Allargamento UE, tutti i rischi degli investimenti degli Emirati nei Balcani
“Il problema sorge quando gli investimenti non rispettano le leggi vigenti” nei Paesi candidati all’adesione, soprattutto in quelli che hanno “un quadro giuridico che dovrebbe prevenire gli effetti del capitale corrosivo”. Iliriana Gjoni, analista di Carnegie Europe, ci spiega il capitale corrosivo e l’impatto che può avere sul processo di adesione all’UE

Velika Plaza, Ulcinj, Montenegro © Promo-Montenegro/Shutterstoc
Velika Plaza, Ulcinj, Montenegro © Promo-Montenegro/Shutterstoc
Un investitore che a Bruxelles passa in gran parte inosservato e che sta portando nei Balcani occidentali un tipo di investimenti particolarmente problematico, è lo stesso che rischia di rappresentare un problema di non poco conto nel processo di adesione di questi Paesi all’Unione Europea.
“Non c’è alcun problema con gli Emirati Arabi Uniti in sé. Il problema sorge quando gli investimenti non rispettano le leggi vigenti nel Paese, in particolare quando il Montenegro dispone già di un quadro giuridico che dovrebbe prevenire gli effetti del capitale corrosivo”, spiega Iliriana Gjoni, analista presso il think tank Carnegie Europe, in un’intervista per OBCT.
Basandosi su un’analisi da lei condotta, Gjoni spiega perché il fenomeno del capitale corrosivo è in grado di poter minare le prospettive dell’allargamento dell’Unione europea anche in Paesi in prima linea in questo processo.
“Soprattutto considerando che il Montenegro si sta avvicinando all’adesione all’UE, gli standard europei devono essere applicati anche prima che questo o qualsiasi altro Paese candidato della regione entri a far parte dell’Unione”, avverte Gjoni.
Che cos’è in pratica il capitale corrosivo?
Il capitale corrosivo è quel tipo di capitale negoziato a livello centrale dallo Stato.
Presenta alcune caratteristiche distintive e solitamente viene annunciato con grande clamore per ottenere il sostegno dell’opinione pubblica.
Ciò che però accade è uno sbilanciamento dello Stato di diritto a favore del capitale corrosivo per consentire un accesso a mercati specifici del Paese.
Si assiste all’introduzione di due parametri importanti. Il concetto di ‘investitore strategico’, che si riferisce a un investitore considerato di altissima importanza per il Paese. E l’introduzione di una lex specialis per agevolare gli investimenti diretti senza che questi vengano messi in discussione o sottoposti a scrutinio attraverso le normali procedure.
In altre parole, questi investimenti non passano attraverso le normali procedure di appalto e gara, ma godono di un trattamento preferenziale.
Perché diversi progetti finanziati dagli Emirati Arabi Uniti nei Balcani vengono citati come esempi significativi?
Abbiamo avuto il segnale più evidente di questo tipo di accordo quando si è intrecciato al processo di allargamento dell’Unione europea, con il Montenegro che stava chiudendo i capitoli negoziali sugli appalti pubblici.
Questo ha suscitato numerose reazioni non solo a Bruxelles, ma soprattutto a Ulcinj, il comune in cui avrebbe dovuto realizzarsi questo progetto.
Lungo i 13 chilometri di spiaggia era prevista la costruzione di resort di lusso, come concordato a livello centrale tra il governo del Montenegro e gli Emirati Arabi Uniti senza alcuna consultazione, né a livello politico né con il sindaco, le ONG o la comunità locale.
Le valutazioni ambientali e di pianificazione territoriale che di norma sono necessarie per procedere con questo tipo di investimento, sono effettuate a posteriori e manipolate per dimostrare che non ci saranno effetti sull’ambiente, oppure terreni che non avrebbero dovuto essere edificati vengono improvvisamente riclassificati come idonei alla costruzione.
In Montenegro si è però levata una forte protesta. La comunità locale si è mobilitata e tutti hanno aderito alla protesta a Ulcinj e Podgorica – montenegrini, serbi, bosniaci e croati.
La massa critica è stata impossibile da ignorare e il progetto è attualmente in fase di stallo.
Tuttavia, il primo ministro del Montenegro continua a recarsi regolarmente negli Emirati Arabi Uniti.
Cosa ci dice questo caso della situazione nella regione?
Questo fa parte di un quadro più ampio. Il Montenegro sta compiendo progressi sotto molti aspetti, ma allo stesso tempo l’UE ha l’opportunità , in un Paese così piccolo, di lasciare il segno nel contesto giuridico e imprenditoriale.
Impedendo che questo tipo di accordi vada avanti, l’Unione può creare un tipo di disciplina fiscale e di sicurezza che farebbe sentire gli investitori europei più a loro agio.
Lo stesso investitore coinvolto – la società Eagle Hills, rappresentata da Mohamed Alabbar – è ben conosciuta nella regione.
Il progetto Belgrade Waterfront, in Serbia, risale ormai a più di dieci anni fa.
Oltre all’impatto ambientale della costruzione in riva al fiume, gli appartamenti realizzati costano circa 11 mila euro al metro quadrato. Questo significa che molti di questi appartamenti rimangono vuoti ancora oggi, creando il rischio concreto di una città fantasma fatta di grattacieli in cui nessuno ci vive davvero.
L’UE avrebbe potuto prepararsi meglio e reagire più rapidamente a quanto sta accadendo in Montenegro, perché tutti gli elementi del capitale corrosivo erano già presenti un decennio fa, quando il progetto del Belgrade Waterfront fu concepito per la prima volta.
Bruxelles conosceva già l’investitore e il fenomeno.
Lo stesso fenomeno si registra a Durazzo, in Albania, dove il porto esistente – uno dei principali dell’Adriatico – dovrebbe essere trasformato in un resort di lusso, con la promessa di circa 12 mila posti di lavoro che non si sono mai concretizzati.
Non lontano da lì dovrebbe essere quindi costruito un nuovo porto con i soldi dei contribuenti albanesi, che di fatto dovrebbe svolgere il ruolo di quello esistente, con conseguenti danni ambientali.
Perché e in che modo gli investimenti degli Emirati Arabi Uniti sono diventati così influenti nella regione?
Il versante balcanico – ma non solo la costa – è attualmente una risorsa sottovalutata, molto più economica rispetto a opportunità comparabili in Croazia o in Grecia.
Ciò può risultare attraente per gli investitori, che intravedono maggiori opportunità non solo a causa dei costi inferiori, ma anche perché lo Stato di diritto è meno solido, e dunque è meno probabile che siano sottoposti a un controllo approfondito o che debbano dimostrare che i loro progetti soddisfano tutti gli standard europei.
Questo crea l’opportunità di entrare più rapidamente nel mercato europeo, soprattutto attraverso progetti immobiliari.
Quando lo stesso investitore opera in Croazia, Francia o Italia, il livello di controllo a cui è sottoposto è molto più elevato.
In alcuni casi questi progetti vengono bloccati prima ancora di iniziare, in altri vengono ridimensionati perché allinearli al diritto dell’UE rappresenta una grossa sfida.
Il Montenegro ha bisogno di investimenti, soprattutto nel suo percorso verso l’adesione all’UE, ma che siano conformi sia alla legislazione montenegrina sia a quella dell’UE.
C’è il rischio che questi investimenti possano compromettere il processo di adesione all’UE di Paesi come Montenegro e Albania?
Se osserviamo questo tipo di regresso o la creazione di scappatoie nell’applicazione della legislazione vigente, le implicazioni sono molto significative, perché i capitoli relativi allo Stato di diritto saranno chiusi solo alla fine del processo e saranno monitorati durante l’intero periodo negoziale.
Una volta introdotta una lex specialis per un investitore strategico, sulla carta la legge non viene violata direttamente.
Tuttavia, se analizziamo il testo di questo tipo di accordi – in cui la legge sugli appalti pubblici di entrambi i Paesi non si applica a un accordo di cooperazione economica nel settore turistico – si tratta di fatto della legalizzazione di qualcosa che altrimenti sarebbe illegale ai sensi della legge.
L’UE ha riconosciuto che questo tipo di accordi può compromettere il processo di adesione e che saranno monitorati da vicino e in modo continuativo.
Inoltre, uno dei capitoli più importanti che tutti i Paesi candidati devono affrontare è il Capitolo 27 – “Ambiente e cambiamenti climatici”.
Diventerà una questione fondamentale se questo tipo di sviluppo dovesse effettivamente avere inizio, considerato che gli esperti hanno già avvertito che le implicazioni ambientali sarebbero significative.
Anziché permettere che questo ambito comprometta le possibilità di aderire all’UE, la situazione potrebbe anche essere vista come un’opportunità per i due Paesi di creare un polo di formazione incentrato sulla governance ambientale.
Da entrambe le parti vi è una carenza di risorse umane per affrontare le sfide future, e questa potrebbe essere una buona occasione per costruire un ponte tra i due Paesi e instaurare nella pratica qualcosa di simile alla cooperazione transfrontaliera in stile UE.
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