Primo maggio a Zenica: i lavoratori alzano la voce
In occasione della Festa internazionale del lavoro, a Zenica gli operai sono scesi in piazza per difendere i propri diritti e chiedere di salvare l’acciaieria che rischia di chiudere dopo la recente sospensione della produzione

Lavoratori manifestano durante il Primo maggio a Zenica, BiH
Lavoratori manifestano durante il Primo maggio a Zenica, BiH - Foto S. Mlađenović Stević ("Senza lavoratori non ci sono aziende e non c'è profitto")
Per molti anni, il Primo maggio in Bosnia Erzegovina non ha avuto connotazioni politiche. Si celebrava la dignità dei lavoratori, costruita parallelamente alla Jugoslavia socialista. Poi è arrivata la guerra, e con essa i tycoon.
L’indebolimento del potere sindacale, la restrizione dei diritti dei lavoratori, salari miseri e pensioni umilianti sono alcune delle caratteristiche del periodo successivo alla fine della guerra, conclusa con gli Accordi di Dayton del 1995. I beni collettivi sono passati nelle mani dello stato, e quest’ultimo è caduto preda dei profittatori di guerra che hanno cercato di costruire i propri imperi attraverso il saccheggio.
Il destino dell’acciaieria di Zenica – che per più di un secolo ha dato lavoro alla popolazione locale, diventando simbolo dell’identità collettiva e contribuendo in modo significativo alla costruzione della Jugoslavia – è conseguenza diretta dell’attuale situazione in Bosnia Erzegovina.
Lo scorso primo maggio, in occasione della Festa internazionale del lavoro, a Zenica si sono svolte manifestazioni di solidarietà con i lavoratori dell’acciaieria il cui futuro resta incerto dopo la sospensione parziale della produzione. Durante la protesta, trentasette organizzazioni sindacali hanno chiesto di salvare il gigante siderurgico di Zenica.

Rašid Fetić, presidente del sindacato dei lavoratori della Nuova Acciaieria di Zenica (BiH) durante la manifestazione del Primo maggio a Zenica – Foto S. Mlađenović Stević
Alla vigilia della mobilitazione dei lavoratori, la nuova direzione dell’acciaieria ha inviato un messaggio al sindacato rivolgendosi direttamente ai lavoratori.
“Fino a quando non definiremo una strategia chiara e sostenibile, non attueremo misure di riduzione del personale e di riorganizzazione. Come fatto finora, tutti gli obblighi nei vostri confronti saranno rigorosamente rispettati. Il vostro lavoro è apprezzato e non deve essere oggetto di giochi politici”.
Durante la manifestazione del Primo maggio, tenutasi davanti alla sede centrale dell’azienda dopo una marcia di protesta a cui hanno partecipato migliaia di lavoratori, il presidente del sindacato Rašid Fetić ha risposto al messaggio dei vertici. “Vergogna, siete riusciti a farci tornare indietro di trent’anni in cinque mesi”.
“Il settore metallurgico, come anche quelli dell’energia elettrica, del gas, delle costruzioni, dei trasporti, dei servizi, e di conseguenza anche i bilanci, tutto è in gioco. Non si scherza con il destino delle persone e delle generazioni future. Questa non è la fine della lotta, è solo l’inizio”, ha avvertito Kenan Mujkanović, presidente del Sindacato dei metalmeccanici del cantone di Zenica-Doboj.
Il sindacato ha espresso pieno sostegno al piano proposto dal governo della Federazione BiH di acquisire una quota di maggioranza dell’acciaieria e di introdurre un partner strategico, l’azienda pubblica Energoinvest. L’obiettivo è rilanciare la produzione integrale e creare le condizioni necessarie per il funzionamento sostenibile del sistema industriale. L’offerta è stata presentata nei giorni scorsi ai vertici dell’acciaieria, i quali però non accettano alcun accordo senza piani concreti per uscire dalla crisi.
Le proteste sono state organizzate dopo che il proprietario dell’acciaieria di Zenica ha deciso di sospendere la produzione integrale di acciaio, mettendo così a rischio millenovecento posti di lavoro in questa azienda di importanza strategica.

Kenan Mujkanović, presidente dei metalmeccanici della ZDK, il Primo maggio a Zenica – Foto S. Mlađenović Stević
Gli esperti spiegano che la chiusura di uno dei maggiori esportatori della Bosnia Erzegovina potrebbe innescare una reazione a catena che metterebbe a repentaglio l’intera economia del paese.
Una proposta in extremis
La proposta del governo della Federazione BiH di rilevare gli impianti del colosso siderurgico di Zenica, salvaguardando così posti di lavoro e l’industria locale, è giunta il giorno prima della chiusura dei tre principali stabilimenti di produzione integrale. L’esecutivo era rimasto sordo alle precedenti richieste dei vertici dell’azienda e dei lavoratori, che durante le proteste a Sarajevo avevano chiesto aiuto per proteggere la produzione siderurgica nazionale e impedire la chiusura del gigante di Zenica. Il parlamento della BiH ha discusso la questione, senza però raggiungere un accordo sull’introduzione delle restrizioni alle importazioni di acciaio.
L’opinione pubblica e il proprietario dell’acciaieria si chiedono ora cosa effettivamente possa fare il governo federale come comproprietario degli impianti con una quota simbolica dell’otto percento.
Si stima che il precedente proprietario, ArcelorMittal, dopo oltre vent’anni di attività, sia uscito dalla proprietà dell’azienda di Zenica con una perdita di duecento milioni di dollari. Il sistema industriale – basato sulla produzione locale, sul minerale di Prijedor, sul coke di Lukavac e sull’utilizzo della rete ferroviaria nazionale – è diventato economicamente insostenibile per ArcelorMittal dopo il crollo dei produttori locali.
In un primo momento il nuovo proprietario aveva annunciato la ripresa della produzione integrale. Molti però sostengono che la sua vera intenzione fosse quella di vendere il patrimonio aziendale, stimato in svariati milioni di dollari.
Il governo della FBiH ha proposto il consolidamento delle attività dell’acciaieria, offrendosi di rilevare gli impianti, con il supporto di Energoinvest e prestiti agevolati. I sindacati hanno accolto positivamente la proposta del governo durante le proteste del Primo maggio, ma l’attuale proprietario non rinuncia all’idea di avviare la procedura fallimentare. La prima udienza è prevista per il prossimo 25 giugno.
Difendere i diritti dei lavoratori
L’opinione pubblica locale vede la chiusura dello stabilimento di Zenica come parte del più ampio declino della tradizione industriale della Bosnia Erzegovina, causato dal saccheggio prolungato delle risorse, dalla privatizzazione poco trasparente del patrimonio pubblico e dall’assenza di adeguati interventi statali.
Oltre alle trentasette sigle sindacali dei metalmeccanici, alla protesta del Primo maggio a Zenica hanno partecipato i rappresentanti di molti altri sindacati per difendere i lavoratori minacciati, direttamente o indirettamente, dalla chiusura dell’industria siderurgica di Zenica.
Anche il sindacato indipendente dei lavoratori del servizio pubblico statale RTV ha espresso il proprio sostegno ai metalmeccanici. La RTV, che da anni versa in una grave crisi finanziaria ed è sull’orlo del collasso, ha denunciato la situazione di grave crisi finanziaria. La mancata attuazione delle decisioni legislative in materia di riscossione e distribuzione del canone radiotelevisivo ha portato all’accumulo di debiti che oggi superano i cinquanta milioni di euro. La sopravvivenza stessa dell’emittente è messa in discussione, principalmente a causa dei blocchi politici.

Rappresentanti del sindacato BHRT a Zenica (BiH) il Primo maggio – Foto S. Mlađenović Stević
“Negli ultimi trent’anni, la classe lavoratrice in Bosnia Erzegovina è stata completamente privata dei suoi diritti e la popolazione è apatica. Per questo lancio l’appello: cittadini svegliatevi! Svegliamoci e difendiamo il nostro paese. La sovranità della Bosnia Erzegovina siamo noi, i lavoratori e i cittadini della Bosnia Erzegovina”, sottolinea Merima Kurtović Pašalić, presidente del Sindacato indipendente BHRT.
Kurtović Pašalić invita l’Alto Rappresentante in Bosnia Erzegovina ad utilizzare i poteri di Bonn per porre fine all’agonia del servizio pubblico, da anni ormai vittima di politiche irresponsabili.
Le proteste del Primo maggio sono state sostenute anche dall’iniziativa civica ZBOR, che da due anni si impegna a mobilitare individui e gruppi nella lotta per i diritti dei lavoratori e la responsabilità ambientale, insistendo sul concetto di lavoro dignitoso e sviluppo sostenibile nel contesto post-industriale dei Balcani.
“Crediamo che la deindustrializzazione sia un passo verso la colonizzazione del paese”, afferma Svjetlana Nedimović, membro del movimento ZBOR. “Stanno già distruggendo il nostro settore energetico. L’interconnettore meridionale inciderà in modo significativo sul settore energetico, le fondamenta dell’economia del paese saranno minacciate e lasciate alla mercé del capitale degli imperialisti stranieri che desiderano solo realizzare i loro obiettivi geopolitici”.
“Ecco perché sosteniamo sempre le lotte dei lavoratori, come quella dei minatori di Zenica. La miniera sta lottando per la sopravvivenza e ora vediamo che anche l’acciaieria è spinta sull’orlo del collasso. ZBOR sta cercando di far capire che l’intera storia della transizione verde è in realtà una storia di macchine da guerra e capitale. Oggi, qualcuno si sta arricchendo su tutto questo, prima di tutto i centri di potere stranieri e poi le élite nazionali”, sottolinea Nedimović.
Alla domanda sull’invisibilità della società civile della Bosnia Erzegovina Nedimović risponde spiegando che ZBOR funziona come organizzazione informale proprio perché le azioni delle organizzazioni non governative formalmente registrate sono molto limitate.
“Restano invisibili innanzitutto perché non hanno alcun potere concreto. Il principale strumento di pressione della società civile sono i sindacati e gli scioperi, perché petizioni e annunci non servono a nulla. Le nostre ‘élite’ reagiscono solo quando i cittadini scendono in piazza e quando la produzione si ferma”, sottolinea Nedimović.
La chiusura del colosso siderurgico di Zenica è simbolo della totale assenza di una politica industriale a lungo termine, dell’indebolimento del potere sindacale e della crisi della classe operaia. Il fatto che il governo abbia ceduto un’industria strategica ad un nuovo proprietario privato ad un prezzo simbolico dimostra che lo stato sta perdendo il controllo sulle risorse e sulla produzione nazionale.
Dopo le proteste del Primo maggio a Zenica, città che per decenni ha portato il peso del destino industriale del paese, ci si aspetta che il governo della Federazione BiH faccia seguire i fatti alle parole per superare l’attuale crisi e dimostrare pubblicamente di avere a cuore la fiducia dei cittadini e la dignità dei lavoratori.
Tag: Lavoro
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