“Più forti dei ciclopi”, il documentario su Fatos Lubonja

Durante il festival pugliese Sudestival, in svolgimento a Monopoli fino a sabato, verrĆ  presentato venerdƬ 13 il film “Più forti dei ciclopi”. Documentario dedicato al noto intellettuale e scrittore albanese Fatos Lubonja. Abbiamo incontrato e parlato con il regista Stefano Grossi

13/03/2026, Nicola Falcinella
Fatos Lubonja in una scena del film "Più forti dei ciclopi" di Stefano Grossi

Fatos Lubonja in una scena del film “Più forti dei ciclopi” di Stefano Grossi

Fatos Lubonja in una scena del film "Più forti dei ciclopi" di Stefano Grossi

Il festival pugliese Sudestival, in svolgimento a Monopoli (programma www.sudestival.org) fino a sabato con Riccardo Scamarcio ospite della serata conclusiva, dedica la giornata di venerdƬ a un focus sull’Albania con il film restaurato ā€œGunat Permbi Telaā€ (1977) di Muharrem Fejzo, il cortometraggio ā€œVegla bĆ«n ustainā€ di Fabrizio Bellomo e, soprattutto, il documentario sullo scrittore Fatos Lubonja, ā€œPiù forti dei ciclopiā€ di Stefano Grossi. Quest’ultimo vedrĆ  la presenza in sala di regista e protagonista per incontrare e conversare con il pubblico.

Lubonja racconta della famiglia, del padre appartenente all’élite comunista e direttore della televisione di Stato, poi caduto in disgrazia a inizio anni ā€˜70 e incarcerato. Anche Fatos Lubonja, all’epoca ventitreenne, fu arrestato nel 1974 e rinchiuso fino al 1991 nel campo di rieducazione di SpaƧ. ƈ uno dei luoghi dove l’intellettuale torna con il regista per ripercorrere quegli anni, descrivendo alcuni episodi e riflettendo sulla dittatura di Enver Hoxha e sui totalitarismi, passando da Primo Levi a Nietzsche e a Freud. E poi la rapida occidentalizzazione per arrivare alla ā€œdemocrazia mediatica senza passare per la democrazia rappresentativa come l’Europa occidentaleā€.

Critico sul passato e sul presente del suo Paese, Lubonja ragiona lucidamente sull’evoluzione delle societĆ  e delle civiltĆ , tra politica e filosofia, tra le tesi di Francis Fukuyama e di Samuel Huntington. Nel documentario anche l’attore Giorgio Colangeli che legge estratti di libri, anche inediti, dello scrittore. Inoltre sono presenti parecchie immagini d’archivio, sia filmati sia fotografie e ricordi di famiglia.

Stefano Grossi, come nasce questo documentario?

Nasce da lontano e da una conoscenza. ƈ il terzo film che dedico a Lubonja. Nel 2008 realizzai 30 cortometraggi per comporre ā€œDiari del ā€˜900ā€ e uno di quattro minuti era un brano dal suo ā€œIl diario di un intellettuale in un gulag albaneseā€ che mi affascinava. Mi occupo da sempre di totalitarismo e di Lubonja mi colpiva come la qualitĆ  letteraria fosse almeno pari al valore storico. Qualche anno dopo venni a sapere che Lubonja veniva a Parma, andai a incontrarlo e lo coinvolsi in ā€œRotta contrariaā€ nel 2018. Al tempo dei call center albanesi, riflettevamo su una strana forma di cuginanza tra Italia e Albania che si era consolidata nei secoli. Se la prima ondata di profughi che abbiamo conosciuto sono stati gli albanesi, otto-dieci anni fa erano i giovani del sud ad andare in Albania per lavoro. Dopo quel film siamo diventati amici, del resto Fatos abita in Toscana.

ā€œPiù forte dei ciclopiā€ non ĆØ nĆ© un film biografico nĆ© un film intervista.

Lo definirei un film incontro, di tipo saggistico. Il mio terzo di questo taglio su personaggi umanisti che hanno attraversato il ā€˜900, dopo quelli su Luigi Pintor e su Nouri Bouzid, un grande cineasta tunisino. Non sono ritratti classici, sono discussioni sulle tematiche della loro attivitĆ . Mi interessa approfondire le loro idee, sentire quanto vengono dal vissuto e vanno in una direzione universale. ƈ stata l’occasione per tornare con lui sulle rovine di SpaƧ, dove torna spesso, definito il più terribile gulag della galassia ex sovietica. ƈ una discussione sui totalitarismi e sulla crisi della democrazia, per me resta una domanda aperta sulla democrazia, mi sembra che ne resti il fantasma. Il comunismo albanese ĆØ stato il più rozzo, violento e brutale. Poi c’è stata una ricerca affannosa, irrisolta e deludente del modello di democrazia rappresentativa europeo occidentale. L’Albania aveva adottato il nostro modello in modo paradossale, estremo e violento, modello peraltro oggi in crisi. Tirana ne ĆØ la rappresentazione, ĆØ un mostro di contraddizioni di questo sviluppo, dove il grottesco convive con arcaicitĆ  e povertĆ . Lubonja ĆØ molto critico con tutti i governi della transizione.

In questo dialogo mancano però le domande.

Non ci sono le domande perchĆ© come autore voglio sparire, mi interessa il ragionamento e sviscerare l’argomento. Mi sembra che il risultato renda giustizia alle mie intenzioni.

Fatos Lubonja ĆØ abituato a raccontare la sua storia, ma qual ĆØ stato il suo approccio al documentario?Ā 

Il suo approccio ĆØ stato ottimo, ĆØ una persona umile come lo sono i grandi. ƈ generoso, dĆ  tutto, mentre risponde sta pensando e formando il pensiero e si sforza di essere chiaro. Il tutto in una lingua che non ĆØ la sua, perchĆ© parla sempre in italiano, anche quando esprime concetti complessi, di filosofia della storia e della politica. Voglio sottolineare che i testi letti da Giorgio Colangeli, tratti dal libro non ancora pubblicato ā€œVite di prigioneā€, più un racconto inedito sul Bllok di Tirana, li ha tradotti egli stesso. ƈ abituato alla telecamera, ĆØ polemista vivace, ospite fisso a un programma della tv albanese. In più c’è facilitĆ  di comunicazione tra noi e abbiamo affrontato temi che stanno a cuore a entrambi. Si ĆØ applicato a lungo su queste cose, quel che dice ĆØ frutto di tanti anni di riflessione ed ĆØ la prova di una vitalitĆ  di pensiero che non si fossilizza. Ha una mimica facciale molto espressiva, ĆØ estremamente appassionato, mi colpisce il suo modo di muovere le mani. Mi piace la sua generositĆ  intellettuale senza salire in cattedra.

Accennava che Lubonja torna spesso al campo di Spaç. 

SƬ, fa parte del comitato di ex prigionieri che sta lottando per difendere SpaƧ dalle malefatte del governo Rama. La miniera di una societĆ  turca aperta nel centro del campo, ĆØ una cosa blasfema, la desacralizzazione di un luogo che dovrebbe conservare la memoria. Lubonja va spesso a SpaƧ per cercare di fermare la cancellazione della memoria di quanto ĆØ accaduto. Qualche anno fa ha allestito l’installazione ā€œPersone, coseā€, per conservare la memoria del luogo attraverso gli oggetti appartenuti ai detenuti. Fatos fa anche sculture meravigliose con arnesi come badili, zappe, cartucce e altri lasciati lĆ , cose pazzesche come pure i diari scritti sulle carte delle sigarette. Racconta che ogni volta trova a SpaƧ qualcosa di cambiato: la prima cosa a sparire furono le strutture tipiche del gulag, torrette, reticolati o baracche. Come se ad Auschwitz togliessero il reticolato o le torrette! Lubonja ama visceralmente l’Albania e ne vede tutti i limiti culturali, anche di oggi, e ha avviato un discorso sulla demistificazione della storia albanese a partire da Scanderbeg. Ha anche una vera passione per le arti visive, nel ā€œDiarioā€ parla spesso di amici pittori. Casa sua, a Petrela, ĆØ una tipica casa in stile ottomano a due piani, piena di opere d’arte, ama la pittura, ha molti quadri di suoi amici pittori.

Sull’Albania sembra esserci oggi un maggiore interesse, anche nel sapere di più della sua storia. Che ne pensa?

L’Albania ĆØ stata isolata a lungo, se ne sapeva poco, c’era anche una certa paura. Non ĆØ un Paese facile da decrittare. La parola più esatta che userei per descriverla ĆØ ā€œconfusioneā€, di culture, lingue, religioni, flussi culturali: ĆØ un continuo ribollimento di cose che stanno insieme in modo bislacco. La cittĆ  di Tirana ha strati sovrapposti in modo disarmonico. Un’altra parola che esprime il mio sentimento ĆØ disarmonia. L’idea alla base del mio precedente film ā€œRotta contrariaā€ ĆØ che l’Albania possa essere la cartina di tornasole della realtĆ  occidentale, di cui ha acquisito le storture in modo immediato. ƈ uno specchio distorto, una realtĆ  costruita su contraddizioni inconciliabili.

C’è anche l’ereditĆ  della breve occupazione italiana durante il fascismo.

SƬ, quell’ereditĆ  ĆØ ancora visibile. L’unica cosa buona del fascismo ĆØ l’architettura. C’è un racconto di Fatos, ā€œIl Bllok senza nostalgiaā€, sul quartiere centrale dove c’erano le ville della nomenklatura comunista, la nuova Tirana fu costruita sulla base di unĀ  progetto di epoca fascista. Presto spero di avere pronto un libro con i testi integrali dei racconti di Fatos contenuti nel film. Il cruccio di entrambi ĆØ che solo due libri suoi sono stati tradotti in italiano. Vorrei suscitare curiositĆ  su di lui come scrittore e fare in modo che vengano pubblicate anche altre cose. Ha avuto una vita eccezionale, sfido chiunque a resistere 17 anni nel gulag, la parte migliore della sua vita, e sviluppare la capacitĆ  di raccontare un’esperienza che per altri sarebbe stata annichilimento. Mi piacerebbe che a ogni proiezione il pubblico trovasse anche il libro per aumentare la conoscenza di Fatos scrittore.

Il film ora avrĆ  altre proiezioni o una distribuzione?

C’è una distribuzione che sembra interessata, ma aspetto a parlarne. Stiamo cercando di creare eventi a Torino, dove vivo, e in altre cittĆ . E aspetto risposte da altri festival. Si insiste a proporlo, anche se il panorama ĆØ sconfortante. Volevo aggiungere una cosa sulle musiche del documentario, perchĆ© oltre a quelle di Schumann, Bach e Rachmaninov, le canzoni di testa e di coda sono del gruppo arbĆ«reshĆ« Peppa Marriti Band. Uniscono rock e sonoritĆ  balcaniche e sono bravissimi. Li avevo contattati giĆ  per il film precedente e mi ha fatto molto piacere collaborare di nuovo con loro.

Tag: Cinema

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