Bosnia Erzegovina, un’altra idea di futuro
Alla vigilia delle elezioni generali in Bosnia Erzegovina, che si terranno domenica 4 ottobre, abbiamo raccolto le voci di chi crede ancora che il futuro di un paese dilaniato dalla guerra possa essere costruito con impegno, coraggio, cultura e solidarietà

Sarajevo, Bosnia Erzegovina © John Wreford/Shutterstock
Sarajevo, Bosnia Erzegovina © John Wreford/Shutterstock
Ad ogni tornata elettorale, in Bosnia Erzegovina si ripropongono vecchie promesse, vecchi volti e vecchie divisioni. In vista del voto di domenica, abbiamo deciso di offrire l’immagine di una Bosnia Erzegovina diversa, dando voce a chi si impegna ogni giorno per cambiare in meglio il proprio paese.
Percorsi di vita diversi, segnati da idee ed esperienze differenti, ma accomunati dalla volontà di battersi per una Bosnia Erzegovina capace di affrontare autonomamente i propri problemi e di guardare oltre lo spopolamento e le divisioni interne. In questi giorni di fermento elettorale, proponiamo quattro delle tante storie di cittadini bosniaco-erzegovesi che credono ancora che il loro paese possa diventare un luogo migliore e più equo in cui vivere.
- Attivismo ecologico per un futuro condiviso (Aida Kapetanović)
- Toccare il fondo e ricominciare (Nataša Gaon)
- Collaborare per restare umani (Jozo Kolobarić)
- Il potere della cultura (Hana Bajrović)
Attivismo ecologico per un futuro condiviso

Aida Kapetanović © Aida Kapetanović
Aida Kapetanović è un’attivista e ricercatrice della fondazione Atelje za društvene promjene [Atelier per i cambiamenti sociali, ACT], con sede a Sarajevo. Nata a Mostar, è fuggita con la famiglia durante la guerra, trovando rifugio in Italia, dove è cresciuta e ha partecipato a numerose iniziative civiche a Firenze e Prato.
Durante le ricerche per la sua tesi di dottorato, ha studiato i movimenti per la difesa dei fiumi in Bosnia Erzegovina e in Serbia. In seguito, ha deciso di tornare nella sua città natale e di partecipare attivamente alle battaglie ambientali unendosi al team della fondazione ACT. Oggi coordina le campagne per la difesa dei fiumi Neretva e Una e la rete regionale “Odbranimo prirodu Balkana” [Difendiamo la natura dei Balcani].
“Dopo la mia ricerca di dottorato, ho deciso di unirmi alla fondazione ACT perché credo profondamente che l’attivismo ambientale sia uno strumento fondamentale nella lotta contro le ingiustizie sistemiche e sociali”, afferma Aida.
Sottolinea che la fondazione ACT, attraverso attività legate alla tutela di fiumi, foreste, terreni fertili e natura, si batte contro la corruzione sistemica e la svendita delle risorse naturali a investitori privati bosniaco-erzegovesi e stranieri.
“Ci battiamo per rendere i cittadini protagonisti dei processi decisionali, per una vera democrazia e per il diritto fondamentale all’acqua potabile e ad un ambiente salubre”.
Aida spiega in cosa consiste concretamente l’impegno della fondazione ACT per rendere la Bosnia Erzegovina un posto migliore in cui vivere.
“Le nostre campagne si concentrano sulla protezione di fiumi, foreste ed ecosistemi naturali da ogni forma di devastazione, che si tratti di progetti dannosi come centrali idroelettriche e miniere, o di deforestazione e altre forme di distruzione dell’ambiente. Conduciamo campagne mediatiche e legali, collaboriamo con la comunità scientifica, promuoviamo cambiamenti nelle istituzioni competenti e forniamo supporto diretto alle comunità locali esposte a progetti dannosi”.
“La Neretva, uno dei fiumi più minacciati d’Europa, è una risorsa di valore inestimabile e la linfa vitale dell’Erzegovina, con una biodiversità estremamente ricca”, sottolinea Aida. “Difendiamo il fiume dall’inquinamento industriale e dai progetti idroelettrici devastanti”.
“Al momento ci stiamo concentrando sulla valutazione e la riduzione degli effetti dannosi della centrale idroelettrica di Ulog, che ha causato una moria di massa di pesci e altri esseri viventi nel settembre 2025”, spiega la ricercatrice. “C’è poi il sistema idroelettrico di Gornji Horizonti, attualmente in fase di realizzazione, che – deviando enormi quantità d’acqua dal bacino della Neretva a quello della Trebišnjica – minaccia direttamente le sorgenti dei fiumi Buna, Bunica e Bregava e favorisce l’intrusione di acqua marina nel delta della Neretva”.
“In questo modo, l’agricoltura, l’intero ecosistema e la stessa sopravvivenza della popolazione di quest’area vengono messi a rischio. Dopo mesi di intenso lavoro e attività di sensibilizzazione, nel giugno 2026 abbiamo conquistato una vittoria: il governo della Federazione Bosnia Erzegovina (FBiH) ha adottato una decisione ufficiale sulla necessità di proteggere gli interessi della FBiH dagli effetti dannosi dell’idrocentrale Ulog e del progetto Gornji Horizonti”.
Aida spiega che gli attivisti, portando avanti una campagna per la difesa del fiume Una, stanno lottando anche contro le costruzioni abusive, la cementificazione delle rive, i progetti per lo smaltimento delle scorie nucleari e l’apertura di miniere.
“Con il supporto dei partner internazionali della campagna Save the Blue Heart of Europe, sosteniamo l’idea di una protezione permanente ed effettiva attraverso l’istituzione di un parco nazionale transfrontaliero per il fiume selvaggio Una. Inoltre, in collaborazione con l’organizzazione internazionale Earth Law Center, ci battiamo per il riconoscimento del fiume Una come soggetto di diritto”.
Aida crede che le battaglie per la salvaguardia dei fiumi siano la migliore prova che l’amore per la natura unisce le persone, perché i fiumi non conoscono confini.
“Mentre le élite politiche cercano costantemente di dividerci, noi dimostriamo ogni giorno sul campo che insieme e in solidarietà possiamo e dobbiamo lottare per le risorse naturali comuni”.
Abbiamo chiesto ad Aida in cosa crede ancora, nonostante la quotidianità che può sembrare scoraggiante. “Credo nella solidarietà, nell’unione e nel potere del cambiamento attraverso la lotta comune. La nostra alleanza regionale ‘Difendiamo la natura dei Balcani’, che riunisce oltre quaranta organizzazioni e iniziative locali di tutta l’area, ne è la migliore dimostrazione”.
I custodi della natura nei Balcani stanno oggi costruendo un vero e proprio movimento che si oppone in modo pacifico alle divisioni, al nazionalismo e alla svendita delle risorse naturali.
“Credo nel futuro della Bosnia Erzegovina e dei Balcani, un’area che vanta un inestimabile patrimonio naturale e che può diventare un esempio virtuoso in un’epoca segnata da guerre, avidità, devastazione della natura e crisi climatica in nome del profitto. Sono convinta che questa regione possa diventare un luogo di ritorno per giovani brillanti e creativi e una casa in cui le nuove generazioni vorranno rimanere e costruire il proprio futuro”, conclude Aida Kapetanović.
Toccare il fondo e ricominciare

Nataša Gaon © Nataša Gaon
Nataša Gaon è nata a Sarajevo. Durante gli studi presso il Dipartimento di Letteratura Mondiale e Biblioteconomia della Facoltà di Filosofia di Sarajevo pensava che il suo percorso professionale sarebbe rimasto legato al mondo dei libri, ma poi ha intrapreso una carriera nel settore delle vendite e del marketing. Ha conservato la sua passione per la lettura, si dedica alla recitazione amatoriale e scrive per puro piacere.
Cosa la fa rimanere in Bosnia Erzegovina?
“Semplicemente la consapevolezza che mi sarei persa in qualsiasi altro posto del mondo”, afferma Nataša. “Ricordo gli anni che ho vissuto fuori dal mio paese, lontano dalla mia città. In quegli anni, ho capito quanto Sarajevo mi definisse e quanto mi mancasse la vita in questa città”.
Può sembrare difficile da comprendere, ma – come sottolinea Nataša – è un privilegio vivere in un paese, come la Bosnia Erzegovina, e in una città come Sarajevo, dove numerose differenze coesistono in armonia.
“Non riesco ad immaginare la vita senza le strade, gli odori e quell’umorismo sarajevese, sempre al limite dello humor nero, con cui affrontiamo le situazioni difficili”.
Gli abitanti di Sarajevo, prosegue Nataša, trattano la loro città allo stesso modo in cui i genitori trattano un figlio.
“Solo i genitori hanno il diritto di essere arrabbiati con i propri figli. Quindi, quando ce l’ho con la Bosnia Erzegovina e Sarajevo, in realtà ce l’ho con il sistema, con le persone che propagano il fascismo, la più deleteria delle idee umane”.
Per Nataša la vita in Bosnia Erzegovina è un continuo oscillare tra tristezza e felicità.
“Su quell’altalena, oscilliamo tra lacrime e risate. Ogni volta che tocchiamo il fondo, troviamo un modo per ricominciare. Senza quel toccare il fondo e senza quella ripartenza, mi è difficile immaginare la vita a Sarajevo”.
“I giovani dimostrano chiaramente il loro atteggiamento andandosene da questo paese”, afferma Nataša. “Le mie figlie hanno lasciato la Bosnia Erzegovina. Non cadete nella trappola di pensare che andarsene sia facile. Non è mai facile rinunciare alla sicurezza e al comfort di quella che chiamiamo casa. Cogliere l’opportunità offerta da un paese straniero e costruirsi una vita altrove è un’impresa ammirevole. I nostri giovani stanno diventando i migliori ambasciatori della Bosnia Erzegovina all’estero, dimostrando di essere coraggiosi”.
“La Bosnia Erzegovina è piena di giovani brillanti che trasmettono un’immagine diversa da quella creata dall’élite politica, che antepone gli interessi personali a quelli di questo meraviglioso paese”.
In cosa crede, nonostante tutto?
“Credo ancora che possano emergere volti nuovi, diversi da quelli che vediamo invecchiare sui manifesti elettorali ogni due anni. Persone giovani che capiranno che la Bosnia Erzegovina può sfamare tutti i suoi cittadini da sola. Credo che queste persone si lasceranno finalmente alle spalle il sanguinoso passato di questo paese, senza aggiungere un ‘ma’ parlando di crimini”.
“Il fatto che la nostra vita sia determinata dalla guerra non significa che la guerra debba essere il quadro di riferimento per la vita delle nuove generazioni. Vorrei che emergessero volti nuovi, umani, individui capaci di ricostruire questo paese con la conoscenza, e pronti ad opporsi al fascismo e alla criminalità”, afferma Nataša.
A rattristarla è il fatto che tali individui non riescono ad imporsi a causa del populismo, restano nell’ombra di quelli che, secondo Nataša, desiderano solo in modo declaratorio una Bosnia Erzegovina civica e, al tempo stesso, sventolano bandiere, promesse e slogan, partecipando spudoratamente alla distruzione del paese.
“Non è mai stato così difficile per me decidere chi votare, a chi lasciare la guida di questo paese. Mi sembra che siamo stati traditi da tutti quelli che ci avevano promesso un futuro e un cambiamento”.
Nataša cita poi l’esempio della nazionale di calcio della Bosnia Erzegovina.
“Abbiamo visto giovani coraggiosi che hanno giocato insieme, senza dare alcuna importanza all’appartenenza etnica, con lo stesso stemma sulle maglie. Questi giovani hanno fatto molto di più per la Bosnia Erzegovina di qualsiasi politico. Ci hanno uniti, ci hanno resi felici, ci hanno ridato la speranza perduta. Hanno unito i bambini nati in Bosnia Erzegovina e quelli nati lontano da questo paese. Faccio il tifo per loro con entusiasmo e spero che questi giovani costruiscano il futuro, non solo per noi, ma anche per le generazioni a venire”, conclude Nataša Gaon.
Collaborare per restare umani

Jozo Kolobarić © Jozo Kolobarić
Jozo Kolobarić è originario di Posušje. Terminato il liceo “Fra Grga Martić”, si è laureato in sociologia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Sarajevo. Attualmente è consulente del sindaco di Posušje per la comunicazione con le istituzioni nazionali e internazionali.
“Sono nato in una famiglia in cui l’educazione, la cultura, le conversazioni, le persone, i libri, i film e l’istruzione facevano parte della vita quotidiana”, afferma Jozo.
Per anni, a Posušje e Sarajevo, ha assistito all’emigrazione di amici e colleghi.
“L’istruzione in luoghi e paesi diversi, la crisi del 2008 e infine, naturalmente, la vita, l’amore, la carriera. Tutto questo è accaduto in modo spontaneo. Ho sempre creduto, e credo tuttora, che ognuno costruisca la propria vita seguendo il proprio percorso esistenziale. Non ho mai cercato di influenzare le decisioni importanti della vita altrui”.
Dall’età di diciotto anni, e per il decennio successivo, Jozo aveva lottato contro una grave depressione, vivendo per un periodo tra Posušje, Sarajevo e Zagabria.
“In quei dieci anni, ho visto cosa una persona può fare di positivo. Ho capito che a volte la cosa più facile è arrendersi, non importa di cosa si tratti o dove sia successo, ma questa non è la soluzione. E soprattutto, ho imparato che non esiste persona che non soffra, ognuno ha la sua storia e, alla fine, siamo tutti solo esseri umani”.
Le abitudini lavorative di Jozo, così come la sua curiosità, non sono diminuite nel corso degli anni, nemmeno durante la depressione.
“Oltre allo studio teorico degli esseri umani e delle relazioni interpersonali, mi piace parlare con le persone, ascoltare, andare sul posto, per così dire, e osservare la situazione dalla prospettiva dell’altro e del diverso”.
Negli ultimi vent’anni ha partecipato a circa 270 progetti diversi, molti dei quali ha ideato, diretto con i giovani e realizzato personalmente.
“Nel 2011 ho avviato attività ambientali nel comune di Posušje attraverso l’educazione, la rimozione volontaria di discariche abusive, la pulizia volontaria di strade e quartieri con i giovani, la riqualificazione di edifici, ecc. Dopo dieci anni di attività ambientali, con i miei colleghi abbiamo deciso di raccogliere tutto il materiale in un documentario-reportage concepito come modello di lavoro pratico. ‘Ecozone’ è il titolo del film, presentato in anteprima a Posušje nel 2022”.
Jozo spiega che, dopo riunioni ufficiali, conversazioni e attività lavorative, le persone parlano in un’atmosfera rilassata, si scambiano i recapiti e socializzano, ed è estremamente importante per superare stereotipi e pregiudizi che persistono, e talvolta aumentano, in una società post-conflitto come quella bosniaco-erzegovese.
“Ponetevi una sfida, un obiettivo, un compito. Contattate le persone. Raggiungete un accordo. Non c’è un posto in Bosnia Erzegovina che io non abbia visitato. E quando mi chiedono chi vive in BiH rispondo: persone comuni e coraggiose, che hanno la stessa espressione sul viso quando ridono e quando si arrabbiano, e le cui lacrime, uguali per tutti, scorrono sul volto. Hanno le loro gioie e i loro dolori nella vita. E tutto questo è normale”.
Jozo è anche un collezionista di oggetti d’antiquariato.
“A Posušje non ci sono né musei né gallerie, quindi l’anno scorso ho avuto l’idea di aprire una galleria privata. Esporrò oggetti d’antiquariato recuperati nel paese e all’estero, come una macchina del tempo. Aprirò le porte della galleria a chiunque voglia imparare e osservare”, conclude Jozo Kolobarić.
Il potere della cultura

Hana Bajrović © Hana Bajrović
Hana Bajrović si è laureata in filosofia a Sarajevo, dove ha conseguito anche una laurea magistrale con una tesi dal titolo “Il teatro contro la guerra nella Sarajevo assediata”. All’età di 23 anni ha iniziato a pubblicare testi su temi quali cultura, teatro e diritti umani. Contemporaneamente, ha iniziato a collaborare con il Festival MESS, per il quale ha scritto recensioni degli spettacoli. È autrice del libro “Teatro sotto assedio”, pubblicato nel 2020.
“Non ricordo di aver mai preso in considerazione l’ipotesi di lasciare la Bosnia Erzegovina”, afferma Hana.
Per lei è sempre stato naturale vivere e costruirsi una vita qui. Certo, pensare di andare in un altro paese e ricominciare da capo significa uscire dalla propria zona di comfort, quindi questo è sicuramente uno dei fattori che hanno influenzato la sua decisione, ma in definitiva si sente a suo agio qui.
“Tutto ciò che mi è accaduto, nel bene e nel male, tutto ciò che mi ha plasmata e definita e tutto ciò che sono diventata, tutto è legato a Sarajevo”, sottolinea Hana.
In un certo senso, sente un obbligo verso i suoi genitori che hanno trascorso la guerra in BiH e sono rimasti nel paese, pur avendo avuto l’opportunità di rifarsi una vita altrove. Per questo motivo, sente che Sarajevo è davvero il suo destino e che le sue radici profonde sono in questa città.
Cosa sta facendo concretamente Hana per rendere la Bosnia Erzegovina un posto migliore in cui vivere?
“Sarebbe presuntuoso e infondato affermare che una qualsiasi delle mie azioni renda la BiH un posto migliore in cui vivere. Soprattutto considerando che i criteri fondamentali che lo stato deve soddisfare affinché i cittadini abbiano una vita dignitosa sono la sicurezza, la stabilità finanziaria e un’istruzione di qualità”, afferma Hana.
“Ciononostante, lavoro nel settore culturale da dodici anni, mi occupo da tempo di analisi del fenomeno della resistenza culturale, concentrandomi in particolare sul teatro durante l’assedio di Sarajevo, collaboro con un festival teatrale che esiste da quasi settant’anni e, grazie a tutto questo, sono pienamente consapevole di quanto e in che modo la cultura, ciò che creiamo e promuoviamo attraverso la cultura influenzi la società, e in particolare la creazione di un’immagine di Sarajevo e della Bosnia Erzegovina”.
Per Hana l’aggressione contro la Bosnia Erzegovina nei primi anni Novanta ha dimostrato quanto fosse importante la cultura e quanto avesse contribuito affinché l’opinione pubblica internazionale sviluppasse empatia e, in generale, comprendesse cosa stesse accadendo in un piccolo paese nel cuore dell’Europa.
“Ecco perché voglio credere che tutto ciò che facciamo e creiamo nel nostro campo, un passo alla volta, contribuisca affinché la Bosnia Erzegovina torni ad essere la terra che è sempre stata: un paese di tutti i suoi cittadini, con una natura meravigliosa e brave persone, desiderose di conoscenza, scienza e prosperità”.
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