Balkan Alliance for Local Media: bisogno di cambiamento
Il sistema con cui le agenzie internazionali sostengono i media indipendenti nei Balcani, anche le migliori intenzioni, si rivela talvolta un ostacolo per i giornalisti della regione. Un’iniziativa dal basso chiede oggi di ripensarne insieme i meccanismi per servire al meglio il pubblico

Dal sito di Balkan Alliance for Local Media – web
Dal sito di Balkan Alliance for Local Media - web
“L’idea era matura da tempo, ma è sbocciata dopo il racconto di una collega che lavora in una piccola redazione nel nord del Kosovo: a Mitrovica erano scoppiati disordini ma, invece di scendere in strada ed informare, come le dicevano il cuore e il senso di responsabilità verso la propria comunità, ha dovuto presenziare all’ennesima riunione di progetto di quattro ore voluta da un ente finanziatore, in cui discutere infiniti dettagli tecnici ed amministrativi. Mi sono detto: se un meccanismo pensato per rendere più facile la vita ai giornalisti, finisce invece per complicarla, c’è qualcosa che non va”.
Questa intuizione ha portato Ilir Gashi – giornalista, attivista ed esperto di sviluppo dei media – a cercare una nuova strada per rendere più efficiente, efficace e significativa la complessa relazione tra i piccoli media comunitari nei Balcani e le agenzie donatrici, spesso straniere. “Questi enti sostengono la missione dei media ma – troppo spesso – anche quando agiscono con le migliori intenzioni, il modo in cui l’intero sistema di sostegno è progettato e messo in pratica finisce per andare contro gli interessi dei media coinvolti e del pubblico che servono”, sostiene Gashi.
È così che è nata la Balkan Alliance for Local Media, una rete regionale di piccoli media indipendenti, comunitari e di minoranza provenienti da Kosovo, Bosnia Erzegovina e Serbia, con l’obiettivo di rimettere il giornalismo al centro dell’attenzione e dei ragionamenti di un sistema, quello dei finanziatori internazionali, che spesso fatica a mettersi nei panni di chi lavora in un contesto difficile come quello dell’informazione nei Balcani occidentali.
“Siamo un media piccolo, che ha deciso di concentrarsi sui diritti umani, un tema complicato da trattare in un paese diviso come la Bosnia Erzegovina. Alla sfida della sostenibilità economica, qui si aggiungono minacce alla sicurezza dei giornalisti e forti pressioni politiche, come la legge – poi bocciata dalla Corte costituzionale, sugli ‘agenti stranieri’”, dice ad OBCT Vanja Stokić, fondatrice e direttrice del portale etrafika.net.
Per un progetto come “etrafika.net” il sostegno di finanziatori esterni è vitale, ma le procedure richieste dai donatori possono rendere la vita molto difficile. “In redazione siamo in due, e il tutto il lavoro amministrativo ricade sulle mie spalle. Troppo spesso riempire moduli, domande, richieste di rimborsi, rende impossibile fare giornalismo”, sostiene Stokić. “In una realtà divisa come la nostra, anche la pretesa di alcuni finanziatori di evidenziare il sostegno economico con elementi visibili, come adesivi su microfoni e camere, rende il nostro lavoro più rischioso e difficile. Se la legge sugli agenti stranieri è stata annullata, i pregiudizi restano”.
Anche nella vicina Serbia le sfide non mancano. “Lavorare sui progetti, con la logica attuale, molto spesso significa avere un approccio dispersivo e talvolta ci forza ad allontanarci, più che avvicinarci, al cuore della nostra missione: servire la nostra comunità e fornire approfondimento giornalistico, anche slegato dai temi di attualità”, racconta ad OBCT Vladimira Dorčova Valtner, fondatrice e direttrice di Storyteller, un organo di informazione bilingue – serbo e slovacco – dedito a un giornalismo lento, approfondito e costruttivo.
“I donatori spesso rifuggono dall’idea di sostenere i costi strutturali di un media come il nostro, ma non si rendono conto che dare stabilità – in una situazione di scarsità di risorse e ostilità istituzionale, come quella che affrontiamo qui in Serbia – è un passo fondamentale per i media che vogliono restare liberi”, conclude Dorčova Valtner.
L’esigenza di un cambio di paradigma, di un nuovo modo di mettere in relazione finanziatori e media balcanici ha portato etrafijka.net, Storyteller e decine di altri piccoli media della regione a partecipare alla Balkan Alliance for Local Media. Dallo spazio di riflessione aperto dall’organizzazione, è nata una “Richiesta di cambiamento”, un piccolo vademecum su passi concreti che potrebbero portare ad una piccola rivoluzione nel settore.
Le istanze vanno da un focus più consapevole sulla sostenibilità a lungo termine alla richiesta di procedure formali di richieste e rendicontazioni più agili, passando per il rimettere al centro degli interventi la sicurezza dei giornalisti, un accesso equo alle risorse e l’impatto del giornalismo sulle comunità servite.
“Lavoro con i media locali nei Balcani da 15 anni. Col tempo, si è imposto un sistema che a prima vista sembra immutabile. E invece cambiare si può e si deve. Il primo effetto positivo della fondazione della Balkan Alliance for Local Media è aver creato uno spazio in cui è possibile discutere e immaginare una realtà diversa, di rendere pubblico un dibattito che finora è rimasto solo privato”, sostiene Gashi.
“Non nascondo che a rendere ancora più urgente questa discussione è stato il dietro-front di USAID dal suo impegno nella regione, che ha reso i fondi disponibili ancora più risicati”, continua il coordinatore della Balkan Alliance for Local Media. “I problemi strutturali evidenziati erano però già tutti presenti”, conclude Gashi.
Molte e di natura diversa le sfide che restano da affrontare. Spesso i donatori europei, strutture dell’UE in primis, richiedono ad esempio un co-finanziamento nell’ambito dei progetti finanziati, una condizione a cui tanti piccoli media balcanici faticano a soddisfare. Ci sono poi le questioni legate alla sicurezza, sia personale dei giornalisti che economica e giuridica da parte delle testate, con casi sempre più frequenti di azioni legali strategiche contro i media (SLAPP), che avrebbero bisogno di risorse dedicate.
“Non ci aspettiamo dei cambiamenti immediati, sappiamo che il percorso sarà lungo. Credo però che l’iniziativa della Balkan Alliance stia già dando frutti”, gli fa eco Stokić. “Recentemente a etrafika.net siamo stati contattati da un’importante organizzazione europea che vuole sviluppare una nuova filosofia per rendere disponibili piccoli grant ai media. Ci hanno chiesto di aiutarli a definire nuove regole e procedure più facilmente gestibili da piccole realtà come la nostra. Un segno importante, che segue proprio la creazione dell’organizzazione”.
“I problemi e le sfide per i piccoli media sono molto simili in tutti i paesi della regione. Mettendoci insieme possiamo dare più visibilità alle nostre esigenze e a quelle dei nostri lettori”, sostiene Dorčova Valtner. “Al momento stiamo esplorando strade diverse per renderci autonomi: realisticamente, però, per un giornalismo pluralista e di qualità nei Balcani, il ruolo dei donatori resterà centrale ancora a lungo. Ecco perché agire insieme sulla strada del cambiamento è così importante”.









