Albania, proteste contro i bulldozer nell’area protetta di Pishë Poro-Narta
Martedì scorso a mezzogiorno, cittadini e attivisti ambientalisti si sono riuniti davanti al ministero dell’Ambiente a Tirana per protestare contro i lavori edili poco trasparenti in corso nell’area protetta di Pishë Poro-Narta, parte del complesso di zone umide a nord di Valona, vicino al delta del fiume Vjosa

Protesta a Tirana maggio 2026 – Sul cartello in primo piano: “Da Rrjolli (Nord Albania) a Pishë-Poro Basta!”
Protesta a Tirana maggio 2026 - Sul cartello in primo piano: "Da Rrjolli (Nord Albania) a Pishë-Poro Basta!" - Foto E. Kryeziu
L’area di Pishë Poro-Narta si trova a nord di Valona e fa parte del complesso di zone umide di Narta, vicino al delta del Vjosa. Gode dello status di “Paesaggio protetto”, che consente solo interventi limitati. Da oltre un mese, nell’area sono stati avvistati macchinari pesanti, sono stati delimitati confini e sono state installate recinzioni di filo spinato, di fatto zonizzando il territorio in preparazione dei lavori edili. Tutto ciò è avvenuto senza trasparenza da parte delle istituzioni statali riguardo a chi sta costruendo e cosa esattamente viene costruito.
“Da oltre un mese, si sono introdotti illegalmente macchinari nell’area, eliminando zone boschive, distruggendo dune e persino bloccando il collegamento tra il mare e la laguna”, ha dichiarato l’attivista ambientalista Zydjon Vorpsi dell’organizzazione per la Conservazione e la Protezione dell’Ambiente Naturale in Albania (PPNEA), intervenendo davanti al ministero dell’Ambiente.
Secondo Vorpsi, tutti questi interventi vengono effettuati senza alcun controllo istituzionale, distruggendo indiscriminatamente gli habitat più protetti, che non possono essere toccati nemmeno per studi scientifici. “Tutto è stato occupato da macchinari anonimi, senza segnaletica né alcuna informazione”, ha affermato.
Aleksandër Trajçe, responsabile della PPNEA, ha dichiarato che la protesta davanti al ministero, insieme ad altre tenutesi all’interno dell’area protetta, riguarda il futuro delle generazioni presenti e future. “In quel territorio non vige più alcuna legge. Oltre sei o sette chilometri di costa sono stati sottratti all’accesso pubblico”, ha dichiarato Trajçe, poiché le recinzioni di filo spinato si estendono ormai fino alla costa.
Durante un incontro con il ministro dell’Ambiente Sofjan Jaupaj lo scorso venerdì, il ministro ha difeso la posizione secondo cui gli interventi nell’area consistono semplicemente in indagini geologiche.
“Vi prego di mostrare quelle foto che ritraggono le strade in costruzione. Che mostrano gli escavatori al lavoro nell’area, perché questi sono i fatti, non le storie inventate dai giornali o dalle istituzioni”, ha detto Trajçe ai manifestanti che sventolavano cartelli con foto di macchinari pesanti all’interno dell’area.
L’Albania sta adempiendo agli obblighi per l’adesione all’Unione europea e, tra tutti i capitoli di adesione, il numero 27, relativo all’ambiente, rimane uno dei più importanti.

Durante la protesta a Tirana – Foto E. Kryeziu
Secondo Trajçe, l’adesione all’UE non può avvenire con uno Stato che priva i suoi cittadini dell’accesso a sette chilometri di costa.
“Accedere a 600 ettari di terra che fino a ieri chiunque poteva liberamente frequentare, godersi la spiaggia, osservare le centinaia di migliaia di specie che vi abitano… e ora, da quasi un mese, è diventato inaccessibile”, ha concluso Trajçe.
Per Mirela Ruko, rappresentante del nuovo partito politico di sinistra Lëvizja Bashkë (Movimento Insieme), lo sviluppo non può avvenire svendendo il mare, il sole e la natura. “Quando ci dicono che il turismo ci arricchisce, dobbiamo chiederci: chi arricchisce davvero il turismo? Lo sapevate che siamo tra le popolazioni che consumano otto volte meno pesce rispetto ad altre popolazioni costiere? Lo sapevate che andiamo al mare in media solo tre giorni all’anno? E voi mi dite che questo modello, che si sta costruendo oggi, ci avvicinerà al mare?”, ha argomentato Ruko attraverso un megafono.
Secondo lei, il principale profitto generato dall’attuale modello di sviluppo in Albania non è il turismo, ma la speculazione immobiliare. “Coloro che si arricchiscono oggi sono quelli che sono riusciti ad appropriarsi di beni pubblici, sottraendoli ai residenti da sud a nord e da nord a sud, solo per rivenderli e arricchirsi”, ha concluso Ruko.
Per Alben Kola, noto attivista e guida turistica, la zona di Pishë Poro-Nartë è da tempo una meta estiva prediletta dalla sua famiglia. Ora, dice, deve spiegare ai suoi figli perché non possono più oltrepassare le recinzioni che sono state erette lì. Alben lavora nel turismo, ma secondo lui, questo non è turismo.
“Questo è terrorismo contro la terra albanese. Non mi interessa la crescita del turismo quando i miei concittadini non possono andare sulla spiaggia che abbiamo ereditato da migliaia di anni”, ha detto Kola.
Un altro attivista, Andi Tepelena, ha chiesto al ministro dell’Ambiente di dimettersi se non è in grado di proteggere gli interessi degli albanesi. “Ho una domanda per Sofjan Jaupaj: chi stai proteggendo? Gli interessi del popolo albanese o gli interessi della mafia?”, ha chiesto Tepelena al ministro.
L’area è uno degli habitat ornitologici più importanti dell’Albania, con circa 200-300 specie registrate, tra cui uccelli migratori di importanza internazionale. Cittadini e attivisti hanno affermato che continueranno a organizzare proteste per difendere il patrimonio nazionale.

L’area protetta a nord di Valona dove stanno scavando – Foto © PPNEA
“È lì che ho imparato a nuotare”
Brunela, una giovane donna diventata famosa grazie ad un discorso emozionante pronunciato durante una delle proteste a Pishë Poro-Narta, è cresciuta in quella zona. Con una madre originaria di Zvërnec e un padre che lavorava nella laguna, ha raccontato a OBCT che “è lì che ho imparato a nuotare”, il che, a suo dire, basta a spiegare il suo legame con il luogo.
“È lì che ho imparato a riconoscere i pesci sott’acqua, a raccogliere cozze in acque profonde e a camminare sulle rocce morbide. Per me è uno di quei posti che sento come casa, e ogni pezzo di cemento che viene gettato lì mi spezza il cuore”, ha detto Brunela a OBCT.
Secondo lei, la reazione pubblica non è dettata da interessi privati, ma dalla protezione di uno spazio pubblico e del patrimonio naturale. Ha anche denunciato le restrizioni all’accesso alle spiagge, affermando che diverse spiagge sono state recintate senza alcun preavviso alla comunità locale. “Hanno recintato tre spiagge senza alcun preavviso. Questo è un crimine contro le persone, ma soprattutto contro la natura”, ha dichiarato.
Secondo Brunela, le conseguenze non sono solo ambientali, ma anche sociali ed economiche per le famiglie che vivono nella zona. “Tutti i pescatori e gli allevatori della zona sono rimasti senza lavoro. Molte persone perdono sia la sicurezza economica che le loro attività ricreative estive”, ha spiegato, sottolineando inoltre la mancanza di trasparenza nei confronti dei residenti locali e le modalità di sviluppo dei progetti nella zona. “L’espansione in cemento dell’area, senza trasparenza nei confronti dei residenti locali, non porta loro alcun beneficio. Questa è la dignità trasformata in profitto”, ha concluso.
Il ministro dell’Ambiente definisce legali gli interventi
Durante una conferenza stampa tenutasi il 7 maggio, il ministro dell’Ambiente Sofjan Jaupaj ha definito gli interventi nel paesaggio protetto di Pishë Poro-Narta conformi ai parametri legali. “Non si sta verificando alcun degrado nell’area protetta di Pishë-Poro-Narta. L’area è classificata come Paesaggio Protetto di Categoria V ai sensi della legislazione sulle aree protette”, ha dichiarato il ministro Jaupaj.
Secondo il ministro, i lavori sono stati autorizzati dal Consiglio Territoriale Nazionale. “È stata effettuata solo la recinzione di una proprietà privata al fine di condurre indagini geologiche”, ha affermato Jaupaj, che ha inoltre definito una confusione dolosa il collegamento tra Pishë Poro-Narta e l’area protetta del fiume Vjosa.
“Il fiume Vjosa è un Parco Nazionale di Categoria II, mentre Pishë-Poro-Narta è un Paesaggio Protetto di Categoria V. La categoria V è di fatto la categoria di protezione più bassa tra le aree protette, dove una parte considerevole degli investimenti, compresi quelli per le infrastrutture turistiche, è legalmente consentita”, ha dichiarato il ministro giustificando i lavori.

Scavatore in azione nella zona protetta – Foto © PPNA
Nessuna trasparenza sui lavori di costruzione nell’area protetta
Sul posto, i macchinari e gli operai non recavano alcun logo aziendale identificativo. Gli operai erano riluttanti a fornire informazioni ai media, affermando solo che stavano recintando un terreno privato. Le informazioni ufficiali su quanto sta accadendo nell’area rimangono incomplete. Due settimane dopo le proteste e le denunce degli ambientalisti, l’Ispettorato Nazionale per la Protezione Territoriale (IKMT) ha reso pubblico il nome dell’azienda che esegue i lavori.
Secondo l’IKMT, l’azienda responsabile è “Zvërnec South Adriatic Development”, che sta eseguendo lavori preparatori per la recinzione e la costruzione di strade sulla base di un permesso rilasciato dal Consiglio Territoriale Nazionale il 29 aprile 2026. Tuttavia, il permesso stesso non è ancora stato reso pubblico. L’IKMT ha chiarito che il permesso di sviluppo non è ancora stato rilasciato e che i lavori in corso sono solo preparatori.
Dietro la società ci sono il cittadino olandese Nikita Maximovich Vinogradov e la cittadina bulgara Zoya Georgieva Gyurova, entrambi sconosciuti al pubblico albanese.
La società prevede di sviluppare un progetto chiamato “Penisola di Zvërnec”, che prevede edifici residenziali e alberghi fino a otto piani di altezza, nonché un porto, in una delle aree a maggiore biodiversità lungo la costa albanese. Sebbene i lavori siano già iniziati, gli attivisti continuano a esprimere preoccupazione per la mancanza di trasparenza sia riguardo alla società che al progetto stesso, che non è ancora stato presentato ufficialmente al pubblico.
Organizzazioni ambientaliste internazionali chiedono la sospensione dei lavori
L’organizzazione BirdLife Europe ha visitato il sito e ha denunciato la distruzione causata dai bulldozer che operano nella zona. BirdLife Europe ha sottolineato che la foresta costiera funge da habitat per numerose specie di uccelli, tra cui fenicotteri e pellicani dalmati, ed è un importante punto di sosta per milioni di uccelli migratori.
Anche l’organizzazione EuroNatur ha reagito, affermando che i lavori vengono eseguiti senza un processo trasparente e senza rispettare standard di valutazione dell’impatto ambientale.
Hanno inoltre dichiarato che tale costruzione non solo danneggia una delle aree naturali più importanti d’Europa, ma mina anche la credibilità del processo di adesione dell’Albania all’UE.
Tag: Proteste










