Europa, l’era dei mega incendi
Dal 2015 al 2025 in Europa sono bruciati oltre 4,5 milioni di ettari di terreno e l’estate in corso è segnata da una serie di incendi molto estesi. L’Europa meridionale è la regione più colpita, con aree boschive bruciate più volte nel corso di pochi anni. Ma il problema inizia a essere sentito anche in Europa centrale e settentrionale. Un’inchiesta collaborativa coordinata dalla testata greca MIIR racconta l’entità dei danni

Incendio a Los Gallardos, Spagna – 10 luglio 2026 © arafatmyt / Shutterstock
Incendio a Los Gallardos, Spagna - 10 luglio 2026 © arafatmyt / Shutterstock
L’Europa si trova ad affrontare un futuro infuocato e distopico. Nei giorni scorsi 220mila persone hanno abbandonato case e alberghi per sfuggire all’incendio che infuria in Gironda, nel sud-ovest della Francia, dove 42mila ettari sono ridotti in cenere. Nelle Landes, poco più a sud, un incendio boschivo ha costretto altre 37mila persone all’evacuazione e ha devastato 3.600 ettari di terreno.
Nello stesso periodo, due persone hanno perso la vita in un incendio a Oreokastro, nel nord della Grecia, mentre i vigili del fuoco sono stati nuovamente chiamati in soccorso in alcune zone – Eubea, Attica e Chio – recentemente colpite da gravi incendi boschivi. In Spagna, il governo ha chiesto aiuto all’Ue di fronte alla devastazione a ovest di Madrid e nelle province di Ávila e Guadalajara. Le autorità riferiscono che nel 2026 sono già andati in fumo oltre 150mila ettari in 32 incendi.
Dodici persone hanno perso la vita, catturate dalle fiamme il 10 luglio in una zona boschiva alle porte della città di Los Gallardos, nel sud della Spagna. Un altro incendio divampato nello stesso periodo nel sud della Norvegia ha bruciato più di un centinaio di abitazioni e un’area boschiva nella città di Drammen. Nel frattempo, 13.500 ettari nel sud del Portogallo sono stati ridotti in cenere dal gigantesco incendio divampato all’inizio di luglio nella città di Vouzela, costringendo il governo a chiedere rinforzi europei per aiutare a spegnerlo.
Gli incendi boschivi sopra citati fanno parte di una “nuova normalità” che trova riscontro nei risultati dell’inchiesta condotta da MIIR in collaborazione con sette partner dello European Data Journalism Network, nell’ambito del progetto ChatEurope.

Una colonna di fumo che si sposta sopra il Portogallo e l’Oceano Atlantico in seguito agli incendi boschivi di luglio. Foto: Copernicus
L’analisi dei dati provenienti dal Sistema europeo di informazione sugli incendi boschivi (EFFIS) ha reso evidente il crescente impatto degli incendi sul continente europeo negli ultimi dieci anni. Analizzando quasi 24mila incendi registrati dall’EFFIS in 26 paesi, in un periodo compreso tra aprile e ottobre (la stagione degli incendi) dal 2015 al 2025, si è visto che gli incendi boschivi hanno lasciato dietro di sé almeno 4,5 milioni di ettari di terreno bruciato in tutta Europa, un’area più vasta dell’Estonia.
L’area effettiva potrebbe in realtà essere ancora più estesa, dato che gli incendi rilevati dall’EFFIS rappresentano circa il 95 per cento della superficie totale bruciata segnalata a livello nazionale, poiché non sono inclusi gli incendi più piccoli che non superano la soglia di rilevamento satellitare.
I risultati rivelano inoltre che gli incendi boschivi di grandi dimensioni sono diventati più frequenti dal 2021 e che si concentrano in un numero limitato di regioni, bruciano prevalentemente boscaglia e boschi di transizione, si verificano principalmente nelle aree rurali e colpiscono ripetutamente molti siti protetti della rete Natura 2000.
In aumento gli incendi boschivi “estremi”
“Era un incendio incredibilmente vasto che si stava propagando, e non c’era nessuno a fermarlo. I vigili del fuoco hanno compiuto sforzi sovrumani, ma non ci sono riusciti. L’incendio è stato domato solo quando ha raggiunto il mare. È lì che si trovava la mia attività: il mio magazzino è andato distrutto. È un miracolo che nessuno sia morto”, afferma Sotiris Theodorou, residente e proprietario di un’azienda di catering a Limnia, Volissos, sull’isola di Chios, in Grecia.

Una casa distrutta da un incendio sull’isola di Chios, in Grecia. Foto: Sotiris Theodorou
Nel giro di cinque giorni dall’inizio dell’incendio ad Amani, a Chios, ad agosto del 2025, sono andati in fumo circa 7.914 ettari di area boschiva sull’isola, la maggior parte dei quali costituiti da siti Natura 2000, terreni agricoli, allevamenti, abitazioni e attività commerciali.
Tra il 2015 e il 2025, l’Europa ha registrato 134 “incendi boschivi estremi di grandi dimensioni”, che hanno interessato un’area di oltre 5.000 ettari, di cui 61 mega incendi che hanno superato i 10.000 ettari.
La definizione si riferisce non solo alle dimensioni dell’area bruciata dagli incendi, ma anche al comportamento (alta intensità, velocità di propagazione) che questi manifestano. Secondo i dati EFFIS, i mega incendi si sono verificati prevalentemente nell’Europa meridionale: 25 in Spagna, 24 in Portogallo, 8 in Grecia, 2 in Francia, 1 in Italia e 1 a Cipro.
Incendi di questa portata erano più rari fino al 2020, ad eccezione del 2017, quando il Portogallo fu colpito da incendi boschivi devastanti, in uno degli anni peggiori mai registrati in Europa, con 26 incendi boschivi estremi documentati. La situazione è poi cambiata: 13 incendi boschivi estremi nel 2021, 22 nel 2022, 9 nel 2023, 11 nel 2024 e 18 nel 2025.
Inoltre, i tre incendi di vaste proporzioni più devastanti degli ultimi cinque anni si sono verificati nella regione mediterranea: a Eubea, in Grecia, dove nel 2021 sono andati in fumo 51.881 ettari; la provincia di Zamora, in Spagna, dove nel 2022 sono bruciati oltre 60mila ettari; nella regione di Evros, nel nord della Grecia, nel 2023, dove sono bruciati 96.610 ettari, il che lo rende il più grande incendio boschivo mai registrato dall’EFFIS in Europa.
I mega incendi sono una conseguenza del cambiamento climatico
Il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato in Europa, secondo i dati di Copernicus, superando di 1,17 °C la media del periodo 1991–2020. A livello globale, le temperature sono state di appena 0,01 °C inferiori ai livelli del 2023 e di 0,13 °C inferiori a quelli del 2024, che rimane l’anno più caldo mai registrato.
Gli effetti dell’aumento delle temperature e degli eventi meteorologici estremi stanno avendo un forte impatto sulla propagazione degli incendi boschivi: il 2025 è stata la seconda stagione di incendi boschivi più devastante nella storia europea, con oltre 900mila ettari di terreno bruciati.
Solo in Spagna lo scorso anno sono bruciati quasi 400mila ettari, e il paese ha affrontato la peggiore stagione di incendi boschivi degli ultimi 30 anni. Quasi l’89 per cento di tutta la superficie bruciata si è concentrata in sole tre regioni – Castiglia e León, Galizia ed Estremadura (a est della Spagna) – dove sono stati colpiti alcuni dei comuni più rurali e spopolati. Otto persone hanno perso la vita, mentre oltre 42mila residenti hanno dovuto abbandonare le proprie case.
Secondo Thierry Gauquelin, ecologo e professore presso l’Istituto Mediterraneo di Biodiversità ed Ecologia Marina e Continentale dell’Università di Aix-Marseille, il cambiamento climatico potrebbe rendere gli incendi boschivi più frequenti, più intensi e più estesi, arrivando a regioni finora non colpite: “Sebbene nella regione mediterranea vi siano motivi di preoccupazione per l’insorgere di mega incendi incontrollabili, vi sono ragioni di preoccupazione ancora maggiori nelle regioni settentrionali della Francia, dove non esiste una storia così consolidata di incendi”.
Cosa sta bruciando in Europa?
Secondo Ioannis Mitsopoulos, professore associato presso la Facoltà di Scienze Forestali e dell’Ambiente Naturale dell’Università Aristotele di Salonicco, c’è un altro fattore critico alla base della diffusione degli incendi boschivi su larga scala: l’abbandono delle campagne. “Le persone hanno lasciato i villaggi e di conseguenza le foreste non sono più gestite dalle comunità locali: il pascolo è diminuito, così come la produzione di resina, il disboscamento, ecc., il che ha portato a un aumento del combustibile forestale.
In combinazione con il cambiamento climatico, questo ha creato le condizioni ideali per numerosi incendi boschivi che, se sfuggono al controllo, possono trasformarsi in mega-incendi. In Grecia, negli ultimi 40 anni, il 4-5 per cento degli incendi boschivi è stato responsabile del 70-80 per cento del territorio bruciato”.
Questa constatazione spiega perché la maggior parte delle aree bruciate tra il 2015 e il 2025 – oltre 2,6 milioni di ettari, un’area tre volte più estesa di quella delle foreste dense bruciate – sia costituita da boscaglia, praterie, boschi in fase di rigenerazione, nonché da terreni agricoli abbandonati che stanno tornando alla vegetazione spontanea.
Thodoris Giannaros, dell’Osservatorio Nazionale di Atene, chiarisce che queste aree sono classificate come foreste e che il loro incendio comporta un impatto ambientale rilevante. Solo pochi paesi – Repubblica Ceca, Svezia, Finlandia e Slovenia – hanno finora registrato periodi di incendi boschivi in aree costituite prevalentemente da foreste ad alta densità arborea.

Una foresta bruciata sull’isola di Eubea, in Grecia. Foto: MIIR
L’inchiesta ha inoltre evidenziato i danni subiti dal settore agricolo a causa degli incendi boschivi, con almeno 926mila ettari di terreni agricoli colpiti, più di un quinto della superficie totale bruciata.
La superficie dei terreni agricoli colpiti è aumentata in modo rilevante dopo il 2020, raggiungendo il massimo storico nel 2025. L’Italia è in cima alla classifica, con quasi 260mila ettari bruciati nell’ultimo decennio, seguita dal Portogallo (232mila ha), dalla Spagna (179mila ha) e dalla Grecia (128mila ha). Anche la Bulgaria, la Romania e la Croazia hanno subito forti perdite agricole.
Il ripetersi degli incendi non permette alla natura di rigenerarsi
“Il ripetersi degli incendi boschivi è forse il problema più grave che dobbiamo affrontare al momento. Un ecosistema mediterraneo maturo si riprende naturalmente da un incendio. Tuttavia, se viene bruciato due o tre volte nell’arco di vent’anni, finirà per subire degrado e desertificazione”, afferma Ilias Tziritis, coordinatore delle azioni contro gli incendi boschivi presso il WWF Grecia.
“La regione dell’Attica nord-orientale era già stata colpita da un incendio nel 2009 ed è stata nuovamente devastata dagli incendi nel 2024. Di conseguenza, sono stati distrutti arbusti e alberi in fase di rigenerazione”.
Secondo i dati EFFIS elaborati dall’Osservatorio Nazionale di Atene, 13 gravi incendi nella regione dell’Attica tra il 2017 e il 2025 hanno distrutto almeno 46.500 ettari di foresta, pari al 38 per cento della superficie forestale totale che circonda la capitale greca.
L’Attica figura inoltre tra le 20 regioni classificate come “ad alto rischio” nell’analisi MIIR. Si tratta delle regioni europee con la maggiore superficie bruciata.
Contenere i mega incendi
“Gli incendi boschivi stanno diventando sempre più violenti e distruttivi in tutta Europa, con conseguenze catastrofiche per le nostre vite, l’ambiente e le economie”, ha dichiarato a marzo Jessika Roswall, Commissaria per l’Ambiente, la resilienza idrica e un’economia circolare competitiva.
La Commissione europea ha annunciato a giugno il dispiegamento della “più grande forza di intervento contro gli incendi boschivi mai vista”: 777 vigili del fuoco, 22 aerei antincendio e 5 elicotteri sarebbero pronti a sostenere i paesi sotto pressione in questa stagione degli incendi (e sono in effetti entrati in azione in Spagna e Francia nei giorni scorsi sotto l’ombrello della protezione civile dell’Unione europea). Ma queste dotazioni sono sufficienti?
Gli esperti concordano sul fatto che la sfida più ardua oggi sia la crescente gravità degli incendi boschivi e la consapevolezza che questo problema non possa essere affrontato senza l’attuazione di misure preventive.
“Dobbiamo renderci conto che gli aerei non bastano. Se oggi spendiamo 10 euro, 3 vanno alla prevenzione e 7 alla lotta agli incendi. Questo rapporto deve cambiare; dobbiamo puntare almeno a una ripartizione 50-50. Il Portogallo ha raggiunto una ripartizione 60-40 a favore della prevenzione e sta ottenendo risultati migliori. Dobbiamo anche migliorare la pianificazione preventiva, in modo da poter raggiungere la fonte di un incendio entro la prima mezz’ora critica dalla segnalazione”, sottolinea Ioannis Mitsopoulos, professore associato presso l’Università Aristotele di Salonicco.
Secondo Ilias Tziritis del WWF Grecia, la sfida nel Mediterraneo è quella di rendere gli incendi boschivi meno distruttivi.
I finanziamenti sono fondamentali in questo processo. Un anno fa, la Corte dei conti europea (Eca) ha rilevato nella sua relazione una mancanza di trasparenza nel modo in cui la Commissione e gli stati membri gestiscono i fondi dell’Ue – provenienti principalmente dal Meccanismo per la ripresa e la resilienza (Rrf) – destinati alla prevenzione, alla preparazione e alla ricostruzione in caso di incendi boschivi.
L’Eca ha inoltre sottolineato che diversi progetti finanziati si basavano su informazioni obsolete e mancavano di una pianificazione a lungo termine. In totale, tra il 2021 e il 2027 sono stati stanziati almeno 3,5 miliardi di euro per la lotta agli incendi boschivi nell’Ue.
Gli incendi in Europa, colpita da tre ondate di caldo estremo nel 2026, hanno già bruciato un’area superiore alla media annuale degli anni precedenti, come dimostrano i dati EFFIS. L’aumento delle temperature e gli incendi boschivi di grandi dimensioni e di lunga durata – non solo nell’Europa meridionale, ma anche in quella centrale e settentrionale – suggeriscono che d’ora in poi gli europei si troveranno costantemente questi fenomeni, che continueranno a minacciare vite umane ed ecosistemi.
A questo progetto hanno collaborato MIIR (Grecia), Openpolis (Italia), Civio (Spagna), Voxeurop (Francia), The European Correspondent (Belgio), The Journal (Irlanda), EUrologus (Ungheria).

Konstantina Maltepioti (MIIR) ha condotto l’analisi dei dati e realizzato la visualizzazione per questa indagine. Louiza Karageorgiou (MIIR) ha realizzato le illustrazioni per questo articolo. La verifica dei dati è stata gestita da Kata Moravecz (EUrologus). La presentazione in “scrollytelling” del progetto è stata realizzata da Krisztián Szabó (Átlátszó).
Tradotto dall’inglese da Voxeurop.
Questo articolo è pubblicato in associazione con lo European Data Journalism Network nell'ambito di ChatEurope ed è rilasciato con una licenza CC BY-SA 4.0
Tag: EDJNet
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