79° Festival di Cannes, uno sguardo ad est
Parte oggi per concludersi sabato 23 maggio il 79° Festival di Cannes: come al solito con un programma molto fitto, e con uno sguardo verso est. Attesi Cristian Mungiu, il più premiato regista romeno, e uno dei più famosi esuli russi, il regista Andrei Zviagintsev

Film Festival di Cannes
Film Festival di Cannes ©Denis Makarenko/Shutterstock
Il più premiato regista romeno e uno dei più famosi esuli russi: il 79° Festival di Cannes parte oggi con un programma al solito molto fitto e tutto da scoprire e con uno sguardo verso est. Per la proiezione di “Fjord” di Cristian Mungiu bisognerà aspettare però lunedì 18 e il giorno seguente per “Minotaur” di Andrei Zviagintsev. Per entrambi i registi, tra i nomi di punta del cinema europeo e habitué della Croisette, ci sono buone possibilità quanto meno di un riconoscimento.
Il cineasta Palma d’oro per “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni” nel 2007, con “Fjord”giunge al sesto lungometraggio in 25 anni di carriera (tra gli altri “Un padre, una figlia” e “Animali selvatici”), il primo ambientato all’estero, più esattamente in Norvegia. Protagonisti sono l’attore romeno-americano Sebastian Stan noto per i film Marvel (è anche l’interprete di Donald Trump giovane in “The Apprentice – Alle origini di Trump”) e le norvegesi Renate Reinsve (“Sentimental Value”) e Lisa Loven Kongsli (è nelle sale “Noi due sconosciuti”).
È la storia di Mihai e Lisbet Gheorghiu, una coppia pentecostale rumeno-norvegese, che si trasferiscono con i loro cinque figli dalla Romania alla Norvegia dopo la morte dei genitori di Mihai, in cerca di vicinanza alla famiglia di Lisbet, che condivide la loro fede. Stabilendosi in un isolato villaggio costiero, stringono un legame con i loro vicini, gli Halbergs. Quando la loro figlia Elia si presenta a scuola con delle contusioni, nascono sospetti sulla rigida educazione religiosa della famiglia. “Fjord” esplora visioni del mondo contrastanti, conformismo, tolleranza e i confini della libertà e dell’intimità.
Andrei Zviagintsev debuttò con un Leone d’oro a Venezia con “Il ritorno” nel 2003 ed è anch’egli al sesto lungometraggio (tra gli altri “Elena”, “Leviathan” e “Loveless”). “Minotaur”, di produzione Francia, Germania e Lettonia, racconta di Gleb, un dirigente d’azienda di successo. L’uomo si ritrova sotto crescenti pressioni aziendali, in un mondo sempre più instabile e travolto dalla scoperta della relazione di sua moglie. Il crollo della sua vita attentamente ordinata accelera verso un punto di rottura e verso la violenza. Un film che si annuncia ancora ricco di dilemmi morali come i precedenti.
Tra i grandi dell’Europa orientale, è in competizione anche il polacco-inglese Pawel Pawlikowski (“Ida”, “Cold War”) con “Fatherland”.
Fuori concorso figura la produzione lituano-franco-ucraina “Vesna – Primavera” del debuttante Rostislav Kirpičenko, lituano di famiglia ucraina con trascorsi da calciatore professionista. È la storia di un giovane prete nei territori dell’Ucraina sudorientale occupati dalla Russia, la cui chiesa è stata trasformata in un obitorio per accogliere le salme dei civili ucraini assassinati.
Un certain regard propone “Titanic Ocean” della greca Konstantina Kotzamani, già conosciuta per i suoi cortometraggi, che concorre pure per la Caméra d’or per il miglior esordio.
La faretra della sezione indipendente Quinzaine des cineastes comprende grandi nomi esclusi dalla selezione ufficiale e sconosciuti promettenti. Tra i primi figura certamente l’instancabile romeno Radu Jude, del quale è appena uscito nelle nostre sale il folle “Dracula”: la sua nuova fatica si intitola “Le journal d’une femme de chambre”.
La Quinzaine ha scelto per l’inaugurazione “Butterfly Jam”, terzo film del giovane e talentuoso russo Kantemir Balagov che ha lasciato la Russia nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina. Entrambi già presentati a Cannes i due potenti lavori precedenti: “Tesnota” (2017) ambientato nel 1998 a Nalchik, nel Nord Caucaso, e “La ragazza d’autunno – Dylda” (2019) nella Leningrado dell’autunno 1945. Si tratta del suo primo film girato all’estero, ambientato in una comunità di esuli circassi a Newark e nel cast compare pure Monica Bellucci.
La Semaine de la critique presenta “Dua” della kosovara Blerta Basholli, rivelazione con “Hive” del 2021 pluripremiato al Sundance: è il romanzo di formazione della tredicenne del titolo nella Pristina di fine anni ‘90.
Nella sezione dedicata ai restauri e ai documentari sul cinema Cannes Classic c’è “Pelechian Project” dell’armeno Artvazd Pelechian.
Tra i cortometraggi in concorso figura “Niko ništa nije rekao – Nobody Said Anything” della serba Tamara Todorović, mentre La Cinef ha selezionato la produzione britannica “Left Behind, Still Standing” della slovena Vida Skerk e “Preko praga – Over The Threshold” dell’altra serba Tara Gajović.
Tag: Cinema
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