La missione UE che contribuisce alla stabilità in Georgia dal 2008

Dopo la guerra russo-georgiana del 2008 l’UE ha istituito una missione civile di monitoraggio in Georgia. Da allora EUMM contribuisce in modo imparziale alla stabilità e alla sicurezza, benché i rapporti tra UE e Georgia si siano fatti sempre più tesi

26/08/2026, Tornike Kakalashvili Gori
Osservatori EUMM al lavoro al margine tra Georgia e Ossezia del Sud

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Osservatori EUMM al lavoro al margine tra Georgia e Ossezia del Sud (© European Union Monitoring Mission in Georgia)

I primi osservatori dell’Unione europea arrivarono in Georgia nel 2008, dopo che l’UE aveva mediato l’accordo di cessate il fuoco per la fine della guerra russo-georgiana dell’agosto 2008. La Missione di Monitoraggio dell’Unione Europea (EUMM) doveva verificare l’attuazione dell’intesa.

All’epoca EUMM non era l’unica missione internazionale presente sul terreno, era anzi la più recente. Dal 1992 operava una missione OSCE, che assisteva il governo georgiano per la risoluzione dei conflitti, la democratizzazione, i diritti umani e lo stato di diritto – ma nel dicembre 2008 la Russia ne bloccò il rinnovo. Nel giugno successivo Mosca pose il veto anche al prolungamento della missione di osservazione delle Nazioni Unite in Georgia, che così cessò dopo quasi 16 anni di attività.

Di conseguenza l’EUMM divenne – e rimane tuttora – l’unica missione internazionale di monitoraggio in Georgia, assumendo un ruolo decisivo nel ridurre il pericolo di una ripresa delle ostilità. Due regioni, l’Abkhazia e la regione di Tskhinvali/Ossezia del Sud, restano occupate dalla Russia.

Con personale proveniente da 25 dei 27 stati membri dell’Unione, oggi l’EUMM comprende più nazionalità di qualsiasi altra missione in corso tra quelle della Politica di sicurezza e difesa comune dell’UE.

“Quasi 18 anni di presenza continua sul terreno riflettono l’impegno di lungo periodo dell’Unione europea per la sicurezza e la stabilità in Georgia”, dichiara Klaas Maes, portavoce e responsabile della sezione stampa e informazione pubblica dell’EUMM.

Le attività della missione

La missione dell’UE in Georgia concentra il proprio lavoro su tre ambiti principali: il pattugliamento lungo le cosiddette Linee di confine amministrativo (Administrative Boundary Lines, ABLs); la costruzione di maggiore fiducia tra le parti in conflitto; la fornitura di resoconti imparziali dal terreno all’UE e ai suoi stati membri.

Operazione di pattugliamento EUMM

Operazione di pattugliamento EUMM (© European Union Monitoring Mission in Georgia)

“Come facciamo a promuovere maggiore fiducia tra le parti? Soprattutto facilitando il dialogo attraverso un apposito Meccanismo di prevenzione e risposta agli incidenti (IPRM) e il mantenimento di un canale di comunicazione diretto. Questi strumenti permettono alle parti di comunicare tra loro su questioni di sicurezza e umanitarie. In un conflitto, quando manca la comunicazione, c’è sempre il rischio di fraintendimenti che possono portare a un’escalation e a uno scontro vero e proprio”, spiega Maes a OBCT.

Gli incontri dell’IPRM si tengono circa sette volte l’anno, con la partecipazione di rappresentanti del territorio amministrato da Tbilisi, dell’Ossezia del Sud e della Federazione russa.

La situazione lungo le linee di confine

Secondo Klaas Maes, la situazione lungo le linee di confine amministrativo è oggi relativamente stabile: “gli episodi di scontri a fuoco sono ormai rari. Tuttavia, la situazione umanitaria delle persone che vivono lungo le ABLs sta peggiorando”, dice il portavoce dell’EUMM.

Anche se dall’esterno questo può sembrare un conflitto congelato per via dell’assenza di combattimenti attivi, la situazione “ha comunque un impatto enorme su chi vive nelle zone interessate”, aggiunge Maes. “Lungo l’ABL dell’Ossezia del Sud, ad esempio, la libertà di movimento è molto limitata. I valichi [tra Georgia e Ossezia del Sud, ndr] sono chiusi o vengono aperti solo negli ultimi dieci giorni del mese. Per il resto del tempo le persone non possono far visita ai familiari, raggiungere i cimiteri, portare i figli nella scuola che preferiscono, o coltivare i propri terreni. La maggior parte della popolazione vive di agricoltura: se il raccolto va perso, perdono anche il reddito”, sottolinea Maes.

Durante i loro pattugliamenti lungo le linee di confine, gli osservatori dell’EUMM cercano di parlare con gli abitanti per capire meglio la loro situazione e le difficoltà che affrontano.

Come racconta Maes, dal lato russo le ABLs stanno venendo delimitate con barriere di filo spinato, trasformandosi in “una sorta di frontiera di fatto”. Le linee di confine sortiscono un effetto psicologico tale su chi vive nei pressi che molti georgiani hanno paura ad avvicinarsi. “Spesso le persone vengono a dirci di sentirsi più sicure quando pattugliamo l’area”, riferisce Maes.

L’EUMM non fornisce direttamente aiuti umanitari o allo sviluppo, ma nei suoi rapporti all’UE cerca di segnalare i bisogni umanitari delle comunità locali. In alcuni casi, dopo queste segnalazioni, singoli paesi dell’UE sono intervenuti per fornire assistenza a chi ne aveva bisogno.

Nessun accesso ad Abkhazia e Ossezia del Sud

L’EUMM non ha accesso alle regioni georgiane occupate dai russi, vale a dire Abkhazia e Ossezia del Sud. Gli osservatori cercano di raccogliere informazioni sulla situazione in quei territori analizzando fonti pubblicamente disponibili.

“Parliamo regolarmente con persone che arrivano dall’Ossezia del Sud e dall’Abkhazia nel territorio amministrato da Tbilisi: questo ci aiuta a farci un’idea abbastanza precisa della situazione di sicurezza e umanitaria in quelle zone. Certo, se avessimo accesso diretto a quelle regioni potremmo esercitare un’influenza stabilizzatrice ancora più marcata”, spiega a OBCT il portavoce dell’EUMM.

Incontro tra osservatori EUMM e popolazione locale

Incontro tra osservatori EUMM e popolazione locale (© European Union Monitoring Mission in Georgia)

L’EUMM e i rapporti UE-Georgia

Descritta da Maes come una missione imparziale e apolitica, l’EUMM opera in un contesto in cui i rapporti tra Tbilisi e Bruxelles sono diventati sempre più tesi.

Nel giugno 2024 il Consiglio europeo ha definito la nuova legge georgiana sulla “trasparenza dell’influenza straniera” un passo indietro per la democrazia del paese. Questa presa di posizione ha di fatto bloccato il processo di adesione della Georgia all’UE: la Commissione europea ha congelato il sostegno economico al Paese e interrotto gli incontri ad alto livello. Le elezioni parlamentari dell’ottobre 2024 sono state segnate da accuse di brogli e seguite da proteste molto estese.

Il governo georgiano ha attaccato più volte la politica estera e il ruolo dell’UE nel paese, ma secondo Klaas Maes le tensioni bilaterali non hanno finora inciso direttamente sul lavoro della missione EUMM.

“Siamo qui soprattutto per contribuire a mantenere la stabilità lungo le Linee di confine amministrativo, che è fondamentale per chi vive in quelle zone. Quelle persone sono già tra i soggetti più vulnerabili: è proprio per questo che facciamo molta attenzione a mantenerci imparziali e apolitici. Finora ha funzionato molto bene, continuiamo a lavorare come sempre”, sottolinea Maes.

Nonostante la campagna di disinformazione anti-occidentale portata avanti dal partito al governo, Sogno georgiano, il portavoce dell’EUMM assicura che gli osservatori restano “molto ben accolti dalla popolazione locale. Nei villaggi ci conoscono e parlano con i nostri osservatori da diciotto anni: ce ne vuole prima di spezzare la fiducia che si è creata, penso”, dice Maes.

Il mandato attuale dell’EUMM scade il 14 dicembre 2026. “Ogni proroga del nostro mandato, che tipicamente dura due anni, richiede l’approvazione unanime di tutti gli stati membri dell’UE. Fino alla scadenza restiamo pienamente impegnati a contribuire alla stabilità e alla sicurezza in Georgia e a sostenere le comunità colpite dal conflitto”, afferma Maes a OBCT.


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Tag: Pace | Sicurezza