Transnistria, cosa pensano i suoi cittadini
Un recente sondaggio d’opinione, con tutti i limiti del caso, mostra che c’è una volontà forte dei cittadini della Transnistria di uscire dallo stato di isolamento a cui sono costretti da decenni

Durante la presentazione del sondaggio – Foto G.M. Moisé
Durante la presentazione del sondaggio - Foto G.M. Moisé
Il 26 maggio, all’Artcor Creative Hub di Chișinău, il think tank Watchdog.md e il quotidiano online Zona de Securitate hanno presentato un sondaggio d’opinione a cui hanno partecipato i cittadini della Transnistria, a quattro anni dall’invasione dell’Ucraina. Realizzato con il supporto del governo norvegese, lo studio combinava il sondaggio con 6 focus group realizzati tra febbraio ed aprile 2026.
Il campione statistico e i limiti del sondaggio
Al sondaggio hanno partecipato 419 abitanti di Tiraspol, Dnestrovsc, Tighina, la provincia di Rîbnița, Dubăsari, Grigoriopol e Slobozia. Dopo averlo distribuito online attraverso i social media, i ricercatori di Watchdog hanno effettuato controlli sugli indirizzi IP per verificare che ogni persona completasse un solo questionario.
I limiti dello studio sono molteplici: c’è il bias di autoselezione; i responsi si limitano agli utenti di Facebook e Instagram; le medie non sono ponderate perché mancano riferimenti statistici ufficiali sull’effettivo numero di abitanti della regione; e il campione statistico non è sufficientemente rappresentativo. Eppure, lo studio è tra i pochi sondaggi indipendenti che si concentrano su una regione di cui si parla molto e conosce poco.
Il profilo demografico dei partecipanti annovera una maggioranza assoluta di uomini (oltre il 71,84%), con studi superiori (52,27%), autoidentificati membri dell’etnia moldavo/romena (48,21%) e parlanti lingua russa (53,22%). C’è anche una sostanziale sottorappresentanza di giovani tra i 18 e 29 anni (solo il 6,68% dei partecipanti al sondaggio). Quest’ultimo dato suffragherebbe la tesi secondo la quale molti giovani si sposterebbero verso la Repubblica di Moldova per studiare o lavorare.
I risultati del sondaggio
Nel 53% dei casi i partecipanti al sondaggio ritengono che la Transnistria si stia muovendo nella direzione sbagliata, una tendenza in crescita negli ultimi anni (era il 47% nel 2024 e il 51% nel 2025).
I problemi più grandi della regione includono il suo status non riconosciuto (per il 37,95% dei rispondenti), i salari e le pensioni basse (37,47%) e più in generale la povertà (27,45%). Tutte queste risposte registrano una crescita rispetto al 2025.
All’opposto, la crisi energetica, che resta tra i motivi principali alla base dei problemi economici della regione, non è più considerata un problema da molti: se nel 2025 il 35,67% dei rispondenti credeva che questo fosse un problema chiave della regione, nel 2026 questa percentuale è scesa al 20,05%.
Quando si chiede chi abbia supportato di più la Transnistria durante la crisi energetica, i rispondenti hanno scelto la Federazione russa nel 59,43% dei casi e la Repubblica di Moldova nel 25,3%. Coerentemente, la Moldova è stata identificata come la maggiore responsabile della crisi energetica col 42,99% delle risposte, seguita dalla Russia al 38,85% e dall’Ucraina al 34,71%. Però, se si votasse in un referendum per la reintegrazione della regione nella Repubblica di Moldova, il 53% dei rispondenti voterebbe a favore mentre solo il 36% voterebbe contro.
Chi ha risposto al sondaggio ritiene di essere più rappresentato dal presidente e dal Parlamento moldavo con il 25,54% e il 18,86%, rispetto al presidente de facto e al Soviet supremo, al 18,38% e 16,47% rispettivamente. I media dell’UE (40,81%) e della Moldova (40,1%) godono anche di una fiducia superiore a quelli della Federazione Russa (37%), anche se qui la differenza è troppo bassa perché il dato si possa considerare affidabile.
In politica estera, i rispondenti al questionario sostengono che la regione dovrebbe avere rapporti più stretti con la Repubblica di Moldova (26,25%) ma che la Russia offre più aiuti materiali (63,25%). Ciononostante, metà dei rispondenti ritiene che la regione debba avere rapporti economici stretti sia con la Federazione russa (52,03% ma la tendenza è in forte diminuzione se paragonata al 69,06% del 2025) che con la Repubblica di Moldova (50,36% e un trend di crescita se paragonato al 40,58% del 2025).
Le minacce più grandi restano l’Ucraina (34,13%) e la NATO (30,07%), ma anche la Russia registra il 29,83%. Eppure, il contingente militare russo nella regione, uno dei problemi più grandi per l’integrazione moldava in Europa, è considerato fonte di stabilità per il 49,4% dei rispondenti.
Con le loro risposte anonime alle autorità di Chișinău, i partecipanti ai focus group chiedono procedure facilitate di integrazione nelle strutture nazionali, lavoro in Moldova e una (re)integrazione della regione nel Paese.
L’impressione generale che emerge da questo studio è quella di una volontà forte dei cittadini della Transnistria di uscire dallo stato di isolamento a cui sono costretti da decenni. Secondo la coordinatrice della ricerca Tatiana Cojocari: “Le autorità di Chișinău devono impegnarsi con maggiore intensità e a lungo termine per (ri)conquistare la fiducia degli abitanti della riva sinistra del Nistru.”
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