In Serbia il problema della violenza domestica viene raramente discusso in pubblico, nonostante le statistiche e le indagini dimostrino che almeno metà delle donne ha subito qualche tipo di abuso. La società, fortemente patriarcale, li considera un tabù e tende a negare il fenomeno. Un nostro approfondimento

20/05/2011 -  OWPSEE/OBC

Articolo disponibile anche in macedone e albanese.

Nell'aprile 2011 il governo serbo ha approvato una Strategia nazionale di prevenzione della violenza sulle donne, la prima adottata a livello nazionale su questa questione.

Milivoje Mihajlović, portavoce del governo, ha dichiarato che il documento mira a coordinare il lavoro dei soggetti e delle istituzioni che operano in questo ambito e fornisce delle raccomandazioni atte a migliorare la relativa legislazione.

La stesura del documento, coordinata dal Consiglio per le Pari Opportunità, è stata molto travagliata. Il risultato è ora contestato da diverse organizzazioni della società civile. Tra queste l'AŽC (Centro Autonomo Femminile) di Belgrado, che nell'aprile 2010 chiese al Consiglio per le Pari Opportunità di cancellare il proprio nome dalla lista dei partecipanti alla stesura. L'organizzazione, oltre a contestare i principi promossi dal documento, imputava al consiglio di non aver preso in considerazione la strategia già operativa adottata dalla Provincia autonoma della Vojvodina. Il maggior punto di disaccordo riguardava comunque il mancato coordinamento della Strategia nazionale di prevenzione della violenza sulle donne con la Strategia nazionale per il miglioramento dello status delle donne e delle Pari opportunità. L'incongruenza tra i due documenti, secondo l'AŽC, rendeva entrambi privi di senso.

L'AŽC è stato poi tra i promotori, insieme all'European Women's Lobby in Serbia, di un'iniziativa lanciata alla conferenza tenutasi a Belgrado lo scorso 21 aprile, per la creazione di un Osservatorio sulla violenza sulle donne, un'istituzione indipendente per monitorare le violenze sulle donne.

In Vojvodina funziona

Non si possono ovviamente ancora valutare gli effetti della nuova legge, tuttavia possiamo basarci sull'esperienza della Vojvodina che ha adottato una propria Strategia già nel 2008 (Strategy for Prevention of Domestic Violence and All Forms of Gender-Based Violence 2008-2012). Danica Kolarov, vice difensore civico della Provincia per le Pari Opportunità coinvolta come consulente nel processo di stesura, ritiene che la strategia, finanziata da UNIFEM (Fondo delle Nazioni Unite per lo Sviluppo delle Donne), sia stata resa effettiva in modo soddisfacente.

"Abbiamo reso effettivi i programmi formativi per i lavoratori del settore nelle loro rispettive istituzioni, abbiamo completato uno studio sulla violenza sulle donne in Vojvodina e un modello di database unificato, che sarà testato nelle istituzioni competenti" chiarisce la Kolarov. "L'unico problema finora risultano essere i media. Le attività non procedono come pianificato, anche se una campagna promozionale andrà in onda sul servizio pubblico RTV (Radio-televisione della Vojvodina)".

Nonostante i fondi adeguati, secondo Danica Kolarov, manca personale qualificato in grado di formare l'organico delle istituzioni che viene in contatto con questo genere di abusi (polizia, case d'accoglienza etc). Spesso si parte da seminari sporadici, si dovrebbe invece garantire una formazione continua con consultazioni regolari e stimolare attività sincronizzate. Tuttavia il governo della Vojvodina ha accettato di adottare una Strategia per l'integrazione e le gender perspective in tutte le sue politiche e le province assicurano un fondo per programmi e misure nel campo della prevenzione della violenza domestica.

Inoltre, proprio nella capitale della Vojvodina, da alcuni anni il ministero degli Esteri italiano dà il proprio sostegno al rafforzamento di una rete integrata di servizi territoriali per il contrasto alla violenza alle donne. Alcuni giorni fa è stato firmato un protocollo d'intesa tra tutti i soggetti coinvolti: il centro per i servizi sociali, un consultorio famigliare, la polizia, i tribunali penale e ordinario, il pronto soccorso e alcune scuole. Ora le attività di formazione di questi soggetti proseguiranno all'interno del Programma SeeNet II, un vasto programma di cooperazione decentrata italo-balcanico.

Metà delle donne hanno subito violenza domestica

Un'indagine, finanziata dall'ONU, condotta dal SeCon Group per conto dell'Iniziativa allo sviluppo del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha rilevato che il 54,2% della popolazione femminile in Serbia ha subito violenze domestiche, nel 90% dei casi commesse da uomini. La ricerca, fatta su un campione di 2500 donne tra i 18 e i 75 anni, dimostra che il 31,8% di donne sono soggette a violenza psicologica, mentre il 10,1% a violenza fisica.

"Tutte le donne, a prescindere dalla fascia d'età, regione geografica o stato sociale, possono essere soggette a violenza " ha dichiarato Snežana Lakićević, segretaria di stato al Ministero del Lavoro. Ha poi aggiunto che le donne residenti fuori Belgrado, sono più restie a denunciare gli abusi subiti.

Dragana Veljović della ONG Fenomena di Kraljevo è d'accordo su questo punto. Aggiunge inoltre basandosi sui dati di Telefono SOS (SOS Hotline / SOS telefon za zene i decu zrtve nasilja), che le donne che hanno un'istruzione di livello secondario sono più propense a segnalare abusi delle donne laureate "che trovano la cosa più umiliante e se ne vergognano, preferiscono mantenere in pubblico l'apparenza di donne istruite e indipendenti anziché denunciare gli abusi di cui sono soggette". La Veljović denuncia anche il problema del numero insufficiente di case d'accoglienza e fa notare che molte sono state chiuse negli ultimi mesi. La Serbia centrale offre poche strutture di questo tipo, rispetto alla Vojvodina, dove quasi ogni comune ha il proprio centro d'accoglienza. Le ONG locali gestiscono tre case a Belgrado e una a Leskovac. Fenomena ha lavorato per costruire una propria casa d'accoglienza a Kraljevo, doveva essere operativa a fine anno. Il terremoto che ha scosso la città ha fatto slittare il progetto. Con il supporto della Camera di Commercio della Serbia, i lavori dovrebbero riprendere a fine anno e la casa dovrebbe essere operativa tra due anni.

Le donne di Kraljevo in cerca d'aiuto si appoggiano ora ai centri di Belgrado o Kraguljevac, ma spesso scelgono di tornare a casa dove hanno famiglia e figli. Le procedure complicate da presentare alle case d'accoglienza sono un altro fattore di dissuasione, prevedono infatti la presentazione di testimoni e ciò rende più difficile per le donne chiedere aiuto.

Codice penale

Dal 2002 la violenza domestica è inclusa nella lista dei reati a seguito di una riforma al codice penale relativa alle norme sulla famiglia. Dal 2006 i reati di violenza familiare prevedono pene più severe. Le ONG, tra cui Fenomena, lamentano però una troppo lenta attuazione della legge da parte dei centri di assistenza sociale e delle autorità giudiziarie. Sono invece positive le esperienze con la polizia, che secondo la Veljović, adotta un approccio più razionale e appropriato.

Dal suo punto di vista lo stato non fa abbastanza per alzare il livello di interesse sul problema della violenza domestica, problema che desta l'attenzione dell'opinione pubblica solo quando una donna viene uccisa (nei primi tre mesi di quest'anno Women Against Violence ha denunciato 12 omicidi, con una media di circa 2.5 al mese nel 2010) o quando si organizza una grossa campagna mediatica.

La violenza domestica rimane un problema diffuso e c'è ancora tanto lavoro da fare. La nuova strategia e l'impegno di chi lavora sul campo fanno ben sperare. Il sostegno delle istituzioni è però necessario in tutte le aree d'azione, specialmente per quanto riguarda la prevenzione e l'aumento dell'attenzione dell'opinione pubblica sul problema.

Articolo realizzato da più autori in collaborazione con Oneworld SEE


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