La morte di Ratko Mladić: una Serbia divisa
E’ una Serbia divisa quella che ieri ha accolto il feretro di Ratko Mladić e si appresta a dargli sepoltura. La divisione non è solo tra chi lo ritiene innocente e chi colpevole, ma tra sostenitori del governo e suoi oppositori, alla luce della campagna elettorale già di fatto iniziata per le elezioni politiche annunciate per il prossimo ottobre

Manifesti inneggianti a Ratko Mladić “serbo” – wikimedia commons
Manifesti inneggianti a Ratko Mladić "serbo" - wikimedia commons
Le spoglie di Ratko Mladić, ex comandante militare dei serbi di Bosnia, morto in carcere a 84 anni dopo essere stato condannato dal Tribunale dell’Aja per crimini di guerra, sono state trasportate ieri in Serbia con un volo di stato. Domani a Belgrado si terrà una cerimonia di commemorazione militare, mentre i funerali sono attesi per lunedì.
Il presidente serbo Aleksandar Vučić, che ha ripetutamente criticato il tribunale per aver rigettato le richieste del governo serbo di permettere a Mladić, malato da tempo, di trascorrere le sue ultime ore in Serbia, ha dichiarato che alla cerimonia funebre si aspettano decine di migliaia di persone, tanto che assicurare la sicurezza dei presenti rappresenterà con tutta probabilità una sfida per le autorità del paese.
La morte e i prossimi funerali di Mladić arrivano in una Serbia divisa e da anni preda di profonde spaccature sociali e politiche. Nuove elezioni parlamentari si svolgeranno a breve: poche settimane fa, il presidente Vučić ha già annunciato che si terranno il 18 o il 25 ottobre. Le elezioni arrivano a quasi due anni dal crollo della pensilina della stazione di Novi Sad (avvenuta il 1° novembre 2024), crollo che ha dato il via alle grandi proteste del 2025, condotte dal movimento studentesco.
Le proteste degli studenti si sono materializzate nella richiesta di elezioni anticipate, avanzata già a maggio 2025. Le prossime elezioni stanno dividendo il paese e iniziano ad assomigliare sempre più ad un referendum sull’operato del Partito progressista serbo (SNS) al governo e del presidente Aleksandar Vučić.
Leggi anche: Serbia, gli studenti vincono
In questo contesto, quasi ogni evento in Serbia viene al momento interpretato alla luce della prossima competizioni elettorale, inclusa la morte di Mladić.
Le reazioni in Serbia alla morte di Ratko Mladić
Già pochi giorni prima della sua morte, la Serbia aveva offerto al Meccanismo Internazionale Residuale per i Tribunali Penali di riportare Mladić in Serbia affinché trascorresse i suoi ultimi giorni accanto alla famiglia. La Serbia aveva offerto un volo di Stato, annunciato che Mladić sarebbe stato curato all’Accademia di Medicina Militare e avrebbe sottostato a tutte le richieste del meccanismo residuale.
Tali richieste, quando i condannati hanno dimostrato di essersi pentiti, sono state talvolta soddisfatte dal Meccanismo Residuale soprattutto per ragioni umanitarie. In questo caso però la richiesta era stata rifiutata.
Il giorno della morte di Mladić non si sono sentite molte voci ufficiali. Il sindaco di Belgrado, Aleksandar Šapić, del SNS, ha augurato gloria eterna e ringraziato Mladić sui social media.
L’ex primo ministro Vulin, noto per la sua vicinanza al Cremlino, ha sottolineato che, come Gavrilo Princip, i migliori serbi vengono sempre uccisi mentre sono in prigione, sottolineando come la Serbia dovesse garantire a Mladić gli onori di un funerale di stato. Anche Vojslav Šešelj, criminale di guerra condannato per crimini contro l’umanità, ha rilanciato la teoria che Mladić fosse stato ucciso in carcere perché gli erano state negate le cure necessarie.
Funerali di stato?
Se tali dichiarazioni erano in qualche modo date per scontate, la notizia che ha fatto scalpore però è stata l’intervista del Ministro Vujić rilasciata all’emittente locale serbo-bosniaca ATV il giorno successivo alla morte.
In quell’occasione Vujić ha detto che Mladić sarà sepolto con i più alti onori dello stato, dato che i protocolli in questo caso sono chiari, ma che ad ogni modo spetterà alla famiglia la decisione finale.
La dichiarazione ha destato profondo scalpore ed è stata rapidamente ripresa dalla stampa estera, dato che ha fatto chiaramente capire quale fosse la posizione ufficiale della Serbia in merito ai crimini commessi nel conflitto in Bosnia Erzegovina e in particolare al genocidio di Srebrenica.
In serata, il presidente Vučić ha fatto una parziale retromarcia e mentre ha criticato il Meccanismo Residuale dicendo che “c’era la volontà che Mladić morisse dietro le sbarre”, dall’altro lato ha specificato che le modalità del funerale dipenderanno esclusivamente dalla volontà della famiglia e ha pregato di porre fine a speculazioni in merito.
Al contempo, in un’intervista a Radio Slobodna Evropa la Commissione Europea ha detto chiaramente che spetta alle autorità serbe decidere quale ruolo avranno nel funerale di Mladić, ma ha anche sottolineato che la glorificazione dei criminali di guerra è contraria ai valori fondamentali dell’Unione Europea e non c’è spazio per tale glorificazione tra i paesi candidati.
Retorica incendiaria sui tabloid
Se il partito al potere è rimasto silenzioso, come spesso accade, sono stati i tabloid vicino al governo a utilizzare la retorica più incendiaria, rilanciando la teoria secondo cui Mladić sarebbe stato ucciso.
Il tabloid Informer, per bocca del suo direttore responsabile Vučićević ha scritto che: “la vera notizia non è che Ratko Mladić è morto, ma che è stato ucciso dal tribunnale dell’Aja. Questa è un’organizzazione terroristica, che ha per scopo di condannare i Serbi per il genocidio e adesso ha ucciso il generale”.
Se Informer è stato il più esplicito, gli altri media pro-governativi si sono allineati su posizioni simili, anche se dai toni leggermente più moderati. I tabloid, ma anche la televisione di stato, hanno regolarmente presentato Mladić come un generale serbo, senza far riferimento alla sua condanna.
Nel panorama mediatico della Serbia tali prese di posizione dei tabloid sono oramai una costante realtà. I tabloid hanno anche sfruttato l’occasione per cercare di screditare il movimento studentesco riportando notizie secondo le quali i “blokaderi”, come vengono chiamati i simpatizzanti delle occupazioni dell’anno scorso, avessero festeggiato la morte di Mladić.
Le reazioni di alcune ONG e parte dell’opposizione
A prendere posizione sono stati però alcuni partiti dell’opposizione, in particolare il Zeleno Levi Front (il Fronte Verde e di Sinistra) e il Pokret Slobodnih Gradjana (Movimento dei Liberi Cittadini) sono stati i più espliciti nelle loro condanne, menzionando specificamente i crimini commessi da Mladić, incluso il “genocidio” di Srebrenica, che per molti in Serbia è una parola tabù.
Sempre di condanna ma più sfumate sono state le posizioni del Partito della libertà e giustizia (Stranka za Slobode i Pravde) e i Partito Democratico (Demokratska Stranka) che hanno sottolineato come Mladić non dovrebbe rappresentare un modello per le generazioni future e che comunque la morte di un individuo non cambia i fatti stabiliti da un tribunale internazionale.
Le organizzazioni non-governative che più seguono le questioni dei crimini di guerra, come il Fondo per il Diritto Umanitario (Fond za Humanitarno Pravo), hanno sottolineato che purtroppo negli ultimi anni la Serbia non soltanto non si è distanziata dai crimini commessi in Bosnia Erzegovina, ma ha perseguito una politica che mira a celebrare e difendere tali crimini.
Una condanna senza mezzi termini è giunta anche dal Movimento Europeo della Serbia (Evropski Pokret Srbija) che ha condannato senza mezzi termini l’idea dei funerali di stato. Allo stesso modo si sono pronunciate le Donne in nero (Žene u crnom) che hanno detto che il funerale con gli onori di stato sono una forma di approvazione dei crimini commessi.
Il movimento studentesco non si è espresso in modo ufficiale. Alcuni suoi rappresentanti hanno commentato sui social: “E’ morto un criminale di guerra, colpevole di genocidio” e questo è stato sufficiente per scatenare le critiche dei tabloid.
In modo simile, critiche all’operato del governo sono giunte dall’assemblea dei cittadini di Novi Pazar, città a maggioranza bosgnacca, dicendo che è inaccettabile glorificare un criminale di guerra.
La gente non scende in piazza
Mancano però le manifestazioni pubbliche. Con l’eccezione dei tifosi della Stella Rossa che hanno fatto una fiaccolata sul Brankov Most e la sera stessa esposto uno striscione allo stadio a Belgrado, oltre ad alcuni episodi simili a Novi Sad, la gente non è scesa in piazza per Mladić, non vi sono state manifestazioni di supporto come quelle avvenute nella Republika Srpska, l’entità della Bosnia Erzegovina a maggioranza serba.
Leggi anche: Bosnia Erzegovina: Mladić e la guerra lasciata in eredità ai giovani
Non sono comparsi nemmeno poster in supporto del generale come invece accade regolarmente ogni 11 luglio in occasione del genocidio di Srebrenica.
In questo senso, l’unica “apparizione” pubblica dei sostenitori di Mladić è avvenuta a Užice sabato 29 agosto. Quel giorno era in programma un meeting del Partito progressista serbo (SNS) a cui ha preso parte il presidente Vučić stesso.
Prima del meeting vi sono stati degli incidenti: il centro di Užice era stato chiuso per l’evento e gli incidenti sono iniziati quando il servizio d’ordine e la sicurezza del SNS hanno cercato di sgomberare i caffè del centro per consentire il meeting.
In un video, si vede un gruppo di persone che insegue e picchia violentemente un uomo che sta cercando di fuggire a quattro zampe tra i tavolini rovesciati. La polizia interviene e pone fine all’incidente, che avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche.
Tra i picchiatori, si vedono distintamente due persone che indossano lo stesso giubbetto, evidentemente in dotazione ai sostenitori del SNS: sul retro del giubbetto è chiaramente visibile la fotografia di di Ratko Mladić. Ancora una volta, violenza e politica sono associate alla figura di Mladić.
Hai notato inesattezze o errori in questo articolo? Contattaci a redazione@balcanicaucaso.org .
Tag:
In evidenza
- Partecipa al nostro sondaggio
- cronaca
- Scandalo politico










