Romania, non cessa la crisi politica
Continua la crisi politica in Romania, dopo che il Parlamento di Bucarest ha respinto il governo proposto dall’europarlamentare liberale Siegfried Mureșan. Mureșan è il terzo primo ministro incaricato dal presidente Nicușor Dan di formare un Governo. Intanto prosegue l’esecutivo ad interim guidato dal liberale Ilie Bolojan

Ilie Bolojan, Primo Ministro della Romania © LCV/Shutterstock
Ilie Bolojan, Primo Ministro della Romania © LCV/Shutterstock
La crisi politica in Romania è iniziata lo scorso maggio quando il PSD, il partito con il maggior numero di seggi in parlamento, ha abbandonato la coalizione di governo a causa delle misure di austerità adottate dal premier Ilie Bolojan e si è alleato con l’estrema destra, Alleanza per l’Unità dei Romeni (AUR), per sfiduciarlo.
Da allora la società romena ha guardato con speranza ma spesso anche con perplessità al presidente Nicușor Dan, che nel frattempo ha designato senza successo tre primi ministri. Nessuno dei tre è riuscito a trovare una maggioranza parlamentare sufficiente. Il fatto che il presidente abbia designato sempre personaggi politici che non godevano di un sostegno politico sufficiente, ha alimentato critiche nei confronti del capo dello Stato e sul suo ruolo nel protrarsi della crisi.
Il Parlamento di Bucarest ha respinto (per la seconda volta negli ultimi quattro mesi) la nuova proposta di un governo formato da liberali (PNL), progressisti (USL) e minoranza magiara (UDMR). Mercoledì 30 settembre la proposta di un governo guidato da Siegfried Mureșan ha ottenuto solo 182 voti favorevoli sui 233 necessari.
Mureșan si era presentato con un governo pro UE e un programma che mirava a riformare lo stato, ridurre della burocrazia, migliorare la riscossione fiscale e la riorganizzazione delle imprese pubbliche. Un programma e un governo che non hanno convinto però né i vecchi partner di coalizione, i social-democratici del PSD, né i sovranisti dell’AUR, i cui voti messi insieme costituiscono la maggioranza nel Parlamento di Bucarest.
Le posizioni dei partiti
Subito dopo il voto, i leader politici hanno espresso le posizioni dei rispettivi partiti su un’ulteriore nomina da parte del capo dello Stato o se andare subito ad elezioni anticipate.
Il PSD si assume il compito di “risollevare la Romania”. Perché, spiega il suo presidente Grindeanu (che desidera la poltrona di primo ministro), “la Romania ha perso 10 giorni a causa dell’egoismo di PNL e USR. Sapevano di non poter formare una maggioranza, eppure hanno insistito con questo triste spettacolo. È giunto il momento di sederci al tavolo e trovare una soluzione prima che sia troppo tardi. Tutti gli occhi sono puntati su di noi; dobbiamo effettuare una revisione di bilancio e preparare quello per il 2027. Spero che il presidente convochi rapidamente le consultazioni con i partiti. Il PSD è pronto a costruire un’alternativa”, ha dichiarato Grindeanu.
Dall’altra parte, il Partito liberale (PNL) aspetta la nuova nomina del presidente ma non respinge nemmeno l’idea di elezioni anticipate: “O il presidente della Romania indice elezioni anticipate, o nomina un nuovo candidato alla carica di primo ministro. Discuteremo all’interno del PNL, parleremo anche con i nostri partner e valuteremo quali decisioni siano necessarie. Qualora si optasse per le elezioni anticipate, il PNL è certamente pronto anche per questo scenario”, spiega Ionel Bogdan (PNL).
L’Unione Salvate la Romania (USR) chiede invece espressamente il voto anticipato perché “è giunto il momento di tornare al voto popolare. La crisi politica creata da PSD e AUR sta incidendo sui prezzi, sulle imprese romene e sulle speranze dei cittadini. I cittadini non devono più restare a guardare impotenti mentre il PSD crea il caos”, ha annunciato Dominic Fritz, presidente dell’USR.
Per l’Unione Democratica dei Magiari della Romania (l’UDMR ) la soluzione migliore sarebbe un governo di tecnocrati.
L’AUR, in testa ai sondaggi con il 40% dei consensi — più del doppio di quelli del PSD — vuole elezioni anticipate, pur non escludendo la possibilità di collaborare con la sinistra per governare.
La Costituzione stabilisce che, qualora due successive proposte di formazione di un nuovo governo vengano respinte entro 60 giorni dalla prima, il Presidente può sciogliere il Parlamento dopo aver consultato i presidenti delle due Camere e i capigruppo parlamentari.
Nicușor Dan, tuttavia, non crede che le elezioni anticipate siano una soluzione alla crisi politica romena. Da Praga, dove si trova in visita ufficiale, Dan ha annunciato che convocherà i partiti parlamentari per consultazioni lunedì 5 ottobre e nella stessa giornata, indicherà anche un nuovo candidato alla carica di primo ministro. Sarebbe la quarta nomina.
Tra tradimenti e democrazia
La crisi politica in Romania si inserisce in un contesto segnato da una serie di eventi che continuano a produrre reazioni a catena. Da qualche giorno, il rapporto tra la Romania e gli Stati Uniti, suo partner strategico, è al centro di uno scandalo internazionale dopo che il Wall Street Journal ha rivelato che l’ambasciatrice statunitense in Grecia, Kimberly Guilfoyle, avrebbe affermato durante una cena privata ad Atene che Washington potrebbe contribuire a determinare cambi di regime nella regione, come quello del governo guidato da Ilie Bolojan.
La dichiarazione sarebbe stata a marzo, mentre il governo Bolojan è caduto a maggio. Ma sempre a marzo Kimberly Guilfoyle si sarebbe recata a Bucarest, dove ha incontrato i vertici del PSD, tra cui Sorin Grindeanu e Bogdan Ivan. Su questo incontro, il Financial Times osserva che non è chiaro se l’ambasciatrice americana in Grecia abbia davvero consigliato ai socialdemocratici di ritirarsi dalla coalizione di governo.
Comunque sia, un’informazione del genere ha scatenato reazioni a Bucarest ed è arrivata subito una denuncia per alto tradimento presentata da un deputato dell’USR contro il leader del PSD Sorin Grindeanu, l’ex ministro dell’Energia Bogdan Ivan e il leader dell’AUR George Simion.
Il contesto è ampio e riguarda anche il gas. Il quotidiano britannico Financial Times ha riferito che il rifiuto del primo ministro Ilie Bolojan di acquistare ingenti quantitativi di gas liquido dagli Stati Uniti ha contribuito alla crisi politica e all’uscita del PSD dalla coalizione. L’articolo rileva inoltre che la visita dell’ambasciatrice statunitense mirava a promuovere il “Vertical Gas Corridor”.
Ilie Bolojan ha dichiarato a Digi24 che la Romania soddisfa oltre l’80% del proprio fabbisogno attraverso la produzione interna, attingendo alle riserve presenti nel sottosuolo terrestre, aggiungendo che “bisogna considerare che, a partire dal prossimo anno, inizieremo l’estrazione di gas dal Mar Nero, raddoppiando di fatto le nostre attuali forniture. Pertanto, la Romania non ha bisogno di gas. La Romania sarà un esportatore di gas — cosa che abbiamo già comunicato — e non abbiamo problemi con i nostri partner al riguardo; questa realtà è stata illustrata e accettata dall’amministrazione statunitense (nello specifico dal settore energetico) e dall’Ambasciata degli Stati Uniti in Romania, entrambe a conoscenza dei dati, e non vi è alcun disaccordo tra noi su questo punto”, ha dichiarato Bolojan.
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