Kosovo, lo stallo politico rallenta il percorso del paese verso l’UE
A causa della sua instabilità politica, il Kosovo perderà decine di milioni di euro del Piano di crescita per i Balcani occidentali promosso dall’Ue nel periodo 2024-2027. Ora il tempo stringe per riuscire ad utilizzare almeno parte dei fondi previsti per supportare per le riforme nel paese

La bandiera del Kosovo
La bandiera del Kosovo © aileenchik/Shutterstock
Il Kosovo rischia di perdere milioni di euro dei finanziamenti stanziati nell’ambito del Piano di crescita dell’Unione europea per i Balcani occidentali, presentato dalla Commissione europea nell’ottobre 2023 come investimento geostrategico a seguito della guerra della Russia in Ucraina.
L’obiettivo principale del piano, che copre il periodo 2024-2027, è quello di rilanciare l’economia dei Paesi balcanici, sostenere le riforme e avvicinare la regione all’integrazione nell’Unione.
Tuttavia, nel caso del Kosovo, sembra che l’ostacolo principale sia rappresentato dall’incapacità dei partiti politici di creare istituzioni centrali stabili e funzionali in grado di mantenere le promesse dell’Agenda delle riforme approvata dalla Commissione europea nell’ottobre 2024.
Le organizzazioni locali della società civile impegnate nell’integrazione europea sostengono che questo processo sia una questione di diretto interesse pubblico, il che significa che ogni euro perso comporta una riduzione degli investimenti nell’economia, un sostegno più debole alle riforme e minori opportunità di sviluppo.
“Il Kosovo ha perso molto tempo prezioso non ratificando tempestivamente gli accordi relativi allo strumento finanziario e al prestito. In combinazione con l’instabilità politica che il Paese sta vivendo dalla primavera del 2025, questa situazione ha portato a un esecutivo impotente e a un legislativo inesistente, che sono i due presupposti indispensabili per l’attuazione del Piano di crescita. Pertanto, la crisi politica si è rivelata fatale per l’agenda delle riforme”, ha dichiarato a OBCT Besar Gërgu, ricercatore presso il Group for Legal and Political Studies (GLPS)del Kosovo.
Il Kosovo è stato uno dei primi paesi balcanici a concludere le discussioni con l’Ue sulle riforme relative al Piano di crescita nell’estate del 2024. Contemporaneamente, nell’ottobre 2024 è stata approvata l’agenda delle riforme. Tuttavia, con l’entrata del Kosovo in un ciclo senza precedenti di elezioni ripetute, l’attuazione di queste riforme si è arenata.
Il Parlamento del Kosovo ha ratificato gli accordi di finanziamento e di prestito con l’Unione Europea il 13 febbraio 2026, a seguito del secondo turno elettorale nel giro di un anno e proprio mentre il Paese stava per entrare in una terza campagna elettorale in vista delle elezioni del 7 giugno 2026.
Per quanto riguarda il meccanismo di monitoraggio da parte della società civile, questa azione legislativa ha formalmente aperto la strada all’attuazione del programma di riforme e ha consentito l’accesso agli incentivi finanziari volti ad accelerare la convergenza socio-economica con l’Unione.
Ma ciò da solo non ha impedito al Paese di rischiare la perdita di circa 90 milioni di euro relativi al secondo semestre del Piano di crescita, poiché il periodo di tolleranza di un anno è scaduto il 30 giugno 2026.
Secondo il GLPS, il 30 giugno 2026 è stata una data particolarmente importante perché segna la fine del quarto semestre del Piano di crescita dell’Ue, ma allo stesso tempo il Kosovo rischia di perdere circa 90,6 milioni di euro poiché il periodo di tolleranza di un anno per il secondo semestre è scaduto proprio in quella data e il Kosovo non ha adempiuto ai propri obblighi nei confronti della Commissione europea.
Il GLPS fa riferimento a circa 13 misure di riforma su cui le istituzioni del Kosovo, il governo e il parlamento avevano avuto tempo supplementare per lavorare; tuttavia, con la fine del periodo di grazia, le perdite finanziarie sono irreversibili.
Con riferimento all’Agenda delle riforme del Kosovo, il secondo semestre, che copre il periodo da gennaio a giugno 2025, con un periodo di grazia di un anno che si estende fino al 30 giugno 2026, si è concentrato sulle riforme nel settore della transizione digitale.
Tra queste figuravano l’espansione dei servizi pubblici online attraverso la piattaforma e-Kosova, il miglioramento dell’interoperabilità tra le istituzioni pubbliche, l’attuazione della legislazione sull’identità digitale in linea con gli standard dell’Ue, il rafforzamento della sicurezza informatica e il potenziamento delle infrastrutture 5G e della connettività digitale.
Sebbene il Kosovo non disponga attualmente di un parlamento operativo in grado di approvare le leggi previste dall’Agenda di riforma del Piano di crescita, ha un governo in carica (seppur provvisorio) che non è tuttavia in grado di attuare molte delle riforme, come ad esempio la Strategia nazionale contro la criminalità organizzata.
Tuttavia, secondo Jeton Zulfaj, capo negoziatore del Kosovo, il governo ha attuato diverse misure di riforma e presenterà la sua prima richiesta di pagamento alla Commissione europea il 15 luglio per ottenere finanziamenti per le riforme completate finora.
Jeton Zulfaj, nominato proprio quest’anno dal governo del Kosovo come coordinatore nazionale per lo strumento del Piano di crescita, ha attribuito la responsabilità del restante fallimento nell’attuazione delle riforme all’inesistenza del parlamento.
“In altre parole, quasi tutte le misure di riforma che non sono state completate entro la scadenza prorogata sono una conseguenza del mancato funzionamento dell’Assemblea e dello stallo parlamentare. Il costo stimato del mancato completamento tempestivo di queste sei misure di riforma ammonta a oltre 40 milioni di euro”, ha affermato Zulfaj.
Alcune delle misure di riforma che non sono state realizzate, secondo il capo negoziatore del Kosovo con l’Ue, sono le leggi sull’energia e sull’elettricità insieme alla normativa di attuazione, il sistema di controllo degli aiuti di Stato e la legge sugli aiuti di Stato, il pacchetto di leggi sulle riforme della giustizia comprendente sei leggi, la strategia contro la criminalità organizzata insieme alle misure specifiche che ne costituiscono parte integrante, la legge sull’innovazione e l’imprenditorialità, la legislazione quadro e la normativa di attuazione in materia di fallimento e insolvenza.
Secondo l’Agenda di riforma del Kosovo, il Piano di crescita è strutturato attorno a cinque aree politiche principali, ciascuna suddivisa in riforme e misure specifiche. In sostanza, si tratta di un programma di riforme in base al quale l’erogazione dei fondi dell’Unione Europea è subordinata al completamento delle fasi di riforma concordate.
Tuttavia, dato che la Commissione elettorale centrale del Kosovo non ha ancora certificato i risultati elettorali e i partiti politici non si sono ancora riuniti per risolvere questioni politiche fondamentali, tra cui l’elezione del presidente del Kosovo, alcune fasi di riforma risultano più urgenti di altre.
“Poiché la sola certificazione dei risultati avrà luogo a luglio, possiamo affermare con certezza che il Kosovo è destinato a perdere decine di milioni di euro di finanziamenti a causa delle elezioni. Successivamente, sono stanziati 165 milioni di euro per le misure di riforma il cui periodo di grazia scade nel dicembre 2026. Pertanto, queste riforme sono le più urgenti di tutte a causa del fattore tempo”, ha dichiarato Besar Gërgi a OBCT.
Questo articolo è stato realizzato nell'ambito del progetto "InteGraLe - Balcani occidentali e Trio a confronto: mercato unico, coesione e politica regionale per l’integrazione graduale nell’UE". Il progetto è realizzato con il contributo dell’Unità di Analisi, Programmazione, Statistica e Documentazione Storica – Direzione Generale per gli Affari Politici e la Sicurezza Internazionale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, ai sensi dell’art. 23 – bis del DPR 18/1967. Le opinioni contenute nella presente pubblicazione sono espressione degli autori e non rappresentano necessariamente le posizioni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
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