Presidenziali in Bulgaria: vince Yotova, festeggia Radev

Con quasi il 58% dei voti, l’attuale presidente ad-interim Iliyana Yotova ha trionfato nel ballottaggio di ieri alle presidenziali bulgare. Il risultato rafforza la posizione del premier Rumen Radev – suo mentore politico – ma anche la linea morbida di Sofia nei confronti del Cremlino

02/11/2026, Francesco Martino Sofia
Iliyana Yotova e Rumen Radev © Anton Chalakov/Shutterstock

Iliyana Yotova e Rumen Radev © Anton Chalakov/Shutterstock

Iliyana Yotova e Rumen Radev © Anton Chalakov/Shutterstock

“Voglio ringraziare in modo particolare ‘Bulgaria Progressista’. Signor Radev, senza di voi non ce l’avremmo fatta”. Va al premier Rumen Radev – suo mentore politico e leader del partito di governo – il primo omaggio politico della nuova presidente bulgara Iliyana Yotova, che ieri ha sconfitto con ampio margine il suo avversario, il riformista Andrey Gyurov.

La Yotova si è presentata ufficialmente come indipendente, ma la sua storia politica la lega a doppio filo a Radev, di cui è stata la vice durante i due mandati consecutivi dell’attuale premier come capo dello Stato.

Quando lo scorso inverno Radev ha deciso di dimettersi per lanciare “Bulgaria progressista”, che approfittando dell’ondata di proteste che ha scosso il paese ha trionfato nelle parlamentari dello scorso aprile, la Yotova è divenuta presidente ad interim. All’avvicinarsi delle elezioni, il sostegno del nuovo partito alla sua candidatura è arrivato in modo indiretto, ma decisivo.

La sua vittoria di ieri, che ne fa la prima donna ad essere eletta alla più alta carica dello Stato in Bulgaria, è quindi una chiara affermazione anche e soprattutto per il premier e il partito di governo, al primo test elettorale importante dalla creazione del nuovo esecutivo.

La campagna elettorale, che soprattutto sui social media ha assunto da subito toni molto aspri, si è giocata su due temi fondamentali: da una parte il posizionamento della Bulgaria nel difficile contesto dell’invasione russa dell’Ucraina, dall’altra la strisciante polemica tra “Bulgaria progressista” e gli attori tradizionali della scena politica bulgara.

Il fattore Ucraina e la guerra nel Mar Nero

Sull’Ucraina, la posizione della Yotova, ribadita più volte dalla neo-presidente, è quella della necessità di riaprire il dialogo con Mosca, in piena armonia con l’approccio tenuto da Radev negli ultimi anni. Parte integrante di questa visione è il “no” a fornire armi all’Ucraina, mossa considerata pericolosa e contraria al raggiungimento di una soluzione di compromesso.

Il dibattito, che tradizionalmente spacca l’opinione pubblica bulgara tra una campo “pro-russo” ed uno “pro-Occidente”, è diventato incandescente dopo che nelle ultime settimane le acque di fronte alle coste bulgare si sono trasformate in un vero e proprio teatro di guerra.

Almeno sei navi mercantili, battenti bandiere diverse, ma impegnate nel commercio marittimo con l’Ucraina, sono state attaccate e in alcuni casi affondate da droni nelle acque della zona economica esclusiva bulgara nel Mar Nero, talvolta a poche decine di chilometri dalle spiagge.

L’ultimo attacco è avvenuto lo scorso 28 ottobre, alla vigilia del ballottaggio. In questo caso, uno dei membri dell’equipaggio, che è riuscito ad evacuare la nave, ha filmato il drone prima dell’impatto. Secondo vari esperti, l’ordigno telecomandato sarebbe russo.

Radev ha convocato l’ambasciatrice russa a Sofia, ma non si è spinto ad accusare direttamente Mosca per gli attacchi, che rendono la navigazione nel Mar Nero – vitale per gli interessi bulgari – rischiosa e difficile, una posizione fatta propria anche dalla Yotova.

Gyurov e il campo “pro-occidentale” hanno quindi attaccato frontalmente la Yotova, tacciandola di essere prona agli interessi del Cremlino, e di allontanare la Bulgaria dal campo euro-atlantico. La presidente ad interim ha risposto accusando Gyurov di voler portare il paese verso un conflitto aperto con la Russia.

Lo scontro tra “Bulgaria progressista” e i partiti tradizionali

Sul fronte interno, la battaglia ha ripreso la polemica tra “Bulgaria progressista” e i partiti tradizionali dello spettro politico bulgaro, sconfitti da Radev lo scorso aprile con la promessa di una rigenerazione nazionale e di una lotta efficace contro nepotismo e corruzione.

Al primo turno Gyurov è stato appoggiato dai riformatori di “Continuiamo il cambiamento” e da buona parte delle forze della destra liberale e pro-europea. Al secondo turno, pochi giorni prima del voto, è arrivato il sostegno personale di Boyko Borisov, leader del movimento GERB, dominatore della scena politica bulgara per un decennio e simbolo agli occhi di molti proprio del sistema corrotto abbattuto dalle proteste dello scorso dicembre.

Per la Yotova, è stato facile accusare lo status quo di un tentativo di “inciucio”, puntando il dito contro gli interessi convergenti del movimento di Borisov e di “Continuiamo il cambiamento”, movimento nato per sconfiggere GERB, ma che è finito a governare nella scorsa legislatura proprio insieme alla sua nemesi politica.

Demografia e voto

A uno sguardo ancora più attento, altri fattori strutturali hanno influito sull’esito del voto. I più giovani hanno sostenuto Gyurov: la “Gen Z”, protagonista delle proteste a Sofia e nelle principali città del paese ha votato in larga maggioranza il candidato riformista, che ha però visto il supporto elettorale scendere velocemente con il crescere dell’età degli elettori.

Confermata anche la tradizionale spaccatura tra il paese profondo – con i centri minori nettamente schierati dalla parte della Yotova – con la capitale Sofia, dove Gyurov ha vinto con un discreto margine. Sull’asse di genere, invece, la Yotova ha messo d’accordo sia gli uomini che le donne, che l’hanno preferita con un margine significativo rispetto al suo avversario politico.

A vincere anche stavolta è stata però l’astensione: il clima politico arroventato ha fatto salire la partecipazione al voto rispetto al record negativo del primo turno, ma il numero degli elettori a recarsi alle urne per il ballottaggio si è fermato comunque ad un anemico 29,1%.

Nata nel 1964, a lungo giornalista della televisione pubblica BNT, Iliyana Yotova ha poi lavorato nell’ufficio stampa del Partito socialista bulgaro. Nel 2005 è stata eletta nelle fila socialiste come deputata al parlamento di Sofia, per poi passare a quello di Bruxelles dopo le prime elezioni europee tenute in Bulgaria nel 2007. Dal 2017 al 2026 è stata vicepresidente, al fianco di Rumen Radev.


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