Slovenia, il ritorno di Janez Janša
Come un vecchio alchimista Janez Janša Ú riuscito a unire quello che non si poteva unire e a formare una maggioranza che lo porterà a governare la Slovenia. Nonostante il voto di fiducia sia previsto in settimana, il leader democratico già incassa i complimenti dagli altri leader politici europei e mondiali

Janez Janša
Janez Janša © Alexandros Michailidis/Shutterstock
Nel magico calderone della politica il vecchio alchimista Ú riuscito nell’intento di unire l’impossibile e adesso potrà prendere in mano le redini del paese. Janez JanÅ¡a e la sua coalizione, anche prima di prendere formalmente il potere, da settimane stanno gettando le fondamenta su cui costruire la loro Slovenia.
La nuova maggioranza, con il governo di Robert Golob ancora in carica, ha subito approvato un pacchetto di leggi economiche che porteranno sgravi fiscali e benefici alle imprese e ha nuovamente istituito la giornata delle vittime del comunismo, disponendo che i resti dei collaborazionisti liquidati nell’immediato dopoguerra siano tumulati nel cimitero monumentale di Åœale a Lubiana. Adesso le ossa raccolte nelle varie fosse comuni giacciono nei depositi, accatastate anche in cassette che vengono in genere usate per la frutta al mercato.
La coalizione di centrodestra pare intenzionata a togliersi anche qualche sassolino dalla scarpa e così ha approvato nuove modalità per le inchieste parlamentari, che consentiranno maggiore libertà di manovra nelle indagini. L’opposizione parla dell’istituzione di una vera e propria polizia politica e si sta mobilitando per chiedere un referendum; come aveva fatto anche sul pacchetto di leggi economiche, ma la proposta Ú stata cassata perché il provvedimento conteneva anche norme di materia fiscale. L’ultima parola spetterà alla Corte costituzionale.
Tra gli obiettivi dei nuovi padroni del vapore anche quello di togliere il prima possibile il diritto di voto alle amministrative agli extracomunitari, con residenza stabile in Slovenia. Nulla cambierebbe per gli stranieri residenti dell’Unione Europea.
JanÅ¡a intanto raccoglie i complimenti per la sua nomina a capo del governo dagli altri leader politici europei e mondiali. La procedura qui prevede due fasi: prima il parlamento sceglie il premier e poi vota la fiducia al governo. I messaggi arrivati a JanÅ¡a sono come al solito, di rito, ma alcuni anche di sostanza. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu spera naturalmente in un cambio di rotta della politica slovena, che negli ultimi anni Ú stata marcatamente filopalestinese: Lubiana ha riconosciuto la Palestina e ha apertamente parlato di “genocidio” a Gaza. Sembra certo che JanÅ¡a non proseguirà per questa strada.
Non dovrebbe cambiare invece un convinto appoggio all’Ucraina. JanÅ¡a nel 2022, assieme ai primi ministri di Polonia e Cechia, fu il primo leader europeo a fare tappa a Kyiv per incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Oggi però il suo governo nasce con l’appoggio esterno di Resni.ca (Verità ), un partito populista e no-vax, il cui leader Zoran StevanoviÄ non nasconde le sue simpatie filorusse e nemmeno il proposito di riallacciare il dialogo con Mosca. Come dicevamo all’inizio però il vecchio alchimista Ú stato bravo a conciliare l’inconciliabile.
In ogni modo questa settimana i nuovi ministri otterranno la fiducia in parlamento, la procedura sembra ormai una mera formalità . Il quarto governo JanÅ¡a conta 15 membri e pare costruito per girare intorno a lui: sarà l’unica stella che brillerà , tra tanti angeli con le ali di cera.
La presa del potere
Per capire quello che Ú accaduto bisogna fare un passo indietro. Le elezioni del 22 marzo scorso avevano dato un esito di sostanziale parità . Il premier uscente Robert Golob con il suo Movimento Libertà aveva ottenuto la maggioranza relativa, ma la sua coalizione era passata da 52 deputati a 40. Il Partito Democratico di Janez Janša, insieme ai fidi alleati di Nuova Slovenia, ne aveva ottenuti 37. Per governare bisognava raggiungere quota 46. In pratica era necessario trovare i voti mancanti alleandosi con i Democratici di Anşe Logar e Resni.ca (Verità ). Entrambi avevano giurato e spergiurato in campagna elettorale che mai e poi mai sarebbero andati in un esecutivo guidato da Golob o da Janša.
Golob ha subito avviato le trattative, convinto di poter attirare nuovi alleati con qualche concessione. Logar e StevanoviÄ si sono seduti al tavolo, ma ben presto hanno fatto capire che con Golob non si sarebbe arrivati da nessuna parte. JanÅ¡a invece formalmente non si Ú mosso ed Ú rimasto a guardare. La svolta Ú arrivata al momento di nominare il presidente del parlamento, primo passaggio istituzionale della nuova legislatura. A quel punto Ú spuntato il nome di StevanoviÄ, eletto con i voti del Partito Democratico di JanÅ¡a, dei democristiani di Nuova Slovenia, dei Democratici di Logar e dei deputati di Resni.ca. In tutto 48 voti, due in più rispetto alla maggioranza richiesta. Era nata la nuova coalizione.
Per riuscire a costruire la sua maggioranza JanÅ¡a non ha esitato a dare a StevanoviÄ una poltrona prestigiosa ed importante, che mai il centrosinistra gli avrebbe concesso. à nata così una singolare alleanza, con molte contraddizioni ma con interessi molto concreti da mettere in atto: prendere il potere, conservarlo e ridisegnare il paese.
JanÅ¡a, l’alchimista, Ú riuscito a mettere nel calderone ingredienti apparentemente incompatibili, a unire quello che non si sarebbe potuto unire. Ne Ú nato un governo che formalmente sarà di minoranza: StevanoviÄ e il suo partito non ne fanno formalmente parte. Lui, tribuno e capopopolo emerso alla ribalta al tempo delle manifestazioni anti-Covid del 2021, si Ú accontentato della seconda carica dello stato e di porre il veto sul ritorno al ministero dell’Interno di AleÅ¡ Hojs, il controverso ministro che non aveva esitato a usare gli idranti e a inondare Lubiana di gas lacrimogeni per disperdere le manifestazioni no-vax guidate proprio da StevanoviÄ.
La nuova opposizione
Il centrosinistra si lecca le ferite e si prepara a dar battaglia a colpi di referendum e manifestazioni di piazza. Se a governare sarà il solito JanÅ¡a l’opposizione potrebbe avere vita facile e la protesta potrebbe essere alimentata da lui stesso e dalle sue battaglie ideologiche.
Questa volta però nel suo governo non ci sono i falchi del partito, quelle figure divisive su cui l’opposizione aveva saputo costruire le sue fortune. Forse JanÅ¡a ha imparato la lezione del passato e adesso potrebbe limitarsi a cercare di costruire una nuova Slovenia, quella che lui e il resto del centrodestra vorrebbero. L’obiettivo condiviso sembra essere quello di favorire “la Slovenia che lavora”, quel paese fatto di artigiani e piccoli imprenditori che dicono di non poterne più di tasse e burocrazia.
Dal suo schieramento non nascondono che bisogna far capire al paese che lavorare conviene e che le sovvenzioni sociali devono essere limitate a chi ne ha veramente bisogno. Il fine sembra essere quello di aprire la forbice, in una repubblica dove le disuguaglianze sono storicamente tra le più contenute d’Europa e dove lo stato sociale funziona, ammortizza i colpi e non lascia indietro i più deboli.
Nel 2011, quando Janša andò al governo in circostanze molto simili a quelle attuali, resistette solo 13 mesi. Venne travolto dalla crisi internazionale, dalla sua proverbiale capacità di buttare benzina sul fuoco e dalle manifestazioni di piazza.
Se JanÅ¡a non vorrà fare i conti con i fantasmi del passato il governo potrebbe durare e la Slovenia tra quattro anni potrebbe essere molto diversa rispetto a quella di oggi. Se non lo farà , alla sinistra non resterà che ringraziarlo per l’ennesima volta: le piazze si riempiranno e lui vacillerà . L’alchimista JanÅ¡a Ú sempre stato bravo a preparare le pozioni, meno bravo invece Ú stato a non farsele esplodere in mano.










