Serbia, gli studenti vincono

“Studenti pobeđuju”, “gli studenti vincono”, è lo slogan del movimento che da un anno e mezzo tiene sotto scacco il governo serbo. Sabato 23 maggio in Piazza Slavija a Belgrado si è tenuta un’altra grande manifestazione di massa, durante la quale sono stati presentati i punti principali del programma della lista studentesca per le prossime elezioni, compreso un memorandum sul Kosovo che ha suscitato reazioni contrastanti

28/05/2026, Danijela Nenadić Belgrado
"Gli studenti vincono". Belgrado, 23 maggio 2026 - Foto D. Nenadić

“Gli studenti vincono”. Belgrado, 23 maggio 2026 – Foto D. Nenadić

"Gli studenti vincono". Belgrado, 23 maggio 2026 - Foto D. Nenadić

Tra fischi, sirene e tamburi, e al grido dello slogan “Pompa!”, in un’atmosfera positiva e senza incidenti, sabato 23 maggio Piazza Slavija a Belgrado è stata ancora una volta il punto di ritrovo principale di studenti e cittadini che protestano contro il regime e chiedono cambiamenti.

Sin dalle prime ore del mattino, decine di migliaia di persone sono giunte a Belgrado da tutta la Serbia, radunandosi in diversi punti della città. Nel tardo pomeriggio, fiumi di persone provenienti da varie direzione hanno raggiunto la piazza, ormai diventata simbolo della protesta.

Lo scontro sui numeri

Stando ai rapporti ufficiali della polizia, lo scorso 23 maggio erano presenti 34.300 persone in Piazza Slavija, mentre l’Archivio delle manifestazioni pubbliche ha pubblicato una stima secondo cui alla protesta avrebbero partecipato tra le 180 mila e le 190 mila persone.

Il presidente Aleksandar Vučić ha dichiarato che la manifestazione “è fallita” e che la valutazione della polizia sul numero dei partecipanti è “ottimistica”. Secondo Vučić, a Slavija c’erano meno persone di quante ne potessero entrare nella tribuna nord dello stadio del FK Crvena Zvezda, che ha una capienza di circa tredicimila persone.

"Gli studenti vincono". Belgrado, 23 maggio 2026 - Foto D. Nenadić

Belgrado, 23 maggio 2026 – Foto D. Nenadić

Preparativi

“Gli studenti vincono” è il motto principale della campagna in corso da settimane, e anche la manifestazione di sabato si è svolta all’insegna di questo slogan. Nelle settimane precedenti all’evento, è stata lanciata un’iniziativa per decorare magliette e borse e distribuire spille e adesivi con lo stesso motto.

Molti cittadini si sono presentati alla manifestazione indossando magliette con la scritta “Gli studenti vincono”, lanciando così un chiaro messaggio politico che, nonostante il blocco dell’emittente pubblica, si sta diffondendo rapidamente in tutta la Serbia.

Dopo la manifestazione, Belgrado è stata tappezzata di scritte “Gli studenti vincono”, e la sede dell’EXPO 2027 in centro città, con le vetrine ricoperte di adesivi, è stata probabilmente la più colpita. Questo è un ulteriore indicatore dello stato d’animo di una parte della popolazione riguardo all’EXPO, che il governo ha definito il più importante evento economico e politico che la Serbia si prepara ad ospitare.

La manifestazione in Piazza Slavija è stata senza dubbio una delle proteste più imponenti in Serbia dall’inizio degli anni Novanta del secolo scorso. Pur avendo radunato meno persone rispetto alla ormai leggendaria manifestazione tenutasi nello stesso luogo nel marzo dello scorso anno, l’evento di sabato in termini di partecipazione si pone sullo stesso piano della protesta del 5 ottobre 2000, quando il regime di Slobodan Milošević, sulla scorta delle pressioni da parte dell’opinione pubblica nazionale e internazionale, accettò la sconfitta alle elezioni.

Messaggi dal palco

Con l’evento “Slavija, tu ed io”, come lo hanno battezzato gli studenti in protesta, gli organizzatori hanno voluto presentare alcuni punti del programma elettorale della futura lista studentesca. Questo avvalora la tesi secondo cui gli studenti si stanno preparando attivamente per le elezioni, anche se nessuno in Serbia, tranne forse una persona, sa quando si terrà la prossima tornata elettorale.

Durante l’evento, durato due ore, sono intervenute personalità provenienti da diversi ambiti (sanità, istruzione, cultura, agricoltura, tutela ambientale, diritti dei lavoratori, economia) che gli organizzatori hanno ritenuto importanti per trasmettere i primi messaggi concreti sui loro obiettivi. L’intero programma sarà presentato come una piattaforma elettorale del movimento studentesco e un’agenda del futuro governo.

In quelle due ore abbiamo sentito di tutto, dai discorsi di stampo nazionalista alle idee social-democratiche inserite nel programma degli studenti. Questa diversità è forse meglio illustrata dal discorso finale dello studente Andrej Tanko, uno dei simboli della protesta. “Stiamo inviando un messaggio a tutto il popolo serbo, da nord a sud, da est a ovest del nostro meraviglioso paese, che sia di sinistra o di destra: sappiate che gli studenti vinceranno”, ha affermato Tanko.

Lo studente ha poi precisato che se oggi lo slogan è “Slavija, tu ed io”, domani sarà “la Serbia, tu ed io”, sottolineando che “finché non ci sarà giustizia per il popolo, non potrà esserci pace per il governo”. Tanko ha annunciato che le proteste studentesche proseguiranno, come anche le pressioni sul regime affinché vengano convocate elezioni anticipate.

Belgrado, 23 maggio 2026 - Foto D. Nenadić

Belgrado, 23 maggio 2026 – Foto D. Nenadić

La protesta si è conclusa con una rappresentazione teatrale e con la lettura della poesia “Drveni mač” [Spada di legno] da parte degli studenti. I versi sono tratti dall’opera teatrale “Putujuće pozorište Šopalović” [Teatro itinerante Šopalović] del famoso autore serbo Ljubomir Simović, noto per la sua lotta contro la dittatura e l’oppressione: “Mi alzerò / calpestato, schiacciato, oppresso, / contro eserciti d’acciaio / con una spada di legno […] Trasportato da gemiti, / lamenti e lacrime, / volo tra le fiamme / con una spada di legno!”.

A dire il vero, la maggior parte dei cittadini riuniti a Slavija non ha ascoltato o non ha potuto sentire i discorsi, in parte perché l’impianto audio degli studenti non era adatto ad uno spazio così vasto e un numero così elevato di persone. Allo stesso tempo, per molti non è fondamentale sapere esattamente cosa sia stato detto, perché si è creato un certo consenso tra gli oppositori del regime sulla necessità di sostenere gli studenti e la loro lista per un cambio di regime e la creazione delle condizioni per future elezioni democratiche. Le differenze ideologiche e di valori verranno discusse quando si creeranno le condizioni per un dibattito democratico nella società.

Secondo tutte le ricerche disponibili, questo approccio funziona bene con la maggior parte dei cittadini che desiderano un cambiamento e, avendo perso la fiducia nei vecchi partiti e movimenti politici di opposizione, vedono negli studenti l’unica forza politica che merita di essere sostenuta.

Il Memorandum sul Kosovo

Tuttavia, da entrambe le parti dello spettro politico, non mancano le obiezioni critiche riguardo alla riluttanza degli studenti ad affrontare le questioni politiche fondamentali.

In linea di principio, l’estrema destra ha criticato il Memorandum sul Kosovo e Metohija recentemente presentato dagli studenti, ritenendolo slegato dall’identità serba. D’altra parte, gli esponenti della sinistra e i movimenti civici sostengono che il Memorandum sia sin troppo vicino all’attuale politica di Belgrado nei confronti del Kosovo.

Il documento è stato adottato a Kragujevac sette giorni prima del raduno a Slavija, nell’ambito di un evento pubblico dedicato alla sopravvivenza dell’Università di Pristina, con sede provvisoria a Kosovska Mitrovica, con il consenso di tutte le università serbe.

Tenendo conto delle divergenze ideologiche all’interno del movimento studentesco, nonché del fatto che ai membri del movimento sono state poste innumerevoli volte domande riguardo alla loro posizione sul Kosovo, è ragionevole supporre che con il recente memorandum gli studenti abbiano voluto chiudere la questione una volta per tutte. È altrettanto legittimo supporre che abbiano raggiunto un accordo sul testo con grande fatica e molti compromessi.

Resta da vedere se, una volta convocate le elezioni, il memorandum sarà sufficiente a risolvere il nodo gordiano del Kosovo. Per ora, il documento non ha incontrato particolari resistenze e sembra che sia gli studenti sia il regime abbiano deciso di concentrarsi sulle fasce della popolazione vicine alle proprie posizioni ideologiche.

I cittadini di orientamento nazionalista si sono soffermati sui primi due punti del memorandum, dove si afferma che il Kosovo è “parte inalienabile e integrante della Serbia” secondo la Costituzione, ma anche “parte dell’identità nazionale serba”.

Il terzo punto è più accettabile per le persone con una maggiore sensibilità civica, poiché vi si afferma che gli studenti sono “consapevoli che la questione del Kosovo non può essere risolta isolandosi, ma solo all’interno dei complessi meccanismi della comunità internazionale”, e che l’obiettivo è trovare “un modello che, nel pieno rispetto del diritto internazionale, garantisca pace, sicurezza e piena tutela dei diritti del popolo che vive in questo territorio”.

È proprio nell’utilizzo dei termini “popolo” e “territorio” che parte dell’opinione pubblica vede una svolta. Gli studenti non dicono di voler rivendicare diritti solo per i serbi, e al posto della consueta espressione “la provincia meridionale della Serbia” utilizzano la parola “territorio”.

Sono trascorsi pochi giorni dal raduno a Slavija, ma i contorni del programma studentesco sembrano già un po’ più chiari. Di certo c’è che gli studenti si stanno preparando attivamente per le elezioni.

Il giorno dopo la manifestazione, gli studenti hanno inviato un sondaggio ai cittadini che in precedenza avevano lasciato i propri recapiti, chiedendo loro di indicare le attività a cui potrebbero contribuire una volta convocate le elezioni. I cittadini possono scegliere tra diverse opzioni: fare volontariato presso i seggi elettorali, contribuire alla cosiddetta campagna “porta a porta”, organizzare alloggi e trasporti, ma anche contribuire alle operazioni di voto e di scrutinio come membri delle commissioni elettorali o come osservatori.

Va infine sottolineato che la manifestazione di sabato si è svolta senza incidenti. Lo ha confermato il capo della polizia durante una conferenza stampa convocata poco prima della conclusione dell’evento, aggiungendo però di “sperare che non ci saranno problemi una volta concluso il raduno”.

Al termine della manifestazione, si sono verificati i soliti episodi nel centro di Belgrado. Un manipolo di persone, tra cui – come si ipotizza – c’erano anche i cosiddetti “elementi infiltrati” e manifestanti che vedono nello scontro con la polizia la soluzione al problema, ha messo in scena uno “spettacolo” di due ore.

Lancio di pietre, cassonetti incendiati, scorribande per le vie del centro storico e una ventina di “manifestanti” posti in stato di fermo e poi rilasciati con l’accusa di reati minori. Considerando che le provocazioni questa volta sono state meno intense rispetto alle manifestazioni precedenti, sembra legittimo supporre che la leadership al potere abbia rinunciato, almeno per ora, a ricorrere alla violenza.