Il più grande evento internazionale mai ospitato in Armenia
Il 4 e 5 maggio Yerevan accoglie il vertice della Cooperazione politica europea, con 48 paesi partecipanti, e un inedito summit UE-Armenia, a cui si accompagna una serie di nuovi partenariati. È un indice dei rapporti sempre più stretti tra l’Armenia e il resto d’Europa
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Installazione davanti all'Opera di Yerevan dedicata al vertice della CPE (foto: Marilisa Lorusso/OBCT)
Il 4 maggio si è svolto a Yerevan, la capitale dell’Armenia, l’ottavo vertice della Comunità politica europea (CPE).
Il vertice si tiene due volte l’anno, con un incontro in un paese membro dell’Unione europea e uno in un paese non membro. È un formato nato su iniziativa francese dopo l’invasione russa su larga scala dell’Ucraina nel 2022, e ha l’ambizione di coordinare i paesi del continente su alcune questioni fondamentali che li accomunano.
La sessione armena della CPE è stata intitolata “Building the Future: Unity and Stability in Europe” (Costruire il futuro: unità e stabilità in Europa). Le principali questioni in agenda erano la resilienza democratica, le connessioni continentali, la sicurezza energetica ed economica – tutti temi che sono sicuramente cari al paese ospitante.
Il vertice si è tenuto in un momento particolare per l’Armenia. Il 7 giugno si terranno le elezioni parlamentari, che potrebbero consegnare per la terza volta consecutiva la maggioranza al partito di Nikol Pashinyan e di conseguenza confermarlo a capo del governo. Al potere dal 2018, Pashinyan ha presieduto uno dei decenni più tormentati della storia armena recente, fra pandemia da Covid-19, due guerre che hanno portato alla caduta del Nagorno Karabakh, tensioni crescenti con la Russia e una spinta al riorientamento in politica estera, più il nuovo conflitto in Medio Oriente – tutti fattori che hanno esposto l’Armenia a rapporti di vicinato complessi e a rischi di sicurezza energetica ed economica.
Il vertice di Yerevan è stato per vari versi eccezionale. Il fatto stesso di essere stato ospitato in Armenia è piuttosto sorprendente, ma rispecchia una dinamica di progressivo avvicinamento del paese all’Europa che ha subito una forte accelerazione negli ultimi tempi. L’eccezionalità del vertice non ha riguardato solo la politica armena, domestica ed estera, ma è stata più ad ampio raggio. Una particolarità è che il vertice della CPE del 4 maggio è stato congiunto con il primo vertice bilaterale tra Unione europea e Armenia che si tiene oggi – un formato inedito che testimonia ulteriormente il notevole interesse reciproco che si è venuto a creare.

La sala stampa del vertice (foto: Marilisa Lorusso/OBCT)
Tutti più uno
Il summit della Cooperazione politica europea è stato il più grande evento internazionale mai ospitato dall’Armenia, ed è stato anche il vertice più esteso della CPE tra quelli tenutisi finora. Erano invitati, e in diverso modo hanno partecipato, ben 48 paesi, cioè i 27 paesi membri dell’Unione europea, 20 paesi europei che non fanno parte dell’Unione – dal Regno Unito all’Ucraina e alla Georgia – e un paese extraeuropeo, il Canada.
Gran parte dei paesi sono stati rappresentati a livello di capo di governo o di stato. Ingenti le misure di sicurezza, con il centro città chiuso al traffico e un fine settimana lunghissimo per gli yerevani, che sono passati dalla festività del 1° maggio a un lunedì di chiusure decise per facilitare lo svolgimento dell’evento, che ha comportato anche un afflusso notevole di giornalisti internazionali.
Qualche nota sulle partecipazioni: l’Ungheria è stata rappresentata dall’ambasciatore locale, con Viktor Orbán a fine mandato ormai assente dai vertici internazionali; il cancelliere tedesco non ha partecipato ma aveva concordato in precedenza la linea con la Francia; la Turchia è stata rappresentata non dal presidente Recep Tayyip Erdoğan ma dal suo vice; per l’Azerbaijan, dopo settimane in cui si era discusso di una assenza totale, il presidente Ilham Aliyev ha infine partecipato ma da remoto.
La presenza del Canada al vertice di Yerevan è degna di nota. Conferma sia la l’interesse del paese verso la cooperazione con l’Europa, sia la stretta collaborazione fra il Canada e l’UE per quanto riguarda specificatamente l’Armenia. La missione di monitoraggio dell’UE in Armenia è l’unica che ospita un contingente extraeuropeo, che è appunto canadese.
Fra gli ospiti del vertice, primus inter pares il presidente francese Emmanuel Macron, che si è regalato un autentico bagno di folla ed è stato celebrato per le vie della città. I legami fra Armenia e Francia sono storicamente speciali, e sono stati ulteriormente sanciti a latere del vertice della CPE dalla firma di un nuovo accordo di partenariato strategico tra i due paesi.
Un bilancio
Un primo risultato del vertice – valido fin da prima del suo inizio – è stata la grande legittimazione che Nikol Pashinyan ha tratto dall’incontro, certamente molto spendibile a un mese dalle elezioni parlamentari. Oltre all’esposizione internazionale senza precedenti, il governo armeno ha incassato anche un nuovo partenariato strategico con il Regno Unito, un dialogo strategico con la Croazia, e ha visto per la prima volta un vicepresidente della Turchia in visita nel paese. Di fatto è stata la prima visita in Armenia anche per i leader di molti altri paesi.
Un secondo risultato è stata la certificazione dell’allontanamento dell’Armenia dalla Russia. Sul tappeto rosso a Yerevan è passato Volodymyr Zelens’kyj (qui il suo discorso alla plenaria), ma tra gli ospiti c’è stata anche la leader dell’opposizione bielorussa Sviatlana Tsikhanouskaya. Nel suo discorso di chiusura, il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha confermato il sostegno inderogabile dell’UE all’Ucraina.
La risoluzione approvata dal Parlamento europeo il 30 aprile 2026 ha definito il vertice di Yerevan una “pietra miliare eccezionale e storica”. Sicuramente il 4 maggio è stato un giorno molto fuori dall’ordinario – e fuori anche dal tracciato degli ultimi decenni – per l’Armenia. Il vertice pare sancire una profonda distanza del paese rispetto a quello che l’Armenia era all’inizio di quest’ultimo decennio particolarmente turbolento, di cui il governo di Pashinyan è stato in parte artefice e in cui si è in parte trovato travolto dagli eventi.
Quello del riavvicinamento alla famiglia europea, in qualsiasi forma si possa materializzare, rimane un percorso molto complicato in una regione particolarmente travagliata. L’Armenia, così antica, appare oggi attraversata sia dai dilemmi che dal dinamismo di un paese in qualche modo ancora giovane, ancora disposto a cambiare. Un paese costretto a ripensare il proprio posizionamento e la propria sicurezza, tradita da “l’alleato storico”.
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