Con la sconfitta di Orbán, cessa la protezione per il Sogno Georgiano?
Anche la Georgia si trova a fare i conti con la caduta elettorale di Viktor Orbán. Negli ultimi anni il governo ungherese era stato un potente alleato del partito di governo Sogno georgiano, fornendogli legittimità internazionale e una difesa dalle critiche dell’UE. Ora il Sogno georgiano potrebbe restare privo di questa protezione

Irakli Kobakhidze, primo ministro georgiano
Irakli Kobakhidze, primo ministro georgiano © Alexandros Michailidis/Shutterstock
La sconfitta elettorale di Viktor Orbán in Ungheria rappresenta un passaggio politico di grande rilievo per l’Europa, ma il suo impatto potrebbe rivelarsi particolarmente significativo per la Georgia e per il partito di governo Sogno Georgiano.
Negli ultimi anni, infatti, il governo ungherese ha rappresentato il principale alleato politico di Tbilisi all’interno dell’Unione Europea, svolgendo una funzione che diversi analisti hanno definito di vero e proprio “scudo diplomatico”.
Il sostegno di Budapest ha avuto una funzione precisa: fornire legittimità internazionale a un governo sempre più criticato dalle istituzioni europee per il deterioramento dello stato di diritto e per le accuse di manipolazione del processo democratico.
Dopo le contestate elezioni parlamentari georgiane dell’ottobre 2024, Orbán fu l’unico leader europeo a congratularsi con il Sogno Georgiano prima ancora che fossero resi noti i risultati ufficiali. Ancora più significativo fu il viaggio del premier ungherese a Tbilisi appena quarantotto ore dopo il voto, un gesto dal forte valore politico in un momento in cui le opposizioni denunciavano irregolarità diffuse.
Il governo georgiano sfruttò immediatamente quella visita per sostenere di godere del sostegno europeo, arrivando a citare la presidenza ungherese del Consiglio dell’Unione Europea come prova di una presunta legittimazione da parte di Bruxelles. Le istituzioni europee furono costrette a intervenire con chiarimenti formali per smentire questa narrazione, ribadendo che la posizione dell’Unione rimaneva critica nei confronti del processo elettorale georgiano.
All’interno dell’UE il governo Orbán ha sistematicamente bloccato o diluito tentativi di adottare sanzioni contro funzionari georgiani accusati di violazioni democratiche, ponendo il veto a dichiarazioni di condanna dell’Unione Europea e offrendo visibilità politica alla leadership di Tbilisi in contesti governativi ufficiali.
Dopo la conferenza conservatrice CPAC a Budapest del marzo 2026 – ormai palco fisso per il Sogno – il primo ministro Irakli Kobakhidze ha dichiarato apertamente che l’Ungheria “rimane il principale difensore degli interessi nazionali della Georgia in Europa”. Anche la ministra degli Esteri del Sogno Maka Botchorishvili si è recata a Budapest come prima destinazione ufficiale all’inizio del suo mandato, definendo il rapporto con il governo ungherese un esempio di “sostegno incrollabile”.
Un cambio di passo?
Il cambio di governo a Budapest rischia ora di smantellare questo sistema di protezione e legittimazione politica. Senza il veto ungherese, eventuali iniziative politiche contro Sogno Georgiano – incluse sanzioni mirate o dichiarazioni formali di condanna – potrebbero diventare molto più probabili. Viene meno uno dei principali canali attraverso cui il governo georgiano ha cercato di contrastare l’isolamento crescente nelle relazioni con l’Occidente.
Nella conferenza stampa del 13 aprile il primo ministro ungherese in pectore Péter Magyar, rispondendo a una domanda della testata georgiana pro-governativa Rustavi 2, ha dichiarato che intende mantenere relazioni “buone” con la Georgia dopo la vittoria elettorale del suo partito nelle elezioni parlamentari del 12 aprile e ha precisato che il fatto che il governo Orbán avesse mantenuto rapporti stretti con un determinato paese non implica necessariamente una riduzione delle relazioni da parte del nuovo esecutivo.
Magyar ha poi aggiunto che sarebbe disponibile a visitare Tbilisi o altri luoghi e a collaborare con le autorità georgiane, sottolineando che il nuovo governo non intende interferire negli affari interni di altri paesi né influenzare processi elettorali.
Nonostante queste dichiarazioni apparentemente concilianti, il cambio di leadership a Budapest viene interpretato come un punto di svolta. La fine del ciclo politico di Orbán apre uno scenario di incertezza per Tbilisi. La perdita del principale alleato politico all’interno dell’Unione Europea potrebbe segnare per il Sogno Georgiano l’inizio di una fase più esposta e complessa, caratterizzata da pressioni internazionali più intense e da una progressiva erosione degli spazi di manovra diplomatica.
Reazioni e lezioni
Il primo ministro Irakli Kobakhidze si è congratulato con Magyar e il suo partito per la vittoria elettorale, ringraziando al contempo Orbán per il suo “eccezionale e costante sostegno agli interessi nazionali della Georgia e del popolo georgiano nel corso degli anni”.
La vittoria del partito ungherese Tisza è stata accolta con entusiasmo dall’opposizione georgiana e dal movimento di protesta, in piazza continuamente da più di 500 giorni. Le elezioni ungheresi sono divenute fonte di ispirazione nella lotta contro l’utoritaritarismo. Diversi esponenti politici e attivisti hanno sottolineato il valore simbolico del cambio di governo in Ungheria, evidenziando come le elezioni possano rappresentare uno strumento efficace di cambiamento politico anche in contesti di deriva illiberale.
Ma, come notano alcuni osservatori, vanno fatti dei distinguo importanti fra il processo di regressione democratica subito dall’Ungheria sotto Orbán all’interno dell’Unione Europea, e quello che sta accadendo in Georgia, nel mare procelloso di uno spazio ex-sovietico esposto a guerra e neo-imperialismo.
L’Ungheria dimostra che anche con un sistema elettorale fortemente manipolato (distretti ridisegnati, media controllati e leggi elettorali modificate) l’opposizione può comunque competere se è ben organizzata e unita. Il sistema è stato distorto, ma non completamente distrutto.
Da qui derivano alcune lezioni utili per la Georgia: costruire nel tempo coalizioni, presentare candidati uniti e non lasciare che il governo imponga le regole del confronto politico. Il movimento guidato da Péter Magyar ha cercato di farlo, raggiungendo anche i piccoli centri.
Il processo di unificazione delle forze dell’opposizione è peraltro in corso in Georgia, con la scelta dell’opposizione di creare una alleanza di 9 partiti. Ma le analogie si fermano qui. Il Sogno non ha solo manipolato il sistema elettorale ma ha praticamente eliminato la possibilità di una vera competizione. Il governo decide quali partiti possono partecipare, i partiti pro-europei rischiano di essere banditi e molti elettori dell’opposizione emigrati non possono votare, con la scomparsa per legge della circoscrizione estero.
L’opposizione, come il mondo dell’informazione, ha poche risorse finanziarie. Dalla legge sugli agenti stranieri, alla FARA (American Foreign Agents Registration Act), a quella sui fondi dall’estero, all’uso delle sanzioni amministrative e del blocco dei conti, di fatto è in corso un tracollo economico e quindi di potere delle forze anti-Sogno. Fra scarcerati ma impossibilitati a ricoprire incarichi pubblici e incarcerati, buona parte dell’opposizione si è trovata decapitata dei propri leader.
In questa situazione, il partito di governo non può virtualmente perdere le elezioni che organizza. Ungheria e Georgia hanno rappresentato processi simili, ma in contesti diversi.









