L’agricoltura europea alla prova dell’allargamento. Lezioni dalla Moldova

Con l’adesione di Ucraina e Moldova, l’Unione europea aumenterà le sue terre coltivabili del 28%. L’impatto sull’agricoltura sarà dunque notevole, sia nell’UE che nei paesi candidati. L’esperienza della Moldova, che dal 2016 esporta senza dazi i suoi prodotti agricoli nell’UE, ha molto da insegnare in quanto a sfide e occasioni di sviluppo

Apple harvest in Soroca, Moldova

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Apple harvest in Soroca, Moldova (© Alla Naumenco/Shutterstock)

(Questo articolo è stato originariamente pubblicato dalla testata spagnola El Confidencial in collaborazione con la testata romena HotNews.)

Il capitolo agricolo “è considerato tra i più difficili nel processo di adesione all’Unione europea” per Ucraina e Moldova, sostiene la ricercatrice di Sciences Po Elsa Regnier. Oltre al peso del settore agricolo nel bilancio dell’UE e alla vulnerabilità generale dei sistemi agricoli, l’Ucraina ha il doppio dei terreni coltivabili della Francia e il triplo di Spagna e Polonia: il suo ingresso potrebbe avere un effetto destabilizzante su molte regioni e aziende agricole all’interno dell’UE.

Il suolo ucraino è tra i più fertili al mondo: “lo strato di humus può raggiungere uno spessore di un metro, il che è straordinario”, afferma Mykhailo Mulenko, ricercatore presso la Riserva nazionale di Khortytsia. Inoltre, il Paese vanta “un solido capitale umano, nonché una grande resilienza nelle sue catene logistiche, commerciali e di trasformazione”, secondo Yves Le Morvan del think tank francese Agrillées.

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Le misure adottate dall’UE a sostegno delle esportazioni agricole ucraine a seguito dell’invasione russa su larga scala hanno già generato tensioni. Ungheria, Polonia e Slovacchia si sono addirittura spinte fino a imporre divieti sulle importazioni dall’Ucraina.

Nel complesso, l’allargamento dell’UE a Ucraina, Moldova e Balcani occidentali rappresenterebbe un aumento del 28% della superficie agricola dell’Unione. Per gestirlo serviranno notevoli aggiustamenti alla Politica agricola comune dell’UE: l’UE potrebbe aumentare significativamente il proprio bilancio, ridimensionare i fondi assegnati agli attuali Stati membri, oppure prevedere un regime speciale per l’Ucraina, giustificato dalla sua enorme superficie agricola e dalle circostanze eccezionali di un Paese colpito dalla guerra.

Il caso della Moldova

Rispetto ai 32 milioni di ettari di terreno agricolo dell’Ucraina, la Moldova appare poco più di un’appendice coi suoi 1,9 milioni. Ma il suo caso è interessante, perché il Paese ha intrapreso da tempo l’integrazione del suo settore agricolo con quello dell’UE.

Nel 2016 sia l’Ucraina sia la Moldova hanno istituito un'”area di libero scambio globale e approfondito” (Deep and Comprehensive Free Trade Area, DCFTA) con l’UE, concepito per integrare gradualmente le loro economie nel mercato unico europeo. Mentre l’accordo UE-Ucraina include una serie di limitazioni, quello con la Moldova ha eliminato i dazi doganali UE su quasi tutti i prodotti agricoli, con pochissime eccezioni.

Oltra all’abbattiamento o all’eliminazione dei dazi, l’accordo per l’area di libero scambio prevede controlli doganali più semplici e un quadro commerciale più stabile e prevedibile. Di conseguenza, le opportunità di esportazione per le aziende agricole moldave sono aumentate notevolmente, ma il DCFTA costringe anche i piccoli agricoltori ad adattare la loro produzione agli standard fitosanitari e di tracciabilità dell’UE, molto più rigorosi.

“Produciamo secondo le norme UE, dalla tecnologia ai fertilizzanti e ai pesticidi – ma lo facciamo senza ricevere il sostegno di cui godono gli agricoltori europei”, lamenta Daniel Leahu, un agricoltore della Moldova settentrionale che esporta grano, orzo, piselli, colza, girasole e sorgo.

“Gli standard ambientali dell’UE sono estremamente severi e fanno aumentare i costi di produzione”, conferma Alexandru Slusari, ex direttore esecutivo dell’Associazione degli agricoltori moldavi. Molti piccoli e medi produttori non sono in grado di assorbire da soli i costi aggiuntivi necessari per conformarsi agli standard UE, e sicuramente non dall’oggi al domani. Come in Ucraina ma per motivi diversi, anche l’economia agricola moldava è fortemente sottocapitalizzata; qui le ragioni sono le piccole dimensioni di molte aziende e le crisi economiche che si sono succedute negli ultimi decenni.

Gli agricoltori intervistati da HotNews chiedono periodi di transizione adeguati e programmi per un graduale adattamento e la tutela del settore. “Il mercato europeo è molto difficile”, lamenta l’imprenditore agricolo Dinu Todos.

Esportare nell’Unione europea

Ion Tulei, un suo omologo che produce frutta, è più ottimista: “Il mercato europeo esige qualità. [In Moldova, ndr] abbiamo un buon terreno, abbiamo persone che sanno lavorare. Il resto dipende da come scegliamo di operare in un mercato così ampio”, afferma.

In seguito all’embargo imposto dalla Russia sui prodotti agricoli moldavi nel 2014, Tulei ha iniziato a esportare in Germania. Da lì sono seguiti certificazioni di qualità, confezioni più competitive, soluzioni per un stoccaggio più adeguato, standard internazionali… “Quando entri in questo sistema, capisci che non si tratta più solo di vendere. Si tratta di lavorare sui processi, sulla tracciabilità, sulle responsabilità”, spiega l’agricoltore.

Secondo Tulei, “praticamente siamo già dentro l’Unione europea. Non credo che cambierà molto per noi [con l’adesione, ndr], forse solo alcune procedure burocratiche scompariranno”. Tra i benefici attesi figurano regole più chiare, maggiore stabilità e incentivi finanziari.

Serghei Ivanov, presidente della Commissione agricoltura del Parlamento moldavo e agricoltore di professione, spiega che le aziende agricole moldave vedono l’integrazione con l’UE “come un’arma a doppio taglio”. L’accesso a progetti e finanziamenti è benvenuto, ma il mercato unico è altamente competitivo. D’altro canto, la concorrenza sleale è ciò che temono anche gli agricoltori in Francia, Spagna o Polonia, preoccupati per un possibile grande afflusso di prodotti agricoli più economici provenienti dall’Ucraina e dalla Moldova, dove i costi di produzione sono generalmente inferiori.

La questione dei terreni

Una delle maggiori preoccupazioni in Moldova riguarda i terreni agricoli, attualmente tra i più economici d’Europa. “Non possiamo permettere a un imprenditore tedesco, dove la terra costa 30.000 euro per ettaro, di venire ad acquistare terreni in massa in Moldova. Abbiamo bisogno di un periodo di protezione finché le nostre aziende agricole non si consolidano economicamente”, sottolinea Ivanov.

Allo stesso tempo, Alexandru Slusari vede nell’integrazione europea l’unica vera opportunità di modernizzazione agricola in Moldova. “I paesi dell’Europa centro-orientale si sono modernizzati massicciamente durante il periodo preadesione. Se la Moldova negozia in modo intelligente e dà la priorità ai piccoli e medi agricoltori, in cinque anni possiamo raggiungere il livello della Romania o della Slovacchia”, sostiene.


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Questo articolo è stato prodotto nell’ambito del progetto “EU Neighbours East”, a cui OBCT partecipa insieme ad altri undici testate europee.