Turchia, la presa dell’università Bilgi

La storia di come un istituto accademico turco sia stato prima sottratto e poi restituito nel giro di un solo fine settimana. Stiamo parlando dell’Università Bilgi, uno degli atenei più prestigiosi del paese e vero e proprio vivaio politico delle opposizioni, che il presidente turco Erdoğan ha deciso di chiudere con un decreto per poi fare marcia indietro

27/05/2026, Dimitri Bettoni Istanbul
Istanbul Bilgi University Santralistanbul Campus, marzo 2023 - foto Kurmanbek CC 4.0

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Istanbul Bilgi University Santralistanbul Campus, marzo 2023 - foto Kurmanbek CC 4.0

Venerdì 22 maggio, un decreto presidenziale firmato dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha disposto la chiusura dell’Università Bilgi, uno degli atenei più prestigiosi del paese e vero e proprio vivaio politico delle opposizioni. Lunedì 25, un nuovo decreto ha annullato la decisione e ripristinato le attività dell’università. In mezzo, un fine settimana frenetico di proteste di piazza e interrogativi sul futuro.

Lo scorso settembre 2025 è stata condotta un’operazione di polizia su larga scala contro la Can Holding, società proprietaria dell’università dal 1996, anno in cui rilevò la Fondazione Bilgi per l’Istruzione e la Cultura. La holding, che negli ultimi mesi ha già visto l’università venir gestita dallo Stato tramite amministrazione fiduciaria, è di fronte ad accuse quali «costituzione di un’organizzazione criminale», «riciclaggio di denaro» e «frode».

Il Fondo di Garanzia dei Depositi Bancari (TMSF), un ente governativo incaricato di tutelare i depositi e gestire le procedure di liquidazione, ha posto sotto sequestro la holding e le sue proprietà. Venerdì l’ultimo passo, con il decreto presidenziale di chiusura. Intense proteste sono proseguite durante tutto il fine settimana, con la polizia che è intervenuta contro studenti e personale ricorrendo a gas lacrimogeni e all’uso della forza nel campus di SantralIstanbul, dove una folla si era radunata per manifestare contro la decisione.

Dopo un weekend di disordini e proteste, la chiusura è stata improvvisamente annullata e tutto è tornato alla normalità. Ma è davvero così? Ne abbiamo parlato con Ethem Özgüven, documentarista, regista e docente presso l’Università Bilgi.

Özgüven, può spiegarci cos’è l’Università Bilgi e da dove nascono queste decisioni improvvise e apparentemente incoerenti?

Non è una grande sorpresa in Turchia, dove tutto e il suo contrario sembrano possibili, ma ci vorrà del tempo per comprendere questi eventi e le loro sfumature. L’Università Bilgi è stata un esperimento avviato nel 1996 grazie al capitale e all’iniziativa di Oğuz Özerden e di un piccolo gruppo di visionari. Dopo i tempi bui del colpo di Stato militare e della giunta al potere negli anni ’80, doveva essere un luogo di libertà di espressione e di convivenza tra diverse idee, persone e visioni. Costruita lontano dalla borghesia di Istanbul e nelle vicinanze dei “gecekondu”, i quartieri poveri della città, ha permesso agli uomini e soprattutto alle donne di quei quartieri di accedere a posti di lavoro, stipendi mensili e previdenza sociale.

Una parte fondamentale dell’identità di Bilgi è rappresentata dall’assenza di gerarchie di status sociale: le targhette sulle porte degli uffici non indicano il ruolo accademico della persona che si trova all’interno. Bilgi è l’unica università privata dotata di un sindacato organizzato che riunisce sia il personale accademico che quello non accademico. Studiosi come Loïc Wacquant, Noam Chomsky, Jürgen Habermas, David Harvey e molti altri hanno tenuto conferenze e incontri nei diversi campus della Bilgi.

Ethem Özgüven

Ethem Özgüven (archivio privato)

Ethan Özgüven insegna CONTRA e Documentaristica alla Bilgi University. Come documentarista, dagli anni ’90 esplora politica, movimenti di resistenza ambientale, diritti umani e movimenti per i diritti dei lavoratori. Nel suo lavoro di video artista affronta questioni relative alla vita umana nelle metropoli contemporanee: potere tecnico e visivo, isolamento dell’individuo, paura e perdita di empatia. Negli anni ’90 creò il concetto di CONTRA, che utilizzava elementi impiegati dalla pubblicità commerciale, ma attraverso il rifiuto delle logiche delle agenzie, utilizzando invece deliberatamente oggetti di consumo per raccontare tematiche sociali, ambientali e legate ai diritti. I documentari e l’arte di Özgüven sono stati proiettati in oltre 50 paesi in numerosi importanti festival e piattaforme. Ha creato il concetto e diretto i FIMa International Video Workshops (1991-1999), gli Environmental Film Awards (1998-2000), il Golden Orange Documentary Film & Video Festival (1995-1996). Attualmente è coordinatore del BIFED – Bozcaada International Festival of Ecological Documentary.

Una caratteristica importante è sempre stata l’attenzione per l’arte: la retrospettiva su Erol Akyavaş e il catalogo stampato dalla Bilgi Publishing House ne sono solo un esempio. Personalmente, la mia carriera nel cinema e nel documentario è dipesa in gran parte da questa università e dal mio caro amico e produttore Serdar Gürmen.

L’università ha offerto sostegno a molti giovani registi fornendo loro accesso ad attrezzature, spazi e orientamento, incluse, ad esempio, donne provenienti dalle zone rurali e dal sud-est della Turchia, nonché dall’area colpita dal terremoto del 1999. È sempre stata più di una semplice università: ha una spina dorsale e un’identità di libero pensiero, sostenuta dall’amministrazione e dal personale accademico. Tuttavia, questo tipo di spirito non è ben accolto nella Turchia post-Gezi.

Sebbene l’abrogazione della prima decisione sembra salvare l’università dalla chiusura, quali sono le conseguenze immediate in termini di fragilità dell’istituzione accademica e delle persone che vi studiano e lavorano? C’è la possibilità che ciò possa ripetersi?

Da venerdì a domenica docenti, personale tecnico e amministrativo sono rimasti formalmente senza lavoro. Stiamo parlando di circa 1500 persone. Con il secondo decreto presidenziale, è stata improvvisamente ripristinata la situazione precedente. Questo tipo di decisioni mettono in discussione la sicurezza dell’istruzione, la libertà di istruzione e di ricerca, nonché la credibilità internazionale dell’istruzione superiore in Turchia. Dimostrano inoltre la fragilità della sicurezza del posto di lavoro nel settore, sia per quanto riguarda le posizioni accademiche che quelle amministrative.

Anche i contratti e le cooperazioni internazionali potrebbero subire un duro colpo e in futuro potrebbe esserci una certa riluttanza nei confronti di tali collaborazioni. Gli studenti e gli accademici stranieri potrebbero astenersi dal scegliere la Turchia come paese in cui lavorare o studiare. Per Bilgi in particolare, ciò potrebbe significare che ci saranno meno studenti che sceglieranno Bilgi come università per la loro istruzione superiore.

Gli ultimi giorni hanno appena dimostrato che tutto è possibile e che chiunque può essere investito da tali circostanze. D’altra parte, invece, un risultato opposto potrebbe essere che la reazione degli studenti, dei ricercatori e del personale universitario, insieme alla solidarietà diffusa nella società, potrebbero rendere Bilgi un luogo ancora più desiderabile in cui studiare e lavorare. Niente di tutto ciò è certo né garantito.

Anche se l’Università Bilgi continuerà a esistere e a svolgere il proprio ruolo nella società, quali sono le implicazioni più ampie per la Turchia?

Queste due decisioni sono state del tutto inaspettate. Entrambe sono state pubblicate come decreti presidenziali nella Gazzetta Ufficiale a mezzanotte. Nessuno all’interno dell’università e del consiglio dell’istruzione superiore ne era a conoscenza. L’intero processo decisionale è oscuro, privo di trasparenza, tutto è oggetto di speculazioni. Come può il presidente decidere del futuro di 22.000 giovani studenti, a pochi giorni dagli esami finali, senza alcuna considerazione per il loro destino? Questo è un ulteriore passo verso lo smantellamento della società civile, della scienza e del pensiero critico. È un ulteriore passo che porta i giovani a perdere la speranza in uno Stato di diritto e in una democrazia che tuteli i loro diritti. Questa insicurezza riguardo a tutto ciò che le giovani generazioni hanno realizzato, e a ciò che potrebbero realizzare domani, destabilizzerà la loro fiducia nel futuro, oggi già in frantumi.

In che modo la comunità internazionale, gli attori della società civile, il mondo accademico e le istituzioni possono fornire sostegno e aiuto in queste circostanze?

È da molto tempo che abbiamo perso ogni speranza di ricevere sostegno dai funzionari dell’UE. I palesi doppi standard sono scoraggianti, come dimostra l’intera situazione relativa agli accordi sui rifugiati con la Turchia, la Libia e la Tunisia. I nuovi sviluppi sugli accordi nel commercio di armi, la negazione del genocidio in Palestina, lo “sport washing” con eventi nei diversi paesi arabi, sono solo alcuni esempi delle tendenze negative a cui assistiamo. Tuttavia, il supporto alla libertà degli accademici in Turchia rimane una questione molto importante.

Ci sono molte cose che le università europee potrebbero fare: un sostegno più forte alle richieste di visto per studenti e studiosi, o per i progetti proposti dai ricercatori turchi. Sarebbe inoltre molto importante che intellettuali, accademici e istituzioni selezionassero con maggiore attenzione le conferenze, i festival e gli eventi a cui partecipare in Turchia. Molte organizzazioni dall’aspetto interessante e accattivante non sono altro che una copertura per la propaganda di stato. Ora più che mai è importante sostenere le voci dissidenti e aiutarle a farsi sentire.

C’è qualcosa che vorrebbe condividere con i nostri lettori?

Quando si verificano azioni così ingiuste, abbiamo una sola risposta: solidarietà e resistenza. Non è facile, ma il mondo intero non sta percorrendo una strada facile. Questioni come la salute, la sicurezza sul lavoro e l’istruzione sono diventate fonti di crudo profitto. Credo che abbiamo bisogno di una solidarietà internazionale molto più forte quando si verificano episodi come questo.

Come ho detto prima, abbiamo perso le nostre aspettative nei confronti dei governi europei. Ma nutriamo grandi aspettative nei confronti di studiosi, studenti, giornalisti e dei cittadini europei e di tutto il mondo. In questi ultimi giorni abbiamo constatato che ciò che chiamiamo “lo Spirito di Bilgi” è ancora saldo, con la speranza che sopravviva agli anni a venire.