L'organizzazione di campi giovanili finanziati dal governo è emersa quale uno degli elementi più in vista e maggiormente pubblicizzati delle attuali politiche giovanili in Russia. Questo paper tratta in particolare il caso di Mašuk 2010, un campo sostenuto dal governo russo e interamente dedicato a giovani provenienti dai territori appartenenti al distretto federale del Caucaso del nord e dai territori delle repubbliche de facto indipendenti di Abkhazia e Ossezia del Sud, internazionalmente riconosciute come parte della Georgia. La ricerca si basa su osservazione partecipata presso il campo Mašuk nell'estate del 2010 e su interviste a responsabili delle politiche giovanili in Russia e Caucaso.
Dalla ricerca è emerso che le politiche giovanili attualmente sostenute dal governo russo prendono esplicitamente esempio dall'esperienza sovietica. Inoltre, in Caucaso politiche giovanili e campi come Mašuk hanno lo scopo di promuovere l'imprenditorialità e l'importanza del successo individuale, migliorare i rapporti interetnici tra i giovani delle regione, creare un'immagine positiva dallo Stato (frequentemente identificato con corruzione, malgoverno e misure repressive), dare forza a politiche di educazione patriottica mirate a rafforzare il senso di appartenenza alla “grande patria”, la Federazione Russa, ma anche a “piccole patrie” come la regione di origine e, per la prima volta, il Caucaso del nord nel suo complesso.
Autore: Giorgio Comai
Lingua: italiano
A partire dal 1999 la comunità albanese del Kosovo ha attraversato un processo di radicale trasformazione, affrontando per la prima volta la pluralizzazione della vita pubblica. Il paper esplora queste dinamiche che sono state trascurate, sia a livello locale sia internazionale, a causa della questione dello status politico del Paese che ha monopolizzato la sfera pubblica.
Prestando particolare attenzione alle conseguenze del decennio di segregazione etnica degli anni Novanta, il paper analizza lo sviluppo della società civile, dei media, dei partiti politici così come il fenomeno di rapida urbanizzazione e i cambiamenti nelle relazioni familiari. L'analisi sottolinea quanto la comunità albanese sia ostaggio di aspettative irrealistiche rispetto allo sviluppo politico, economico e sociale che dovrebbe seguire all'ottenimento dell'indipendenza. In questo contesto, il processo di democratizzazione è indebolito dall'appello all'unità di fronte a 'nemici' esterni e in particolare alla minoranza serba e all'amministrazione internazionale.
Autori: Luisa Chiodi - Francesco Martino - Francesca Vanoni
Lingua: inglese
Questo paper esplora le trasformazioni delle memorie collettive circale politiche coloniali italiane in Albania durante la prima parte del XX secolo. Lo fa guardando alla relazione tra le memorie collettive e le rappresentazioni reciproche che si sono formate prima e dopo la Guerra fredda. L'analisi intende illustrare come, con la fine dell'imperialismo italiano, le rappresentazioni pubbliche del coinvolgimento italiano in Albania nei due paesi per la gran parte convergano e argomenta perché ciò sia rilevante. La ricerca muove dalla letteratura esistente e da fonti primarie, inclusi libri di testo per le scuole e mass media.
Autori: Luisa Chiodi - Rando Devole
Lingua: inglese
A partire dalla seconda metà degli anni Ottanta, in concomitanza con i prodromi della disintegrazione della Jugoslavia titina, i media assumono sempre più un ruolo determinante nel preparare il terreno dell’imminente conflitto bellico. A questo riguardo il caso dei media serbi assume un carattere paradigmatico per capire l’evoluzione e l’escalation degli eventi di quegli anni, ma ancora più paradigmatico è il caso del più vecchio giornale dei Balcani, il quotidiano Politika. Da quotidiano libero, passa attraverso il controllo del potere socialista, per poi diventare la cassa di risonanza della politica liberticida di Slobodan Milošević. Ciononostante tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, la Serbia si distingue anche per l’affermarsi dei primi media indipendenti. Quotidiani, settimanali, radio e tv che hanno prodotto un'informazione di qualità durante il periodo bellico e continuano a farlo tutt’oggi. Le speranze serbe di un vero cambiamento della situazione politica e sociale, sorte con l’uscita di scena di Milošević nell’ottobre 2000, si infrangono con l’omicidio del premier Zoran Ðinđić, il 12 marzo 2003. Lo stato d’emergenza, proclamato per far fronte al grave omicidio che sconvolge un Paese socialmente fragile, avrà serie ripercussioni sul lavoro dei media serbi. Il cambio di potere temporaneo, dopo la morte di Ðinđić, e le elezioni che hanno consegnato il governo a Vojislav Koštunica non hanno ancora permesso un cambio di prospettiva riguardo i media. Il controllo della politica rimane una costante, così come l’assenza di adeguate legislazioni che regolino il comportamento dei media del Paese, penalizzando la professionalità di parecchi degli organi informativi e determinandone a volte la stessa sopravvivenza.
Autore: Luka Zanoni
Lingua: italiano
L’agricoltura biologica nei Balcani è agli inizi ma fornisce già uno stimolo fondamentale per lo sviluppo rurale sostenibile nella regione. Con un’analisi comparata del bio nei Paesi del sud-est Europa il volume propone una prospettiva originale sul processo di integrazione nell’Unione Europea
La raccolta degli interventi dei relatori del convegno internazionale "Cattive memorie. Luoghi, simboli e narrazioni delle guerre nei Balcani", organizzato da Osservatorio sui Balcani a Rovereto (TN) il 9 novembre 2007, nell'ambito di un progetto finanziato dall'Unione europea e dalla Provincia autonoma di Trento con l'obiettivo di svolgere un'indagine sui luoghi della memoria della Seconda guerra mondiale nella ex Jugoslavia
A vent'anni dalla fine della guerra fredda, il cinema offre una prospettiva originale per l'approfondimento delle trasformazioni politico-sociali, economiche e culturali nell'Europa sud-orientale. Narrando le storie degli abitanti del microcosmo cinematografico balcanico, il volume analizza il segmento culturale che più di tutti ha plasmato l'immaginario collettivo delle società della regione, dall'apogeo degli anni settanta fino ai processi di globalizzazione degli ultimi anni




