Il problema delle leggi sugli “agenti stranieri” non รจ il finanziamento estero

Negli ultimi anni, in tutta Europa e oltre, si assiste al proliferare di normative sulla trasparenza dei media e delle ong che ricevono fondi dallโ€™estero. Il vero problema per la societร  civile non รจ perรฒ il finanziamento dall’estero, ma l’effettiva mancanza di risorse locali.

27/08/2026, Alexander Kaffka Tbilisi
Tbilisi, Georgia - "March for Europe" 2024 ยฉ Mirko Kuzmanovic/Shutterstock

Tbilisi, Georgia – “March for Europe” 2024 ยฉ Mirko Kuzmanovic/Shutterstock

Tbilisi, Georgia - "March for Europe" 2024 ยฉ Mirko Kuzmanovic/Shutterstock

Il dibattito globale sulle leggi sugli agenti stranieri segue uno schema ben noto. I governi affermano di difendere la sovranitร  e la trasparenza. Le organizzazioni della societร  civile e gli osservatori internazionali mettono in guardia sui rischi di un autoritarismo strisciante. Entrambe le parti, per certi versi, hanno ragione, ma non riescono ad arrivare al nocciolo della questione. Il vero problema non sono i finanziamenti esterni, bensรฌ la mancanza di sostegno interno.

Nelle democrazie emergenti โ€“ dallโ€™America centrale allโ€™Africa subsahariana e allo spazio post-sovietico โ€“ i media indipendenti, i think tank e i cosiddetti โ€œwatchdogโ€ civici dipendono in larga misura da finanziamenti esterni. Questa dipendenza โ€“ che non รจ ideologica, bensรฌ strutturale โ€“ fornisce agli attori politici unโ€™arma facile da utilizzare e difficile da contrastare: quando la societร  civile รจ finanziata dallโ€™estero, รจ facile dipingerla come straniera. Tale rappresentazione puรฒ essere fuorviante e opaca, ma รจ politicamente efficace. Funziona.

Un fallimento del mercato con conseguenze politiche

Tralasciando per un attivo la dimensione politica, emerge un fallimento del mercato abbastanza consueto. Il giornalismo di interesse pubblico, le analisi politiche e il monitoraggio civico generano un autentico valore sociale: spingono le istituzioni a rendere conto del proprio operato, migliorano la governance e stimolano un dibattito pubblico informato. Tuttavia, raramente generano profitti commerciali sostenibili, soprattutto nei mercati piรน piccoli o politicamente polarizzati. Abbandonati alle sole forze di mercato, questi settori sono cronicamente sottofinanziati o semplicemente scompaiono.

A colmare in parte questa lacuna, nelle democrazie consolidate con una popolazione piรน benestante, รจ una combinazione di filantropia nazionale, incentivi fiscali e una radicata cultura civica. Individui, fondazioni e imprese sostengono i media no profit e la societร  civile non per beneficenza, ma per sostenere un piรน ampio ecosistema democratico. In molte democrazie emergenti โ€“ ma anche in alcune di quelle ormai consolidate, come suggeriscono le recenti tendenze globali โ€“ questi meccanismi sono deboli o semplicemente inesistenti.

Il risultato รจ uno squilibrio: le ong esistono, ma operano senza un legame finanziario significativo con la societร  che dovrebbero rappresentare.

Unโ€™emergenza permanente

La situazione attuale รจ frutto di un processo storico. Dopo il crollo del blocco sovietico, i donatori internazionali sono intervenuti per costruire istituzioni democratiche da zero. Hanno finanziato una vasta gamma di attivitร : lโ€™educazione civica, il giornalismo indipendente, la ricerca sulle politiche pubbliche. Interi settori che altrimenti non sarebbero mai emersi. Al di lร  dellโ€™utilitร  concreta, il sostegno esterno si รจ rivelato fondamentale.

Tuttavia, quello che era iniziato come un intervento necessario si รจ gradualmente trasformato in un modello permanente: il sistema di emergenza รจ diventato unโ€™infrastruttura fondamentale. Dato che i finanziamenti provenivano dallโ€™estero, le organizzazioni avevano scarsi incentivi (e opportunitร ) per costruire basi finanziarie nazionali. Col tempo, molte sono diventate abili nel destreggiarsi tra bandi internazionali e meno interessate a sviluppare reti di finanziamento locali, strutture associative e iniziative dal basso. Questo ha portato allโ€™emergere di organizzazioni spesso soprannominate โ€œdivoratrici di sovvenzioniโ€, a scapito di un piรน ampio radicamento sociale. Nessuna sorpresa quindi se gli attori populisti riescano a sfruttare queste dinamiche a proprio vantaggio.

La conseguenza, peraltro prevedibile, non รจ lโ€™illegittimitร , ma la vulnerabilitร  delle organizzazioni della societร  civile.

Dipendere esclusivamente dalle prioritร  geopolitiche internazionali rende la societร  civile locale suscettibile ai cambiamenti di rotta dei donatori. Un cambio di governo o una svolta strategica a Washington o Bruxelles possono prosciugare improvvisamente i fondi per i meccanismi di monitoraggio cruciali (come ha dolorosamente dimostrato il recente smantellamento di USAID).

Interrogativi fondamentali

La maggior parte dei dibattiti sulle ong si concentra sulla domanda sbagliata: i fondi dallโ€™estero sono accettabili o meno? Sono accettabili e pienamente legittimi. La possibilitร  di ricevere sostegno internazionale รจ sancita dal diritto internazionale e rimane essenziale, soprattutto per i difensori dei diritti umani che operano sotto pressione. Tuttavia, intesi come modello a lungo termine, i finanziamenti esterni semplicemente non sono sufficienti.

Quindi, il nocciolo del problema non รจ la legittimitร  dei finanziamenti dallโ€™estero, ma la mancanza di alternative a livello nazionale.

In molti paesi non esistono incentivi fiscali significativi per le donazioni di beneficenza, nรฉ una cultura di filantropia strutturata. Mancano anche meccanismi che permettano a cittadini e imprese di sostenere in modo concreto le organizzazioni civiche. La societร  civile non รจ radicata nellโ€™economia locale perchรฉ manca il quadro istituzionale che la supporti.

Quando le organizzazioni dipendono quasi interamente da finanziamenti esterni, diventano facili bersagli di narrazioni politiche che ne mettono in discussione la lealtร : narrazioni che, per quanto ciniche o esagerate, risuonano perchรฉ contengono un fondo di veritร . La societร  civile, in questi contesti, svolge un lavoro essenziale pur โ€œgalleggiandoโ€ senza un punto di riferimento fermo.

Le pressioni sui media

Queste dinamiche emergono chiaramente nel settore dei media. In un contesto polarizzato, lo spazio รจ tipicamente diviso tra mezzi di informazione allineati al potere e media commerciali legati a interessi politici o economici. Il giornalismo indipendente e non commerciale, concentrato sugli eventi politici e sulla responsabilitร  piuttosto che sul sensazionalismo, fatica a trovare spazio. Questa marginalizzazione non รจ dovuta alla mancanza di qualitร  o alla scarsa domanda, ma al fatto che il mercato non premia lโ€™informazione indipendente e la filantropia non riesce a colmare il vuoto.

Si tratta di un classico fallimento del mercato, ma con conseguenze politiche. Quando il giornalismo serio non riesce a sostenersi commercialmente e non gode del supporto filantropico nazionale, diventa dipendente da finanziamenti esterni oppure scompare.

Oltre le soluzioni parziali

Unโ€™agenda democratica costruttiva si deve concentrare su soluzioni strutturali: creare, allโ€™interno del contesto nazionale, gli incentivi economici che storicamente hanno sostenuto la filantropia nelle democrazie mature. Lโ€™obiettivo รจ creare un ecosistema finanziario nazionale a sostegno della societร  civile, che non si basi su una manciata di ricchi mecenati โ€“ il che significherebbe semplicemente sostituire il fenomeno della โ€œstate captureโ€ con un sistema oligarchico โ€“ ma su meccanismi legali trasparenti che offrano sia al pubblico in generale che al mondo imprenditoriale incentivi concreti a finanziare la societร  civile.

Considerando che il problema รจ di natura strutturale, anche la soluzione deve essere strutturale. Esistono modelli validi, seppur non privi di difetti.

Tra la fine degli anni โ€˜90 e lโ€™inizio degli anni 2000, i paesi post-comunisti dellโ€™Europa centrale si erano trovati ad affrontare dinamiche analoghe. Le istituzioni avevano reagito introducendo un sistema di ripartizione percentuale delle imposte, sperimentato con successo in Slovacchia. Era stato applicato un sistema di imposta sul reddito, in base al quale i contribuenti avevano destinato una piccola quota della loro imposta sul reddito, in genere lโ€™uno o il due percento, alle organizzazioni no profit registrate o ai media di interesse pubblico di loro scelta.

Per quanto semplice, questo meccanismo puรฒ cambiare radicalmente il rapporto tra societร  civile, stato e pubblico in tre modi.

Primo, decentralizza le decisioni sui finanziamenti: รจ il cittadino, non lo stato, a scegliere quali organizzazioni ricevono sostegno. Cosรฌ si scardina la retorica populista per cui il denaro pubblico verrebbe utilizzato dalle รฉlite per finanziare le reti clientelari.

Secondo, consente la partecipazione civica senza costi a carico dei cittadini: un passo significativo nelle economie in transizione, dove le risorse sono limitate e chiedere ai cittadini di donare direttamente a think tank o riviste indipendenti รจ semplicemente irrealistico. Non si chiede alle persone di spendere ulteriori soldi, ma solo di scegliere a chi destinare le tasse giร  pagate.

Terzo, favorisce un riallineamento tra imprese e sfera civica: permettendo alle aziende di destinare una parte del loro carico fiscale a iniziative locali, il quadro normativo contribuisce a svincolare gli interessi commerciali dal favoritismo politico, indirizzandoli verso la stabilitร  istituzionale, la trasparenza e il benessere della comunitร .

La Slovacchia aveva introdotto questo sistema nel 2002 e, a metร  degli anni 2000, migliaia di organizzazioni potevano contare su finanziamenti interni. Col tempo, il modello si รจ diffuso in tutta lโ€™Europa centrale. Tuttavia, la situazione attuale della Slovacchia rappresenta un monito a non indulgere ad un facile ottimismo. Il meccanismo di assegnazione del 2% rimane sostanzialmente intatto, ma lo stato ha trovato altre leve. Tagliando i contributi pubblici supplementari e reindirizzando i fondi statali verso enti allineati al governo, le autoritร  hanno di fatto sottratto fondi alle organizzazioni indipendenti che operano nel campo dei diritti umani, della tutela ambientale e della cultura, senza mai modificare la struttura formale del sistema di assegnazione.

Questo non significa che il modello slovacco sia fallito. Significa che un meccanismo statale รจ necessario ma non sufficiente. I meccanismi di finanziamento strutturali possono creare una base finanziaria interna per la societร  civile, ma non possono, da soli, proteggerla da un governo determinato ad esercitare pressioni attraverso altri canali. La societร  civile puรฒ essere trasformata in un bene pubblico sostenuto a livello locale, ma i modelli che lo rendono possibile devono essere rafforzati e le condizioni politiche che ne consentono il funzionamento devono essere attivamente difese.

Uno sguardo dallโ€™interno

Questi vincoli non sono teorici, ma operativi. In regioni come il Caucaso meridionale, la creazione di piattaforme sostenibili per un giornalismo indipendente rimane una sfida costante. Il Caucasian Journal, una piattaforma multilingue e non commerciale con sede a Tbilisi, รจ nato per fornire analisi politiche in uno spazio mediatico frammentato, superando le narrazioni polarizzate per concentrarsi su questioni pratiche relative alla governance, alla cooperazione e allo sviluppo istituzionale. Operare in un contesto privo di finanziamenti nazionali strutturati rende il problema di fondo immediatamente tangibile. Sostenere piattaforme indipendenti richiede di fare affidamento su sovvenzioni internazionali a breve termine e contributi volontari. La pianificazione a lungo termine รจ difficile e la continuitร  non รจ mai garantita.

Il principale ostacolo รจ la struttura economica. Quando la societร  civile deve costantemente giustificare la propria esistenza ai donatori stranieri anzichรฉ essere strutturalmente integrata nellโ€™economia nazionale, la sua presenza sul territorio rimane fragile.

Progettazione, non solo difesa

Difendere la societร  civile dalle leggi restrittive รจ indispensabile, ma occorre andare oltre.

Fino a quando la struttura finanziaria di base rimarrร  invariata, le vulnerabilitร  persisteranno. La societร  civile continuerร  a dipendere da finanziamenti esterni e gli attori politici continueranno a sfruttare questa dipendenza. Il cambiamento piรน efficace consiste nel passare dalla difesa alla progettazione: introdurre incentivi fiscali per le donazioni individuali e aziendali, creare sistemi di allocazione basati su percentuali, modernizzare i quadri giuridici per sostenere una filantropia nazionale trasparente. Anche i donatori internazionali hanno un ruolo in questo processo. Non dovrebbero limitarsi a finanziare progetti, ma incoraggiare attivamente le riforme sistemiche che permettano alla societร  civile di rafforzare la propria posizione finanziaria.

La polemica sulle cosiddette leggi sugli agenti stranieri non svanirร . Ma concentrarsi sulle leggi stesse significa curare solo i sintomi. Il vero problema รจ che in troppe democrazie emergenti la societร  civile opera senza una solida base economica interna. Questo la rende al tempo stesso indispensabile e perennemente vulnerabile.

La democrazia non puรฒ essere esternalizzata allโ€™infinito. Se la societร  civile รจ finanziata dallโ€™estero, rimarrร  sempre politicamente vulnerabile in patria. La soluzione non รจ ridurre il sostegno internazionale, ma costruire un sistema di controllo interno che renda tale sostegno sostenibile e, in definitiva, meno necessario. Ciรฒ richiede piรน della semplice volontร  politica: serve una struttura istituzionale. Finchรฉ questo sistema non verrร  creato, il ciclo si ripeterร : finanziamenti esterni, reazioni politiche negative, risposte difensive. Interrompere questo ciclo significa correggere il sistema che ha reso inevitabile la polemica sin dallโ€™inizio.

*Alexander Kaffka รจ il capo redattore di Caucasian Journal


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