A vent’anni dall’indipendenza, il Montenegro รจ alle porte dell’UE
Vent’anni fa, il 21 maggio 2006, il Montenegro si staccava dalla Serbia tramite un referendum. Oggi il paese balcanico รจ considerato il “frontrunner” nel percorso di adesione all’Unione europeo. Secondo Podgorica diventerร il 28ยฐ stato membro nel 2028. Terza puntata della serie “Venti dโindipendenza”, con cui OBCT racconta il Montenegro a vent’anni dall’indipendenza

La baia di Kotor, Montenegro
La baia di Kotor, Montenegro ยฉ BBA Photography/Shutterstock
Nei corridoi di Bruxelles, quando si parla di allargamento dellโUnione europea, da tempo ormai la parola associata al Montenegro รจ “frontrunner“. Il piccolo Paese adriatico dalla storia travagliata, si dice sia il piรน avanti tra i candidati allโingresso nel club a dodici stelle. Lโobiettivo dichiarato dal primo ministro Milojko Spajiฤ รจ diventare il 28esimo Stato membro entro il 2028.
Lo slogan “28 by 28” รจ diventato lโimperativo categorico per Podgorica, che oltre ad averci dedicato un sito web lโha pure fatto incidere sulla fusoliera di un velivolo della flotta di Air Montenegro, la compagnia aerea di bandiera. Per riuscire nellโimpresa, lโesecutivo si รจ fissato una tabella di marcia ambiziosa: chiudere tutti i capitoli negoziali entro fine anno e completare il processo di ratifica tra il 2027 e il 2028 (oltre al Montenegro, devono dare il via libera anche tutti i Ventisette).
Lโottimismo di Bruxelles
Non esattamente una passeggiata. Ciรฒ nonostante, Bruxelles ostenta un cauto ottimismo. Fonti della Delegazione UE a Podgorica raggiunte da OBCT elogiano gli “sforzi titanici” compiuti dal Paese balcanico, sottolineando che, al ritmo attuale, lโorizzonte del 2028 o 2029 potrebbe essere verosimile. Sulla carta, i progressi sono innegabili: da quando ha avviato i negoziati, nel 2012, il Montenegro ha chiuso provvisoriamente 14 capitoli sui 33 totali in cui รจ suddiviso lโacquis comunitario, e ben 11 dal 2023. Podgorica รจ lโunica delle cancellerie regionali ad aver ricevuto (a giugno 2024) una valutazione positiva nellโIBAR, acronimo di Interim benchmark assessment report, una sorta di pagella di metร percorso.
Lโinaugurazione formale, la settimana scorsa, del Working Party incaricato di redigere il trattato dโadesione โ un organismo composto da rappresentanti di Commissione europea, Stati membri e Montenegro โ rappresenta un passaggio che, per quanto simbolico (le sue attivitร entreranno nel vivo solo quando i negoziati volgeranno al termine), conferma che ci si sta preparando alla volata finale. Il governo promette uno sprint estivo, mirando a chiudere almeno una decina di capitoli entro lโautunno.
Tuttavia, notano le fonti comunitarie, i capitoli chiusi fin qui sono quelli “facili”. Il difficile comincia ora. I negoziati sarebbero a buon punto, soprattutto, sui capitoli 2 (Libera circolazione dei lavoratori) e 8 (Concorrenza). Tra quelli piรน ostici, invece, spiccano il 27 (Ambiente e cambiamento climatico), il 23 (Magistratura e diritti fondamentali) e il 24 (Giustizia, libertร e sicurezza). Il primo di questi รจ particolarmente esigente, tra gli sforzi amministrativi e i costi economici necessari per allineare la legislazione nazionale agli standard comunitari. Dalla raccolta differenziata alle discariche illegali, dalla gestione delle acque alla decarbonizzazione dellโeconomia, la lista dei grattacapi per Podgorica รจ lunga.
Il 23 e 24, dโaltro canto, costituiscono le colonne portanti dei cosiddetti “fondamentali”: i primi capitoli ad essere aperti e gli ultimi a venir chiusi, vera chiave di volta per determinare lโingresso o lโesclusione di un candidato. Comprendono giustizia, indipendenza della magistratura, Stato di diritto, contrasto alla corruzione e tutela dei diritti fondamentali. Se sul piano legislativo si registrano “grandi progressi”, ragionano dalla Delegazione UE, su quello amministrativo va rilevata la “cronica carenza di risorse” che affligge soprattutto la magistratura, nonostante i recenti miglioramenti.
Altri problemi potrebbero emergere anche dalle recenti modifiche alla legislazione nazionale sulla sicurezza, catalizzatrici di intensi dibattiti circa i rischi di un piรน stretto controllo politico sulla polizia nonchรฉ per presunte incompatibilitร con le regole comunitarie sulla protezione dei dati personali. Le norme in questione rimangono al momento in un limbo tra la Skupลกtina (il Parlamento monocamerale montenegrino) e il presidente, che si รจ rifiutato di promulgarle.
Cโรจ poi la questione dei controversi accordi stipulati negli ultimi anni con gli Emirati Arabi Uniti. Uno, attualmente incagliato alla Corte costituzionale per accertamenti su presunti vizi procedurali, riguarda edilizia e turismo. Lโaltro, ancora piรน oscuro, mira ad ampliare la cooperazione energetica tra Podgorica e Abu Dhabi. Non si possono escludere criticitร in materia di appalti pubblici e libera concorrenza, concedono le fonti comunitarie da noi consultate, ma nessuno vuole fasciarsi la testa prima di essersela rotta. Quando (e se) entreranno in vigore, Bruxelles analizzerร i testi e farร le sue valutazioni, ci spiegano.
Riforme cosmetiche?
Ma non รจ sempre tutto oro quel che luccica. La vera sfida rimane quella di trasformare le riforme in cambiamento concreto. Per la societร civile, il tallone dโAchille dietro la facciata dei progressi tecnici riguarda la reale implementazione della legislazione adottata in fretta e furia negli ultimi anni (con picchi di una cinquantina di atti legislativi al giorno a inizio 2026). Nel mirino ci sono soprattutto i capitoli 23 e 24.
“Il quadro normativo del Montenegro รจ giร sostanzialmente allineato allโacquis, ma esiste ancora un ampio divario tra quanto prescritto dalle leggi e la realtร oggettiva”, spiega a OBCT Nikoleta ฤukanoviฤ, docente allโUniversitร di Donja Gorica. In questa fase, osserva, “non cโรจ bisogno di ulteriori leggi ma di una pratica istituzionale coerente” con le norme giร codificate.
Tra le altre cose, precisa, questo significa “produrre risultati tangibili nelle indagini sulla corruzione ad alto livello, rafforzare lโindipendenza della magistratura e liberare le istituzioni dallโinfluenza politica”. Secondo lei, le prioritร dovrebbero essere: “riforma elettorale, rafforzamento delle capacitร istituzionali e tutela dei diritti fondamentali, come ad esempio quelli della comunitร LGBTQ+”, esistenti piรน in teoria che in pratica.
Anche per Daliborka Uljareviฤ, direttrice dellโong Centre for Civic Education (CCE), il nodo cruciale รจ la serietร nel processo di riforma. “Le autoritร spingono per portare avanti i negoziati a livello tecnico, ma poi le riforme cruciali, quelle che cambiano sostanzialmente il funzionamento dello Stato, rimangono lettera morta”, denuncia. E chiosa: “Sanno bene che se le realizzassero perderebbero il proprio monopolio sul potere”.
Il tema piรน ampio, sostiene, รจ che “i valori liberal-democratici europei non sono ancora pienamente radicati nella nostra cultura politica”. “Il rispetto per gli standard democratici, pur ribadito a parole, non trova riscontro nelle azioni della classe dirigente”, lamenta, constatando che “spesso tali standard vengono percepiti piรน come dei requisiti tecnici imposti da Bruxelles che non come una necessitร dello stesso Montenegro”. “Molti politici interpretano lo Stato di diritto non come una garanzia per tutti ma piuttosto come il proprio diritto a governare”, aggiunge.
Eppure, su questo manca unโazione forte da parte europea. “LโUE finge di non vedere i problemi perchรฉ ha bisogno di mostrare โ allโinterno e allโesterno dei propri confini โ che lโallargamento รจ ancora una storia di successo”, riconosce Uljareviฤ, ammettendo che “il Montenegro รจ sicuramente il piรน facile da integrare” tra i candidati allโadesione. Del resto, Podgorica ha innegabilmente beneficiato di una congiuntura geopolitica favorevole, che lโha fatta accelerare nellโavvicinamento allโUnione.
Tuttavia, ammonisce la direttrice del CCE, “cosรฌ aumenta il rischio che lo slancio politico finisca per mettere in secondo piano i deficit democratici e le debolezze strutturali del Paese”. In effetti, รจ percezione diffusa che la Commissione abbia fretta di tagliare il traguardo, magari chiudendo un occhio sulle eventuali lacune. Alcuni osservatori denunciano gravi superficialitร nella conduzione dei negoziati, coi funzionari europei che dirigono la pubblica amministrazione montenegrina come una marionetta.
Nel complesso, rileva la professoressa ฤukanoviฤ, a differenza dei precedenti allargamenti “lโUE ha perso il proprio potere trasformativo nei confronti dei Paesi candidati, quella capacitร di generare cambiamenti positivi nella societร , nellโeconomia e nelle strutture politico-istituzionali nazionali”. “Se Bruxelles accetta compromessi al ribasso sulle riforme, condonando di fatto gli sviluppi antidemocratici in Montenegro, la credibilitร di entrambe le parti ne esce scalfita”, riflette la docente.










