Investitrici si diventa: educazione finanziaria al femminile nei Balcani

App di trading, newsletter e divulgatrici online stanno avvicinando le donne di Albania, Croazia, Bulgaria e dell’Est europeo ai mercati finanziari. I dati, però, mostrano un divario che resiste anche a parità di reddito e competenze. Un viaggio tra iniziative locali, strategie europee e barriere culturali

28/09/2026, Marta Abbà
© PeopleImages / Shutterstock

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“La soluzione non può consistere semplicemente nel dire alle donne di investire di più.” Armela Duka, economista albanese, pubblica contenuti di educazione finanziaria su Instagram e LinkedIn rivolgendosi soprattutto ad un pubblico giovane e femminile.

Negli ultimi anni, anche in Albania, la diffusione di piattaforme digitali di investimento e la crescita di contenuti finanziari sui social hanno reso più semplice, almeno sulla carta, l’accesso ai mercati finanziari per il grande pubblico. Un numero crescente di creator – spesso donne – spiega ora concetti come azioni, obbligazioni o fondi negoziati in borsa (ETF) in un linguaggio più accessibile rispetto a quello tradizionalmente usato da banche e consulenti finanziari.

Il divario di genere nell’alfabetizzazione e nella partecipazione finanziaria, però, resta ampio in tutta Europa, Balcani inclusi: le donne investono meno degli uomini anche a parità di reddito e di conoscenze. 

Armela Duka: dall’Albania una nuova alfabetizzazione finanziaria

In Albania, spiega Armela Duka, i contenuti finanziari sono sempre più presenti sui social, ma quelli specificamente dedicati agli investimenti in lingua albanese restano limitati rispetto ai mercati più maturi. 

La famiglia media albanese, ricorda Duka, ha una lunga consuetudine con depositi bancari e immobili, molto meno con azioni, obbligazioni o portafogli diversificati: per questo tradurre concetti come ETF, diversificazione o rendimento composto in un linguaggio comprensibile è la condizione perché la partecipazione finanziaria possa davvero allargarsi.

Le piattaforme digitali, prosegue l’economista, hanno abbassato una barriera psicologica importante: una donna non ha più bisogno di una laurea in economia o di un consulente finanziario per entrare in contatto con i concetti base dell’investimento, le basta un telefono. 

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Il divario di genere resta però ampio: secondo l’indagine sull’alfabetizzazione finanziaria della Banca d’Albania del 2023, solo il 23,6% delle donne possedeva prodotti di risparmio, investimento o previdenziali, contro il 38,3% degli uomini. Dati più recenti della Banca Mondiale, relativi al 2024, mostrano che il 41,2% delle albanesi over 15 disponeva di un conto presso un’istituzione finanziaria, contro il 51,5% degli uomini.

Per Duka le barriere non sono soltanto economiche – il reddito disponibile dopo le spese familiari, le disuguaglianze occupazionali – ma anche culturali. Le donne, dice, possono comprendere perfettamente i concetti finanziari e restare comunque meno propense a riconoscersi come “investitrici”, o a sentirsi legittimate a decidere in autonomia; il carico ancora sproporzionato di lavoro di cura non retribuito incide inoltre sul tempo disponibile e sulla capacità di accumulare capitale. Per questo, dice, non basta esortare le donne a investire di più: serve un’educazione finanziaria solida fin dalla scuola, maggiore trasparenza su prodotti e commissioni, e più informazione di qualità in lingua albanese – un compito che coinvolge banche, regolatori, università e creator responsabili insieme.

Sulle nuove generazioni, Duka è più ottimista. L’uso di internet tra le donne albanesi è già altissimo – l’81,7% nel 2023, secondo la Banca Mondiale – e questo, unito a un accesso più semplice all’educazione finanziaria e alle conversazioni globali sull’indipendenza economica, potrebbe rendere la prossima generazione di investitrici albanesi molto più numerosa delle precedenti. 

“L’obiettivo non dovrebbe essere semplicemente incoraggiare le giovani donne a investire prima”, dice, “ma aiutarle a diventare investitrici informate, disciplinate e orientate al lungo periodo”: capaci di riconoscere la disinformazione e di non scambiare i mercati finanziari per una scommessa a breve termine.

Esperienze a confronto: dalla Croazia all’Europa dell’Est

Altre esperienze della regione seguono percorsi simili, con accenti diversi. In Croazia, Sandra Ferencak – nota online come “Tetka” – ha lasciato una carriera aziendale per dedicarsi dal 2025 a tempo pieno alla consulenza e alla divulgazione attraverso il blog mytetka.com, una newsletter, un club dedicato agli ETF e workshop online, con un approccio dichiaratamente pratico e senza promesse: si presenta esplicitamente come non consulente finanziaria nel senso regolamentato del termine, e invita sempre a verificare le informazioni prima di agire. 

FeminEast è un’iniziativa nata per offrire alle donne di Romania, Bulgaria, Moldova, Ucraina e Paesi limitrofi uno spazio sicuro in cui imparare a gestire risparmio e investimenti. Il progetto muove da un dato Eurostat secondo cui l’Europa dell’Est ha i livelli di alfabetizzazione finanziaria più bassi dell’Unione, con punte fino all’80% di popolazione adulta considerata finanziariamente analfabeta, e da una constatazione più specifica: oltre il 70% delle donne dell’area non dispone di alcun risparmio proprio ed è spesso dipendente dal partner o dalla famiglia per le decisioni economiche importanti. 

Accanto a FeminEast si moltiplicano iniziative più mirate: in Serbia il programma “She Counts” combina workshop e mentoring; in Albania i progetti di Swisscontact e UN Women uniscono educazione finanziaria e accesso al credito per le imprenditrici; nei mercati broker di Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia la quota femminile di clienti è passata, secondo dati recenti, da circa il 7-9% a valori tra il 16% e il 22%, con una netta preferenza delle nuove investitrici per app mobili ed ETF.

Intervistata da Mediapool, la fondatrice della Financial Literacy Initiative Foundation e rappresentante bulgara nella rete europea sull’alfabetizzazione finanziaria promossa dalla Commissione europea, Rossitza Wartonick, spiega che il problema oggi non è la scarsità di informazione, ma la sua qualità, tra pubblicità travestite da consigli e promesse di guadagni rapidi. 

Sul piano del genere, nota Wartonick, i dati bulgari si discostano dal resto della regione: nell’indagine OCSE del 2020 il punteggio di alfabetizzazione finanziaria era quasi identico tra donne (58,6%) e uomini (58,3%). Il divario riemerge però sugli investimenti effettivi: solo il 9% dei bulgari possiede o ha posseduto negli ultimi due anni un prodotto come fondi, azioni o obbligazioni, contro una media UE del 24%, mentre la quota che possiede criptovalute (11%) supera quella europea (6%). 

Per Wartonick l’argomento decisivo non è la moda dell’investire, ma la combinazione tra vite più lunghe e carriere femminili spesso più discontinue, che richiede una pianificazione finanziaria di lungo periodo.

Il quadro europeo: più donne investono, ma il divario resiste

A livello istituzionale, l’Unione Europea ha risposto con una strategia sull’alfabetizzazione finanziaria varata nel 2025, accompagnata dalla proposta di conti di risparmio e investimento semplificati in tutti gli Stati membri, e con la rete Eurosystem Financial Literacy Network, nata dopo l’evento per la Giornata internazionale della donna 2025 proprio per colmare il divario di genere con dati armonizzati e iniziative mirate. Programmi come WomenINvestEU e il Gender Finance Lab, promossi insieme alla Banca Europea per gli Investimenti, puntano invece sul lato dell’offerta: facilitare l’accesso al capitale per le imprese guidate da donne.

Proiezioni McKinsey indicano che le donne potrebbero arrivare a controllare fino al 40-47% degli asset retail europei entro il 2030 – pur scontando quello che gli analisti chiamano “gap di fiducia”: la tendenza a sottostimare sistematicamente le proprie competenze finanziarie, anche a parità di conoscenze reali con gli uomini, come confermano diversi studi accademici sul rapporto tra genere, overconfidence e partecipazione ai mercati azionari.


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Questo articolo è stato prodotto nell’ambito di PULSE, un’iniziativa europea coordinata da OBCT che sostiene le collaborazioni giornalistiche transnazionali

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