Dietrofront della Serbia, il nostro corrispondente Massimo Moratti può restare a Belgrado

Le autorità serbe hanno revocato oggi l’ordine emesso il 4 settembre nei confronti del nostro corrispondente a Belgrado, Massimo Moratti, di lasciare il paese entro 15 giorni, su questioni legate alla sicurezza. Per Moratti è “la fine di un incubo”

22/09/2026, Redazione
Massimo Moratti. Foto: archivio privato

Massimo Moratti. Foto: archivio privato

Massimo Moratti. Foto: archivio privato

Le autorità serbe hanno annullato oggi, martedì 22 settembre, la decisione rilasciata il 4 settembre e che ordinava al nostro corrispondente a Belgrado, Massimo Moratti, di lasciare il paese entro 15 giorni, imponendogli anche un divieto d’ingresso di un anno su questioni legate alla sicurezza. A questo punto non ci sono più ostacoli all’ottenimento di un nuovo permesso di soggiorno.

“È la fine di un incubo”, ha commentato Massimo Moratti. “La mia famiglia e io siamo incredibilmente sollevati e molto grati a tutti quelli che si sono adoperati per risolvere questa questione”.

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Lo scorso 4 settembre le autorità serbe avevano negato il rinnovo del permesso di soggiorno al nostro collega Massimo Moratti, presentandogli un foglio di espulsione motivato da “inaccettabili rischi alla sicurezza del paese”. Le autorità serbe non hanno fornito ulteriori informazioni in merito alle motivazioni della decisione.

Collaboratore di OBCT dal 2005, a Belgrado dal 2022

Cittadino italiano e difensore dei diritti umani di lunga esperienza, Moratti lavora nella regione balcanica da oltre vent’anni e risiede stabilmente in Serbia dal 2022, anno in cui si è trasferito a Belgrado al seguito della compagna, distaccata nel Paese per motivi professionali.

Dal 2005, Moratti collabora con OBCT in qualità di corrispondente, prima da Sarajevo e successivamente da Belgrado. Tra il 2011 e il 2018 ha lavorato in Serbia a diversi progetti UE a sostegno di sfollati, rifugiati e potenziali richiedenti asilo, per poi trasferirsi a Londra e ricoprire la carica di vicedirettore dell’Ufficio regionale europeo di Amnesty International.

Dopo essere tornato a Belgrado con la famiglia, è entrato a far parte del gruppo di lavoro di OBCT che si occupa di libertà dei media, svolgendo un ruolo fondamentale nell’indirizzare le iniziative di advocacy e ricerca per la libertà dei media nei Balcani occidentali, contribuendo al consorzio europeo Media Freedom Rapid Response (MFRR) e al progetto Advocacy Transnazionale per la Libertà di Informazione (ATLIB), sostenuti rispettivamente da UE e Ministero degli Affari Esteri italiano.

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L’intervento della Commissione europea

Sulla vicenda Moratti, si è espressa il 21 settembre, anche la Commissione europea.

“Esprimiamo preoccupazione per il fatto che a un ricercatore di un’organizzazione italiana per la libertà dei media sia stata respinta la domanda di permesso di soggiorno, dopo aver risieduto legalmente in Serbia dal 2022, e che gli sia stato ordinato di lasciare il Paese sulla base di un presunto ‘rischio inaccettabile per la sicurezza nazionale’, senza che siano stati forniti ulteriori dettagli sui motivi alla base di tale valutazione”.

Così un portavoce del gabinetto di Ursula von der Leyen ha comunicato a OBCT la valutazione dell’esecutivo dell’Ue sulla situazione emersa lo scorso 18 settembre in Serbia.

Lo stesso 18 settembre la Serbia aveva concesso un’estensione di 15 giorni a Massimo Moratti, seguita oggi dalla revoca completa della decisione.


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