Bulgaria, elezioni presidenziali all’ombra della guerra

Domenica 25 ottobre si tiene il primo turno delle presidenziali in Bulgaria. Grande favorita è la presidente ad-interim Iliyana Yotova, appoggiata da Bulgaria progressista. A sfidarla è l’ex premier tecnico Andrey Gyurov. Al centro del dibattito l’invasione russa dell’Ucraina e l’allargarsi della guerra nel mar Nero

20/10/2026, Francesco Martino Sofia
Cartelloni elettorali a Sofia - foto F.Martino/OBCT

Cartelloni elettorali a Sofia – foto F.Martino/OBCT

Cartelloni elettorali a Sofia - foto F.Martino/OBCT

Venti di guerra nel mar Nero, divisioni ideologiche sull’asse Russia – Occidente e capacità di conferma elettorale di “Bulgaria Progressista”, il partito in grado lo scorso aprile di dominare le parlamentari e mettere fine alla lunga instabilità politica nel paese. È su questi elementi che si giocheranno le elezioni presidenziali di domenica 25 ottobre in Bulgaria.

Sono due i candidati con reali possibilità di vittoria. Da una parte l’attuale presidente ad-interim Iliyana Yotova, già vicepresidente dell’attuale premier e leader di Bulgaria Progressista Rumen Radev durante i suoi due mandati come capo dello stato. Dall’altra l’economista ed ex premier tecnico Andrey Gyurov, che ha guidato il paese nei primi mesi del 2026.

Entrambi i candidati si presentano agli elettori come indipendenti: la Yotova ha però ricevuto il supporto ufficiale di Bulgaria progressista, Gyurov quello del movimento riformatore “Continuiamo il cambiamento”.

Lanciata a inizio campagna elettorale dalle spettacolari cerimonie che hanno accompagnato il rientro a Sofia dei resti dello tsar medievale bulgaro Samuele, secondo tutti i sondaggi la Yotova gode di un largo vantaggio sugli altri candidati, col supporto registrato nelle settimane scorse dall’attuale presidente ad-interim intorno al 45%.

Al secondo posto viene dato per certo Gyurov, che le agenzie demoscopiche danno non lontano dal 25% delle preferenze. Tutti gli altri contendenti seguono a larga distanza, come il candidato nazionalista di “Risorgimento” Konstadin Konstadinov, che si avvicina a fatica al 10%.

Un’affermazione della Yotova come candidata più votata al primo turno sembra quindi scontata, ma la partita si gioca sui pochi punti percentuali che al momento la dividono dalla maggioranza assoluta dei voti. Se Gyurov dovesse riuscire a portare la Yotova al secondo turno, pur restando con gli sfavori del pronostico, potrebbe tentare di ribaltare un verdetto che oggi appare quasi scontato.

Elezioni all’ombra della guerra

In Bulgaria la figura del presidente ha soprattutto funzioni di rappresentanza, anche se negli ultimi anni, nelle lunghe fasi di instabilità registrata dalla Bulgaria, ha assunto spesso un ruolo centrale nel gestire le fasi politiche più delicate.

Per la natura istituzionale della carica, la campagna elettorale per le presidenziali si articola più su grandi questioni ideologiche e di principio che su proposte politiche concrete, appannaggio del potere esecutivo.

Dopo i recenti attacchi a navi mercantili di proprietà ucraina al largo delle coste bulgare, il dibattito si è concentrato sulla questione dell’invasione russa in Ucraina e dell’allargarsi delle ostilità nelle acque del mar Mero, e sulla posizione della Bulgaria in questo contesto sempre più pericoloso.

Da un parte c’è la linea di Radev, che si riflette sulla candidatura della Yotova: la Bulgaria non deve schierarsi, ma cercare una pace negoziata, soluzione che meglio serve gli interessi strategici ed economici del paese.

“Sull’Ucraina non ci serve una ‘coalizione dei volenterosi’, ma una ‘coalizione per la pace’. Lavorerò perché la Bulgaria abbia una voce forte nei negoziati di pace”, ha dichiarato la Yotova in campagna elettorale, per poi aggiungere. “Fino a che sarò presidente, nessun soldato bulgaro metterà i piedi in Ucraina”.

Per l’opposizione, il dichiarato pacifismo del duo Radev-Yotova, sintetizzato dal politologo Daniel Smilov con la formula “indecisione strategica” sarebbe però solo un goffo tentativo di ingraziarsi il Cremlino in vista di una prevista vittoria russa nel conflitto, che rischia di solidificare l’immagine di Sofia come partner inaffidabile – o addirittura “cavallo di Troia” russo – tra i paesi UE e gli alleati della NATO.

Riferendosi alla decisione di Radev di non esprimersi chiaramente su chi si nascondesse dietro agli attacchi di droni che hanno colpito quattro navi nelle acque della zona economica esclusiva bulgara nelle ultime settimane, affondandone due, Gyurov ha attaccato la presidente ad-interim Yotova per la sua ritrosia.

“L’attuale presidenza non rappresenta un correttivo al potere esecutivo, ma semplicemente una sua eco”, ha dichiarato l’ex premier. “La sua reazione [agli attacchi] non ci fornisce né elementi fattuali né assicurazioni di passi concreti volti ad aumentare la sicurezza dei cittadini bulgari”.

Divisione Occidente-Russia

La diatriba sulla posizione geo-strategica e di valori della nuova maggioranza riaprono la frattura sulla linea di divisione Occidente – Russia, che con alterne fortune attraversa in modo profondo e trasversale la società bulgara, e finiranno inevitabilmente per riflettersi sulla scelta dell’elettorato alle presidenziali.

Gli umori della società, e in buona parte anche le scelte reali di Radev, parlano di un paese ancorato alla propria scelta euro-atlantica, suggellata negli ultimi anni dall’ingresso della Bulgaria in Schengen e dall’adozione dell’euro ad inizio 2026.

Le crescenti difficoltà economiche degli ultimi anni, segnati da un drastico aumento dei prezzi dell’energia, di cui la Russia è stata a lungo il principale fornitore alla Bulgaria, un’inflazione generale in forte aumento ed ora la guerra sempre più vicino ai propri confini, forniscono però argomenti a chi sostiene la possibilità di una via diplomatica per uscire dal conflitto e recuperare forme di collaborazione con Mosca.

Mobilitare l’elettorato

Oltre al dibattito strategico ed ideologico, a influenzare il risultato del voto saranno anche dinamiche tutte interne al sistema politico locale. Il movimento conservatore GERB dell’ex premier Boyko Borisov, dominatore della scena politica in Bulgaria per almeno un decennio, ha deciso di non presentare un proprio candidato.

Lo stesso Borisov ha dichiarato che non intende votare per la Yotova, esprimendo però forti riserve anche nei confronti di Gyurov. Non è quindi chiaro come si orienteranno gli elettori del partito, che nonostante l’emorragia di voti degli ultimi anni, secondo i sondaggi è ancora la seconda forza nello spettro politico bulgaro.

I risultati di queste presidenziali saranno una cartina tornasole per il grado di approvazione del nuovo governo, a soli sei mesi dal trionfo elettorale di Bulgaria progressista.

Per il movimento, nato e cresciuto intorno alla figura di Radev, ma senza vere strutture ancorate al territorio, le presidenziali rappresentano un test sulla capacità di mobilitare un elettorato stanco, provato da una lunghissima serie di elezioni anticipate, intorno alla Yotova.

Al momento, secondo le ultime rilevazioni, circa il 38% degli elettori ha dichiarato di essere certo di recarsi alle urne.


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