Presidenziali in Bulgaria: urne vuote e testa a testa al primo turno

Gli elettori bulgari disertano il voto nelle elezioni presidenziali del 25 ottobre. Dopo il primo turno, si andrà al ballottaggio, il prossimo 1 novembre, tra la presidente ad interim Ilyana Yotova e l’ex premier liberale Andrey Gyurov, che a sorpresa ha quasi colmato il divario con la candidata appoggiata da Bulgaria progressista

26/10/2026, Francesco Martino Sofia
Presidenza bulgara a Sofia © yevgeniy11/Shutterstock

Presidenza bulgara a Sofia © yevgeniy11/Shutterstock

Presidenza bulgara a Sofia © yevgeniy11/Shutterstock

Mentre nella vicina Serbia gli elettori si accalcavano alle urne, in storiche elezioni parlamentari che hanno segnato la fine del lungo dominio politico di Aleksandar Vučić, in Bulgaria l’affluenza per il primo turno delle presidenziali ha fatto registrare uno storico record negativo.

Alla chiusura dei seggi, solo il 22,5% degli elettori si era recato al voto, nonostante gli appelli di candidati e partiti e i sondaggi della vigilia che lasciavano intravedere un’affluenza molto più corposa.

E l’astensionismo non è stata l’unica sorpresa. Le agenzie demoscopiche davano come certo o quasi il ballottaggio tra l’attuale presidente ad interim Iliyana Yotova, appoggiata dal partito di governo Bulgaria progressista e il candidato della destra liberale ed ex-premier tecnico Andrey Gyurov.

La previsione si è avverata, ma il distacco tra i due è molto più risicato rispetto al largo vantaggio con cui la Yotova sembrava aver cominciato la sfida elettorale. Con il conteggio delle schede quasi ultimato, la Yotova ha meno di tre percentuali di vantaggio sul suo avversario, il 34,7% contro il 32% di Gyurov.

In terza posizione si è piazzato il candidato nazionalista di “Vazrazhdane” (Risorgimento) Konstadin Konstadinov, che ha raccolto il 12,6% delle preferenze, ancora più staccati tutti gli altri candidati.

Il quasi pareggio al primo turno rende apertissima la sfida al ballottaggio, che si terrà il prossimo 1 novembre.

Delusione Yotova

Per la Yotova i risultati di ieri sono deludenti: alla vigilia del voto, l’attuale presidente ad interim veniva data appena sotto la soglia del 50%, che le avrebbe permesso di vincere già al primo turno. Lo smacco tocca però direttamente il premier Rumen Radev e la sua “Bulgaria progressista”.

Pur presentandosi da indipendente, la Yotova è stata infatti per due mandati la vice di Radev mentre quest’ultimo era capo dello stato, è diventata presidente ad interim dopo la decisione di quest’ultimo di candidarsi a premier, e la sua candidatura era apertamente sostenuta dall’attuale partito di governo.

“Ho l’impressione che alcuni di noi abbiano sottovalutato queste consultazioni”, ha commentato a caldo Petar Vitanov, presidente del gruppo parlamentare del movimento. “È evidente che i nostri oppositori sono stati in grado di mobilitare i propri elettori meglio di noi”.

Ai microfono della tv nazionale Asen Vasilev, leader dei riformatori liberali “Continuiamo il cambiamento” – che supporta Gyurov -, ha parlato di “cartellino rosso” degli elettori verso il governo Radev.

“Non mi aspettavo un tale crollo nel supporto a Bulgaria progressista. Credo che questo rappresenti un evidente giudizio sul partito al governo”, ha dichiarato Vasilev, evidenziando che dai 1,4 milioni a supporto del partito di Radev nel trionfo dello scorso aprile, si è passati ai 500mila raccolti ieri dalla Yotova.

Le ragioni dei risultati elettorali

Vari fattori sembrano aver contribuito al risultato sotto le aspettative della presidente ad interim.

Uno è strutturale: una sua larga vittoria avrebbe consegnato il controllo di buona parte delle istituzioni che contano nel paese nelle mani di un solo leader. Una prospettiva che, storicamente, non piace all’elettorato bulgaro.

Molti elettori sembrano non aver apprezzato “l’indecisione strategica” della Yotova e di Bulgaria progressista sulla sfida Occidente – Russia e sulla guerra in Ucraina, che nelle ultime settimane si è allargata nelle acque del mar Nero fino a lambire le coste bulgare.

Dopo l’attacco e l’affondamento di navi mercantili ucraine al largo della Bulgaria, Radev – da sempre su posizioni di dialogo con il Cremlino – ha deciso di non puntare il dito contro Mosca, una posizione che non ha convinto anche una parte di chi lo ha votato lo scorso aprile, riflettendosi negativamente sul supporto alla Yotova.

Gyurov ha invece ribadito la sua posizione per un più netto allineamento della Bulgaria all’asse euro-atlantico, risultata persuasiva tra chi ha deciso di recarsi alle urne.

Un certo peso hanno avuto anche due scandali emersi durante le ultime fasi della campagna elettorale, come la notizia che la Yotova ha concesso in passato la grazia ad alcuni narcotrafficanti per motivi di salute, contestati però da molti osservatori.

Non da ultimo, a contare sono state le scelte degli elettori di GERB, il partito di centro destra fino a ieri dominatore del panorama politico, che ha deciso di non presentare un suo candidato. Lasciati senza indicazioni chiare dal leader Boyko Borisov, secondo i rilevamenti il sostenitori di GERB – ad oggi il secondo partito in Bulgaria – hanno scelto soprattutto Gyurov.

Il voto ribadisce poi una spaccatura socio-economica che attraversa la Bulgaria. Nella capitale Sofia, dove si concentrano le risorse economiche e classe media, Gyurov ha ottenuto il 47% dei consensi, contro il 27% della Yotova. Percentuali che si ribaltano gradualmente nei centri regionali, fino ai piccoli comuni, spesso marginali, dove al 45% per la Yotova fa da contraltare il 20% per Gyurov.

Sfida al ballottaggio

I due candidati hanno ora una settimana per ricalibrare la propria campagna, rilanciare i propri messaggi e convincere gli elettori ad andare alle urne e votare.

“Il messaggio per la pace deve essere ascoltato. Lo ribadiremo durante la prossima settimana. Discuteremo in modo più deciso coi nostri elettori”, ha dichiarato la Yotova, ribadendo la tesi principale del suo programma, quella cioè della ricerca della pace attraverso il negoziato con la Russia.

Sempre sull’asse oriente-occidente si muove anche la campagna di Gyurov: con il voto del primo novembre presentato ancora una volta come referendum sul posizionamento non solo geo-strategico, ma anche valoriale della Bulgaria.


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