Serbia: accedere alle informazioni รจ una lotta

Nonostante in Serbia esista un ottimo quadro istituzionale e legislativo a tutela del diritto di accesso alle informazioni di interesse pubblico, alcune questioni cruciali restano irrisolte

31/01/2017, Maja Poznatov

(Pubblicato originariamente su Beta, media partner del progetto ECPMF)

Con la svolta democratica avvenuta in Serbia nellโ€™ottobre 2000, la situazione concernente lโ€™accesso alle informazioni di interesse pubblico iniziรฒ a evolversi positivamente, ma, come per molti altri ambiti, non fu un percorso privo di difficoltร . A ciรฒ contribuรฌ innanzitutto lโ€™assenza di volontร  politica e la mancata prontezza da parte degli organi statali nellโ€™accettare e comprendere a fondo lโ€™operato delle istituzioni indipendenti, come quella del Commissario per le informazioni di interesse pubblico, nonchรฉ nellโ€™intraprendere unโ€™adeguata riforma del settore dei media, creando cosรฌ le condizioni per un effettivo esercizio della libertร  di espressione.

Nel novembre del 2004, a quattro anni dalla caduta del regime di Slobodan Miloลกeviฤ‡, la Serbia ottenne la prima legge nazionale sullโ€™accesso alle informazioni di interesse pubblico. Un mese piรน tardi fu istituito lโ€™Ufficio del Commissario per le informazioni di interesse pubblico e per la protezione dei dati personali, unโ€™istituzione indipendente tra i cui compiti rientra la tutela dellโ€™esercizio del diritto di accesso allโ€™informazione pubblica.

La carica di Commissario fu affidata, per la durata di sette anni, a Rodoljub ล abiฤ‡, che tuttora ricopre questa funzione, essendo stato rieletto nel 2011.

Questa nuova istituzione indipendente si รจ trovata di fronte al difficile compito di far aumentare la consapevolezza dei cittadini e degli organi statali, nel caso dei primi riguardo al loro diritto di essere al corrente dellโ€™operato delle istituzioni, e nel caso dei secondi riguardo al loro obbligo di garantire lโ€™accesso alle informazioni di rilevanza pubblica.

Lโ€™impegno in tale direzione col tempo si รจ dimostrato di grande importanza anche per il normale funzionamento dei media, in circostanze nelle quali le autoritร  continuano a mostrarsi piuttosto restie a collaborare e accettare critiche.

Lamentele in costante aumento

In questi 12 anni di attivitร  dellโ€™Ufficio del Commissario per le informazioni di interesse pubblico e per la protezione dei dati personali si รจ registrato un notevole aumento di ricorsi da parte di cittadini e media relativamente alla mancata soddisfazione delle richieste di accesso alle informazioni di rilevanza pubblica, ossia al cosiddetto โ€œsilenzio istituzionaleโ€.

Il numero complessivo di ricorsi riguardanti il diritto di accesso alle informazioni รจ aumentato da 345 nel 2005 a 3.474 nel 2016, con un picco raggiunto nel 2015, quando il Commissario ha ricevuto ben 3.817 reclami.

Come affermato dallโ€™Ufficio del Commissario, di tutti i ricorsi ricevuti nel 2016, 670 sono stati motivati dalla mancata soddisfazione delle richieste di accesso alle informazioni, evidenziando un aumento di 120 ricorsi, pari al 21,8%, rispetto allโ€™anno precedente. Stando ai dati dellโ€™Ufficio, continuano a moltiplicarsi anche i ricorsi avanzati dai media, il cui numero รจ passato da 268 nel 2015 a 353 nel 2016, aumentando del 31,7%.

Dallโ€™Ufficio precisano inoltre che a partire del 2005, quando รจ entrata in vigore la legge sullโ€™accesso alle informazioni di rilevanza pubblica, la prassi di presentare al commissario un rapporto annuale sullโ€™applicazione di questa legge coinvolge sempre piรน istituzioni, il cui numero รจ aumentato, stando ai dati ancora parziali, da 310 nel 2005 a oltre 600 nel 2016. Tuttavia, come confermato dallโ€™Ufficio, negli ultimi anni questo trend generale al rialzo รจ un poโ€™ calato.

Proprio sulla base di questi rapporti, redatti dagli organi statali, il commissario elabora il suo rapporto annuale sulla situazione riguardante lโ€™accesso alle informazioni di rilevanza pubblica e la protezione dei dati personali, per poi presentarlo al parlamento serbo nel marzo dellโ€™anno successivo.

Come spiega Predrag Blagojeviฤ‡ dallโ€™Associazione indipendente dei giornalisti della Serbia (NUNS), โ€œdopo una lunga fase positiva, durante la quale, a parte qualche eccezione, le cose funzionavano abbastanza bene, negli ultimi anni si รจ verificato un allarmante moltiplicarsi di gravi problemiโ€.

โ€œLโ€™indicatore che meglio riassume lโ€™attuale stato di cose รจ lโ€™enorme aumento del numero di lamentele inoltrate dai cittadini al Commissario per le informazioni di interesse pubblico e motivate dal fatto che i rappresentanti del potere si rifiutano di fornire le informazioni richieste, o semplicemente ignorano istanze di questo tipo. Tuttavia, quello che preoccupa ancora di piรน รจ la mancanza di unโ€™adeguata reazione a tali situazioni, ossia il fatto che il governo che, stando alla legge, dovrebbe impiegare la coercizione per far sรฌ che le decisioni del Commissario vengano attuate, non lo faโ€, ha precisato Blagojeviฤ‡.

Potere e istituzioni recalcitranti

Con il suo agire coerente, le sue reazioni prive di ambiguitร  e le sue ripetute denunce di cattive prassi, il Commissario ล abiฤ‡ รจ riuscito a raggiungere vari risultati, contribuendo al miglioramento della situazione complessiva. Tuttavia, i suoi sforzi hanno spesso incontrato resistenza e ostruzionismo, diventando non di rado oggetto di attacchi provenienti dalle fila dellโ€™esecutivo.

Il Commissario non ha esitato a reagire nemmeno in merito ad un episodio, politicamente piuttosto controverso, avvenuto nella notte tra il 24 e il 25 aprile scorsi, proprio alla vigilia delle elezioni parlamentari, e avente come esito la demolizione di numerosi edifici nel quartiere belgradese di Savamala. A nove mesi dallโ€™accaduto, lโ€™opinione pubblica serba รจ ancora in attesa di risposte, ma le autoritร  persistono nel rifiutarsi di fornire informazioni pertinenti.

Dopo aver piรน volte reagito in merito a questo episodio, lโ€™11 gennaio scorso ล abiฤ‡ ha ripetuto ancora una volta che gli organi competenti sono tenuti, senza aspettare che lui intervenga, a fornire allโ€™opinione pubblica le informazioni pertinenti su quanto avvenuto nel quartiere di Savamala.

โ€œIl Commissario mette in guardia sul fatto, ritenuto negativo, che i cittadini e i giornalisti sempre piรน spesso si rivolgono al suo ufficio in merito allโ€™accesso alle informazioni riguardanti questo casoโ€, ha precisato ล abiฤ‡, sollecitando ancora una volta la procura generale di Belgrado a rendere pubbliche determinate informazioni sullo stato del procedimento relativo a questo episodio.

Nel dicembre 2016 ล abiฤ‡ ha espresso preoccupazione anche per il fatto che il suo rapporto annuale non รจ stato oggetto di dibattito parlamentare per ben due anni.

โ€œQuesto fatto รจ scoraggiante e, a mio parere, doppiamente dannoso. Da un lato, il parlamento si sta privando di informazioni sulla situazione in due ambiti molto importanti nella tutela dei diritti umani, ossia di stimoli potenzialmente utili per eventuali interventi legislativi in questi ambiti. Dโ€™altro lato, รจ indubbio che, cosรฌ facendo, invia un pessimo messaggio ad altri organi statali, dal momento che il parlamento, in quanto organo supremo del potere legislativo, dovrebbe essere lโ€™ultimo da cui aspettarsi la mancata ottemperanza agli obblighi previsti dalla legge e dal suo stesso regolamentoโ€, ha precisato ล abiฤ‡.

Sempre nel dicembre dello scorso anno, il Commissario si รจ trovato nella situazione di dover replicare allโ€™attacco rivoltogli da Marijan Ristiฤeviฤ‡, deputato della coalizione di governo, che ha accusato lui e lโ€™ombudsman Saลกa Jankoviฤ‡ di aver ricevuto dalla โ€œGran Bretagna 80mila euro ciascuno e chissร  come li hanno spesiโ€, e da quel momento sono diventati โ€œnemici del governo serboโ€.

Con un comunicato emanato in quellโ€™occasione ล abiฤ‡ ha precisato che โ€œle insinuazioniโ€ fatte da Ristiฤeviฤ‡ riguardano i mezzi finanziari ricevuti in donazione dalle ambasciate della Gran Bretagna e dei Paesi Bassi per un progetto di piรน mesi dal titolo โ€œZaลกtita uzbunjivaฤa u Srbijiโ€ (La tutela dei whistleblower in Serbia).

In queste circostanze viene da chiedersi quale direzione prenderanno le cose alla scadenza del mandato dellโ€™attuale commissario nel 2018, e se le autoritร  dimostreranno di possedere la sensibilitร  necessaria per eleggere di nuovo a questa carica una persona disposta a criticarle apertamente.

Scarsa applicazione della legge

Con lโ€™approvazione dellโ€™emendamento alla legge sullโ€™accesso alle informazioni, avvenuta nel maggio 2010, al Commissario รจ stata riconosciuta la possibilitร  di sanzionare i responsabili del negato accesso alle informazioni con piรน multe di importo complessivo massimo pari a 200mila dinari (1600 euro circa). Questa modifica legislativa avrebbe dovuto garantire lโ€™attuazione delle raccomandazioni del Commissario, dimostrandosi perรฒ poco efficace.

Secondo Predrag Blagojeviฤ‡ del NUNS, ciรฒ si spiega con il fatto che non solo le istituzioni dello stato, ma anche le aziende e gli enti pubblici evidentemente trovano piรน โ€œvantaggiosoโ€ pagare ingenti multe in denaro, piuttosto che attuare le decisioni del Commissario e fornire ai cittadini le informazioni richieste.

Al Commissario รจ inoltre attribuita la facoltร , nel caso le sanzioni da lui inflitte non producessero gli effetti attesi, di rivolgersi al governo che, disponendo di misure coercitive, dovrebbe garantire lโ€™attuazione delle sue ordinanze. Stando a quanto riportato recentemente dal quotidiano belgradese Danas, dal 2010 ad oggi ล abiฤ‡ si รจ rivolto al governo a tal proposito ben 135 volte.

Blagojeviฤ‡ si รจ detto preoccupato del fatto che il governo non provveda allโ€™attuazione delle decisioni di ล abiฤ‡, aggiungendo che, stando ai dati ottenuti dallโ€™Ufficio del commissario, a partire dal 2004 nemmeno una delle ordinanze emanate dal commissario รจ stata messa in atto.

โ€œUna situazione del genere fuoriesce dallโ€™ambito di diritto e rientra nel campo politicoโ€, ha precisato il giornalista.

Sollecitato a esprimersi sulla necessitร  di modificare o meno la legge sullโ€™accesso alle informazioni di rilevanza pubblica, Blagojeviฤ‡ ha detto che, per iniziare, sarebbe sufficiente che il governo iniziasse ad applicare la legge, ovvero a provvedere allโ€™attuazione delle decisioni del commissario, in tal modo inviando un chiaro messaggio che la legge deve essere rispettata da tutti.

โ€œUna delle lacune della normativa vigente consiste nel fatto che, persino per quanto riguarda le multe inflitte dal Commissario, formalmente spetta alle istituzioni, e non agli individui che le guidano, provvedere al pagamento. Quindi, in realtร , risulta che la sanzione comminata per la trasgressione della legge da parte del direttore di un ente pubblico viene pagata dai cittadini, ossia dai contribuentiโ€.

Blagojeviฤ‡ mette in guardia anche sul fatto che sono sempre piรน numerosi i casi in cui i rappresentanti del potere forniscono ai cittadini dati errati o documenti invecchiati, in quanto ne consegue solo una responsabilitร  civile, e non anche quella penale, pur trattandosi di una sorta di reato di falso.

โ€œCosรฌ si arriva facilmente alla situazione in cui i funzionari pubblici, nellโ€™intenzione di occultare pesanti malversazioni che li vedono coinvolti, intenzionalmente forniscono dati errati a cittadini e giornalisti, essendo consapevoli che, nel caso venissero scoperti, verranno puniti con multe di importo non superiore a qualche migliaia di dinariโ€, ha affermato Blagojeviฤ‡, aggiungendo infine che sempre piรน funzionari dello stato sono consapevoli della propria non punibilitร , ossia del carattere meramente simbolico delle sanzioni che, invece di svolgere una funzione preventiva, impedendo la trasgressione della legge, in realtร  stimolano tale propensione.

 

Questa pubblicazione รจ stata prodotta nell’ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilitร  sui contenuti di questa pubblicazione รจ di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l’opinione dell’Unione Europea. Vai alla pagina del progetto

Questa pubblicazione รจ stata prodotta nell’ambito del progetto European Centre for Press and Media Freedom, cofinanziato dalla Commissione europea. La responsabilitร  sui contenuti di questa pubblicazione รจ di Osservatorio Balcani e Caucaso e non riflette in alcun modo l’opinione dell’Unione Europea. Vai alla pagina del progetto

Tag: ECPMF

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