Romania: cade il governo, incognita sul futuro

Con un record di 281 voti a favore, il 5 maggio è stata approvata la mozione di sfiducia del governo Bolojan. La Romania si trova ora in grosse difficoltà in un momento in cui l’economia nazionale si trova sotto pressione dell’inflazione e degli impegni UE. Un’analisi della situazione e delle prospettive future

06/05/2026, Mihaela Iordache
Ilie Bolojan © LCV/Shutterstock

Ilie Bolojan

Ilie Bolojan © LCV/Shutterstock

La sfiducia al governo guidato da Ilie Bolojan, votata il 5 maggio 2026, segna l’inizio di una delle crisi politiche ed economiche più complesse nella storia recente della Romania.

L’approvazione della mozione di sfiducia con il record di 281 voti “a favore” non ha significato solo il crollo di un gabinetto dopo meno di un anno di mandato, ma ha portato alla luce profonde vulnerabilità strutturali in un momento in cui l’economia nazionale si trova sotto pressione diretta dell’inflazione e degli impegni europei.

Il governo guidato da Ilie Bolojan è entrato in carica meno di un anno fa ed era sostenuto da una coalizione formata da PNL, PSD, USR e UDMR, nata per garantire stabilità politica, attuare le riforme economiche legate ai fondi europei e contenere l’ascesa dei partiti sovranisti, in particolare Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR).

Le cause del crollo dell’esecutivo guidato dal liberale Bolojan segnano una collisione tra riforme e interessi politici. Infatti, la caduta del governo Bolojan non è stata un semplice incidente parlamentare, bensì il risultato di una collisione frontale tra l’approccio amministrativo del premier e le dinamiche elettorali.

Il segnale decisivo è arrivato due settimane fa, quando i ministri socialdemocratici si sono ritirati dall’esecutivo. Questa mossa ha lasciato il PNL in un’evidente minoranza di governo.

La mozione di sfiducia avviata successivamente da PSD e AUR, intitolata “STOP al Piano Bolojan che distruggere l’economia, impoverisce la popolazione e vende fraudolentemente i beni statali” ha coalizzato una maggioranza ad-hoc in Parlamento.

La mozione è passata grazie ai voti del Partito Social Democratico e dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni (il secondo partito della Romania, sovranista e all’opposizione) segnando una convergenza che, pur non essendo strutturata, modifica gli equilibri parlamentari.

La politica “senza compromessi” di Ilie Bolojan

Riconosciuto per il suo stile manageriale incentrato sull’efficienza e sui tagli alle spese inutili, Ilie Bolojan ha applicato a livello nazionale la formula che lo ha reso celebre nell’amministrazione locale. Tuttavia, i suoi ripetuti tentativi di approvare riforme strutturali ponendo la fiducia del governo — in particolare la riforma delle pensioni speciali dei magistrati, l’accorpamento di alcune agenzie governative e la riduzione dell’apparato burocratico — sono stati percepiti dai partner politici come misure autoritarie e inflessibili.

La pressione fiscale e il deficit di bilancio

Nel tentativo di mantenere la Romania entro i limiti di deficit concordati attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), il governo Bolojan ha promosso politiche fiscali severe. Queste includevano l’eliminazione di alcune agevolazioni fiscali nei settori IT, edilizia e agricoltura, attirando aspre critiche da parte dei sindacati e delle associazioni di categoria.

Il contesto socio-economico

La crisi politica si sovrappone a una realtà economica estremamente tesa. L’instabilità governativa rischia di trasformare le debolezze economiche in un blocco sociale a lungo termine.

La Romania si trova ad affrontare scadenze molto strette per l’accesso alle tranche di denaro del PNRR. Senza un governo con pieni poteri, la Romania non può emanare Decreti d’Urgenza (OUG) per la modifica della legislazione richiesta dalla Commissione Europea. Il blocco di questi fondi significa automaticamente la sospensione di importanti progetti infrastrutturali e sanitari, oltre a una forte pressione sul tasso di cambio leu/euro.

L’inflazione e il potere d’acquisto

Le misure fiscali adottate all’inizio del 2026, pur corrette dal punto di vista macroeconomico, hanno ridotto i redditi netti di molte categorie di lavoratori. A causa di un’inflazione ancora elevata – circa 10%, sopra la media europea – il costo della vita è aumentato in modo significativo. L’incertezza sul futuro governo accentua la reticenza delle aziende a fare nuovi investimenti o ad aumentare i salari, alimentando un generale sentimento di malcontento sociale spesso segnato da proteste di strada.

La reazione dei mercati finanziari

I mercati internazionali stanno reagendo rapidamente all’instabilità di Bucarest. La caduta del governo pro-UE ha generato ulteriore cautela nei mercati finanziari, congelando le aspettative di tagli dei tassi a breve termine. Con un governo ad interim che non può adottare misure di correzione fiscale, le agenzie di rating potrebbero rivedere l’outlook economico della Romania da stabile a negativo.

In questo momento di forte incertezza e crisi politica, la moneta nazionale romena, il Leu (RON), sta vivendo una fase di forte pressione e deprezzamento rispetto all’euro. Il Leu ha toccato i suoi minimi storici rispetto la moneta unica, scambiando a un massimo storico di 5,21 RON per un euro.

Le conseguenze politiche immediate

Il voto del 5 maggio  ha riconfigurato completamente la scena politica. La conseguenza più importante è stata la decisione radicale presa dalla dirigenza del PNL poche ore dopo la sfiducia, cioè di andare all’opposizione.

Attraverso questa decisione, sostenuta fermamente dal leader Ilie Bolojan, i liberali hanno cercato di trasferire l’intera responsabilità del governo a PSD e AUR, i partiti che hanno fatto cadere l’esecutivo. Bolojan ha annunciato che il PNL dall’opposizione si concentrerà sulla costruzione di un “polo di modernizzazione”, preparando il terreno per i futuri confronti elettorali.

Tuttavia, questa strategia ha creato tensioni all’interno del PNL. Un’ala importante del partito ha avvertito che l’abbandono totale del governo isola il PNL e lascia le leve del potere esclusivamente nelle mani dei socialdemocratici. Intanto per i prossimi 45 giorni il governo di minoranza continuerà a restare in carica ad interim.

Scenari per uscire dalla crisi

Il Presidente Nicușor Dan ha iniziato le consultazioni con i partiti politi e ha annunciato di escludere le elezioni anticipate. I sondaggi  premiano il partito sovranista AUR che continua la sua ascesa per arrivare al primo posto nelle preferenze dell’elettorato. Intanto il presidente Dan invita alla calma e promette un governo pro Europa.

Tuttavia, il rifiuto del PNL di governare limita drasticamente le opzioni del Palatul Cotroceni, sede della presidenza della Romania. In assenza del PNL, il PSD è obbligato ad assumersi la formazione di un governo. Molto probabilmente cercherà una formula insieme all’UDMR e con il sostegno del gruppo delle minoranze nazionali. Ma non si arriverebbe ad una maggioranza.

A questo blocco mancano più di 20 voti per garantire una maggioranza stabile in Parlamento. Il governo sarebbe estremamente fragile e dipenderebbe per ogni legge importante da negoziati puntuali con AUR o persino con parlamentari indipendenti.

E allora potrebbe farsi spazio lo scenario di un governo tecnico. Il Presidente Nicușor Dan potrebbe nominare un premier indipendente, un tecnico con un solido background economico, a capo di un governo di esperti. Offrirebbe stabilità ai mercati finanziari e potrebbe sbloccare tecnicamente i traguardi del PNRR. Ma senza l’esplicito sostegno dei grandi partiti, qualsiasi disegno di legge fiscale o amministrativa verrebbe respinto o radicalmente modificato dagli emendamenti.

Infine, di fronte alla pressione dell’opinione pubblica e al rischio di un grave deragliamento economico, il Presidente Nicușor Dan potrebbe rifiutare le proposte del PSD e chiedere al PNL di revocare la propria decisione di passare all’opposizione. Il che potrebbe essere interpretato come un duro colpo all’autorità di Ilie Bolojan all’interno del suo stesso partito.

Inoltre, la ripresa di una coalizione PSD-PNL dopo un voto così duro in Parlamento verrebbe vista dall’elettorato come una prova di incoerenza politica.

Un governo PSD-AUR? ancora poco probabile

Nonostante abbiano votato insieme la sfiducia contro il governo Bolojan, un esecutivo comune tra Partito Social Democratico e Alleanza per l’Unione dei Romeni appare per il momento poco probabile.

Il leader socialdemocratico Sorin Grindeanu ha escluso più volte un’alleanza ufficiale con l’AUR, puntando piuttosto alla ricostruzione di una coalizione pro-europea con una leadership diversa da quella di Bolojan.

Anche il presidente Nicușor Dan ha respinto l’ipotesi di un governo che includa il partito sovranista, ribadendo la necessità di mantenere la Romania saldamente orientata verso UE e NATO.

A dividere PSD e AUR sono anche obiettivi politici differenti: mentre George Simion, il leader dell’ AUR spinge per elezioni anticipate per capitalizzare la crescita nei sondaggi, i socialdemocratici puntano a evitare il voto anticipato e a formare un nuovo esecutivo.

La caduta del governo Bolojan ha aperto un vaso di Pandora in un momento in cui la stabilità economica della Romania era già fragile. La decisione strategica del PNL di passare all’opposizione trasforma i negoziati per il nuovo governo in un esercizio matematico quasi impossibile per il presidente Nicușor Dan (nonostante la sua professione di base sia proprio quella di matematico).

Al di là dei giochi di potere in Parlamento, le vere conseguenze si faranno sentire nelle tasche dei cittadini. Ogni settimana di governo ad interim significa riforme rimandate, fondi europei bloccati o addirittura persi.

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