I “Magnifici 10” che possono trainare l’allargamento dell’UE
Un gruppo ristretto di Paesi UE, rappresentanti di tre anime diverse rispetto all’adesione di nuovi membri, potrebbe diventare “motore, facilitatore e modellatore” di un processo più snello ed efficace sulle politiche di allargamento. Intervista a GabrielÄ— ValodskaitÄ—, coordinatrice del programma sicurezza europea all’European Council on Foreign Relations

© Consiglio UE
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“Team Allargamento”: potrebbe presto diventare una delle parole chiave della politica di allargamento dell’Unione europea, a Bruxelles ma soprattutto nelle capitali degli attuali Paesi membri.
Una coalizione di dieci Paesi – animati da tre diversi approcci rispetto all’adesione di nuovi membri – che potrebbe fornire un atteggiamento pragmatico al processo di allargamento e la capacità di costruire consenso in un contesto politico particolarmente frammentato.
“Una coalizione di volenterosi non è destinata a sostituire la consueta politica di allargamento, ma piuttosto a fungere da motore per far progredire il processo e modellarlo in modo che sia più adeguato alle attuali sfide geopolitiche e interne”, spiega GabrielÄ— ValodskaitÄ—, coordinatrice del programma sulla sicurezza europea presso l’European Council on Foreign Relations (ECFR), in un’intervista ad OBCT.
Partendo dal paper sui “magnifici 10 dell’allargamento” di cui è co-autrice, ValodskaitÄ— analizza i punti di forza di ciascuno dei tre gruppi che potrebbero formare questa nuova coalizione.
“Condizionalisti di principio” – Francia, Germania e Paesi Bassi – “scettici condizionalisti” – Austria e Italia – e “massimalisti della sicurezza” – Danimarca, Lituania, Polonia e Svezia – insieme all’Ungheria, membro cruciale ma a sé stante a causa della sua posizione particolare di sostenitrice dei Balcani occidentali ma scettica sull’Ucraina.
L’obiettivo del “Team Allargamento” – nonostante la sua diversità interna e grazie alla complementarietà di approcci – sarebbe proprio quello di superare la mancanza di allineamento e di sostegno al processo di allargamento tra gli attuali Stati membri.
Perché una coalizione di dieci Paesi avrebbe maggiori probabilità di successo rispetto al consueto approccio al processo di allargamento?
Una coalizione di questi Paesi può fungere da task force che guidi la riflessione sull’allargamento, crei consenso e contribuisca a mobilitare un sostegno più ampio tra gli attuali membri dell’UE.
Potrebbe rappresentare un motore, ma anche un facilitatore e un artefice di un processo rinnovato.
Trattandosi di un gruppo più piccolo rispetto all’Unione a 27, sarebbe più agile, snello e in una posizione migliore per raggiungere un consenso politico e potrebbe contribuire a colmare l’attuale disallineamento tra l’Unione, i suoi Stati membri e i Paesi candidati.
Come sono stati individuati questi dieci Paesi?
Le classificazioni sono emerse dall’ascolto dei responsabili politici, dallo studio dei dati sull’opinione pubblica, dall’esame dei dibattiti interni negli Stati membri dell’UE e da un ampio scambio di conoscenze attraverso incontri di esperti, attingendo al contempo alle competenze della rete di uffici nazionali dell’ECFR in tutta Europa.
Abbiamo potuto identificare gruppi distinti, comprendere il ragionamento che li guida, le sfide che devono affrontare e le opportunità a loro disposizione.
Siamo stati inoltre in grado di individuare le questioni che accomunano sia i Paesi sia i gruppi, ma anche di identificare dove si trovano le linee di frattura.
I gruppi riflettono temi ricorrenti nei dibattiti sull’allargamento dell’UE, comprese le principali preoccupazioni e sensibilità interne, oltre alle narrazioni avanzate dai partiti politici.
Tutto questo ci ha aiutate a individuare le narrazioni e le misure politiche – come le clausole di salvaguardia e i periodi di transizione – che hanno maggiori probabilità di trovare riscontro sia nei governi sia nell’elettorato, quelle che favoriscono il sostegno all’allargamento e chiariscono il ruolo di ciascun gruppo all’interno della coalizione.
Nonostante la coalizione sia eterogenea e possa contenere opinioni e prospettive difficili da conciliare e da avvicinare, se gestita bene, può fornire slancio e credibilità necessari per l’allargamento dell’UE.
È vero che ogni gruppo è guidato da priorità diverse, ma le loro logiche di fondo non si escludono a vicenda e ciascuno ha un ruolo da svolgere nella costruzione di una coalizione a favore dell’allargamento.
Se bilanciate correttamente, queste prospettive possono contribuire a sviluppare una strategia di allargamento credibile e il più possibile inattaccabile, che riconosca l’urgenza della questione coinvolgendo al contempo i cittadini dell’UE e rimanendo sensibile ai vincoli interni a cui sono soggetti gli Stati membri.
Quale di questi gruppi sarà il più difficile da convincere nei prossimi anni e cosa potrebbe realisticamente far cambiare la loro posizione?
Senza considerare l’Ungheria, che è un caso a sé stante, gli “scettici condizionalisti” potrebbero essere i più difficili da convincere.
Non mi aspetto che i membri di questo gruppo sostengano in modo proattivo l’allargamento nel breve termine.
Tuttavia, potrebbero diventare sostenitori di un quadro per i futuri membri, in particolare se riusciranno a ottenere vantaggi specifici e a vedere affrontate alcune delle loro priorità , per esempio in materia di migrazione controllata e sicurezza economica.
Ma non esiste il rischio che gli altri Stati membri possano inasprire la loro posizione come conseguenza dell’essere esclusi da questa coalizione?
Lo scopo di questo raggruppamento non è quello di escludere altri Stati membri dal processo di allargamento.
Si tratta piuttosto di fornire la volontà politica e l’iniziativa necessarie per plasmare la riflessione sul futuro dell’allargamento e gettare le basi che potranno poi essere ulteriormente sviluppate in modo collettivo.
La coalizione dovrebbe coinvolgere attivamente il resto degli Stati membri e fare in modo di ottenere il loro sostegno.
I diversi gruppi dovrebbero attingere ai rispettivi punti di forza in questo sforzo.
I “condizionalisti di principio” dovrebbero sottolineare la credibilità del quadro. Gli “scettici condizionalisti” dovrebbero contribuire a rassicurare i governi più cauti sul fatto che le preoccupazioni relative alla migrazione, agli impatti fiscali e alle turbolenze economiche siano state adeguatamente affrontate. I “massimalisti della sicurezza” dovrebbero fornire le argomentazioni strategiche e geopolitiche a favore dell’allargamento.
Agendo di concerto, la coalizione potrebbe dimostrare che il quadro proposto coniuga gli imperativi di sicurezza e geopolitici con una governance responsabile e una gestione dei rischi, con l’obiettivo di ottenere un ampio sostegno in tutta l’Unione.
Come funzionerebbe nella pratica questo “Team Allargamento”?
Nel paper abbiamo illustrato quattro passi concreti affinché il “Team Allargamento” sviluppi una strategia di allargamento duratura.
Il primo passo consiste nel concordare di sviluppare la lettera del cancelliere tedesco, Friedrich Merz, in un concetto completo.
Sarebbe poi necessario definire una narrativa adeguata al contesto politico attuale, compresi messaggi su misura di ciascun gruppo. I “condizionalisti di principio” possono guidare e ancorare il processo allo Stato di diritto, alle garanzie e alla credibilità . Gli “scettici condizionalisti” possono dimostrare che l’allargamento può essere gestito in modi che tutelino la stabilità economica e rispondano alle preoccupazioni dell’opinione pubblica. I “massimalisti della sicurezza” possono articolare la logica della sicurezza sia al proprio pubblico interno sia agli altri membri della coalizione.
Il gruppo dovrebbe presentare il quadro di allargamento al Consiglio Affari generali, mentre i membri della coalizione lavorano per ottenere il sostegno degli altri Stati membri.
Se approvato, il nuovo quadro potrebbe poi essere messo in pratica. Il trattato di adesione del Montenegro, in particolare, potrebbe rappresentare la prima occasione per mettere alla prova il quadro nella pratica.
Sebbene il processo di adesione sia complesso e offra agli Stati membri molteplici opportunità di esercitare il proprio diritto di veto, il lavoro del “Team Allargamento” in queste quattro fasi può contribuire a mitigare i rischi e a costruire un sostegno più ampio a favore di un nuovo quadro di allargamento.
In questo modo può rafforzare la fiducia tra gli Stati membri scettici sul fatto che l’allargamento possa essere sia strategicamente necessario sia gestito in modo responsabile.
Quali messaggi dovrebbero essere privilegiati per convincere gli elettori scettici sui benefici dell’allargamento?
Si potrebbe migliorare il dialogo sulle preoccupazioni dell’opinione pubblica e sulle sfide percepite.
Il dibattito deve essere più diretto e concreto, e dovrebbe avvicinarsi alle comunità locali e regionali anziché rimanere confinato alle capitali o ai dibattiti tra esperti.
Una narrativa europea di ampio respiro dovrebbe consentire agli Stati membri di mettere in risalto gli aspetti dell’allargamento più rilevanti per le proprie realtà interne.
Allo stesso tempo la costruzione efficace di una narrativa non può essere responsabilità esclusiva delle istituzioni dell’UE o dei governi nazionali. Data la delicatezza politica dell’allargamento, è essenziale un approccio che coinvolga l’intera società per garantire che il dialogo sia credibile e inclusivo.
Guardando al 2027, cosa potrebbe indicare che questa strategia ha avuto successo?
Avrebbe successo se la lettera di Merz fosse stata sviluppata in un concetto a tutti gli effetti, o anche se il “Team Allargamento” fosse in grado di elaborare un quadro analogo che affronti sia l’urgenza del processo sia le preoccupazioni ad esso legate, costruendo un più ampio sostegno politico a suo favore.
Se il quadro fosse messo in pratica attraverso il trattato di adesione del Montenegro e iniziasse con successo a reggere alle realtà dell’attuazione, anche questo sarebbe un forte segnale che la strategia sta funzionando.
Un successo significherebbe che il quadro si dimostrasse politicamente resiliente durante i difficili cicli elettorali negli Stati membri, comprese le elezioni di grande rilevanza come quelle francesi del 2027.
Richiederebbe inoltre ai Paesi candidati di adattarsi a un contesto di allargamento molto più politicizzato e fragile all’interno della stessa Unione, e di dimostrare apertura nel discutere misure di salvaguardia, accordi transitori, meccanismi di gestione della migrazione e altri strumenti che possano contribuire a rafforzare la fiducia tra gli Stati membri e i loro cittadini.
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