In Slovenia, il ritorno di Janša è sempre più probabile
Il premier uscente, il progressista Robert Golob, ha vinto di un soffio le elezioni del 22 marzo scorso. Ma finora non è riuscito a costruire una coalizione di governo. Al contrario, i partiti di centrodestra sono riusciti ad eleggere il nuovo presidente del parlamento: Zoran Stevanović, un populista e sovranista. Quella stessa maggioranza potrebbe ora riportare Janez Janša al potere

Janez Janša © 24K-Production / Shutterstock
Janez Janša © 24K-Production / Shutterstock
La pallina nella roulette della politica slovena ballonzola ancora tra il rosso e il nero. Al momento tutto appare ancora incerto e i protagonisti non si sbilanciano, anche se il vincitore relativo delle elezioni, Robert Golob, con il suo Movimento Libertà, ha ammesso che non ha i numeri per restare alla guida del Paese.
Il voto del 22 marzo scorso si era chiuso senza vincitori apparenti. La coalizione di centrosinistra, che aveva guidato la Slovenia, aveva perso la maggioranza, ma il Movimento Libertà aveva comunque ottenuto, di un’inezia, la vittoria relativa sul Partito Democratico di Janez Janša. Il centrodestra era convinto di poterla spuntare, ma alla fine nemmeno lui ha i numeri per potere fare da solo il governo.
Falsa partenza per Robert Golob
A fare da ago della bilancia è il partito Verità, una formazione di ispirazione sovranista e populista che era salita alla ribalta della cronaca grazie alle proteste contro le restrizioni Covid del 2021. A guidarlo, un colorito personaggio, Zoran Stevanović, un vero e proprio imbonitore di folle con una sfavillante retorica. Lui e i suoi uomini vorrebbero un referendum sulla Nato, mirano a ritessere le fila del dialogo con la Russia e, ovviamente, credono nel loro sistema immunitario e nella libertà di scelta in fatto di vaccini. Per il resto chiedono meno tasse e meno pressione sulla Slovenia che lavora e, proprio qui, sono molto in linea con quanto dicono i partiti di centrodestra.
All’indomani del voto, a prendere l’iniziativa è stato Robert Golob. Il leader del Movimento Libertà credeva, nonostante tutto, di aver vinto le elezioni e di poter governare. Nessuno gli aveva spiegato che per fare il governo avrebbe dovuto trovare una maggioranza e che non era così scontato che tutti bramassero accasarsi alla sua corte. La sua idea era quella di promuovere un governo di unità nazionale. Proprio per questo ha subito chiamato a raccolta tutti i partiti entrati in Parlamento, ad eccezione del Partito Democratico di Janez Janša.
I democristiani di Nuova Slovenia non si sono nemmeno presentati all’appuntamento, dicendo esplicitamente che loro puntavano a formare un esecutivo di centrodestra e che non vedevano nessuna ragione di iniziare adesso a dialogare con Golob, visto che quest’ultimo non aveva avuto nessun interesse a parlare con loro quando era al potere.
I piccoli partiti, ago della bilancia
Le sorti di Golob erano così nelle mani dei due nuovi partiti entrati in Parlamento: i Democratici di Anže Logar e Verità di Zoran Stevanović. Entrambi, prima del voto, avevano giurato e spergiurato che non sarebbero andati in un esecutivo a guida Golob o in un governo capeggiato da Janša. Nel corso delle trattative è emersa l’ipotesi che a Stevanović potesse essere affidata la guida del Parlamento. Una proposta subito cassata dal centrosinistra, che non vedeva proprio ragioni plausibili per dare a un personaggio considerato controverso e al più piccolo partito entrato in Parlamento un incarico così prestigioso. La pallina da lanciare nella roulette, però, non era solo nelle mani di Golob, visto che anche gli altri, in autonomia, potevano fare il loro gioco e tessere le loro trame.
Per avere maggior peso negoziale, i Democratici, Verità e Nuova Slovenia hanno dato vita a una sorta di unione di centro; non una vera e propria alleanza, ma più che altro un tentativo di trovare un’intesa su specifici punti; proprio per questo hanno subito depositato una serie di proposte di legge con consistenti sgravi per il comparto economico. Una piattaforma, hanno detto, per negoziare la loro partecipazione a un’ipotetica maggioranza.
Alla fine, le loro idee non sono molto dissimili da quelle del Partito Democratico di Janez Janša. Le loro proposte, invece, mal si conciliano con chi fino a ieri ha retto le sorti della Slovenia e soprattutto con gli intenti della Sinistra, il più piccolo, ma anche il più agguerrito e radicale partito dell’attuale coalizione. A quel punto era chiaro che, mentre Golob non sembrava riuscire a trovare il bandolo della matassa, altri scenari erano possibili ed altre trattative erano in corso.
Zoran Stevanović, presidente del parlamento
Il primo banco di prova per la futura maggioranza è stata l’elezione del presidente del Parlamento. Dal centrosinistra non stava uscendo alcun nome, mentre era sempre più chiaro che a trovarlo non sarebbero stati i maggiori partiti, ma proprio quei partitini che alla fine sarebbero stati necessari per formare la maggioranza. Per eleggerlo era necessario riuscire a racimolare 46 voti su 90. L’unico che ha saputo contare non solo fino a 46, ma addirittura fino a 48 è stato Zoran Stevanović, che è stato eletto con i voti del Partito Democratico, di Nuova Slovenia, dei Democratici e del Partito Verità.
Il dinamico presidente ha così dimostrato di avere notevoli capacità politiche ed anche un incredibile talento nel far convergere la scelta su di lui. Per molti è oramai questa la coalizione che guiderà il Paese. La manovra non è stata accolta con sportività dal centrosinistra, che non ha mancato di lanciare pesanti strali all’indirizzo di Stevanović, andando a pescare lati oscuri del suo passato e puntando il dito sulle sue simpatie per la Russia di Vladimir Putin.
Fino al giorno prima erano stati loro a corteggiarlo. Lui anche dopo la nomina ha ribadito che non entrerà in nessuna coalizione di governo, lasciando intendere però che potrebbe fornire il più che necessario appoggio esterno. Naturalmente ha anche aggiunto che vorrebbe presto andare in visita a Mosca. La cosa è servita a buttare altra benzina sul fuoco, ma a quel punto le speranze per Golob erano finite, o quasi. A spegnere l’ultima fiammella, la decisione di Anže Logar di interrompere le trattative con Golob, denunciando pressioni sul partito e sui singoli deputati del suo schieramento per forzarli a sostenere il centrosinistra.
Verso un governo di centrodestra
Dai primi colloqui con il presidente della Repubblica, Nataša Pirc Musar, non è ancora emersa una possibile coalizione, ma Golob ha detto che andrà all’opposizione, mentre Janša ha precisato che non sta cercando la maggioranza e che sono pronti a tutti gli scenari possibili: andare al governo, stare all’opposizione o tornare alle urne.
A questo punto l’ipotesi più probabile è quella di un governo di centrodestra con l’appoggio esterno di Verità. Una volta nominato il premier e insediato l’esecutivo, il grosso del lavoro è fatto. Nel Paese, infatti, vige la regola della sfiducia costruttiva. Per far cadere un governo bisogna trovare la maggioranza assoluta alla Camera ed eleggere un nuovo premier. Janša, tra il 2020 e il 2022, riuscì tranquillamente ad andare avanti con un esecutivo di minoranza e tra le proteste di piazza.
La pallina, intanto, gira. In Slovenia tutti sono pronti a scommettere che il governo andrà a Janez Janša o molto meno probabilmente a Robert Golob. L’ipotesi di nomi alternativi ancora non è all’orizzonte e forse non è nemmeno nella cultura politica del Paese. La situazione è complicata, le forze politiche sono al lavoro. La pallina in Slovenia è sempre caduta sul rosso o sul nero. In fondo la contrapposizione nel paese è sempre tra janšisti e anti-janšisti. Proprio per questo alleanze creative per andare oltre il muro della contrapposizione appare improbabile e forse impossibile. Quasi sempre perché a volte, alla roulette, esce anche lo zero.










