Slovenia: la seconda repubblica di Janša

Grandi cambiamenti dall’istruzione all’emittenza pubblica, dalla politica estera all’immigrazione: nei primi cento giorni del suo esecutivo Janez Janša ha scelto la strada per lui inedita di governare senza troppo rumore, ma senza rinunciare al progetto di trasformare radicalmente la Slovenia

14/09/2026, Stefano Lusa Capodistria
Janez Janša © paparazzza/Shutterstock

Janez Janša © paparazzza/Shutterstock

Janez Janša © paparazzza/Shutterstock

Voleva un mandato noioso. L’intento era quello di governare senza troppo rumore ed anche senza essere sotto la luce dei riflettori. Nei suoi primi 100 giorni il premier Janez JanÅ¡a si Ú visto poco ed ha cercato di rimanere il più possibile in disparte. Insomma, ha fatto di tutto per non essere protagonista, per non infiammare i suoi avversari e per non alimentare la piazza.

Un Janša, inconsueto, forse attorniato da consiglieri più capaci rispetto alle volte precedenti in cui Ú andato al governo, che però nei fatti non ha rinunciato ai suoi propositi di riformare radicalmente il paese e di portarlo verso quella seconda repubblica che sogna oramai da decenni.

L’inversione di rotta si Ú vista subito in politica estera, dove la Slovenia, una delle voci più critiche nei confronti di Israele, si Ú repentinamente trasformata in un suo fidato alleato. Il momento Ú stato suggellato con l’apertura dell’ambasciata israeliana a Lubiana e con la visita del ministro degli esteri Gideon Sa’ar. Migliaia di persone si sono riversate per le vie della capitale a protestare. Tante, ma non tante da mettere in crisi l’esecutivo di centrodestra.

Sono bastati tre mesi per capire che il paese sta cambiando e forse Ú già cambiato. Subito il nuovo governo ha ripristinato il Museo dell’indipendenza. L’istituzione era stata creata già dal precedente esecutivo JanÅ¡a, ma era subito stata cancellata da quello di centrosinistra che la considerava un inutile doppione.

Un simile scenario si prospetta anche con la giornata che celebra l’Annessione del Litorale alla Madrepatria. La festa era stata istituita come risposta alla Giornata del Ricordo, che ha messo al centro del dibattito italiano soprattutto le foibe e l’esodo. Per gli sloveni era fondamentale mettere al centro le sofferenze degli sloveni e ricordare che la storia non era iniziata nel maggio del 1945.

Nacque così la giornata che celebrava il Ritorno del Litorale alla Madrepatria. Nome cambiato dall’ultimo governo di centrosinistra per accontentare una parte dell’opinione pubblica. Adesso dovrebbe tornare alla sua versione originaria. Il solo annuncio ha già generato una ridda di polemiche.

Queste non sono mancate nemmeno quando il ministero della cultura ha bloccato tutta una serie di progetti che erano in pieno corso. Hanno spiegato hanno trovato le casse vuote e che non ci sono più soldi per finanziare i progetti approvati. Dall’opposizione hanno subito dato ad intendere che non era altro che un modo per colpire gli artisti ed il mondo della cultura, che notoriamente guarda con simpatia al centrosinistra.

Il ministero per l’istruzione, dal canto suo, ha annunciato una radicale riforma della scuola. Ad aprire il dibattito gli scarsi risultati ottenuti quest’anno nel programma internazionale di valutazione degli studenti noto con l’acronimo di PISA.

L’intenzione Ú di riportare la scuola dell’obbligo da nove ad otto anni e di riformare i curriculum di studio concentrandosi sulle cose importanti togliendo i fronzoli. Si andrebbe a toccare uno dei totem del centrosinistra, la scuola così com’Ú, Ú stata pensata da loro e dai loro mostri sacri. La battaglia quindi si giocherà sul piano tecnico, politico e ideologico. Le prime avvisaglie di quello che sarà un rigido muro contro muro si sono già fatte sentire.

La stessa cosa accadrà anche con la RTV slovena. Oramai la legge che regola il suo funzionamento cambia con ogni nuovo governo. La nuova bozza Ú già stata presentata e le polemiche non mancano. Come se ciò non bastasse, tra poche settimane i cittadini saranno chiamati ad esprimersi sull’abolizione del canone.

Significativo sarà anche l’esito del referendum che chiede di condizionare gli aiuti sociali allo svolgimento di lavori socialmente utili. Il nuovo governo sta cercando di dare un giro di vite sulla presenza degli stranieri.

Una nuova norma impedirà agli extracomunitari residenti di votare alle prossime amministrative, mentre l’esecutivo vorrebbe rendere più stringenti le regole per il ricongiungimento famigliare, dove sarebbero necessari un reddito più alto e un maggiore livello di conoscenza dello sloveno. La tesi Ú che i lavoratori servono, ma devono integrarsi, mentre le loro famiglie non devono diventare un peso per i contribuenti.

Intanto molto più sottotraccia, rispetto a quanto avvenuto al tempo di altri governi JanÅ¡a, tutta una serie di cambi Ú avvenuta ai vertici di importanti istituzioni. È accaduto anche in una serie di compartecipate. Uomini legati al centrosinistra hanno rapidamente alzato bandiera bianca per lasciare il posto a personaggi legati al centrodestra.

Gli imprenditori, gli artigiani e i commercianti sembrano apprezzare la nuova politica economica del governo e gli sgravi fiscali annunciati. Le previsioni economiche parlano di un consistente aumento della crescita, mentre l’obiettivo Ú tagliare gli sprechi e riformare la pubblica amministrazione che sarebbe aumentata a dismisura negli ultimi anni.

Il premier Janez JanÅ¡a, per ora, non ha fatto errori. Sotto la luce dei riflettori sono finiti i suoi ministri e soprattutto il presidente del parlamento Zoran Stevanović. Il leader dei populisti di Resni.ca e i parlamentari del suo partito sono diventati i bersagli preferiti dell’opposizione. Personaggi considerati inadeguati a ricoprire alti ruoli istituzionali, ottenuti grazie all’appoggio esterno informale che hanno dato all’esecutivo di centrodestra.

Janša, con la sua coalizione, in parlamento ha un governo di minoranza, eppure in questi mesi il potere nelle sue mani Ú sembrato saldissimo. Proprio per questo può lavorare indisturbato al suo progetto di ridisegnare la Slovenia.

 


Hai notato inesattezze o errori in questo articolo? Contattaci a redazione@balcanicaucaso.org .

Tag:

Commenta e condividi
Iscriviti alla newsletter

La newsletter di OBCT

Ogni venerdì nella tua casella di posta