Elezioni in Slovenia: il premier Golob vince, ma è rebus sulla maggioranza

Con meno dell’1% di scarto, il premier progressista Robert Golob è arrivato in testa sul conservatore Janez Janša, alleato di Viktor Orbán, alle elezioni politiche del 22 marzo. La strada però è in salita per arrivare ai 46 seggi su 90 necessari per governare. Intanto Janša non accetta la sconfitta e chiede un riconteggio, su sfondo di interferenze israeliane nella politica slovena

23/03/2026, Stefano Lusa
Robert Golob © Alexandros Michailidis/Shutterstock

Robert Golob © Alexandros Michailidis/Shutterstock

Robert Golob © Alexandros Michailidis/Shutterstock

Il numero magico è quello di Valentino Rossi. Per andare in “paradiso” bisogna arrivare a quota 46: tanti sono i deputati necessari per governare in Slovenia. Alla fine, è finita pari e patta. Per governare né il centrodestra né il centrosinistra hanno i numeri ed ora per prendere in mano le redini del Paese, serviranno creatività e fantasia politica. Una caratteristica che i politici sloveni, negli ultimi anni, non hanno dimostrato di avere, preferendo sempre rimanere abbarbicati sulle proprie barricate.

Golob primo, ma per pochissimo

Ieri notte, dopo un lungo testa a testa, la maggioranza relativa è andata al Movimento Libertà di Robert Golob, che ha conquistato il 28,62% dei voti. Subito dietro i Democratici di Janez Janša, fermi al 27,95%. L’ennesima sconfitta per un centrodestra che alla vigilia del voto era dato per vincente. Complessivamente, il centrodestra, insieme ai democristiani di Nuova Slovenia, ha raccolto 37 deputati.

Il centrosinistra, che nella scorsa legislatura disponeva di una solida maggioranza, ora si ritrova con 40 seggi: ai 29 del Movimento Libertà si aggiungono i 6 dei Socialdemocratici e i 5 della Sinistra. Nella precedente legislatura erano 53. A perdere è soprattutto il Movimento Libertà, passato da 41 parlamentari a 29. Nonostante ciò, Golob può cantare vittoria: negli ultimi anni i leader del centrosinistra non erano mai durati più di un mandato e sono spesso usciti di scena tra il pubblico ludibrio per essere rapidamente sostituiti dalle “eminenze grigie” dell’area con nuovi volti da dare in pasto agli elettori. Golob, invece, resta in sella ed è destinato a dire ancora la sua nella politica slovena, forse anche continuando a guidare il governo.

Scenari (im)possibili: Anže Logar, Zoran Stevanović o governo tecnico?

Tutto dipenderà dai Democratici di Anže Logar. Candidato del centrodestra alle ultime presidenziali, Logar ha dato filo da torcere a Nataša Pirc Musar, poi risultata vincente. Fedele scudiero di Janša, aveva dimostrato di poter allargare il consenso del suo polo oltre i suoi tradizionali confini. Molti lo vedevano come l’erede ideale di Janša, capace di portare il blocco conservatore alla vittoria.

Chi conosce la politica slovena sa però che il leader storico ed insostituibile del centrodestra è uno solo e si chiama Janez Janša. Così quando Logar era diventato troppo ingombrante è stato cacciato dal partito, ed ha dovuto correre da solo in queste elezioni. Ha dichiarato di non voler entrare in un governo guidato da Janša, ma nemmeno in un esecutivo con Golob al comando. Se si alleasse con il centrodestra, i suoi voti non basterebbero; sarebbero invece decisivi per il centrosinistra. Resta però difficile immaginare una convivenza con la sinistra radicale di Levica, viste le sue posizioni su politiche sociali, Nato e Israele.

Ancora più complesso sarebbe un accordo con Resni.ca (Verità), il movimento sovranista, populista e no vax guidato da Zoran Stevanović. Il partito sarebbe disposto a entrare nel governo, ma a condizioni molto onerose, chiedendo ministeri chiave come Esteri, Interni o Sanità: un prezzo troppo alto per chiunque.

In Slovenia, l’ipotesi di un governo tecnico — affidato a una figura istituzionale super partes per costruire una maggioranza trasversale — non è mai stata presa seriamente in considerazione. Perché ciò accada, Janša e Golob dovrebbero fare un passo indietro e rinunciare alla guida del Paese: un’eventualità che, al momento, appare improbabile. Ma nelle prossime settimane e nei prossimi mesi tutto potrebbe cambiare.

Il caso Black Cube: agenti israeliani nella politica slovena

Intanto la Slovenia si risveglia oggi dopo una campagna dal finale imprevedibile. Sino a pochi giorni dal voto sembrava di assistere alla solita sonnacchiosa politica slovena, senza rilevanti novità: il centrodestra insisteva sulla necessità di una svolta per rilanciare il Paese, mentre il centrosinistra rivendicava i risultati ottenuti, le politiche sociali e un clima di relativo benessere diffuso.

A infiammare il confronto è stata la diffusione di intercettazioni di ex esponenti del centrosinistra, nelle quali si parlava della possibilità di “aprire porte” e facilitare affari. Un assist per il centrodestra, che da tempo accusa gli avversari di aver costruito un sistema clientelare. Ma quello che sembrava un colpo decisivo si è trasformato in un clamoroso autogol, quando è emerso che dietro ai filmati c’era Black Cube, un’agenzia investigativa israeliana composta da ex membri dell’intelligence. Secondo i servizi sloveni, alcuni suoi operatori avrebbero fatto tappa nello stabile che ospita il partito di Janša. Immediata l’ipotesi di losche trame internazionali ordite contro un governo che negli ultimi anni ha preso una netta posizione di condanna per le politiche messe in atto da Israele nei confronti dei palestinesi, soprattutto a Gaza.

A Lubiana si è così diffusa l’idea che anche la Slovenia sia ormai terreno di interferenze esterne e tentativi di influenzare il voto. Come se non bastasse, alla vigilia delle elezioni si sono verificati problemi nell’approvvigionamento di carburante: per alcuni semplici effetti della situazione internazionale, per altri una manovra per indebolire il governo.

Intercettazioni, agenzie investigative e pompe a secco: elementi che sembrano usciti da un romanzo di John le Carré più che dagli ultimi giorni di una campagna elettorale slovena. Così, mentre Janša — sulla scia di quanto fatto da Donald Trump negli Stati Uniti — parla di brogli e contesta il voto, cresce la preoccupazione per una possibile deriva politica.

La realtà è che neppure la Slovenia è un’isola in mezzo all’oceano, anche qui hanno fatto capolino e si intrecciano dinamiche e pressioni che ormai si giocano su scala globale.


Hai notato inesattezze o errori in questo articolo? Contattaci a redazione@balcanicaucaso.org .

Tag:

Commenta e condividi
Iscriviti alla newsletter

La newsletter di OBCT

Ogni venerdì nella tua casella di posta