di scena di Schmidt, insieme alla revoca delle sanzioni statunitensi contro la leadership della Srpska, sarebbe parte integrante di un accordo più ampio con l’amministrazione americana.
Pur non essendo state ufficialmente confermate, queste dichiarazioni la dicono lunga sulla complessità del contesto politico in cui Schmidt ha lavorato e sulla convinzione diffusa che le decisioni chiave riguardanti la Bosnia Erzegovina spesso vengano prese al di fuori delle sue istituzioni.
A prescindere dal fatto che facciano parte del “pacchetto americano” – con cui Dodik avrebbe accettato di porre fine all’attacco all’ordine costituzionale e giuridico della Bosnia Erzegovina in cambio della revoca delle sanzioni statunitensi – o che siano il risultato delle pressioni esercitate da aziende americane legate al gasdotto di interconnessione meridionale, le dimissioni di Schmidt offrono a Dodik l’opportunità di presentarsi come vincitore e di rafforzare ulteriormente la sua retorica e la sua posizione in vista delle elezioni generali.
Va ricordato che Milorad Dodik è stato condannato a sei anni di interdizione dalle cariche pubbliche, compresa quella di presidente della Republika Srpska, per aver non aver rispettato le decisioni dell’Alto Rappresentante e per aver minato l’ordine costituzionale della Bosnia Erzegovina
A differenza di Banja Luka, le reazioni a Sarajevo e Mostar sono state finora più contenute e sembra che in pochi siano dispiaciuti per la decisione di Schmidt. Tuttavia, a Sarajevo serpeggia una certa preoccupazione per il futuro dell’Ufficio dell’Alto Rappresentante e per il suo ruolo nel preservare la stabilità istituzionale della Bosnia Erzegovina.
Il mandato di Schmidt era iniziato con interventi decisi che avrebbero dovuto accelerare i processi di riforma. Col tempo, però, la situazione è cambiata. A segnare un punto di svolta è stata la sostituzione dell’ambasciatore statunitense a Sarajevo Michael Murphy in un contesto più ampio segnato da cambiamenti all’interno dell’amministrazione statunitense. Questi processi hanno influenzato le dinamiche delle relazioni tra USA e BiH, come anche il ruolo dell’Ufficio dell’Alto Rappresentante, rendendo la posizione di Schmidt sempre più complessa e riducendo il suo margine di manovra.
Nel breve termine, la principale questione da affrontare dopo le dimissioni di Schmidt è la nomina del suo successore. Resta da vedere se il prossimo Alto Rappresentante adotterà un approccio diverso oppure proseguirà con la strategia di utilizzo attivo dei cosiddetti poteri di Bonn per preservare la stabilità e velocizzare le riforme.
Nel lungo termine, dopo molti anni di impossibilità di attuare le riforme, sorge spontanea la domanda: in quale forma l’Ufficio dell’Alto Rappresentante continuerà a lavorare, chi lo controllerà e con quali obiettivi politici. L’annuncio delle dimissioni di Schmidt apre quindi un nuovo capitolo per la Bosnia Erzegovina, ma anche per la comunità internazionale, che ha svolto un ruolo chiave nella vita politica del paese negli ultimi tre decenni.
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